Dossier Salute

Olio d’oliva prima dei carboidrati: cosa dice lo studio di Kyoto sulla glicemia

Mano appoggia una ciotolina di olio d’oliva sul tavolo, accanto a un’oliera, con pasta e pane sullo sfondo.

Mangiare un po’ di olio d’oliva prima di una fonte di carboidrati potrebbe attenuare l’impennata della glicemia subito dopo il pasto. È la conclusione di uno studio dell’Università di Kyoto, pubblicato sulla rivista Diabetes e diffuso il 9 ottobre 2026. Gli esperimenti, però, sono stati condotti sui topi e non dimostrano ancora nulla sull’uomo. Il lavoro riaccende comunque l’interesse per la cosiddetta «sequenza dei pasti», un’idea semplice che non chiede di eliminare alcun alimento.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Lo studio, pubblicato su Diabetes, arriva dall’Università di Kyoto (comunicato del 9 ottobre 2026).
  • Nei topi, l’olio d’oliva dato prima del glucosio ha ridotto l’aumento iniziale della glicemia.
  • L’effetto passa da svuotamento gastrico più lento e ormoni come GLP-1, GIP e glucagone.
  • I risultati sono stati osservati anche in topi con diabete di tipo 2.
  • Mancano dati umani: la ricerca sull’uomo è il passo successivo, non una raccomandazione.

Lo studio di Kyoto: cosa è stato osservato nei topi

Il gruppo guidato da Daisuke Yabe, dell’Università di Kyoto, ha pubblicato i risultati su Diabetes insieme a collaboratori internazionali. Il titolo dell’articolo parla di olio d’oliva somministrato prima del glucosio, di svuotamento gastrico ritardato e di segnali ormonali che agiscono in parte in modo ridondante. L’idea di fondo è verificare se l’ordine di assunzione, e non solo la composizione del pasto, possa cambiare la risposta glicemica. In altre parole, gli autori si chiedono se mangiare un grasso per primo possa «preparare» l’organismo all’arrivo degli zuccheri.

Il disegno sperimentale è lineare. I topi, a digiuno dalla notte precedente, sono stati divisi in tre gruppi: il primo ha ricevuto acqua e poi glucosio, il secondo olio d’oliva e, quindici minuti dopo, glucosio, il terzo prima glucosio e poi olio d’oliva. In particolare, il risultato più evidente riguarda l’ordine. Quando l’olio arrivava prima, l’aumento iniziale della glicemia era più contenuto. Quando arrivava dopo, l’effetto non compariva allo stesso modo.

I ricercatori hanno misurato insulina, glucagone e due ormoni intestinali, GIP e GLP-1. Hanno inoltre stimato la velocità di svuotamento dello stomaco dosando il paracetamolo nel sangue. Tuttavia, il comunicato non riporta numeri, dimensioni dei campioni o valori statistici: questi dettagli si trovano nel testo integrale dello studio. Va ricordato che il modello animale permette di studiare i meccanismi con grande precisione, ma non sempre riproduce ciò che accade nelle persone. Per questo la prudenza, in casi simili, è d’obbligo. Le conclusioni vanno lette come ipotesi da verificare, non come indicazioni pratiche.

Perché l’ordine dei nutrienti conta: stomaco e ormoni

Il punto chiave è lo svuotamento gastrico, cioè il ritmo con cui lo stomaco trasferisce il cibo all’intestino tenue, dove avviene l’assorbimento degli zuccheri. Quando il grasso raggiunge per primo l’intestino, lo stomaco rilascia il glucosio più lentamente. Di conseguenza, lo zucchero entra nel sangue in modo più graduale e il picco precoce si riduce. Va detto che il rallentamento dello svuotamento gastrico è un meccanismo già noto alla fisiologia, perché i grassi in generale tendono a prolungare la digestione. La novità sta nel mostrare che anche l’ordine di arrivo dei nutrienti può modificare la risposta.

Inoltre, nei topi, il grasso somministrato prima ha aumentato la secrezione precoce di glucagone, GIP e GLP-1. Il GLP-1 è l’ormone su cui si basano i farmaci più discussi degli ultimi anni per diabete e obesità. Tuttavia, il dato sorprendente riguarda il glucagone, che di solito è associato all’aumento della glicemia e qui ha invece contribuito all’effetto opposto. Bloccando un solo segnale, GLP-1 o glucagone, l’effetto restava. Bloccandoli entrambi, invece, si indeboliva.

