Dossier Salute

Diabete in Italia: 3,8 milioni di casi e un milione di diagnosi mancanti, cosa dice il report 2026

Farmacista con guanti misura la glicemia di un uomo adulto utilizzando un glucometro e una striscia sul polpastrello.

In Italia vivono circa 3,8 milioni di persone con diabete, il 6,4% della popolazione e il 7,5% degli adulti. Sono i numeri dell’Italian Barometer Diabetes Report 2026, presentato al Senato e ripreso in questi giorni da ANSA, Italpress e dai principali siti di informazione sanitaria. Il dato più preoccupante è un altro: oltre un milione di persone avrebbe la malattia senza saperlo. Il report chiede di passare dal solo controllo della glicemia a una presa in carico integrata, che metta insieme diabete, cuore, reni e obesità.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Circa 3,8 milioni di italiani convivono con il diabete: il 6,4% della popolazione e il 7,5% degli adulti.
  • Oltre il 90% dei casi è di tipo 2, la forma più legata a stili di vita e sovrappeso.
  • La prevalenza è passata dal 4,2% del 2005 al 6,4% del 2025: +52% in termini grezzi, +23% al netto dell’invecchiamento.
  • Si stima che più di un milione di persone abbia il diabete senza una diagnosi.
  • Il report chiede percorsi integrati tra diabetologia, medicina generale, cardiologia e nefrologia.

I numeri del report 2026

L’Italian Barometer Diabetes Report è giunto alla diciannovesima edizione. Lo elaborano Ibdo Foundation, Istat, Coresearch, BHAVE Health Ecosystem Institute, Osservatorio sulla salute bene comune e Planetary Health Inner Circle. Il rapporto è stato presentato al Senato su iniziativa della senatrice Daniela Sbrollini, con l’Intergruppo parlamentare su obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili e l’Università di Roma Tor Vergata. Ha ricevuto un contributo non condizionato di Novo.

La fotografia è chiara. Il 6,4% degli italiani ha il diabete, pari a circa 3,8 milioni di persone. Tra gli adulti la quota sale al 7,5%. Nel 2005 la prevalenza era al 4,2%, nel 2015 al 5,4% e nel 2025 ha toccato il 6,4%.

Il titolo dell’ANSA sottolinea un aumento del 23% in vent’anni. Quel numero tiene conto dell’invecchiamento della popolazione. In termini grezzi la crescita è del 52%. Significa che la popolazione più anziana spiega una parte dell’aumento, ma non tutto.

Oltre il 90% dei casi riguarda il diabete di tipo 2. È la forma che compare in genere dopo i 30-40 anni e che si associa a familiarità, sedentarietà e sovrappeso, come ricorda anche la scheda dell’Istituto Superiore di Sanità. Il tipo 1, autoimmune, riguarda circa un caso su dieci.

Il rapporto invita a leggere questi numeri insieme a quelli delle malattie cardiovascolari. In Italia colpiscono oltre 9 milioni di persone, causano circa 206.000 decessi l’anno e hanno un costo stimato di 42 miliardi di euro. Per questo il diabete viene trattato come parte di un unico problema cardiometabolico.

Il milione di diagnosi mancanti e le disuguaglianze

Il dato che pesa di più è la quota sommersa. Secondo le stime del report, più di un milione di persone vive con il diabete senza saperlo. Il diabete di tipo 2 può restare silenzioso per anni. Intanto una glicemia alta danneggia vasi sanguigni, occhi, reni e nervi. Il ministro della Salute Orazio Schillaci l’ha definito una malattia silenziosa, con un forte impatto sui pazienti e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

Le complicanze sono il vero banco di prova. Tra i pazienti seguiti dai centri di diabetologia, il 15,2% ha già una storia di malattia cardiovascolare. Più di una persona su due riferisce una diagnosi di ipertensione. Il rapporto segnala anche il rischio di ictus, di complicanze renali e di arteriopatia periferica.

Il report mostra poi forti differenze sul territorio e nella società. Dopo i 45 anni la prevalenza media nazionale è del 10,3%. Nel Mezzogiorno arriva al 12,9%, al Centro al 9,7% e al Nord all’8,7%.

Conta anche il titolo di studio. Nella fascia 45-64 anni il diabete riguarda il 5,9% di chi ha un titolo basso e il 3,7% di chi ha almeno un diploma. Tra gli over 65 le quote salgono al 21,8% e al 15,8%. Per chi cerca di orientarsi su prevenzione e controlli, può essere utile anche la nostra guida sul perché gli uomini si controllano meno.

Cure integrate: cosa chiede il report e cosa puoi fare tu

Il messaggio politico del rapporto è la presa in carico integrata. Paolo Sbraccia, presidente di Ibdo Foundation, spiega che l’obiettivo oggi va oltre il controllo della glicemia. Include la prevenzione delle complicanze e la gestione del rischio cardiovascolare, renale e metabolico. La senatrice Sbrollini sostiene che diabete, obesità e malattie cardiovascolari sono connessi e che curarli in percorsi separati frammenta l’assistenza.

Il Diabetes Monitor 2026, condotto per il rapporto, indica gli ostacoli concreti. Il 48% dei rispondenti cita tempi e liste d’attesa come barriera principale. Il 43% segnala difficoltà organizzative. Servono quindi percorsi che mettano in rete diabetologo, medico di famiglia, cardiologo, nefrologo e assistenza sul territorio.

Per i cittadini la prima mossa è la diagnosi precoce. L’ISS indica come soglie diagnostiche una glicemia a digiuno pari o superiore a 126 mg/dl, oppure valori tra 100 e 125 mg/dl per la condizione di prediabete. Chi ha familiarità, sovrappeso o una vita sedentaria può chiedere al medico se sia il caso di fare un controllo.

Lo stile di vita resta il pilastro. Le indicazioni dell’ISS parlano di alimentazione equilibrata, almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica moderata e niente fumo. Sul rapporto tra cibo e glicemia puoi leggere anche lo studio di Kyoto sull’olio d’oliva prima dei carboidrati. Per chi segue terapie moderne, resta utile capire cosa dicono i dati sui farmaci GLP-1 e il fegato grasso.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Secondo l’Italian Barometer Diabetes Report 2026 sono circa 3,8 milioni, pari al 6,4% della popolazione e al 7,5% degli adulti. Oltre il 90% dei casi è di tipo 2.

È la crescita della prevalenza al netto dell’invecchiamento della popolazione. In termini grezzi l’aumento è del 52%, perché la popolazione più anziana è più colpita.

Il report stima che oltre un milione di persone abbia il diabete senza saperlo. La forma di tipo 2 può essere silenziosa per anni e la glicemia alta può danneggiare l’organismo anche senza sintomi evidenti.

Secondo l’ISS, una glicemia a digiuno pari o superiore a 126 mg/dl indica diabete, mentre valori tra 100 e 125 mg/dl indicano alterata glicemia a digiuno, o prediabete. La diagnosi spetta al medico.

Le indicazioni dell’ISS puntano su alimentazione equilibrata, almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica moderata, controllo del peso e niente fumo. Con familiarità o sovrappeso conviene parlarne con il medico.

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