Acufeni, vertigini, cervicalgia, dolori al viso: quanti pazienti girano da uno specialista all’altro senza trovare risposta, ignorando che il problema potrebbe avere origine nella bocca? La gnatologia è la branca dell’odontoiatria che studia l’equilibrio tra denti, muscoli e articolazione temporomandibolare – e le sue ripercussioni sull’intero organismo. Ne abbiamo parlato con il Dott. Cavellini, odontoiatra specializzato in gnatologia e disfunzioni dell’articolazione temporomandibolare.
Dottore, che cos’è la gnatologia e di cosa si occupa?
“La gnatologia è una branca che riguarda il rapporto tra denti, muscoli – con i loro nervi – e l’articolazione temporomandibolare: quella che ci fa muovere la mandibola sull’arcata superiore, quindi aprire e chiudere la bocca. Quando questo rapporto non è in equilibrio, si producono problematiche che si possono manifestare anche con mal d’orecchio, disturbi neuromuscolari e dolori trigeminali, cioè neurologici. Tutto parte da un disequilibrio tra i denti, che poi si ripercuote su distretti anche molto lontani.”
Capita spesso che un paziente si rivolga a specialisti diversi – l’otorino, il neurologo, il fisiatra – senza trovare risposta, quando la causa originaria è proprio un’alterazione dell’occlusione dentale. La malocclusione, ad esempio, è una delle cause più frequenti di postura scorretta, cervicalgia e sintomi apparentemente lontani dalla bocca.
La gnatologia: definizione e ambito scientifico
Il termine ‘gnatologia’ deriva dal greco ‘gnatos’ (mandibola) e ‘logos’ (studio). È la disciplina che si occupa della fisiologia e fisiopatologia del complesso cranio-cervico-mandibolare, inclusa la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e la riabilitazione delle sue disfunzioni. Le Disfunzioni Temporomandibolari (DTM) colpiscono il 5-12% della popolazione adulta e sono più frequenti nel sesso femminile e nei giovani adulti. L’eziologia è multifattoriale: malocclusione, stress, bruxismo, traumi e predisposizione anatomica concorrono all’insorgenza del disturbo. (MultiMedica; Studio Dentistico Baglieri, 2024)
Quali sono i sintomi che devono far sospettare un problema gnatologico?
“I sintomi si manifestano con dolori vari, disturbi alla masticazione e difficoltà ad aprire la bocca o a mantenerla aperta. Ma il dato più sorprendente è che il disturbo può ripercuotersi sull’orecchio: l’articolazione temporomandibolare è anatomicamente adiacente all’orecchio interno, quindi un malposizionamento dentale provoca compressioni che si manifestano con acufeni, senso di vertigini o dolori diretti all’orecchio. Questi pazienti spesso si rivolgono all’otorino, e solo per esclusione vengono poi indirizzati a noi.”
Sono sintomi importanti e invalidanti, che incidono profondamente sulla qualità della vita. Quando un muscolo lavora male, produce acido lattico, che disturba le centraline di controllo del nervo che lo governa – il trigemino. Questo nervo ha tre branche: una inferiore alveolare, una superiore alveolare e una naso-orbitale. In base all’interessamento di ciascuna branca, compaiono sintomi in zone apparentemente lontane, fino alle aree sottoorbitali e nasali.
ATM, acufeni e vertigini: le evidenze scientifiche
Una meta-analisi pubblicata su PubMed (Mottaghi et al., 2019 – J Oral Rehabil, PMID: 30991812) ha analizzato 22 studi su oltre 14.000 pazienti, rilevando un’associazione significativa tra DTM e acufeni (odds ratio da 1,78 a 7,79): gli acufeni sono fino a otto volte più frequenti nei pazienti con DTM rispetto ai controlli. Una revisione sistematica del 2024 (PMC11818186) ha confermato l’associazione e identificato i meccanismi somatosensoriali e neuroplastici coinvolti. Uno studio su 1.032 pazienti (Chole e Parker, Arch Otolaryngol, 1992 – PMID: 1642833) ha dimostrato che acufeni e vertigini sono significativamente più prevalenti nei pazienti con DTM rispetto a tutti i gruppi di controllo.
