Dossier Salute

Quando andare dal dentista? Il dolore e le gengive che sanguinano non vanno ignorati – Intervista alla Dr.ssa Chiara Maccagni

Igienista dentale visita una paziente che avverte dolore alla bocca e possibile fastidio alle gengive.

Intervista alla dott.ssa Chiara Maccagni | Igienista dentale, Studio Smile for You – Fiorenzuola d’Arda – approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista

Dolore ai denti e gengive che sanguinano sono spesso i segnali che spingono a prenotare una visita, ma aspettare questi sintomi può essere un errore. Carie, gengivite e parodontite possono iniziare in modo silenzioso. La dott.ssa Chiara Maccagni spiega quando chiedere un controllo, come personalizzare i richiami e perché spazzolino, filo e scovolino fanno parte della prevenzione quotidiana.

In breve

  • Il dolore non è un indicatore sufficiente: alcune carie e malattie gengivali possono evolvere senza sintomi intensi.
  • Il sanguinamento gengivale ricorrente merita una valutazione anche quando non è accompagnato da dolore.
  • La frequenza dei controlli va personalizzata: può essere ogni tre-quattro mesi, sei mesi o un anno in base al rischio.
  • Fumo, diabete, familiarità, placca, tartaro e precedenti problemi parodontali possono richiedere un monitoraggio più ravvicinato.
  • Spazzolino, dentifricio al fluoro, filo o scovolino e istruzioni corrette sono la base dell’igiene quotidiana; la pulizia professionale non li sostituisce.

Risposta rapida
Il momento giusto per andare dal dentista non coincide necessariamente con la comparsa del dolore. Un controllo è indicato anche se le gengive sanguinano spesso, sono gonfie o arrossate, se compare sensibilità persistente, alito cattivo, mobilità o un cambiamento nella posizione dei denti. La frequenza dei richiami dipende da carie, gengive, igiene domiciliare, fumo, diabete, familiarità e precedenti cure.

Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Chiara Maccagni, igienista dentale presso lo Studio Smile for You di Fiorenzuola d’Arda. Per rendere il più possibile chiaro il messaggio clinico, le sue risposte sono riportate in forma ampia, con il solo riordino della lingua parlata in un italiano corretto e fluido. Dopo ogni risposta segue un approfondimento scientifico, così da distinguere l’esperienza della professionista dalle informazioni applicabili in generale.

Perché il dolore non deve essere l’unico motivo per andare dal dentista?

«Ha proprio detto la parola chiave: il dolore. A volte è quell’allarme che ci fa prendere appuntamento e fare la famosa chiamata per venire dal dentista. Però è l’errore più grande, forse anche quello più frequente, perché in realtà la bocca è silenziosa. Nel momento in cui ho dolore, vuol dire che la situazione potrebbe già essere grave.»

«Faccio un esempio concreto: quando si parla di carie, una carie superficiale che prende lo smalto, quindi molto piccola, difficilmente crea dolore. Quando crea dolore, vuol dire che è già diventata grande, è già entrata quasi nella polpa, tocca già proprio la polpa e le radici del dente e quindi il processo per lavorare e sistemare questa zona è molto più complesso.»

«Quello che dobbiamo far comprendere è che è sbagliato venire dal dentista soltanto quando si avverte il dolore.» – dott.ssa Chiara Maccagni

Approfondimento 

La spiegazione è coerente con la storia naturale della carie: la lesione può iniziare nello smalto senza provocare dolore e diventare sintomatica quando raggiunge la dentina o si avvicina alla polpa. L’assenza di dolore non esclude quindi una malattia, mentre il dolore non permette da solo di stabilire quanto sia estesa. La valutazione clinica serve a osservare ciò che il paziente non può vedere e a decidere, quando indicato, se ricorrere a radiografie. La prevenzione non significa sottoporsi a esami indiscriminati, ma stabilire controlli proporzionati al rischio.

Che cosa significa quando le gengive sanguinano ma non fanno male?

