Dossier Salute

Vino, birra o superalcolici: lo studio su 340.000 persone che riscrive le regole su alcol e cuore

Cardiologo confronta vino, birra e superalcolici accanto a un modello anatomico del cuore in un laboratorio.

Un nuovo studio su oltre 340.000 adulti britannici cambia le carte in tavola sull’alcol. I ricercatori li hanno seguiti per una media di tredici anni. Il risultato è chiaro: il tipo di bevanda conta quanto la quantità bevuta. Chi beve alcolici in dosi elevate corre più rischi di morte, qualunque sia la bevanda scelta. Ma a basso e moderato consumo il quadro cambia. Birra, sidro e superalcolici restano legati ad un rischio più alto. Il vino, invece, risulta associato ad un rischio più basso. La ricerca è stata presentata al congresso dell’American College of Cardiology ed è tornata alla ribalta nei giorni scorsi su testate scientifiche internazionali.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Lo studio ha analizzato 340.924 adulti della UK Biobank, monitorati in media per 13,4 anni.
  • Chi beve alcolici in quantità elevate ha un rischio di morte per qualsiasi causa superiore del 24%, per tumore del 36% e per malattie cardiache del 14%, rispetto a chi beve raramente o mai.
  • A basso e moderato consumo, birra, sidro e superalcolici restano legati a un rischio di morte più alto. Il vino, invece, risulta associato a un rischio più basso.
  • I bevitori moderati di vino hanno un rischio di morte cardiovascolare inferiore del 21%. Anche un consumo basso di birra, sidro o superalcolici comporta invece un rischio superiore del 9%.
  • Lo studio è osservazionale: non dimostra un rapporto di causa-effetto e non giustifica l’inizio del consumo di alcolici per motivi di salute.

Lo studio: 340.000 persone monitorate per tredici anni

Lo studio si intitola “Alcohol Use at Mid-Life and All-Cause and Cause-Specific Mortality”. È stato presentato al congresso scientifico annuale dell’American College of Cardiology, l’ACC.26. Nei giorni scorsi è tornato alla ribalta grazie a ScienceDaily e ad altre testate. A guidarlo sono stati Ziyue Li e la dottoressa Zhangling Chen, del Second Xiangya Hospital in Cina. I ricercatori hanno analizzato le abitudini di consumo di alcol di 340.924 adulti. I dati arrivano dallo studio di coorte britannico UK Biobank, raccolti tra il 2006 e il 2022.

All’ingresso nello studio, i partecipanti hanno compilato un questionario alimentare. In base ai grammi di alcol puro consumati ogni giorno, sono stati divisi in quattro gruppi: astemi o bevitori occasionali, consumo basso, moderato ed elevato. Per fare un confronto: una lattina di birra, un bicchiere di vino e un bicchierino di superalcolico contengono ciascuno circa 14 grammi di alcol puro. I ricercatori hanno poi seguito lo stato di salute dei partecipanti. Il monitoraggio è durato in media 13,4 anni.

Nel periodo di osservazione si sono registrati 22.381 decessi. Di questi, 4.288 erano dovuti a malattie cardiovascolari, 11.063 a tumore e 7.030 ad altre cause. Rispetto a chi beveva raramente o mai, i consumatori di alcol in quantità elevate avevano un rischio più alto su tutti i fronti. Il rischio di morte per qualsiasi causa saliva del 24%. Quello di morte per tumore aumentava del 36%, quello per malattie cardiache del 14%. Anche un consumo moderato risultava legato a un rischio di morte per tumore più alto, dell’11%. Per le altre cause di morte, invece, non emergeva lo stesso legame.

Vino, birra o superalcolici: chi rischia di più

È a basso e moderato consumo che lo studio ha trovato la scoperta più interessante. Il tipo di bevanda scelta faceva la differenza, in un senso o nell’altro. Birra, sidro e superalcolici, anche a basse dosi, risultavano legati a un rischio di morte più alto per quasi tutte le cause considerate. L’aumento del rischio andava dal 7% all’83%, a seconda dell’esito analizzato. Il vino, al contrario, era associato a un rischio più basso, con una riduzione tra l’8% e il 21%.

Guardando nello specifico alla mortalità cardiovascolare, la differenza tra le bevande emerge con chiarezza. Chi beveva vino con moderazione aveva un rischio di morte cardiovascolare inferiore del 21%, rispetto a chi non beveva mai o quasi. Anche un consumo basso di superalcolici, birra o sidro, invece, era legato a un rischio superiore del 9%. C’è però un’eccezione che riguarda il vino bevuto in grandi quantità. In quel caso il rischio di morte per tumore saliva del 10%. È un segnale chiaro: anche per il vino, l’eventuale effetto protettivo scompare oltre una certa soglia.

