Quando si parla di mastoplastica additiva, la contrapposizione “mini-invasiva vs macro-invasiva” è spesso fuorviante. Come spiega il dottor Egidio Riggio, chirurgo plastico, “l’invasività di questo intervento dipende dall’approccio chirurgico, dipende dalla manualità del chirurgo… non esiste una divisione netta, ma dipende dalla delicatezza del chirurgo nel scegliere le incisioni più adatte, la lunghezza minore di un’incisione, l’utilizzo di strumenti… affinché l’intervento possa dare minori rischi e minori complicanze.” In altre parole, è l’insieme di scelte tecniche -accesso cutaneo, piano di posizionamento, tipo di protesi, gestione del sanguinamento -a definire la reale “impronta” di invasività. Le società scientifiche confermano che non esiste un’unica via: incisioni e piani sono selezionati in base all’anatomia e agli obiettivi estetico-funzionali.
Incisioni: dove e perché
Il dottor Riggio sottolinea l’importanza della scelta dell’accesso, soprattutto nelle pazienti giovani: “Quando il solco è già preesistente… l’incisione ideale è quella del solco sottomammario, perché preserva maggiormente la ghiandola mammaria: non viene incisa e si passa direttamente su un piano sottostante.” In alternativa, “si può usare la via areolare quando le areole sono abbastanza larghe per contenere le protesi… la lunghezza dell’incisione dipende anche dal tipo di protesi.”
L’evidenza clinica descrive tre accessi consolidati: inframammario (solco sottomammario), periareolare e transascellare. La scelta considera visibilità delle cicatrici, controllo del piano, dimensione/consistenza della protesi e possibili effetti su sensibilità e allattamento. Le guide per pazienti di ASPS, NHS e BAAPS/BAPRAS indicano l’inframammaria come la via più frequentemente utilizzata per controllo del pocket e cicatrice ben occultabile; periareolare e ascellare sono opzioni in selezione di casi.
Dove posizionare l’impianto: sottoghiandolare, sottomuscolare e approcci combinati
“Le opzioni sono due: o sotto la ghiandola mammaria o sotto il muscolo pettorale. Poi ci sono varianti.” Nella pratica, le scelte principali sono:
- Sottoghiandolare (subglandulare/submammaria): impianto dietro il tessuto mammario; offre un decorso spesso più rapido, ma in tessuti sottili può rendere più visibile il bordo protesico nel tempo.
- Sottomuscolare (subpettorale): impianto sotto il muscolo pettorale; maschera meglio margini e ondulazioni in pazienti con copertura ridotta, a fronte di un recupero talora più graduale.
A queste si aggiungono tecniche ibride. Il dottor Riggio evidenzia la direzione attuale: “La tendenza va verso una tecnica mista: in parte sotto il muscolo pettorale, in parte sotto la ghiandola… io ho una mia personale che ho denominato vertical plane… con risultati soprattutto sulla naturalezza del risultato a lungo termine.” Nella letteratura è ben descritta la filosofia dual plane, che combina vantaggi di copertura muscolare superiore con un’interfaccia più naturale nella porzione inferiore, selezionando la variante in base al tipo di mammella.
Protesi mammarie: forma, gel e “naturalità” del risultato
La richiesta più attuale è la naturalezza. “Non esiste una protesi ideale per tutte… ogni paziente è particolare e richiede un approccio e una protesi speciale per lei.” Il risultato dipende da forma (rotonda o anatomica), consistenza (gel più o meno coesivo, talvolta “ergonomico”), dimensioni e profilo, oltre che dalla corretta selezione del piano. Le società scientifiche raccomandano un consenso informato approfondito su benefici, limiti, rischi noti e necessità di follow-up nel tempo. Negli Stati Uniti, la documentazione FDA include una patient decision checklist e un boxed warning per supportare scelte consapevoli.
Oltre il marketing: cosa conta davvero
Il dottor Riggio invita alla prudenza verso slogan su “mastoplastiche super rapide” o “smart”: “Non è la velocità dell’intervento il vero valore aggiunto… l’importante è il risultato globale, estetico e funzionale.” Anche i materiali informativi del NHS ricordano che tempi di ricovero/recupero sono variabili e vanno personalizzati su anatomia, piano, tipo di impianto e attività della paziente. L’obiettivo resta un equilibrio tra forma, simmetria, cicatrici ben gestite e funzione, con complicanze ridotte.
Sicurezza, rischi e follow-up
Le protesi mammarie non sono dispositivi “a vita”. Nel percorso informato rientrano possibili eventi come capsular contracture, rottura/trasudamento, alterazioni di sensibilità e necessità di re-intervento. Va inoltre menzionato il raro BIA-ALCL (linfoma anaplastico a grandi cellule associato a impianto), rischio ritenuto basso ma serio, con presentazione tipica a distanza di anni (sieroma tardivo, dolore, massa). Le schede FDA e le linee informative per pazienti riassumono segnali da non trascurare e la necessità di controlli periodici.
Personalizzazione: il vero parametro di qualità
La chiave, ribadisce il chirurgo, è la personalizzazione: “Io non metto la stessa protesi a tutte le pazienti… ogni paziente richiede un approccio dedicato.” In pratica, una mastoplastica di qualità nasce da: misurazioni precise (diametro base, elasticità cutanea, ptosi), definizione del piano, selezione misura/profilo/gel, scelta dell’incisione (spesso inframammaria) e pianificazione del follow-up. Le guide di ASPS e BAAPS insistono sul confronto con uno specialista certificato e su un consenso informato completo.
Per approfondire
- Mastoplastica additiva: cosa aspettarsi dalla prima visita – criteri di scelta tra inframammaria e periareolare. Leggi l’articolo
- Protesi mammarie: forme, gel e profili – dalla rotonda all’anatomica. Approfondisci
- Cicatrici ben gestite: consigli per la cura post-operatoria. Guida pratica
- Capsular contracture: cos’è e come si tratta. Scheda informativa
Fonti degli approfondimenti
- ASPS – Breast Augmentation: Procedure & Options (incisioni e piani di posizionamento). (American Society of Plastic Surgeons)
- NHS – Breast enlargement (implants) (informazioni su intervento, incisioni, posizionamento, recupero). (nhs.uk)
- BAAPS/BAPRAS – Your Guide to Breast Augmentation (opzioni di accesso e piani). (baaps.org.uk)
- Tebbetts JB – Dual Plane Breast Augmentation (razionale dell’approccio combinato). (Europe PMC)
- FDA – Breast Implants: Patient Labeling & Risks (incl. BIA-ALCL). (U.S. Food and Drug Administration)
foto:freepik
La Redazione in collaborazione con il Dr. Egidio Riggio – Chirurgo plastico
FAQ
È spesso la più usata per controllo del piano e cicatrice ben nascosta, ma la scelta dipende da anatomia, protesi e obiettivi. Valutazione caso per caso.
Dipende da spessore dei tessuti e copertura. In mammelle sottili il piano sottomuscolare (o dual plane) può mascherare meglio i contorni; in altri casi va bene il sottoghiandolare.
Molto: forma, gel e profilo vanno personalizzati. Non esiste un impianto “ideale” per tutte; serve valutazione specialistica e prova delle misure.
Sì: contrattura capsulare, rottura, necessità di revisione; raro ma da conoscere il BIA-ALCL. Follow-up e informazione corretta sono essenziali.
No. Tempi e sintomi variano: contano accesso, piano, tecnica e fattori individuali. Evitare promesse irrealistiche e seguire un percorso personalizzato.