«Lo stesso ragionamento vale per le gengive. Quando la gengiva sanguina, molti pazienti arrivano in studio e, quando chiedo come stanno, mi rispondono: “Benissimo, non ho nessun dolore, tutto a posto”. Poi inizio a lavorare, tocco le gengive e le gengive sanguinano. La gengiva può non dare dolore quando c’è uno stato di infiammazione iniziale.»

«Il problema è che quando inizia a dare dolore il dente è già in fase avanzata: possono esserci parodontite, mobilità e problemi molto più grossi e pesanti.» – dott.ssa Chiara Maccagni

Approfondimento 

Il sanguinamento al sondaggio o durante l’igiene è un segno di infiammazione, anche se la causa precisa deve essere accertata. Può dipendere da placca, gengivite, trauma da spazzolamento, restauri incongrui o malattia parodontale. La parodontite non è sinonimo di gengivite: interessa i tessuti di sostegno del dente e può portare a perdita di attacco, tasche e mobilità. Le linee guida europee raccomandano valutazione del rischio, controllo del biofilm, gestione dei fattori modificabili, rivalutazione e mantenimento. Un collutorio non rimuove il tartaro e non sostituisce la diagnosi.

Ogni quanto bisogna andare dal dentista e dall’igienista?

«È molto soggettivo: non c’è una regola uguale per tutti. C’è chi ha bisogno di venire ogni sei mesi perché magari ha una situazione gengivale o parodontale un po’ delicata; chi invece è bravissimo, ha un’igiene domiciliare ottima, poca placca e pochissimo tartaro, e lo vedo una volta l’anno.»

«Ci sono poi casi un po’ più importanti, nei quali l’igiene e il controllo si fanno ogni tre o quattro mesi. Dipende da un insieme di fattori: dall’infiammazione, dai fattori di rischio come il fumo e il diabete e anche dalla genetica, perché anche quella incide molto.»

«Da lì, insieme, consiglio sempre di prendere un appuntamento con il dentista e con l’igienista per decidere i vari piani di cura da effettuare. Rimandare, magari per risparmiare, può farci spendere anche di più.» – dott.ssa Chiara Maccagni

Approfondimento 

Le raccomandazioni contemporanee tendono a modulare i richiami in base al rischio, invece di imporre un intervallo identico a ogni paziente. Il rischio può cambiare per carie, parodontite pregressa, fumo, diabete, farmaci, secchezza orale, igiene domiciliare e capacità di mantenere stabili i risultati. La familiarità può aumentare la suscettibilità, ma non rende inevitabile la perdita dei denti. Un intervallo annuale può essere adeguato in un paziente stabile e a basso rischio; un programma trimestrale può essere necessario durante la terapia o il mantenimento parodontale.

Perché rimandare può far spendere di più?

«Ci tengo a ribaltare completamente la convinzione secondo cui meno si va dal dentista e più si risparmia. È spesso il contrario: più si va dal dentista e più si può risparmiare, perché si intercettano prima i problemi.»

«Quando trovo una carie piccola, riesco a risolverla con una semplice otturazione. Quando invece la carie è diventata grande, è entrata nella polpa e il dente va devitalizzato, molte volte deve essere anche coperto con una corona. Il processo richiede più tempo, è più costoso e più invasivo.»

«Oggi esistono tante tecniche e, con l’anestesia, l’odontoiatria ha fatto passi da gigante. Però è comunque meno piacevole dover fare un semplice appuntamento rispetto a dover venire in studio tre o quattro volte per una cura più complessa.» – dott.ssa Chiara Maccagni

Approfondimento 

La prevenzione non offre una garanzia assoluta e non consente di prevedere il costo di ogni percorso, ma permette spesso di intercettare lesioni quando sono ancora trattabili con procedure conservative. La progressione della carie può portare a coinvolgimento pulpare e a necessità di terapia endodontica e ricostruzione; la scelta dipende dall’esame del dente e non può essere stabilita a distanza. Anche la gestione dell’ansia e del dolore è oggi più articolata, ma ridurre il numero di sedute e preservare tessuto sano restano obiettivi clinici importanti.

Quali sono le abitudini quotidiane più importanti?