Secondo i ricercatori, alcuni composti del vino rosso, come polifenoli e antiossidanti, potrebbero avere un effetto benefico sul cuore. Ma la spiegazione più probabile riguarda le abitudini di consumo. Il vino si beve più spesso durante i pasti. Chi lo beve, in media, segue anche una dieta migliore e uno stile di vita più sano. Birra, sidro e superalcolici si consumano invece più spesso fuori pasto, insieme a un’alimentazione meno equilibrata. Gli autori hanno notato anche un altro dettaglio: bere a stomaco vuoto, prima dei pasti, è legato a un rischio di morte più alto. Il motivo probabile è un assorbimento più rapido dell’etanolo nel sangue.

Perché il vino fa eccezione, e cosa cambia per la prevenzione

Per la dottoressa Chen, questi risultati non vanno letti come un invito a bere per stare meglio. “I nostri dati non sostengono la raccomandazione di consumare alcolici per ottenere benefici di salute”, ha spiegato. “Un consumo elevato è sempre associato a un rischio di mortalità più alto. E anche un consumo basso o moderato di alcune bevande può comportare rischi maggiori”, ha aggiunto. Secondo la ricercatrice, i medici dovrebbero valutare caso per caso quando parlano di alcol con i pazienti. Conta non solo la quantità, ma anche il tipo di bevanda e le modalità di consumo, come evitare di bere a stomaco vuoto. Per chi già beve, ridurre o eliminare l’alcol resta comunque, ricorda Chen, una scelta ragionevole e spesso più sicura.

Lo studio ha però dei limiti importanti da considerare. Si tratta di una ricerca osservazionale. Non può dimostrare un rapporto diretto di causa-effetto tra il tipo di bevanda e il rischio di morte. Servirebbero studi randomizzati per chiarire meglio gli effetti dell’alcol sulla salute. Il consumo alcolico, inoltre, è stato rilevato una sola volta, all’inizio dello studio. Non si sa se le abitudini dei partecipanti siano cambiate negli anni successivi. I partecipanti alla UK Biobank, infine, tendono a essere più in salute della popolazione generale. Questo potrebbe limitare la validità dei risultati su scala più ampia. Resta il fatto che le linee guida internazionali, comprese quelle dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, indicano da tempo che non esiste una soglia di consumo di alcol priva di rischi.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Per approfondire

Lo studio mostra un’associazione tra consumo moderato di vino e minor rischio di morte cardiovascolare. Non dimostra però un rapporto di causa-effetto: il beneficio osservato potrebbe dipendere anche dallo stile di vita e dall’alimentazione di chi beve vino.

Nello studio, il consumo moderato equivale, per gli uomini, a 20-40 grammi di alcol puro al giorno, circa 1,5-3 bicchieri. Per le donne, a 10-20 grammi al giorno, circa 1-1,5 bicchieri. Un bicchiere di vino da 150 ml contiene circa 14 grammi di alcol puro.

Secondo i dati, anche un consumo basso di birra, sidro o superalcolici è associato a un rischio di morte più alto rispetto a chi beve raramente o mai. Lo stesso livello di consumo di vino, invece, risulta legato a un rischio più basso.

No. I ricercatori sono chiari su questo punto: lo studio non sostiene l’inizio del consumo di alcolici per ottenere benefici di salute. Ridurre o evitare l’alcol resta la scelta più sicura, soprattutto per chi ha patologie croniche o cardiovascolari.

Secondo gli autori dello studio, bere alcolici a stomaco vuoto, in particolare prima dei pasti, è associato a un rischio di morte più alto. Il motivo probabile è un assorbimento più rapido dell’etanolo nel sangue.

Un’altra ricerca condotta sulla stessa coorte britannica collega l’anticipo della menopausa a un maggior rischio di ipertensione. Leggi l’articolo

Un’altra sostanza di consumo quotidiano, il caffè, è stata associata in un ampio studio a una minore incidenza di cirrosi e tumore al fegato. Leggi l’articolo

Un approfondimento su come cambia il rischio cardiometabolico dopo i 40 anni, secondo un’ampia ricerca pubblicata sulla rivista The Lancet. Leggi l’articolo

Fonti

Il comunicato stampa ufficiale dell’American College of Cardiology sullo studio presentato al congresso ACC.26. Leggi la fonte

La sintesi divulgativa dei risultati, pubblicata da ScienceDaily. Leggi la fonte

Un approfondimento con i dati statistici completi, tra cui hazard ratio e intervalli di confidenza, a cura di Healio Cardiology. Leggi la fonte

Il comunicato scientifico distribuito tramite EurekAlert!, il servizio dell’American Association for the Advancement of Science. Leggi la fonte

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