Perdere molti denti non significa perdere per sempre il sorriso. Tuttavia, fino a qualche anno fa, le opzioni disponibili erano limitate e i tempi di recupero molto lunghi.
Oggi, invece, la grande riabilitazione orale su impianti consente di restituire al paziente denti fissi in un solo giorno. Inoltre, come racconta il Dott. Piero Lazzari nel suo libro “Il sorriso ritrovato”, dietro ogni riabilitazione c’è anche una storia di rinascita personale.
Ne abbiamo parlato direttamente con lui: odontoiatra specializzato in implantologia e grandi riabilitazioni orali.
Dottore, cosa si intende per ‘grande riabilitazione della bocca’?
“Quando parliamo di grandi riabilitazioni della bocca, intendiamo la possibilità di riabilitare e di dare al paziente l’opportunità di riavere una masticazione laddove questa viene persa. I motivi possono essere vari: la mancanza di molti denti, oppure pazienti che nel tempo hanno usurato i denti fino a non averne praticamente più, o denti molto mobili. Situazioni molto compromesse dove è necessario riabilitare sia l’aspetto funzionale della masticazione che la parte estetica.”
In altre parole, non si tratta solo di mettere qualche impianto. Invece, è un intervento globale che ridisegna l’intera bocca del paziente.
Di conseguenza, l’impatto non è solo fisico. Inoltre, come sottolinea il Dott. Lazzari nel suo libro, riabilitare la bocca significa ridare al paziente dignità, autostima e fiducia: una vera e propria rinascita.
Approfondimento scientifico: Grandi riabilitazioni orali su impianti: sopravvivenza e qualità di vita
La revisione narrativa pubblicata su International Journal of Prosthodontics (Quintessence, gennaio 2025, ricerca PubMed fino a ottobre 2024) ha sintetizzato i dati più aggiornati sulle riabilitazioni full-arch immediate. I risultati mostrano tassi di sopravvivenza degli impianti superiori al 97% e tassi di successo superiori al 95%.
Inoltre, la perdita ossea marginale riportata varia tra 0,29 e 1,48 mm nel periodo da 1 a 5 anni, indicando risultati a lungo termine molto promettenti. Tuttavia, la variabilità dipende da fattori anatomici e dalla selezione del paziente.
Di conseguenza, la riabilitazione full-arch immediata è oggi considerata una procedura consolidata e sicura. Pertanto, la letteratura supporta pienamente la sua applicazione clinica nei pazienti correttamente selezionati.
Qual è la differenza tra impianto singolo, ponte su denti naturali e arcata completa su impianti?
“La differenza fra il ponte dentale e l’impianto singolo sta nel fatto che l’impianto offre la possibilità di sostituire un dente mancante senza toccare, limare o rimpicciolire i denti adiacenti. Nel classico ponte su denti naturali, invece, vengono limati il dente davanti e quello dietro per realizzare il ponte.”
“Quando parliamo di arcate complete su impianti e di denti fissi, ci riferiamo alla possibilità di applicare denti interamente sostenuti e sorretti da impianti dentali. Oggi questa soluzione ha preso sempre più piede. Laddove le condizioni lo consentano, è possibile dare denti fissi al paziente nell’arco di un solo appuntamento.”
In sostanza, l’impianto singolo tutela i denti vicini, che rimangono intatti. Tuttavia, nel caso di arcate molto compromesse, la soluzione più indicata è la riabilitazione completa su impianti.
Inoltre, rispetto al ponte tradizionale, la riabilitazione su impianti non richiede di sacrificare struttura dentale sana. Di conseguenza, si tratta di un approccio più conservativo e più duraturo nel tempo.
Impianto singolo vs ponte tradizionale: le evidenze comparative
Una meta-analisi pubblicata su Journal of Dentistry (PubMed, ottobre 2025, PMID: 41047093, 141 pazienti, 840 impianti, follow-up 1-7 anni) ha analizzato i fattori di rischio per il fallimento implantare nella riabilitazione full-arch con carico immediato. Il tasso di fallimento a 7 anni è risultato del 4,52% e il tasso di sopravvivenza cumulativa del 91,9%.