«Durante il giorno è fondamentale fare poche cose, ma farle bene. La prima è usare lo spazzolino. Io prediligo quello elettrico: va usato due o tre volte al giorno, per almeno due minuti ogni volta che si lavano i denti. I miei pazienti sanno che bisogna ruotare, ruotare proprio sul dente, facendo attenzione a non premere troppo.»

«Gli spazzolini elettrici hanno veramente delle modalità eccezionali: rilevano la pressione, seguono lo spazzolamento, sono fantastici. E una cosa sulla quale insisto tanto con i miei pazienti è l’utilizzo assoluto del filo e dello scovolino.» – dott.ssa Chiara Maccagni

Approfondimento 

Le raccomandazioni sull’igiene domiciliare insistono su due elementi: rimuovere il biofilm con regolarità e usare dentifricio al fluoro per la prevenzione della carie. Spazzolino manuale ed elettrico possono essere efficaci se la tecnica è corretta; il dispositivo elettrico può aiutare chi tende a spazzolare troppo velocemente o con troppa pressione, ma non sostituisce l’istruzione personalizzata. Un eccesso di forza può favorire irritazione gengivale, recessioni e abrasioni. La seduta professionale è quindi complementare alla routine, non un’alternativa.

Perché filo e scovolino sono fondamentali?

«Il filo e lo scovolino sono fondamentali, perché lo spazzolino pulisce soltanto il 60% delle superfici e, senza il loro aiuto, la bocca non rimane mai completamente pulita.» – dott.ssa Chiara Maccagni

Approfondimento 

La pulizia interdentale è necessaria perché le setole non raggiungono in modo affidabile tutte le superfici tra un dente e l’altro. Filo e scovolino non sono intercambiabili in ogni bocca: la scelta dipende da contatti, ampiezza degli spazi, papille, tasche, ponti, impianti e apparecchi. Le linee guida parodontali collocano il controllo del biofilm domiciliare dentro un programma più ampio, insieme a istruzioni, rimozione professionale dei depositi, controllo dei fattori di rischio e mantenimento. Se il sanguinamento continua, non va attribuito automaticamente al filo: serve una valutazione.

In sintesi

Il messaggio della dott.ssa Chiara Maccagni è netto: il dolore non deve essere la porta d’ingresso abituale alle cure odontoiatriche. Carie, gengivite e parodontite possono iniziare senza dolore, mentre il sanguinamento gengivale ricorrente segnala che è necessario capire che cosa sta accadendo. I richiami possono essere ogni tre-quattro mesi, ogni sei mesi o una volta l’anno, in base a infiammazione, placca, tartaro, fumo, diabete, familiarità e precedenti problemi. A casa servono spazzolino, dentifricio al fluoro e pulizia interdentale; in studio servono diagnosi, istruzioni, rimozione professionale dei depositi e mantenimento. Prevenire non significa sottoporsi a visite casuali, ma arrivare prima che un problema piccolo diventi più invasivo.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

 

Domande frequenti (FAQ)

No, se si ripete non dovrebbe essere normalizzato. Può dipendere da placca, gengivite, tecnica traumatica o parodontite e va valutato.

No. Il dolore può arrivare quando una carie o un’infiammazione sono avanzate; l’assenza di dolore non esclude un problema.

Non esiste un intervallo valido per tutti. In base al rischio possono essere indicati richiami ogni tre-quattro mesi, ogni sei mesi o più distanziati.

Entrambi possono funzionare se usati con tecnica corretta, setole morbide e tempi adeguati. L’elettrico può aiutare a controllare pressione e durata.

Sì, la pulizia interdentale raggiunge superfici che lo spazzolino non pulisce bene. La scelta dello strumento e della misura va personalizzata.

Fonti

pagina istituzionale su carie, malattie parodontali, perdita dei denti, fattori di rischio e prevenzione. Link diretto

indicazioni su spazzolamento, fluoro e pulizia interdentale personalizzata. Link diretto

indicazioni sul richiamo odontoiatrico modulato in base al rischio. Link diretto

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