Quattro giovani italiani, paralizzati da una lesione midollare completa e cronica, sono tornati a camminare con l’aiuto di un deambulatore. Il merito è di una tecnica di neurostimolazione sviluppata per la prima volta al mondo nel laboratorio Mine, nato dalla collaborazione tra l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Niente impianti nel cervello, niente sensori esterni: basta un piccolo movimento volontario del busto per attivare uno stimolatore midollare già disponibile in commercio. Un risultato che allarga le possibilità di recupero per chi ha perso ogni capacità di contrarre volontariamente i muscoli delle gambe.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Quattro giovani italiani con lesione midollare completa e cronica sono tornati a camminare con un deambulatore grazie a una nuova tecnica di neurostimolazione.
- La tecnica, chiamata trunk-mediated control, è nata nel laboratorio Mine di San Raffaele e Sant’Anna ed è stata pubblicata sulla rivista Med, del gruppo Cell Press.
- Non richiede impianti cerebrali, sensori esterni o algoritmi di decodifica: basta un’inclinazione volontaria del tronco di pochi gradi.
- Dopo quattro mesi di riabilitazione intensiva, tutti i partecipanti hanno raggiunto un punteggio WISCI II da 0 a 9, camminando anche su curve, pendenze e superfici irregolari.
- Lo studio ha coinvolto tre uomini e una donna sotto i 35 anni, con lesioni toraciche croniche classificate come funzionalmente complete.
Come funziona la tecnica «trunk-mediated control»
Al centro della sperimentazione c’è un dispositivo che il team del San Raffaele utilizza fin dal 2023. È un generatore di impulsi, una sorta di pacemaker. È collegato a 32 elettrodi posizionati nello spazio epidurale del midollo spinale. Non si tratta quindi di un impianto nuovo. È invece un modo del tutto inedito di controllarlo, descritto per la prima volta sulla rivista Med, del gruppo Cell Press.
La vera novità è come i pazienti attivano la stimolazione. Non serve un impianto nel cervello. Non servono sensori esterni né complessi algoritmi che decodificano il segnale neurale. Basta una lieve inclinazione volontaria del tronco, in media di circa 9 gradi. Questo piccolo movimento modifica la risposta del midollo alla stimolazione. Secondo l’ipotesi dei ricercatori, il busto cambia temporaneamente i rapporti anatomici tra le strutture nervose e gli elettrodi. In questo modo si alterna l’effetto della stimolazione tra due modalità. La prima è l’estensione della gamba, utile per sostenere il peso del corpo. La seconda è la flessione coordinata di anca, ginocchio e caviglia, necessaria per avanzare il passo.
“Il corpo stesso diventa parte dell’interfaccia di controllo”, ha spiegato Silvestro Micera. È professore di Bioingegneria alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Ha guidato lo studio insieme a Pietro Mortini, neurochirurgo dell’Irccs San Raffaele. “Non abbiamo bisogno di decodificare un segnale cerebrale”, ha aggiunto Micera. “Né di aggiungere sensori esterni. Sfruttiamo l’interazione tra un movimento residuo volontario, la biomeccanica del corpo e la stimolazione del sistema nervoso, per generare il comando necessario al passo”.
I ricercatori hanno chiamato il metodo “trunk-mediated control”, cioè controllo mediato dal tronco. Una volta completato l’addestramento, la persona può camminare senza assistenza manuale dei fisioterapisti. Non servono nemmeno sistemi esterni di sostegno del peso corporeo. Il neurostimolatore, una volta impostato, può essere usato in autonomia in modo continuativo.
Chi ha partecipato allo studio e cosa è cambiato dopo la riabilitazione
Ai test hanno preso parte quattro giovani italiani: tre uomini e una donna, tutti under 35. Due sono lombardi, uno marchigiano e uno umbro. Tutti convivevano con una lesione midollare toracica, tra le vertebre T4 e T7. La lesione era cronica e classificata come funzionalmente completa secondo la scala AIS, di grado A o B. Nessuno di loro era più in grado di contrarre volontariamente i muscoli delle gambe prima della sperimentazione.
Dopo l’impianto dello stimolatore, i partecipanti hanno seguito un percorso di riabilitazione quotidiano e progressivo. Li hanno guidati i fisioterapisti del laboratorio Mine. Si è partiti da esercizi di controllo del tronco e attivazione degli arti inferiori tramite la neurostimolazione. Poi si è passati alla stazione eretta, quindi al trasferimento del peso e infine al cammino con un deambulatore. L’intero protocollo è durato quattro mesi.
