Dossier Salute

Cibi ultra-processati: stesse calorie ma più insulina, lo studio su Nature Metabolism

Due vassoi a confronto: pollo, riso e verdure da un lato; nuggets, pane confezionato e dolce dall’altro.

Due pasti con le stesse calorie, gli stessi grassi, le stesse proteine e gli stessi carboidrati. Eppure il corpo non li tratta allo stesso modo. Uno studio della Virginia Tech pubblicato su Nature Metabolism mostra che i cibi ultra-processati fanno salire di più l’insulina e cambiano il modo in cui l’organismo usa i carboidrati. Non solo: modificano anche l’attività delle aree cerebrali legate alla ricompensa. È un risultato che mette in discussione l’idea che, a tavola, conti soltanto il numero delle calorie.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Lo studio è uscito il 5 ottobre 2026 su Nature Metabolism, firmato da ricercatori della Virginia Tech e del Fralin Biomedical Research Institute.
  • Hanno partecipato 57 adulti sani tra 18 e 45 anni. In 32 hanno svolto anche la risonanza magnetica funzionale.
  • I due pasti da 300 calorie erano equivalenti entro l’1% per calorie, carboidrati, grassi, proteine, acqua e sale.
  • Dopo il pasto ultra-processato la risposta insulinica è stata più alta e la glicemia è rimasta elevata più a lungo.
  • Il cervello ha reagito in modo diverso nello striato ventrale e nel nucleo accumbens, aree legate a motivazione e ricompensa.

Lo studio: due pasti identici sulla carta

La ricerca è stata coordinata da Alex DiFeliceantonio, professoressa associata al Fralin Biomedical Research Institute della Virginia Tech. Il primo autore è Zach Hutelin, dottorando del programma di biologia traslazionale dell’ateneo. Il lavoro è uno studio randomizzato, controllato e crossover. In pratica, ogni partecipante ha consumato entrambi i pasti, in due sessioni separate da almeno tre giorni.

I ricercatori hanno usato la scala NOVA, il sistema che classifica gli alimenti in base al grado di lavorazione industriale. Il pasto altamente processato comprendeva un panino con burro di arachidi e marmellata, tacchino affettato, snack di verdure, un biscotto, cereali e purè di patate istantaneo. Quello minimamente processato era fatto di banana a fette, mirtilli rossi essiccati, formaggio e uovo sodo.

Sulla carta, però, i due vassoi erano quasi gemelli. Entrambi valevano 300 calorie. Carboidrati, grassi, proteine, acqua e sale coincidevano entro l’1%. L’unica vera differenza era il livello di lavorazione degli ingredienti.

Le misurazioni sono avvenute in una camera metabolica, una stanza sigillata che permette di calcolare quanta energia consuma il corpo. I volontari avevano dieci minuti per finire il pasto. Il sangue veniva prelevato subito dopo e poi altre sei volte nei 180 minuti successivi. Nella seconda parte dell’esperimento, i partecipanti hanno guardato foto di cibi dentro uno scanner per la risonanza magnetica funzionale. Intanto indicavano quanto sarebbero stati disposti a pagare per ciascun alimento. Lo studio è stato finanziato dai National Institutes of Health e dalla National Science Foundation.

Cibi ultra-processati, insulina e metabolismo: cosa è cambiato

I risultati hanno sorpreso gli stessi autori. Dopo il pasto ultra-processato la risposta insulinica è stata significativamente più alta. I livelli di glucosio nel sangue non erano molto diversi tra i due pasti. Tuttavia, con il cibo ultra-processato la glicemia è rimasta elevata più a lungo. Il solo valore della glicemia, quindi, non basta a descrivere come l’organismo reagisce a un pasto.

Anche il consumo di energia è cambiato. Con il pasto più lavorato il dispendio energetico è risultato maggiore. Allo stesso tempo l’organismo ha bruciato meno carboidrati come carburante. In altre parole, a parità di nutrienti, il corpo ha gestito i due pasti in modo diverso. Sono differenze misurate in un arco di tre ore, su volontari sani.

«Siamo rimasti scioccati quando ogni singola misura metabolica è risultata diversa», ha spiegato Zach Hutelin, come riporta il comunicato della Virginia Tech. DiFeliceantonio, intervistata da Newsweek, ha indicato l’insulina come il dato più inatteso. «Il risultato sull’insulina è stato il più sorprendente per noi, non me lo aspettavo affatto», ha detto.