Dunque i due percorsi si sovrappongono in parte e si compensano a vicenda. Il quadro che emerge è quello di un sistema di controllo ridondante, costruito con più meccanismi di sicurezza. Anche il nervo vago ha un ruolo. Secondo gli autori, l’ordine con cui i nutrienti raggiungono l’intestino innesca una risposta coordinata fra ormoni e nervi. Yabe ha osservato che la sequenza dei pasti è interessante perché cambia il modo di mangiare, senza chiedere di rinunciare a interi gruppi di alimenti. Tuttavia, gli esperimenti sul nervo vago sono stati condotti solo su animali e servono a capire il meccanismo, non a proporre un trattamento.

Cosa significa per noi: dai topi all’uomo con prudenza

Per ora non esistono dati umani su questo specifico effetto dell’olio d’oliva. Gli stessi ricercatori sostengono che i risultati giustificano studi clinici sulla sequenza dei pasti, nelle persone con e senza diabete. Perciò chi ha il diabete non dovrebbe modificare terapia o abitudini sulla base di un esperimento sui roditori. Inoltre, un cucchiaio d’olio prima della pasta aggiunge calorie, e un eccesso calorico resta un problema per chi deve controllare il peso.

Esistono però indizi indiretti sull’uomo. Nel 2015 un piccolo studio su Diabetes Care, condotto dal gruppo di Louis Aronne al Weill Cornell Medical College su 11 adulti con obesità e diabete di tipo 2, ha confrontato due ordini dello stesso pasto. Mangiare proteine e verdure prima dei carboidrati ha ridotto la glicemia di circa il 29% a 30 minuti, il 37% a 60 minuti e il 17% a 120 minuti. Infatti, anche l’insulina è risultata più bassa. Tuttavia il campione era minuscolo e lo stesso Aronne parlava di conferme necessarie.

In pratica, la strada più prudente resta quella già nota: pasti equilibrati, con verdure e proteine, porzioni misurate e olio extravergine come condimento, non come aggiunta. Chi vuole provare a cambiare l’ordine delle portate può discuterne con il medico o il diabetologo, soprattutto se usa farmaci che abbassano la glicemia. Complessivamente, il lavoro di Kyoto è un buon punto di partenza per nuove ricerche, non una regola da applicare domani a tavola. Fino ad allora, il consiglio più utile è non farsi attrarre da promesse miracolose sui social, dove l’ordine dei cibi viene spesso presentato come un trucco infallibile.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Per ora lo si è osservato solo nei topi, nello studio dell’Università di Kyoto pubblicato su Diabetes. Non ci sono dati umani su questo specifico effetto, quindi non è una pratica dimostrata.

Perché il grasso che arriva per primo all’intestino rallenta lo svuotamento dello stomaco e stimola ormoni come GLP-1, GIP e glucagone. Il glucosio entra così nel sangue in modo più graduale.

Non sulla base di questo studio. Chi ha il diabete, soprattutto se assume farmaci ipoglicemizzanti, dovrebbe discutere qualsiasi cambiamento con il medico o il diabetologo.

Sì, ma sono piccoli. Nel 2015 uno studio su 11 adulti con diabete di tipo 2, pubblicato su Diabetes Care, ha rilevato glicemie più basse mangiando proteine e verdure prima dei carboidrati.

L’olio è molto calorico: circa 9 kcal per grammo. Aggiungerlo senza ridurre altro può far salire l’apporto energetico complessivo, un aspetto da considerare soprattutto per chi deve controllare il peso.

Articoli correlati

Quando serve davvero il digiuno prima delle analisi e cosa dice la ricerca. Leggi l’articolo

Uno studio su Nature Metabolism mostra come cambia la risposta insulinica a parità di calorie. Leggi l’articolo

Il possibile legame tra carne rossa e rischio di diabete di tipo 2 presentato all’EASD. Leggi l’articolo

Fonti

Richiedi informazioni o contatta il Medico

Compilando e inviando il modulo ecconsenti al trattamento dei tuoi dati personali ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR).
CONDIVIDI
Facebook
WhatsApp
LinkedIn
Telegram

LA MAPPA DELLA SALUTE