I risultati parlano chiaro. Il punteggio WISCI II, la scala che misura la capacità di deambulazione dopo una lesione midollare, è passato per tutti da 0 a 9. I quattro sono riusciti a camminare affrontando curve, pendenze e superfici esterne irregolari. Lo hanno fatto senza assistenza manuale e senza sistemi di sostegno del peso corporeo. Uno dei partecipanti ha percorso oltre 132 metri in 42 minuti senza fermarsi. Tre di loro hanno anche imparato a restare in piedi appoggiandosi con una sola mano, usando l’altra per piccole attività quotidiane come leggere o scrivere.
Nessun evento avverso è stato registrato durante l’intero studio. La ricerca è stata finanziata dall’Università Vita-Salute San Raffaele, da Boston Scientific e dalla Fondazione Cariplo. Hanno contribuito anche la Fondazione Bertarelli, i fondi del Pnrr Next Generation EU e il ministero dell’Università e della Ricerca.
Cosa significa per chi vive con una lesione midollare
È importante chiarire un punto, sottolineato dagli stessi autori dello studio. Non si tratta di un recupero della capacità di muovere volontariamente le gambe. Questa capacità, nei quattro partecipanti, resta assente. “Abbiamo invece trovato un modo per utilizzare una funzione volontaria preservata”, ha precisato Pietro Mortini, che dirige l’Unità di Neurochirurgia dell’Irccs San Raffaele. “Il movimento del tronco permette di controllare gli effetti della stimolazione. Consente alla persona di partecipare attivamente alla costruzione del passo”.
Il protocollo di reclutamento per questa fase della sperimentazione si è già concluso. Chi convive con una lesione midollare può comunque prenotare una visita con gli specialisti di Neurochirurgia del San Raffaele. Valuteranno caso per caso le caratteristiche cliniche, per un’eventuale idoneità a trattamenti futuri. Micera ha anticipato che la ricerca continuerà in diverse direzioni. Tra queste, lo studio di una combinazione tra questa strategia e gli esoscheletri.
Il risultato si inserisce in un filone di ricerca internazionale sulla stimolazione epidurale del midollo spinale, tra le strategie più promettenti dopo lesioni gravi. Negli ultimi anni diversi gruppi, dalla Svizzera agli Stati Uniti, hanno testato approcci per certi versi simili. Spesso, però, con protocolli più complessi o riservati a lesioni parziali. La particolarità del lavoro italiano è aver dimostrato che anche una paralisi motoria completa può ammettere un controllo volontario del cammino. Basta sfruttare una funzione residua, come il movimento del tronco.
In Italia, secondo le stime disponibili, convivono con una lesione midollare circa 85.000 persone. I nuovi casi ogni anno, secondo le diverse fonti, si collocano tra circa 1.200 e 2.500, spesso per incidenti stradali, cadute o traumi sportivi. Per questa popolazione, in gran parte giovane, risultati come quelli del San Raffaele rappresentano un passo verso un’autonomia quotidiana finora considerata irraggiungibile.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
È il metodo scoperto dai ricercatori del laboratorio Mine, nato dalla collaborazione tra San Raffaele e Sant’Anna di Pisa. Permette di controllare un neurostimolatore midollare attraverso piccoli movimenti volontari del tronco, senza bisogno di impianti cerebrali o sensori esterni.
No. La tecnica si basa su uno stimolatore midollare epidurale già disponibile in commercio, attivato dal movimento del busto. Non prevede alcun impianto cerebrale né sensori esterni aggiuntivi.
Quattro giovani italiani under 35, tre uomini e una donna, con lesione midollare toracica cronica e funzionalmente completa (AIS A o B), senza alcuna capacità di contrarre volontariamente i muscoli delle gambe.
Il reclutamento per questa fase della sperimentazione si è concluso. Le persone interessate possono prenotare una visita con l’Unità di Neurochirurgia del San Raffaele, che valuterà caso per caso l’eventuale idoneità a trattamenti futuri.
No. La capacità di contrarre volontariamente i muscoli delle gambe resta assente nei partecipanti. La tecnica sfrutta una funzione preservata, il movimento del tronco, per controllare il passo generato dalla stimolazione elettrica.
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