Il lavoro ha colpito anche esperti esterni. Dariush Mozaffarian, della Tufts University, ha commentato a Newsweek che lo studio dimostra come pasti con lo stesso profilo di macronutrienti, ultra-processati o no, possano produrre risposte metaboliche diverse. Lindsey Smith Taillie, dell’Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, ha osservato che i risultati suggeriscono che corpo e cervello rispondono in modo differente a questi alimenti, nonostante la somiglianza nutrizionale.

Il cervello e la ricompensa: cosa significa e quali limiti ha lo studio

Le immagini della risonanza hanno mostrato un’attivazione diversa nello striato ventrale e nel nucleo accumbens. Sono regioni coinvolte nell’apprendimento, nella motivazione e nella ricompensa. Gli autori hanno anche trovato un legame tra le differenze nell’uso dei carboidrati e la risposta del cervello alle immagini di cibo. Non è invece emersa alcuna differenza nella disponibilità dichiarata a pagare per gli alimenti.

Monteiro, ricercatore dell’Università di San Paolo, lo ha definito un contributo nuovo e importante, perché è il cervello, in ultima analisi, a regolare il comportamento alimentare. Per DiFeliceantonio il punto di partenza sono i dati di popolazione. Le persone che consumano grandi quantità di alimenti ultra-processati, ricorda, mostrano tassi più alti di esiti negativi per la salute.

Gli stessi ricercatori indicano però limiti precisi. È stata testata una sola coppia di pasti, da appena 300 calorie. Il campione era composto da giovani adulti sani. Le fonti di proteine erano diverse nei due menu, e questo può avere pesato. Additivi e struttura fisica dei cibi non sono stati analizzati in modo specifico.

I prossimi passi prevedono popolazioni diverse, periodi più lunghi, porzioni più grandi e più combinazioni di alimenti. L’obiettivo è capire quali additivi o fasi di lavorazione causino queste risposte. Non fornisce indicazioni dietetiche individuali: per cambiare alimentazione è sempre bene confrontarsi con il medico o un nutrizionista.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Sono gli alimenti con il grado più alto di lavorazione industriale secondo la scala NOVA, il sistema che classifica i cibi in base a quanto sono trasformati. Nello studio della Virginia Tech il pasto ultra-processato comprendeva, tra l’altro, un panino con burro di arachidi e marmellata, cereali, un biscotto e purè di patate istantaneo.

A parità di calorie e nutrienti, il pasto ultra-processato ha provocato una risposta insulinica più alta, una glicemia elevata più a lungo, un dispendio energetico maggiore e un minore utilizzo dei carboidrati come carburante. Anche l’attività di alcune aree cerebrali legate alla ricompensa è risultata diversa.

Sì, dal punto di vista nutrizionale. Entrambi valevano 300 calorie e coincidevano entro l’1% per carboidrati, grassi, proteine, acqua e sale. La differenza principale era il livello di lavorazione degli ingredienti, anche se gli autori segnalano che le fonti di proteine erano diverse.

La risonanza magnetica funzionale ha mostrato un’attivazione diversa nello striato ventrale e nel nucleo accumbens, regioni coinvolte in motivazione e ricompensa. Le differenze nell’uso dei carboidrati erano collegate alla risposta del cervello alle immagini di cibo. Non sono invece emerse differenze nella disponibilità a pagare per gli alimenti.

No, lo studio non fornisce indicazioni dietetiche individuali. È stato condotto su 57 giovani adulti sani, con una sola coppia di pasti da 300 calorie, e gli stessi autori chiedono ricerche più ampie e più lunghe. Per modificare la propria alimentazione è bene rivolgersi al medico o a un nutrizionista.

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Fonti

Il comunicato della Virginia Tech sullo studio pubblicato su Nature Metabolism il 5 ottobre 2026. Leggi la fonte

Dettagli su disegno dello studio, risultati metabolici, risonanza magnetica e limiti. Leggi la fonte

L’articolo con i commenti degli autori e di esperti esterni allo studio. Leggi la fonte

Approfondimento sui risultati relativi a insulina e circuiti cerebrali della ricompensa. Leggi la fonte

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