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Artrosi del ginocchio: correggere la deformità per salvare la cartilagine

correggere la deformità per salvare la cartilagine

Quarantatre anni di attività chirurgica, venticinque dei quali come responsabile del gruppo Umiz San Donato per la tecnica di Ilizarov: il curriculum del Dott. Alexander Kirienko parla da solo. Allievo diretto del maestro Gavriil Abramovich Ilizarov, con cui ha lavorato dal 1982 fino alla morte del chirurgo russo nel 1992, il Dott. Kirienko ha portato in Italia – e continua a portare nei congressi internazionali – una metodologia ortopedica unica al mondo per la correzione delle deformità ossee e il trattamento dell’artrosi del ginocchio nei pazienti più giovani.

Dottore, quali sono i meccanismi che portano allo sviluppo dell’artrosi del ginocchio?

“L’opinione comune associa l’artrosi del ginocchio all’età avanzata: una malattia degenerativa che progredisce lentamente fino a portare, nei casi più gravi, alla protesi. Ma l’artrosi è una malattia legata a moltissimi fattori. Può svilupparsi anche in persone giovani: per esempio nelle deformità del ginocchio, oppure a causa di un trauma in cui una frattura guarisce in modo scorretto, lasciando il ginocchio storto. Questo crea un sovraccarico su un solo compartimento dell’articolazione.”

“Possono essere implicate anche malattie metaboliche ossee o condizioni congenite che portano deformità – il ginocchio varo, quello valgo, la cosiddetta gamba a O o a X. Queste deformità fanno lavorare male il ginocchio: caricano eccessivamente la cartilagine del compartimento mediale, per esempio nel ginocchio varo, e la portano progressivamente a degenerare. Segue il dolore e tutte le difficoltà nella vita quotidiana.”

Approfondimento scientifico: Artrosi del compartimento mediale e deformità in varo: meccanismi e dati epidemiologici

Una revisione dello stato dell’arte pubblicata su Journal of ISAKOS (ottobre 2023) descrive i criteri clinici e radiografici per la selezione dei candidati all’osteotomia tibiale alta: il paziente ideale è tra i 40 e i 60 anni con artrosi del compartimento mediale associata a deformità in varo. La valutazione preoperatoria include la radiografia in carico con visione lunga dell’intero arto – gold standard per la misurazione dell’asse meccanico – e la risonanza magnetica per le lesioni non visibili su radiografia standard. La revisione sistematica pubblicata su ScienceDirect (Orthopaedics & Traumatology, ottobre 2025, PROSPERO CRD42023451823) – ricerca su Medline, Embase, CINAHL, Web of Science fino a dicembre 2024 – conferma che l’HTO migliora funzione e allineamento sia nei pazienti sotto che sopra i 50 anni, allargando le indicazioni tradizionali.

Quali sono i primi sintomi che deve riconoscere un paziente che sviluppa artrosi al ginocchio?

“Il sintomo più semplice e frequente è il dolore al ginocchio. All’inizio può comparire soltanto dopo un sovraccarico – una camminata in montagna, un percorso più lungo del solito – con infiammazione, gonfiore e talvolta la cosiddetta cisti di Baker, che si manifesta come un rigonfiamento nella parte posteriore del ginocchio.”

“Può succedere anche che il dolore arrivi in modo quasi acuto: il paziente ha camminato un po’, magari fatto una piccola corsetta, e subito dopo avverte un dolore molto forte e si allarma. Importante però ricordare che l’artrosi non progredisce così velocemente: quel dolore acuto può essere anche una lesione del menisco, che richiede una valutazione specifica. L’artrosi vera è invece un processo cronico, lento, che progredisce nel tempo.”

Sintomi precoci dell’artrosi del ginocchio e cisti di Baker: riconoscimento clinico

Secondo le linee guida internazionali e la letteratura ortopedica consolidata, l’artrosi del ginocchio si manifesta inizialmente con dolore da carico che migliora con il riposo, rigidita’ mattutina inferiore ai 30 minuti, riduzione della escursione articolare e crepitii. La cisti di Baker – raccolta di liquido sinoviale nella borsa poplitea posteriore – è una manifestazione frequente dell’artrosi avanzata del compartimento mediale: una revisione sistematica recente (PMC, 2024) riporta che la cisti di Baker è presente in circa il 38-47% dei pazienti con artrosi di grado moderato-severo. La distinzione tra dolore artrosico cronico e lesione meniscale acuta è clinicamente cruciale: la risonanza magnetica rimane il gold standard per la diagnosi differenziale.

Di fronte a una deformità strutturata, quando si sceglie il trattamento conservativo e quando la chirurgia? E in cosa consiste l’osteotomia con tecnica di Ilizarov?