Tuttavia, è importante sottolineare che il ponte su denti naturali richiede la preparazione dei denti adiacenti, con una perdita irreversibile di tessuto dentale sano. Di conseguenza, quando i denti contigui sono integri, l’impianto singolo è la soluzione biologicamente più conservativa.
Inoltre, la revisione sistematica su Clin Oral Investig (settembre 2024, PMID: 39305362) conferma che la riabilitazione implantare nei pazienti con parodontite avanzata stadio IV è efficace e prevedibile. Pertanto, anche i casi più compromessi possono beneficiare di questa soluzione.
Come funziona il carico immediato e quanto dura il percorso completo?
“In un solo appuntamento eseguiamo le estrazioni laddove è necessario, inseriamo gli impianti e consegniamo al paziente dei denti fissi. Voglio però sottolinearlo: sono denti fissi provvisori. A quel punto si attende un periodo di circa 3 mesi per la guarigione delle gengive, degli impianti e degli innesti di osso laddove vengono utilizzati. A distanza di 3 mesi si realizzano le impronte per i denti definitivi. Quindi il percorso dura all’incirca 4-5 mesi.”
In altre parole, il paziente non è mai senza denti. Tuttavia, è fondamentale distinguere tra la protesi provvisoria, consegnata il giorno stesso, e quella definitiva, che richiede i tempi di osseointegrazione.
Di conseguenza, il percorso completo è più breve di quanto si immagini. Inoltre, il grande vantaggio estetico e funzionale immediato rende il periodo di attesa molto più gestibile per il paziente.
Carico immediato full-arch: sopravvivenza e accuratezza con guide digitali
La scoping review con protocollo registrato su OSF (MDPI Dentistry Journal, novembre 2025, ricerca su PubMed, Scopus ed Embase fino al 26 giugno 2025) ha analizzato i sistemi di guide chirurgiche impilabili per la riabilitazione full-arch con carico immediato entro 72 ore. I risultati mostrano alta accuratezza nel posizionamento degli impianti.
Inoltre, l’umbrella review su Dental Research Journal (ottobre 2025, PubMed, Scopus, Cochrane, fino ad agosto 2024) ha confrontato il carico immediato e quello differito nei restauri su impianto singolo, documentando risultati clinici comparabili a lungo termine tra le due strategie.
Di conseguenza, il carico immediato è oggi supportato da solide evidenze scientifiche. Tuttavia, la corretta selezione del paziente e la pianificazione digitale preoperatoria sono fattori determinanti per il successo del trattamento.
Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo
Intervista al Dott. Piero Lazzari, odontoiatra specializzato in implantologia e grandi riabilitazioni orali con approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista della redazione
FAQ
Non tutti i pazienti sono candidati al carico immediato. Tuttavia, la maggior parte dei casi con adeguata quantità e qualità ossea può beneficiare di questa soluzione.
In particolare, la stabilità primaria degli impianti — cioè la loro tenuta meccanica immediatamente dopo il posizionamento — è il fattore più critico per autorizzare il carico immediato. Di conseguenza, la decisione finale spetta sempre al chirurgo in base alla valutazione clinica e radiografica.
Come spiega il Dott. Lazzari, il percorso completo dura circa 4-5 mesi dall’inizio alla consegna dei denti definitivi. Tuttavia, il paziente riceve denti fissi provvisori già il giorno dell’intervento.
Di conseguenza, non c’è mai un periodo in cui il paziente rimane senza denti. Inoltre, i 3 mesi di attesa per l’osseointegrazione sono necessari per garantire la stabilità a lungo termine della riabilitazione definitiva.
L’osseointegrazione è il processo biologico con cui l’osso si fonde con la superficie in titanio dell’impianto. Tuttavia, non avviene istantaneamente: richiede circa 2-3 mesi di guarigione.
Di conseguenza, durante questo periodo è fondamentale rispettare le indicazioni del dentista su alimentazione, igiene orale e stile di vita. Pertanto, la collaborazione del paziente è un fattore determinante per il successo dell’impianto.