Come si effettua la diagnosi? Quali strumenti utilizza lo gnatologo?
“L’esame clinico è il punto di partenza fondamentale e insostituibile. Comprende la palpazione del distretto neuromuscolare, perché i disturbi miofasciali partono dal muscolo: il muscolo lavora male, si affatica, produce acido lattico e genera i cosiddetti trigger point – termine inglese che significa ‘grilletto’ – ovvero punti di ipereccitabilità che perturbano il nervo. A questo si aggiunge la misurazione dell’apertura della bocca: il paziente che fa fatica ad aprire, la cosiddetta ipoapertura, è già un segnale diagnostico preciso.”
“A livello strumentale, la kinesiografia, l’elettromiografia e l’elettrosonografia sono esami di approfondimento che misurano il bilanciamento muscolare, i movimenti della mandibola e i rumori articolari. La risonanza magnetica è invece lo standard di riferimento per valutare la posizione del disco articolare e individuare eventuali incoordinazioni condilo-discali.”
Diagnostica gnatologica: l’approccio basato sull’evidenza
Le linee guida internazionali indicano l’esame clinico – anamnesi, palpazione muscolare e test funzionali – come base diagnostica irrinunciabile. La RMN è considerata il gold standard per la valutazione dei tessuti molli dell’ATM e del disco articolare. La TC è indicata per lo studio delle componenti ossee e la valutazione di patologie degenerative. Quanto agli strumenti elettronici (elettromiografia, kinesiografia, pedane stabilometriche), la letteratura scientifica segnala che non esiste ancora evidenza sufficiente per raccomandarne l’uso diagnostico in modo standardizzato: la diagnosi gnatologica rimane sempre clinica e personalizzata. (Prof. Luigi Clauser, Università; Studio Dentistico Baglieri, 2024)
I disturbi gnatologici si ripercuotono anche su collo e spalle?
“Assolutamente sì. Il nostro organismo tenta di compensare il disturbo muscolare primario, e spesso questo tentativo di compenso coinvolge i muscoli di collo e spalle, che però non riescono a sostenere il carico aggiuntivo a lungo. Il risultato è che si creano disturbi collaterali in questi distretti: cervicalgie, tensioni alle spalle, mialgie. È un disturbo che si propaga a cascata sui distretti adiacenti, allontanando ancora di più il paziente dalla diagnosi corretta. Per questo la diagnosi gnatologica è fondamentale: riconoscere la causa è il primo passo per interrompere questa catena di compensi.”
DTM e postura: il legame con colonna, collo e spalle
La letteratura scientifica documenta una correlazione significativa tra disfunzioni temporomandibolari e alterazioni posturali. In base alla posizione della mandibola rispetto al cranio, si osservano cambiamenti nell’atteggiamento posturale dell’intero rachide. I muscoli masticatori e cervicali condividono le stesse centraline neurali di controllo: un loro squilibrio cronico genera la cosiddetta sindrome miofasciale, con dolore riferito, irradiazione cervicale e trigger point attivi. Il trattamento multidisciplinare – che coinvolge gnatologo, fisioterapista e, nei casi più complessi, l’osteopata – è raccomandato per ottimizzare i risultati e ridurre i rischi di miglioramento parziale. (Studio Delos, 2024; DCCM.it; gnatologo.net)
Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo
La redazione – Intervista al Dott.Paolantonio Cavellini – odontoiatra specializzato in gnatologia e disfunzioni dell’ATM, con approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista
FAQ
Lo gnatologo è un odontoiatra specializzato nella diagnosi e nel trattamento delle disfunzioni dell’articolazione temporomandibolare e del sistema masticatorio. È indicato consultarlo in presenza di dolori alla mandibola, difficoltà ad aprire la bocca, rumori articolari, acufeni o vertigini di origine non otoiatrica, cervicalgie ricorrenti e cefalee tensive.
Il bite (o splint occlusale) è una placca in resina acrilica che si posiziona tra le arcate dentali, superiore o inferiore. Serve a riposizionare la mandibola nella corretta posizione spaziale, ridurre la sollecitazione dell’ATM, rilassare i muscoli masticatori e proteggere i denti dall’usura da bruxismo. È il primo approccio terapeutico in molti casi di DTM ed è reversibile e non invasivo.
