Intervista alla dottoressa Elizaveta Kon, medico esperto in ambito articolare – approfondimenti a cura di Rachele Scoditti, giornalista.
Lo sport è uno degli strumenti più importanti per mantenere la salute, migliorare la funzionalità muscolare e preservare la mobilità delle articolazioni. Quando, però, l’attività fisica diventa agonistica e i carichi di allenamento aumentano, è necessario trovare un equilibrio tra prestazione, recupero e prevenzione degli infortuni.
Allenamenti intensi, gesti tecnici ripetuti, sovraccarichi e recupero insufficiente possono esporre gli atleti a traumi e microtraumi, con conseguenze che in alcuni casi si manifestano anche a distanza di anni. Questo non significa che praticare sport ad alti livelli comporti inevitabilmente un’usura articolare precoce: il rischio dipende dalla disciplina praticata, dall’intensità dei carichi, dalla storia degli infortuni e dalle caratteristiche individuali.
La prevenzione passa attraverso una preparazione atletica adeguata, il riscaldamento, la continuità degli allenamenti e il monitoraggio delle condizioni fisiche dell’atleta. L’obiettivo non è ridurre necessariamente la performance, ma permettere al corpo di sostenerla nel tempo.
La dottoressa Elizaveta Kon approfondisce il rapporto tra attività sportiva agonistica e salute articolare, illustrando le strategie che possono contribuire a ridurre il rischio di traumi e sovraccarichi.
In breve
- L’attività fisica è fondamentale per la salute, ma carichi eccessivi e recupero insufficiente possono aumentare il rischio di infortuni.
- Lo sport agonistico non provoca automaticamente artrosi: il rischio dipende anche dalla disciplina praticata e dalla presenza di precedenti lesioni articolari.
- Riscaldamento, preparazione atletica, progressione dei carichi e recupero sono elementi centrali della prevenzione.
- Il programma FIFA 11+ è un esempio di protocollo preventivo sviluppato per il calcio, con esercizi che possono essere adattati anche ad altri contesti sportivi.
- Il monitoraggio biologico e funzionale aiuta a valutare la risposta dell’atleta agli allenamenti e a individuare eventuali segnali di sovraccarico.
- La prevenzione efficace richiede un approccio personalizzato, che tenga conto delle esigenze dello sportivo e della sua storia clinica.
Quanto può accelerare lo sport agonistico l’usura articolare nel tempo?
«Lo sport è qualsiasi esercizio fisico, ed è considerato come un farmaco. Come potete capire, il farmaco, se lo prendi poco, non serve; se lo prendi troppo, ti fa male. È esattamente la stessa cosa con l’esercizio fisico.
L’esercizio fisico fa benissimo, è una base della nostra vita. Noi siamo animali che si muovono. Se noi stiamo nel letto, moriamo. È una cosa che dobbiamo fare: muoversi è il fondamentale della nostra vita.
Però, se esageriamo con l’attività sportiva, rischiamo di farci male perché, purtroppo, le nostre articolazioni possono essere danneggiate dal sovraccarico».
Approfondimento scientifico
Il paragone tra attività fisica e farmaco proposto dalla dottoressa Kon aiuta a comprendere un concetto fondamentale della medicina dello sport: il movimento è indispensabile per la salute, ma il carico deve essere adeguato alle capacità dell’organismo.
L’esercizio fisico regolare contribuisce a mantenere la forza muscolare, la mobilità articolare e la funzionalità dell’apparato muscoloscheletrico. I muscoli, in particolare, sostengono e stabilizzano le articolazioni, aiutando a distribuire le forze durante i movimenti. Anche la cartilagine articolare risponde agli stimoli meccanici: il movimento controllato favorisce gli scambi di sostanze nutritive all’interno del tessuto cartilagineo.
La situazione cambia quando i carichi diventano eccessivi rispetto alla capacità di recupero. Allenamenti molto intensi, incrementi improvvisi del volume di lavoro e ripetizione frequente di gesti ad alto impatto possono aumentare il rischio di infortuni, soprattutto quando si sommano a una preparazione insufficiente o a precedenti lesioni.
È importante, però, distinguere il sovraccarico dalla degenerazione articolare. Un atleta che si allena intensamente non è necessariamente destinato a sviluppare artrosi. Il rischio varia in base alla disciplina, all’età, alla biomeccanica, alla storia clinica e al tipo di sollecitazioni a cui sono sottoposte le articolazioni.