“La protesi è indicata quando l’artrosi è davvero molto avanzata e il paziente è anziano: quando non c’è più possibilità di recuperare il ginocchio, si opta per la protesi definitiva, parziale o totale. Ma c’è tutto un altro scenario – quello in cui posso intervenire io – che riguarda i pazienti più giovani: artrosi post-traumatica, artrosi nelle malattie metaboliche, deformità congenite. In questi casi, correggere la deformità può portare a un grande miglioramento e bloccare la progressione dell’artrosi.”

“Il meccanismo è semplice: il sovraccarico meccanico viene corretto e la cartilagine che era in sofferenza viene alleggerita. Con la tecnica di Ilizarov eseguiamo un’osteotomia tibiale – una sezione controllata dell’osso – e utilizziamo il fissatore esterno circolare per correggere gradualmente l’allineamento dell’arto. La correzione avviene in modo progressivo, con grande precisione nei piani coronale e sagittale, e permette di ottenere risultati clinici e radiografici eccellenti anche a lungo termine.”

Osteotomia tibiale alta con tecnica di Ilizarov: sopravvivenza e risultati a lungo termine

Una revisione sistematica con meta-analisi aggiornata su PMC (gennaio 2025, PROSPERO CRD42024562555, ricerca su Cochrane, PubMed, MEDLINE, ProQuest fino a giugno 2024) ha valutato i risultati clinici e la sopravvivenza a lungo termine dell’osteotomia tibiale alta (HTO) nel trattamento dell’instabilità e dell’artrosi del ginocchio, confermando che l’HTO è una procedura efficace per redistribuire il carico articolare e ridurre il rischio di procedure invasive successive. Uno studio su 72 osteotomie con tecnica di Ilizarov (PubMed, PMID: 29298263, follow-up 18 anni) ha riportato una sopravvivenza del ginocchio senza necessità di protesi del 100% a 5 anni, 95,2% a 10 anni e 88,1% a 15 anni, con miglioramento significativo dei punteggi clinici (KSS, KSS functional, Oxford Knee Score, p=0,005) e degli indici radiografici di allineamento (p=0,001). Uno studio su 42 ginocchia con fissatore di Ilizarov (Knee, 2022) ha confermato i risultati a lungo termine, con un follow-up medio di 14 anni.

Esistono trattamenti per bloccare o rallentare la progressione dell’artrosi prima di considerare la chirurgia?

“Esistono anche vari aiuti dal punto di vista farmacologico. Le infiltrazioni di acido ialuronico al ginocchio possono aiutare, ma non guariscono: danno un miglioramento temporaneo, riducono il dolore e l’infiammazione per un periodo, ma non modificano la causa meccanica del problema. La cosa migliore rimane sempre correggere la deformità: questa è la più grande prevenzione dell’artrosi che si possa fare. Intervenire prima che la cartilagine sia compromessa in modo irreversibile significa preservare il ginocchio e ritardare – o evitare del tutto – la protesi.”

Acido ialuronico e terapie conservative nell’artrosi del ginocchio: le evidenze più recenti

Una revisione sistematica con network meta-analisi pubblicata su PMC (settembre 2024) ha analizzato 45 RCT su terapie iniettive intra-articolari per l’artrosi del ginocchio, includendo acido ialuronico, corticosteroidi, PRP e cellule staminali. I risultati confermano che l’acido ialuronico produce un miglioramento statisticamente significativo del dolore e della funzione rispetto al placebo nel breve-medio termine (3-6 mesi), ma l’effetto è transitorio e non strutturalmente modificante. Le linee guida OARSI 2023 aggiornate confermano che le viscosupplementazioni sono appropriate come trattamento aggiuntivo nei pazienti che non sono candidati chirurgici o che rifiutano la chirurgia, ma non raccomandano questo approccio come alternativa definitiva alla correzione della causa meccanica.

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

Intervista al Dott. Alexander Kirienko, specializzato in ortopedia, tecnica di Ilizarov e correzione delle deformità del ginocchio con approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista

FAQ

Gavriil Abramovich Ilizarov (1921-1992) era un chirurgo ortopedico russo che sviluppò il fissatore esterno circolare che porta il suo nome, rivoluzionando la chirurgia ortopedica per la correzione delle deformità ossee, l’allungamento degli arti e il trattamento delle pseudoartrosi. La tecnica di Ilizarov si basa sul principio della distrazione callotasica: l’osso, se stimolato in modo controllato, è capace di rigenerarsi. Il Dott. Alexander Kirienko ha lavorato direttamente con Ilizarov dal 1982 al 1992 e è oggi uno dei massimi esperti mondiali di questa metodologia.

L’osteotomia tibiale alta è un intervento chirurgico che consiste nel tagliare in modo controllato la tibia per correggerne l’allineamento. Con la tecnica di Ilizarov, la correzione avviene gradualmente attraverso il fissatore esterno circolare, consentendo una precisione millimetrica nei piani coronale e sagittale. L’obiettivo è ridistribuire il carico articolare dal compartimento sofferente all’intero ginocchio, alleviare il dolore e rallentare o bloccare la progressione dell’artrosi.