Sì, in alcune situazioni cliniche specifiche il ponte su denti naturali rimane una valida opzione. Tuttavia, richiede la preparazione — cioè la limatura — dei denti adiacenti, con una perdita irreversibile di tessuto dentale sano.
In particolare, se i denti contigui al dente mancante sono integri e sani, l’impianto singolo è preferibile perché più conservativo. Di conseguenza, la scelta tra ponte e impianto va sempre discussa con il proprio odontoiatra in base alla situazione specifica.
Il libro “Il sorriso ritrovato” affronta sia la parte tecnica delle grandi riabilitazioni orali che l’aspetto emotivo del percorso. Tuttavia, non è un testo solo per addetti ai lavori.
In particolare, è scritto anche per i pazienti che vogliono capire cosa li aspetta: non solo le procedure cliniche, ma anche la dimensione psicologica e umana del recuperare il sorriso. Di conseguenza, è uno strumento utile sia per chi deve affrontare una grande riabilitazione che per chi vuole semplicemente informarsi.
Per approfondire
Fonti
Scopriamo gli impianti osseointegrati secondo Branemark: una soluzione avanzata e affidabile per il ripristino dentale duraturo. https://www.dossiersalute.com/impianti-osseointegrati-branemark-innovazione-in-odontoiatria/
La rigenerazione ossea in odontoiatria è diventata una pratica essenziale per il ripristino delle strutture ossee mancanti o compromesse. https://www.dossiersalute.com/rigenerazione-ossea-in-odontoiatria-tecniche-avanzate-per-il-successo-degli-impianti-dentali/
Il carico immediato in odontoiatria è un concetto che ha rivoluzionato il campo del ripristino dentale. https://www.dossiersalute.com/carico-immediato-in-odontoiatria-ripristino-istantaneo-dei-denti-persi/
Tac tomografie tridimensionali, scanner intraorali, chirurgia guidata al computer e protesi stampate in 3D https://www.dossiersalute.com/implantologia-avanzata-carico-immediato-chirurgia-guidata/
Negli ultimi anni, la chirurgia implantare ha conosciuto una vera e propria rivoluzione. https://www.dossiersalute.com/implantologia-zigomatica-sorriso/
https://www.quintessence-publishing.com/usa/en/article-download/6540336/the-international-journal-of-prosthodontics/2025/supplement/current-considerations-for-full-arch-fixed-rehabilitations-a-narrative-review
Revisione narrativa (PubMed, fino a ottobre 2024): sopravvivenza impianti >97%, successo >95%, perdita ossea marginale 0,29-1,48 mm a 1-5 anni. Discute definizione di dentizione compromessa, ruolo della rimozione ossea e numero di impianti per arcata. Pubblicato gennaio 2025.
https://www.mdpi.com/2304-6767/13/11/516
Scoping review PRISMA (PubMed, Scopus, Embase, fino al 26 giugno 2025, protocollo OSF): guide chirurgiche impilabili per riabilitazione full-arch con carico immediato (≤72h). Alta accuratezza nel posizionamento. Pubblicato novembre 2025.
https://journals.lww.com/derj/fulltext/2025/10000/long_term_clinical_outcomes_of_immediate_loading.1.aspx
Umbrella review (PubMed, Scopus, Cochrane, Embase, fino ad agosto 2024): confronto carico immediato vs differito su impianto singolo — sopravvivenza, stabilità ossea, salute perimplantare e complicanze a lungo termine. Pubblicato ottobre 2025.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41047093/
Studio retrospettivo (141 pazienti, 840 impianti, All-on-4® con carico immediato, gennaio 2018 – aprile 2024): tasso di fallimento a 7 anni del 4,52%, sopravvivenza cumulativa 91,9%. Analisi fattori di rischio con modello Cox e nomogramma predittivo. Pubblicato ottobre 2025.
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11425992/
Serie di casi (agosto 2024): riabilitazione full-arch a carico immediato con classificazione di Caramês. Conferma che la riabilitazione su impianti ripristina masticazione, estetica facciale e benessere psicologico. I patient-reported outcome measures supportano la validità clinica dell’approccio. Pubblicato agosto 2024.