La posizione della mandibola influenza direttamente l’atteggiamento posturale dell’intero rachide. Un’occlusione scorretta altera l’equilibrio muscolare del collo e delle spalle attraverso connessioni neuromuscolari dirette. Per questo i pazienti con DTM presentano spesso cervicalgie, tensioni dorsali e asimmetrie posturali che migliorano significativamente dopo un corretto trattamento gnatologico.
No, nella grande maggioranza dei casi il trattamento è conservativo e non invasivo. Comprende l’utilizzo del bite, la fisioterapia specializzata, la terapia farmacologica (FANS, miorilassanti), tecniche di rilassamento e, nei casi selezionati, il trattamento ortodontico. L’intervento chirurgico (artrocentesi, artroscopia) è riservato ai casi più gravi che non rispondono al trattamento conservativo.
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I tempi variano in base alla complessità del quadro clinico. La letteratura scientifica indica che l’efficacia di un percorso terapeutico si valuta in un arco di 40-50 giorni. I casi più semplici si risolvono in pochi mesi con il bite e la fisioterapia; i casi complessi, che richiedono anche un intervento ortodontico o protesico, possono necessitare di un percorso più lungo e strutturato.
Per approfondire
Fonti
Come e perché l’influenza aviaria potrebbe adattarsi all’uomo secondo i dati scientifici. https://www.dossiersalute.com/rigenerazione-ossea-in-odontoiatria-tecniche-avanzate-per-il-successo-degli-impianti-dentali/
Scopriamo gli impianti osseointegrati secondo Branemark: una soluzione avanzata e affidabile per il ripristino dentale duraturo. https://www.dossiersalute.com/impianti-osseointegrati-branemark-innovazione-in-odontoiatria/
Negli ultimi anni, la chirurgia implantare ha conosciuto una vera e propria rivoluzione. Se un tempo la perdita completa dell’osso mascellare superiore rappresentava un limite invalicabile, oggi le nuove tecniche permettono di restituire il sorriso anche ai pazienti più complessi. https://www.dossiersalute.com/implantologia-zigomatica-sorriso/
PubMed – Mottaghi A. et al. (2019). Is there a higher prevalence of tinnitus in patients with temporomandibular disorders? A systematic review and meta-analysis. J Oral Rehabil, 46:76–86. – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30991812/
Meta-analisi su 22 studi (oltre 14.000 pazienti): associazione significativa tra DTM e acufeni con odds ratio da 1,78 a 7,79. Gli acufeni sono fino a otto volte più frequenti nei pazienti con DTM.
PMC – Fabrizia M. et al. (2025). Treatment approaches, outcomes and prognostic indicators in patients with tinnitus and TMD. J Oral Rehabil. – https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11818186/
Revisione sistematica con meta-analisi su 5 RCT (329 pazienti): l’approccio terapeutico multidisciplinare e non invasivo è il più efficace per il trattamento combinato di acufeni e DTM.
PubMed – Chole R.A., Parker W.S. (1992). Tinnitus and vertigo in patients with temporomandibular disorder. Arch Otolaryngol Head Neck Surg, 118:817–821. – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/1642833/
Studio su 1.032 pazienti: acufeni e vertigini sono significativamente più prevalenti nei pazienti con DTM rispetto a entrambi i gruppi di controllo (salute generale e cure odontoiatriche ordinarie).
MultiMedica – Disturbi temporo-mandibolari (DTM): cause, sintomi e approccio multidisciplinare. – https://multimedica.it/patologia/disturbi-temporo-mandibolari/
Scheda clinica completa sulle DTM a cura del gruppo ospedaliero MultiMedica: eziologia, sintomatologia, diagnostica strumentale e trattamento, con indicazioni sull’approccio multidisciplinare.
Prof. Luigi Clauser – Università. Disturbi dell’Articolazione Temporomandibolare: gnatologia, diagnostica e terapia. – https://www.drclauser.com/disturbi-dellarticolazione-temporo-mandibolare/
Approfondimento accademico dell’ATM: struttura ossea, tessuti molli, metodiche diagnostiche per immagine (RMN, TC) e strategie terapeutiche dalla farmacoterapia alla chirurgia artroscopica.




