Il mal di schiena è un sintomo “ombrello” che può nascondere squilibri posturali poco evidenti. Tra questi, la dismetria degli arti inferiori (una differenza di lunghezza tra le gambe) può alterare l’assetto del bacino e indurre curve compensatorie della colonna con dolore persistente. Come spiega il dottor Alexander Kirienko, ortopedico e specialista in allungamento osseo, “il mal di schiena può derivare da una semplice artrosi della colonna vertebrale, molto comune con l’età, ma può anche rappresentare il segno di una patologia strutturale vera.” Nei quadri strutturali, “le cause principali possono essere due: una inclinazione della colonna, come accade nella scoliosi congenita, oppure un’inclinazione secondaria a una dismetria degli arti inferiori, che altera l’assetto del bacino.”
La letteratura conferma che differenze di lunghezza, anche modeste, possono associarsi a dolore lombare e pattern di compenso; la misurazione accurata e la correzione progressiva sono elementi chiave del percorso terapeutico.
Come si riconosce la dismetria: clinica e imaging
Valutazione clinica
Il sospetto nasce dall’osservazione del bacino in stazione eretta, della deambulazione e di eventuali asimmetrie. Kirienko ricorda che “il primo passo è identificare correttamente la dismetria… spesso [negli adulti] si effettua inserendo piccoli rialzi sotto il piede per verificare il riallineamento del bacino.” I “blocchi” sono utili per l’inquadramento iniziale, ma le sole misure al metro/tape hanno limiti di accuratezza: i metodi di imaging sono più affidabili per quantificare la differenza.
Radiografia in carico e misurazioni
La conferma avviene con radiografia degli arti inferiori in carico (full-length standing AP) e/o “scanogram”. Gli studi mostrano che la radiografia in carico fornisce misure comparabili allo scanogram e, grazie alla digitalizzazione, consente valutazioni riproducibili anche dell’allineamento. “La conferma arriva dall’esame radiografico degli arti inferiori con bacino in carico, che quantifica la differenza di lunghezza”, sottolinea il dottore.
Link utile interno: panoramica sul mal di schiena e posture scorrette su DossierSalute.
Terapia conservativa: quando bastano plantari e rialzi
Kirienko indica una soglia pratica: “Quando la dismetria è minima – 7-8 mm fino a 1 cm – è possibile compensarla con plantari personalizzati. Se il paziente ottiene un miglioramento significativo del dolore e della postura, si può proseguire con la terapia conservativa.”
Le fonti ortopediche convergono: per discrepanze < 2 cm il trattamento è in genere conservativo (osservazione, plantari/rialzi), con adattamenti calzaturieri graduali; per differenze maggiori l’efficacia del solo rialzo diminuisce.
Per i casi di dolore lombare correlato a piccole dismetrie, gli heel lifts possono ridurre i sintomi, con calibrazione progressiva dei millimetri e controlli periodici. Alcune linee guida cliniche e documenti tecnici indicano l’uso di rialzi anche in range 2–5 cm, ma oltre i 2 cm l’indicazione va ponderata e spesso si apre la discussione chirurgica, specie nei pazienti sintomatici.
Link utile interno: guida ai plantari e rialzi personalizzati.
Quando considerare la chirurgia: la soglia dei 2 cm (e non solo)
“La chirurgia entra in gioco quando la dismetria diventa significativa, sia essa congenita o secondaria a un trauma… In genere consideriamo 2 cm come limite oltre il quale il compenso con plantari non è più sufficiente.”
Il razionale: superata questa soglia (o anche poco prima nei pazienti molto sintomatici), il rachide e le catene muscolari non riescono più a compensare, con rischio di dolore cronico e sovraccarichi articolari. Le società e i repertori clinici confermano che oltre ~2 cm si valutano soluzioni chirurgiche, scelte in base a età, entità della dismetria, qualità ossea e obiettivi funzionali.
Link utile interno: focus su scoliosi e differenze di lunghezza come fattori di squilibrio su DossierSalute.
