Un peso forma non è sempre sinonimo di metabolismo in salute. Uno studio dell’Università di Palermo, presentato al congresso nazionale della Società Italiana dell’Obesità, ha rilevato alterazioni del profilo metabolico in 46 studenti universitari su 495. In 19 di loro, circa quattro su dieci, il BMI era perfettamente nella norma. Il dato riporta l’attenzione sui limiti dell’indice di massa corporea come unico strumento di controllo, soprattutto nei giovani adulti.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Uno studio dell’Università di Palermo ha esaminato 495 studenti universitari nell’ambito del progetto ABCD University Students.
- In 46 studenti (9,3%) il profilo metabolico era alterato; in 19 di loro (41,3%) il BMI era normale.
- Il fattore che distingueva meglio i normopeso a rischio era la percentuale di massa grassa, non il rapporto vita/altezza.
- I dati sono stati presentati al congresso della Società Italiana dell’Obesità e non risultano ancora pubblicati su una rivista scientifica.
- Il BMI resta utile come screening, ma nei giovani adulti a rischio può non bastare: il medico può consigliare esami del sangue e della pressione.
Cosa ha trovato lo studio di Palermo
La ricerca fa parte del progetto ABCD University Students, acronimo di Alimentazione, Benessere Cardiovascolare e Diabete. È stata condotta dall’Università di Palermo, con attività svolte negli spazi sanitari dell’ateneo e del Policlinico Paolo Giaccone. I risultati sono stati presentati al XIII Congresso Nazionale della Società Italiana dell’Obesità (SIO), che si è tenuto proprio a Palermo.
Gli studenti esaminati sono stati 495. Tra loro, 46 (il 9,3% del campione) hanno mostrato alterazioni del profilo metabolico. Di questi 46, ben 19 avevano un indice di massa corporea nella norma: il 41,3%, cioè circa quattro su dieci. Rispetto all’intero campione, invece, si tratta del 3,8% degli studenti.
Il profilo metabolico è l’insieme dei valori che raccontano come il corpo gestisce zuccheri e grassi. Comprende, per esempio, glicemia, colesterolo, trigliceridi e pressione arteriosa. Quando più parametri si alterano insieme, aumenta il rischio di diabete di tipo 2 e di malattie cardiovascolari. Per questo gli specialisti parlano di sindrome metabolica.
Tuttavia i numeri vanno letti con prudenza. Il totale degli studenti normopeso non è stato reso noto, quindi non si può calcolare quanto sia frequente l’alterazione metabolica in quel gruppo. Inoltre, l’articolo scientifico completo e i metodi non risultano ancora pubblicati. Infine, parlare di alterazioni del profilo metabolico non equivale a una diagnosi formale di sindrome metabolica.
Il quadro italiano, d’altra parte, è tutt’altro che rassicurante. Secondo i dati di sorveglianza PASSI pubblicati nel Bollettino Epidemiologico Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità, circa il 43% degli adulti italiani risultava in sovrappeso o obeso nel biennio 2020-2021.
Perché il BMI da solo non basta
Il BMI, ovvero il rapporto tra peso e altezza al quadrato, resta uno strumento di screening semplice ed economico. Però non dice nulla su come il grasso sia distribuito nel corpo né su quanto ce ne sia rispetto alla massa magra. Due persone con lo stesso peso possono quindi avere una composizione corporea molto diversa.
Nello studio palermitano il rapporto vita/altezza non ha distinto i normopeso con profilo alterato da quelli sani. Il fattore discriminante principale è risultato invece la percentuale di massa grassa. In altre parole, a fare la differenza sembra essere la quantità di grasso e non il numero che compare sulla bilancia.
Silvio Buscemi, presidente della SIO, ha sottolineato che un rischio cardiovascolare o metabolico significativo può nascondersi anche dietro un ago della bilancia rassicurante. A suo avviso il BMI resta essenziale come primo screening, ma nei giovani adulti e nelle categorie a rischio non può essere l’ultimo passo.
Il periodo universitario, ha aggiunto Buscemi, è una fase delicata. Cambiano spesso l’alimentazione, l’attività fisica e i livelli di stress. Di conseguenza, individuare presto le alterazioni metaboliche permette di intervenire in modo tempestivo, prima che diventino malattia.
Il concetto non è nuovo: gli esperti parlano da tempo di obesità a peso normale, o normal weight obesity, per indicare chi ha un BMI regolare ma una quota eccessiva di grasso corporeo. Questa condizione può passare inosservata proprio perché il peso rassicura. Perciò misurare la massa grassa, con strumenti adeguati e sotto guida medica, può offrire un quadro più completo del solo BMI.
Cosa fare: controlli e stile di vita
Cosa può fare, in pratica, chi ha un peso nella norma? Non serve allarmarsi, ma può essere utile parlarne con il medico di famiglia. Ciò vale soprattutto in presenza di familiarità per diabete o malattie cardiovascolari, di sedentarietà o di un’alimentazione poco equilibrata.
Gli esami di base comprendono la glicemia a digiuno, il colesterolo totale con le frazioni HDL e LDL e i trigliceridi. A questi si aggiunge, in alcuni casi, l’emoglobina glicata, oltre alla misurazione della pressione arteriosa. Sarà poi il medico a valutare se servano altri approfondimenti, come la funzionalità epatica o lo studio della composizione corporea.
Anche lo stile di vita conta molto. Attività fisica regolare, sonno adeguato, un’alimentazione ricca di vegetali e povera di prodotti ultra-processati, e una buona gestione dello stress sono le basi della prevenzione metabolica. Inoltre, sono indicazioni valide per chiunque, indipendentemente dal peso.
Per i ragazzi e le ragazze che frequentano l’università, o per chiunque abbia ritmi irregolari, il messaggio è pratico. Saltare i pasti, dormire poco e muoversi raramente sono abitudini comuni, ma si riflettono sul metabolismo anche quando la bilancia non se ne accorge. Quindi un controllo periodico, magari in occasione di una visita di routine, è un investimento semplice sulla salute futura.
Resta infine un limite importante. Lo studio descrive un’associazione in un campione non casuale, formato da studenti che hanno scelto di sottoporsi allo screening. Non dimostra relazioni di causa ed effetto, né permette di prevedere chi si ammalerà in futuro di diabete o di malattie cardiovascolari.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
Sì. Nello studio di Palermo, 19 dei 46 studenti con alterazioni metaboliche avevano un BMI normale. Solo il medico, però, può stabilire se esista un problema attraverso visita ed esami.
Il BMI è il rapporto tra peso e altezza al quadrato. È utile come screening, ma non distingue tra massa grassa e massa magra e non indica dove si accumula il grasso.
Di solito glicemia a digiuno, colesterolo totale con HDL e LDL, trigliceridi, a volte emoglobina glicata, più la misurazione della pressione. Il medico decide quali prescrivere in base al singolo caso.
No. È un’osservazione su un campione non casuale di 495 studenti, con dati trasversali. Non dimostra cause né prevede chi si ammalerà in futuro.
Con attività fisica regolare, sonno adeguato, un’alimentazione ricca di vegetali e povera di ultra-processati e una buona gestione dello stress. Per indicazioni personalizzate è meglio rivolgersi al medico.
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Fonti
Notizia sullo studio presentato al congresso SIO. Leggi la fonte
Dettagli sul progetto ABCD University Students e sui limiti dei dati. Leggi la fonte
Approfondimento su esami e parametri da valutare col medico. Leggi la fonte
Bollettino Epidemiologico Nazionale con i dati di sorveglianza PASSI. Leggi la fonte





