Dossier Salute

Parkinson: il microbiota intestinale lo predice in anticipo

Studio su Nature Medicine sul microbiota intestinale e il rischio di Parkinson

Uno studio internazionale pubblicato su Nature Medicine, condotto anche dalla Fondazione IRCCS Mondino di Pavia, mostra che alcune alterazioni del microbiota intestinale permettono di identificare le persone a rischio di sviluppare il morbo di Parkinson prima della comparsa dei sintomi motori. La scoperta apre la strada a strumenti di diagnosi precoce.

di Lavinia Giganti | Giornalista  | Dossier Salute

IN SINTESI

•     Il microbiota intestinale è l’insieme dei microrganismi che popolano l’intestino umano e ne influenzano diverse funzioni.

•     Lo studio ha analizzato campioni fecali di 271 pazienti con Parkinson, 43 portatori sani di varianti GBA1 e 150 controlli sani.

•     Circa un quarto della composizione del microbiota nei portatori sani di GBA1 risulta intermedio tra sani e malati.

•     I risultati sono stati confermati in tre coorti indipendenti di Stati Uniti, Corea del Sud e Turchia per un totale di 957 persone.

•     La ricerca è stata pubblicata su Nature Medicine il 20 aprile 2026 con la partecipazione della Fondazione Mondino di Pavia.

 

Cos’è il microbiota intestinale e cosa ha scoperto lo studio su Nature Medicine

Il microbiota intestinale è l’insieme di batteri, virus e altri microrganismi che colonizzano l’intestino umano.

Il suo ruolo è sempre più studiato, perché contribuisce a funzioni fondamentali. Partecipa alla digestione, alla regolazione del sistema immunitario e alla comunicazione con il sistema nervoso. Questa comunicazione avviene attraverso il cosiddetto asse intestino-cervello.

Proprio su questo legame si concentra lo studio pubblicato il 20 aprile 2026 su Nature Medicine. Il titolo della ricerca è “Microbiome signature of Parkinson’s disease in healthy and genetically at-risk individuals”.

Lo studio ha analizzato, per la prima volta con questo livello di dettaglio, come la composizione del microbiota cambi progressivamente nelle fasi che precedono la comparsa dei sintomi motori del morbo di Parkinson.

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa e rappresenta una delle principali cause di disabilità nella popolazione anziana.

La ricerca fa parte del progetto internazionale Parkinson Microbioma. Il progetto è finanziato da Aligning Science Across Parkinson’s e dalla Michael J. Fox Foundation. È coordinato dal professor Anthony Schapira dello University College di Londra.

Allo studio ha partecipato un consorzio internazionale che comprende, tra gli altri, il centro tedesco DZNE e l’istituto francese INRAE di Parigi.

Anche l’Italia ha avuto un ruolo nella ricerca. Hanno partecipato la Fondazione IRCCS Mondino di Pavia, con il gruppo guidato dal professor Fabio Blandini e coordinato clinicamente dalla dottoressa Micol Avenali, e la Neurologia dell’IRCCS di Reggio Emilia, unico altro centro italiano coinvolto nello studio.

I ricercatori hanno combinato dati clinici e metagenomica fecale.

La metagenomica fecale è la tecnica che analizza il materiale genetico complessivo dei microrganismi presenti in un campione di feci.

L’analisi è stata condotta su 271 pazienti con diagnosi di Parkinson, 43 portatori di varianti del gene GBA1 senza sintomi della malattia e 150 persone sane usate come gruppo di controllo.

Le varianti del gene GBA1 rappresentano il più comune fattore di rischio genetico noto per il Parkinson.

Queste varianti possono aumentare il rischio di sviluppare la malattia fino a 30 volte rispetto alla popolazione generale.

Resta però ancora poco chiaro perché solo circa il 20% dei portatori di queste varianti sviluppi effettivamente i sintomi nel corso della vita.

 

Come funziona la diagnosi precoce basata sul microbiota intestinale

Il dato centrale dello studio riguarda un’ampia porzione del microbiota intestinale, pari a circa un quarto della sua composizione complessiva.

Nei portatori sani delle varianti GBA1, questa parte del microbiota risulta in una condizione intermedia: non è uguale a quella osservata nelle persone sane, ma non coincide ancora con quella tipica dei pazienti con Parkinson conclamato.

Questo pattern intermedio, spiegano gli autori, è fortemente correlato con due aspetti principali: la progressione della malattia nei pazienti già diagnosticati e la presenza di sintomi prodromici.

I sintomi prodromici sono segnali precoci e spesso aspecifici, come alterazioni dell’olfatto o del sonno. Possono precedere di anni la diagnosi clinica di Parkinson e sono stati osservati sia nei portatori di GBA1 sia nelle persone senza alcuna predisposizione genetica nota.

Per verificare la solidità del dato, il gruppo di ricerca ha replicato l’analisi su tre coorti indipendenti provenienti da Stati Uniti, Corea del Sud e Turchia.

Nel complesso, la replica ha coinvolto 638 pazienti con Parkinson e 319 controlli sani; anche in questi gruppi sono state osservate alterazioni del microbiota simili a quelle rilevate nella coorte principale.

Questa conferma, ottenuta su popolazioni geograficamente e geneticamente diverse, rafforza l’ipotesi che i cambiamenti del microbiota intestinale non siano un fenomeno isolato. Al contrario, potrebbero rappresentare un segnale biologico riproducibile e potenzialmente utile come marcatore precoce.

Un marcatore precoce è un indicatore misurabile che compare prima della malattia conclamata.

Dal punto di vista clinico, questo dato apre una possibilità rilevante: identificare persone a rischio nella cosiddetta fase premanifesta, cioè prima della comparsa dei sintomi motori tipici come tremore e rigidità.