I candidati ideali sono i pazienti più giovani – tipicamente tra i 30 e i 60 anni – con artrosi del compartimento mediale associata a deformità in varo (gamba a O), artrosi post-traumatica da frattura guarita in modo scorretto, o deformità da cause congenite o metaboliche. Il paziente deve avere buona integrità del compartimento laterale del ginocchio e dei legamenti. La protesi rimane l’opzione per i pazienti anziani con artrosi molto avanzata.

La durata del fissatore esterno varia in base alla complessità della deformità da correggere e alle dimensioni del paziente. In media, nelle casistiche pubblicate, il fissatore viene mantenuto per 13-20 settimane (circa 3-5 mesi). Il paziente è generalmente in grado di caricare il peso sull’arto già nelle prime settimane, con un programma fisioterapico strutturato. La compliance del paziente nella gestione domiciliare del fissatore è un fattore critico per il successo del trattamento.

Sì, ma con aspettative realistiche: l’acido ialuronico (viscosupplementazione) può ridurre il dolore e migliorare la funzione nel breve-medio termine – in genere per 3-6 mesi – ed è una opzione appropriata nei pazienti non candidati alla chirurgia o in attesa di essa. Non modifica però la causa meccanica del problema e non sostituisce la correzione della deformità nei candidati chirurgici. Le linee guida OARSI 2023 le raccomandano come trattamento complementare e non come alternativa definitiva.

Per approfondire

Fonti

L’artrosi della caviglia è una patologia degenerativa che coinvolge l’articolazione tibiotalare, con progressiva usura della cartilagine e conseguenti dolore, rigidità e perdita di funzione. Nel linguaggio del dott. Alexander Kirienko, chirurgo ortopedico, non esiste “una sola” artrosi https://www.dossiersalute.com/artrosi-caviglia-infiltrazioni-fisioterapia-chirurgia/

mal di schiena è un sintomo “ombrello” che può nascondere squilibri posturali poco evidenti. Tra questi, la dismetria degli arti inferiori (una differenza di lunghezza tra le gambe) può alterare l’assetto del bacino e indurre curve compensatorie della colonna con dolore persistente. https://www.dossiersalute.com/dismetria-arti-mal-di-schiena-plantari-allungamento/

ScienceDirect – High tibial osteotomy improves function and alignment in patients above and below 50 years: A systematic review. Orthopaedics & Traumatology: Surgery & Research, 111(8):104080, ottobre 2025. – https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2773157X25002413
Revisione sistematica PRISMA (Medline, Embase, CINAHL, Web of Science, fino a dicembre 2024, PROSPERO CRD42023451823): HTO migliora funzione e allineamento in pazienti sia sotto che sopra i 50 anni con artrosi del compartimento mediale da deformità in varo. Pubblicato ottobre 2025.

PMC – Clinical outcomes and long-term efficacy of high tibial osteotomy in treating knee instability: An updated systematic review. Gennaio 2025. PMC11756237. – https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11756237/
Revisione sistematica PRISMA 2020 (Cochrane, PubMed, MEDLINE, ProQuest, fino a giugno 2024, PROSPERO CRD42024562555): HTO efficace per redistribuire il carico articolare e migliorare la stabilità del ginocchio sia in pazienti giovani che anziani. Pubblicato gennaio 2025.

Journal of ISAKOS – Medial opening wedge high tibial osteotomy for the treatment of medial unicompartmental knee osteoarthritis: a state-of-the-art review. Ottobre 2023. – https://www.jisakos.com/article/S2059-7754(23)00579-5/fulltext
Revisione dello stato dell’arte (ISAKOS Expert Panel, 2023): criteri clinici e radiografici per la selezione dei candidati all’HTO, pianificazione preoperatoria, tecnica chirurgica e indicazioni nei pazienti giovani con artrosi del compartimento mediale da deformità in varo.

PubMed – Warner SJ et al. Subtubercle Osteotomy for Medial Compartment Osteoarthritis of the Knee Using Ilizarov Technique: Survival Analysis and Clinical Outcomes. J Bone Joint Surg Am. 2018;100(1):e1. PMID: 29298263. – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29298263/
Studio su 72 osteotomie con tecnica di Ilizarov (follow-up 18 anni): sopravvivenza del ginocchio senza protesi 100% a 5 anni, 95,2% a 10 anni, 88,1% a 15 anni. Miglioramento significativo KSS, KSS functional, Oxford Knee Score (p=0,005) e allineamento radiografico (p=0,001).

PubMed – Ilizarov technique for medial opening wedge high tibial osteotomy combined with gradual tensioning of the posterolateral corner in genu varum with lateral thrust. J Orthop Trauma. 2023. PMID: 37301957. – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37301957/
Studio prospettico su 12 pazienti adulti con deformità in varo: osteotomia tibiale mediale con fissatore di Ilizarov combinata a tensionamento graduale del compartimento posterolaterale. Risultati clinici e radiografici promettenti al follow-up di 18 mesi. Pubblicato giugno 2023.

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