Le opzioni chirurgiche di allungamento osseo
Fissatore esterno
“La prima è il fissatore esterno, una metodica consolidata che permette di allungare l’osso progressivamente.” Basata sui principi di Ilizarov (distrazione osteogenetica), consente correzioni finemente controllate e gestione di deformità associate. I circolari garantiscono versatilità; i monolaterali risultano talvolta meglio tollerati. Complicanze tipiche includono infezioni dei pin, rigidità articolare, ritardi di consolidazione, gestibili con protocolli standardizzati.
Chiodo endomidollare allungabile
“La seconda è il moderno chiodo endomidollare allungabile… inserito internamente nell’osso, consente un allungamento controllato con maggiore comfort e minore impatto esterno per il paziente.” I sistemi motorizzati/controllati esternamente (es. PRECICE) hanno migliorato il comfort e ridotto alcune complicanze dei fissatori in selezione di casi, ma non sono esenti da eventi avversi e possono richiedere reinterventi. Studi e revisioni riportano buoni esiti funzionali, con tassi non trascurabili di ostacoli/complicanze che vanno discussi nel consenso informato.
Link utile interno: intervista sulle innovazioni in chirurgia ortopedica ricostruttiva su DossierSalute.
Percorso clinico e riabilitazione
Qualunque tecnica si scelga, “non è solo l’intervento”: serve un programma riabilitativo dedicato, controllo del ritmo di distrazione/allungamento, prevenzione delle rigidità, educazione al carico e follow-up radiografico fino al consolidamento. “Sono procedure che richiedono grande esperienza specialistica e un programma riabilitativo dedicato”, sottolinea Kirienko. L’obiettivo è correggere la dismetria e proteggere la colonna nel lungo periodo, riducendo dolore e sovraccarichi.
Per approfondire
Vuoi saperne di più su postura, schiena e correzioni conservative? Ecco alcuni contenuti utili su DossierSalute:
- Mal di schiena: cause e rimedi – quando la postura è la vera causa. Leggi l’articolo
- Scoliosi nell’adulto: segnali e trattamenti – percorsi tra fisioterapia, busti e chirurgia. Approfondisci
- Plantari e rialzi – come si progettano e quando aiutano davvero. Guida pratica
- Allungamento osseo: domande e risposte – principi, tempi, recupero. Scopri di più
Fonti per gli approfondimenti
- AAOS OrthoInfo – Lower Limb Length Discrepancy (cause, diagnosi, trattamento). (orthoinfo.aaos.org)
- PLOS One (2021) – Validità e affidabilità delle misurazioni della dismetria; imaging vs misure cliniche. (PLOS)
- PMC Review – Ilizarov principles of deformity correction (fondamenti del fissatore esterno). (PMC)
- PubMed – PRECICE intramedullary limb lengthening (esiti e complicanze). (PubMed)
- Method comparison – Full-length standing AP vs scanogram per LLD. (PMC)
foto:freepik
La redazione in collaborazione con il Dr. Alexander Kirienko, ortopedico
FAQ
Sì. Anche dismetrie modeste possono indurre compensi del bacino e del rachide con dolore nel tempo. La correzione graduata con rialzi può aiutare nei casi lievi.
La radiografia in carico a tutta gamba e/o lo scanogram: entrambi sono affidabili; la scelta dipende dal centro e dal quesito clinico.
Dipende da età, entità della dismetria, deformità associate, qualità ossea e preferenze del team. I chiodi allungabili migliorano comfort e igiene, i fissatori sono estremamente versatili nelle correzioni complesse.
Quando la dismetria si avvicina o supera ~2 cm, o se i sintomi persistono nonostante rialzi ben calibrati. In questi casi si valuta il percorso chirurgico.
È una chirurgia specialistica con benefici documentati ma anche complicanze possibili (ritardi di consolidazione, rigidità, necessità di reinterventi). Un consenso informato accurato e una riabilitazione strutturata sono essenziali.