Alcuni sport espongono maggiormente a collisioni, torsioni e cambi di direzione improvvisi. Altri comportano la ripetizione prolungata dello stesso gesto. In entrambi i casi, una gestione inadeguata dei carichi può favorire problemi muscolari, tendinei o articolari.
Le lesioni traumatiche, in particolare quelle che coinvolgono legamenti e menischi del ginocchio, meritano attenzione anche per le loro possibili conseguenze a lungo termine. Un’articolazione che ha subito un danno significativo può presentare un rischio maggiore di sviluppare artrosi post-traumatica.
Il principio, quindi, non è evitare l’attività fisica intensa, ma adattare allenamento e recupero alle richieste dello sport praticato. La prevenzione comincia molto prima della comparsa del dolore.
Esistono strategie per prevenire usura articolare e microtraumi negli atleti?
«Assolutamente. Ci sono diverse strategie, per esempio FIFA 11+, che è un complesso di esercizi semplicissimi creati per i calciatori, ma che vanno bene per tutti quanti come prevenzione di base dei traumi, perché ci sono anche le usure, ma ci sono anche i traumi.
Se uno gioca a beach volley una volta o due volte all’anno, rischia ovviamente il trauma se non si è scaldato, se non si è allenato. Perciò vanno seguite delle semplici regole: sempre il riscaldamento, un’attività più moderata ma più continua. Non una maratona una domenica al mese: bisogna correre tutti i giorni per essere capaci di correre la maratona.
A parte che io non sono una grande fan delle maratone, preferisco le mezze maratone, però capisco che chi le corre è molto dedicato. Ricordiamoci che stretching, riscaldamento e buona preparazione atletica sono fondamentali per fare un’attività sportiva sana».
Approfondimento scientifico
La prevenzione degli infortuni non si limita a evitare gli allenamenti eccessivi. Richiede un insieme di interventi che preparino il corpo allo sforzo, migliorino il controllo dei movimenti e permettano di affrontare progressivamente carichi sempre più impegnativi.
Uno degli esempi citati dalla dottoressa è il programma FIFA 11+, un protocollo strutturato di riscaldamento e preparazione neuromuscolare sviluppato per ridurre il rischio di infortuni nel calcio.
Il programma comprende esercizi di corsa, equilibrio, forza, controllo del tronco, stabilità e pliometria. Non si tratta semplicemente di aumentare la temperatura corporea prima della partita: l’obiettivo è preparare muscoli e sistema nervoso ai movimenti specifici della disciplina, migliorando la capacità di controllare atterraggi, frenate e cambi di direzione.
Le revisioni scientifiche sul FIFA 11+ hanno rilevato una riduzione degli infortuni nei gruppi di calciatori che seguono il programma, anche se i risultati variano in base alla popolazione studiata, alla frequenza di esecuzione e all’aderenza al protocollo. È dunque un modello utile di prevenzione, non una garanzia assoluta contro gli infortuni.
Anche negli altri sport è possibile applicare principi simili, adattando gli esercizi alle esigenze specifiche dell’attività. Un pallavolista, per esempio, dovrà lavorare sulla stabilità durante i salti e gli atterraggi; un runner dovrà prestare attenzione alla progressione dei chilometri e alla forza degli arti inferiori; chi pratica sport con cambi di direzione frequenti dovrà allenare equilibrio, controllo neuromuscolare e capacità di frenata.
Un altro aspetto centrale è la gradualità. Passare da una vita sedentaria a un’attività intensa in un breve periodo può esporre muscoli e articolazioni a sollecitazioni per cui non sono preparati. La stessa attenzione è necessaria quando si riprende dopo un infortunio o una lunga pausa.
La continuità è generalmente preferibile a sforzi sporadici e molto intensi, ma non significa che ogni atleta debba allenarsi quotidianamente con la stessa intensità. Il programma deve alternare stimoli, recupero e sedute adeguate agli obiettivi individuali.
Anche lo stretching va contestualizzato: può essere utile per obiettivi specifici di mobilità, ma da solo non previene ogni tipo di infortunio. Una preparazione efficace combina riscaldamento dinamico, esercizi di forza, equilibrio e controllo motorio, con una progressione coerente rispetto alle richieste dello sport.