Questa identificazione precoce potrebbe riguardare sia i portatori di varianti genetiche sia la popolazione generale.

Riconoscere la fase premanifesta avrebbe un valore importante per la ricerca, soprattutto per studiare eventuali terapie in grado di rallentare la progressione della malattia prima che il danno neurologico diventi conclamato.

Ad oggi non esistono terapie capaci di arrestare la progressione del Parkinson; inoltre, gran parte dei tentativi di sviluppare farmaci neuroprotettivi ha incontrato un limite importante: intervenire quando la malattia è già in una fase avanzata.

 

Cosa cambia per i pazienti e quali sono i prossimi passi della ricerca

Gli autori dello studio sottolineano un aspetto importante: i risultati, per quanto solidi, descrivono una correlazione statistica tra alterazioni del microbiota e rischio di Parkinson.

Non dimostrano, quindi, un rapporto di causa-effetto.

Allo stesso modo, l’analisi del microbiota non è al momento un test diagnostico disponibile nella pratica clinica corrente.

Il passo successivo della ricerca, secondo il consorzio internazionale, riguarda la validazione di pannelli di biomarcatori del microbiota. L’obiettivo è capire se questi strumenti potranno essere utilizzati insieme ad altri già in uso, come i test genetici per le varianti GBA1 e la valutazione dei sintomi prodromici.

In questo modo, in futuro, potrebbe essere possibile costruire profili di rischio più accurati.

In Italia, la Fondazione Mondino di Pavia ha condotto negli scorsi mesi una fase di reclutamento di volontari per lo studio Parkinson e Microbioma. Questo conferma che la ricerca su questo fronte continuerà ad ampliare la base di dati disponibile anche nel nostro Paese.

Per i pazienti già in cura e per i familiari di persone con varianti genetiche note, la notizia non comporta cambiamenti immediati nella gestione clinica.

Rappresenta però un passo concreto verso strumenti di prevenzione più mirati, in un futuro non troppo lontano.

Chi ha dubbi su una storia familiare di Parkinson o desidera informazioni sui test genetici disponibili può rivolgersi a un centro di neurologia specializzato in disturbi del movimento.

In questo contesto, lo specialista potrà fornire una valutazione personalizzata, sulla base delle più recenti evidenze scientifiche.

Gli esperti coinvolti nello studio ricordano inoltre che il ruolo del microbiota resta un campo di ricerca in evoluzione.

Per questo motivo, eventuali interventi sulla dieta o sull’assetto microbico intestinale non hanno oggi alcuna evidenza di efficacia nel prevenire la malattia; inoltre, non dovrebbero essere intrapresi al di fuori di contesti di ricerca controllati.

 

 

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

La redazione 

FAQ

È l’insieme di batteri e altri microrganismi che vivono nell’intestino. Lo studio su Nature Medicine mostra che le sue alterazioni sono collegate al rischio e alla progressione del Parkinson, anche prima dei sintomi motori.

La coorte principale comprendeva 271 pazienti con Parkinson, 43 portatori sani di varianti GBA1 e 150 controlli sani, con una replica su altre 957 persone in tre Paesi diversi.

I portatori di varianti del gene GBA1 hanno un rischio fino a 30 volte superiore, ma solo circa il 20% di loro sviluppa effettivamente la malattia nel corso della vita.

No, al momento è uno strumento di ricerca. Gli autori chiariscono che serve ancora validare pannelli di biomarcatori prima di un eventuale utilizzo clinico diffuso.

No, al momento è uno strumento di ricerca. Gli autori chiariscono che serve ancora validare pannelli di biomarcatori prima di un eventuale utilizzo clinico diffuso.

Per approfondire

Fonti

Il legame tra cervello e intestino non è soltanto un’immagine poetica: è un sistema biologico reale e articolato che la scienza definisce asse intestino-cervello (gut-brain axis).  https://www.dossiersalute.com/asse-intestino-cervello-nutrizione/

Un consumo moderato di caffè e tè con caffeina potrebbe essere la chiave per rallentare il declino cognitivo e ridurre significativamente il rischio di demenza. 

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa, ad evoluzione lenta e progressiva, che interessa alcune funzioni come il controllo dei movimenti e dell’equilibrio.  https://www.dossiersalute.com/parkinson-e-disturbi-oculari/

Negli ultimi giorni la comunità scientifica italiana ha portato in primo piano un risultato che, pur essendo ancora da confermare su campioni più ampi, apre scenari molto concreti: nel sangue delle persone con Parkinson sono state individuate alterazioni metaboliche specifiche, in particolare nei metaboliti degli amminoacidi e in vie collegate alla funzione dei mitocondrihttps://www.dossiersalute.com/parkinson-biomarcatori-sangue-diagnosi-precoce/

Studio originale con abstract, metodologia e dati completi della ricerca — Menozzi et al., Nature Medicine, vol. 32, pubblicato il 20 aprile 2026. https://www.nature.com/articles/s41591-026-04318-5

Comunicato stampa ufficiale di Nature Portfolio sui risultati dello studio sul microbiota e il Parkinson — Nature Portfolio, 2026. https://www.natureasia.com/en/info/press-releases/detail/9308

Scheda di sintesi del progetto di ricerca curata dal consorzio internazionale Aligning Science Across Parkinson’s — ASAP, 2026. https://parkinsonsroadmap.org/report/microbiome-signature-of-parkinson-disease-in-healthy-and-genetically-at-risk-individuals/

Pagina ufficiale della Fondazione IRCCS Mondino dedicata al progetto di ricerca Parkinson e Microbioma — Fondazione IRCCS Mondino, Pavia, 2026. https://www.mondino.it/ricerca-parkinson-e-microbioma/

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