Quanto conta il monitoraggio biologico e funzionale dell’atleta nella prevenzione?
«Nell’atleta è fondamentale e conta sempre di più. Gli strumenti di monitoraggio sono sempre più sofisticati e anche gli strumenti di preparazione dell’atleta sono sempre più sofisticati, perché l’atleta è uno che è un po’ costretto a lavorare troppo con il suo fisico, oltre le sue capacità. Quello è il suo lavoro e glielo possiamo concedere, però ovviamente deve avere tutti gli strumenti per lavorarci il meglio possibile ed essere più protetto».
Approfondimento scientifico
Nello sport agonistico, monitorare le condizioni dell’atleta è importante per capire come l’organismo risponde agli allenamenti e alle competizioni. L’obiettivo è individuare eventuali segnali di affaticamento, programmare il recupero e adattare i carichi prima che un sovraccarico si trasformi in un infortunio.
Il monitoraggio può comprendere parametri biologici, test funzionali, valutazioni della forza e della mobilità, analisi della prestazione e registrazione del carico di allenamento. Gli strumenti utilizzati dipendono dalla disciplina sportiva, dal livello dell’atleta e dalle risorse disponibili.
Tra gli elementi che possono essere controllati rientrano:
- Carico esterno: volume, durata e intensità degli allenamenti, chilometri percorsi, numero di salti, accelerazioni e cambi di direzione.
- Risposta individuale allo sforzo: frequenza cardiaca, percezione della fatica e altri parametri fisiologici, quando appropriati.
- Recupero: qualità del sonno, sensazione di stanchezza, indolenzimento muscolare e benessere generale.
- Funzionalità muscoloscheletrica: forza, equilibrio, mobilità articolare, simmetria del movimento e capacità di eseguire gesti specifici.
- Storia degli infortuni: eventuali lesioni precedenti, sintomi persistenti e risposta alla riabilitazione.
Il monitoraggio non serve soltanto a raccogliere dati. Il suo valore dipende dalla capacità di interpretarli e utilizzarli per prendere decisioni concrete. Un cambiamento nei parametri individuali può suggerire la necessità di modificare temporaneamente il programma, ma non costituisce automaticamente la prova di un infortunio imminente.
Il consenso internazionale del Comitato Olimpico Internazionale sulla gestione dei carichi sportivi evidenzia proprio l’importanza di considerare insieme allenamento, competizioni, recupero, benessere psicologico e condizioni individuali. Cambiamenti troppo rapidi nei carichi e recupero insufficiente possono aumentare il rischio di infortunio, rendendo fondamentale una pianificazione attenta.
Anche la tecnologia può contribuire a migliorare la preparazione. Sensori, dispositivi indossabili e sistemi di analisi del movimento permettono di raccogliere informazioni che, se utilizzate correttamente, aiutano allenatori e professionisti sanitari a valutare l’evoluzione della prestazione.
Nessun dispositivo, tuttavia, può sostituire completamente la valutazione clinica. Il dolore, la sensazione di instabilità e la perdita di funzionalità devono essere presi sul serio anche quando i parametri registrati sembrano nella norma.
Il monitoraggio più efficace è quindi quello che integra dati oggettivi, osservazione del movimento e comunicazione con l’atleta. In questo modo, la prevenzione non diventa un ostacolo alla performance, ma una componente della preparazione necessaria per sostenerla nel tempo.
Come riconoscere i segnali di sovraccarico articolare?
Approfondimento scientifico
Dolore, rigidità e riduzione della mobilità possono essere segnali che meritano attenzione, soprattutto quando compaiono durante l’allenamento, si ripresentano con regolarità o persistono anche dopo il riposo.
Non tutti i fastidi dopo l’attività sportiva indicano una lesione. L’indolenzimento muscolare, per esempio, può comparire dopo uno sforzo insolito o un allenamento particolarmente intenso. È però importante distinguere questa risposta dalla presenza di un dolore articolare localizzato, da un gonfiore o da una limitazione funzionale.
Tra i segnali da non sottovalutare rientrano:
- dolore che si ripresenta durante lo stesso gesto sportivo;
- gonfiore articolare dopo l’attività;
- rigidità persistente o riduzione dell’ampiezza dei movimenti;
- sensazione di cedimento o instabilità;
- difficoltà a sostenere il peso corporeo o a eseguire movimenti abituali;
- peggioramento progressivo dei sintomi nonostante la riduzione del carico.
In presenza di questi segnali, continuare ad allenarsi ignorando il problema può aggravare una condizione già esistente. È opportuno ridurre o sospendere temporaneamente l’attività che provoca dolore e richiedere una valutazione medica, soprattutto se i sintomi persistono o si ripetono.
Un trauma improvviso accompagnato da dolore intenso, deformità, gonfiore importante o impossibilità di utilizzare l’articolazione richiede una valutazione tempestiva.
La diagnosi precoce permette di distinguere un sovraccarico transitorio da una lesione che necessita di un percorso specifico. In base al caso, il medico può indicare esami diagnostici, fisioterapia o un programma di recupero graduale.
Il ritorno allo sport dovrebbe avvenire quando sono state recuperate le capacità funzionali necessarie, non soltanto quando il dolore è diminuito. La ripresa deve essere progressiva e considerare forza, mobilità, stabilità e capacità di eseguire in sicurezza i gesti richiesti dalla disciplina praticata.
Come conciliare prestazione sportiva e salute articolare nel lungo periodo?
La prevenzione dell’usura articolare non richiede necessariamente di rinunciare agli obiettivi agonistici. Richiede, piuttosto, di costruire una preparazione che tenga conto dei limiti fisiologici dell’organismo e della necessità di recuperare dopo gli sforzi.
Un programma efficace deve integrare allenamento, forza muscolare, preparazione neuromuscolare, recupero e monitoraggio delle condizioni individuali. Il carico deve aumentare in modo graduale e adattarsi alle caratteristiche dell’atleta, alla disciplina praticata e alla fase della stagione.
La continuità dell’attività fisica è importante, ma non significa allenarsi sempre al massimo. Alternare sedute impegnative e momenti di recupero permette di sostenere il lavoro nel tempo e di ridurre il rischio che la fatica si accumuli.
Anche la prevenzione degli infortuni deve essere specifica: un programma efficace per un calciatore non coincide necessariamente con quello più adatto a un maratoneta o a un pallavolista. Gli esercizi devono rispondere alle sollecitazioni reali dello sport praticato.
Un ruolo centrale spetta inoltre alla collaborazione tra atleta, allenatore, medico e fisioterapista. La condivisione delle informazioni consente di individuare precocemente eventuali problemi e di adattare il programma senza compromettere inutilmente la preparazione.
Il messaggio della dottoressa Elizaveta Kon è chiaro: il movimento è indispensabile per la salute, ma l’attività agonistica richiede attenzione, preparazione e strumenti adeguati. Proteggere le articolazioni non significa allenarsi meno a ogni costo, ma allenarsi in modo più consapevole, per mantenere la performance e la funzionalità fisica nel tempo.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
No. L’attività sportiva non provoca automaticamente artrosi. Il rischio dipende dalla disciplina, dall’intensità e dalla gestione dei carichi, dalle caratteristiche individuali e dall’eventuale presenza di precedenti lesioni articolari.
Dipende dal tipo di sollecitazione. Gli sport con salti, cambi di direzione, torsioni e contatti fisici possono esporre a determinati traumi, mentre le attività caratterizzate da gesti ripetitivi possono favorire problemi da sovraccarico. La preparazione e la gestione dei carichi sono importanti in ogni disciplina.
Sì. Un riscaldamento strutturato prepara l’organismo allo sforzo e può contribuire a ridurre il rischio di alcuni infortuni. I programmi preventivi che combinano forza, equilibrio e controllo neuromuscolare, come FIFA 11+, hanno mostrato benefici soprattutto nel calcio.
È un programma di riscaldamento e prevenzione degli infortuni sviluppato per il calcio. Comprende esercizi di corsa, forza, equilibrio e controllo del movimento. Gli elementi del programma possono ispirare protocolli adattati ad altri sport, ma gli esercizi devono essere scelti in funzione delle esigenze specifiche dell’atleta.
Dolore persistente o ricorrente, gonfiore, rigidità, instabilità e riduzione della funzionalità sono segnali da non ignorare. Se i sintomi persistono o peggiorano, è opportuno richiedere una valutazione sanitaria prima di riprendere gli allenamenti intensi.
Argomenti correlati
Un dolore articolare in un bambino o in un adolescente che pratica sport viene spesso archiviato come un semplice dolore della crescita. Leggi l’articolo





