L’osteoporosi non fa male finché non si rompe un osso. È questo che la rende così insidiosa: per anni non dà alcun segnale, poi basta una caduta banale per fratturare il polso, una vertebra o il femore. In Italia colpisce circa 5 milioni di persone e l’80% sono donne dopo la menopausa. Il 20 ottobre è stata la Giornata mondiale dell’osteoporosi. Chi dovrebbe fare la MOC, cioè la densitometria ossea? E che cosa si può fare a ogni età per proteggere lo scheletro? Le risposte, con le indicazioni più recenti.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- In Italia circa 5 milioni di persone hanno l’osteoporosi, per l’80% donne in post-menopausa, secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute.
- La malattia non dà sintomi per anni e spesso viene scoperta solo dopo una frattura.
- La MOC, o densitometria ossea a raggi X (DXA), misura la densità dell’osso ed è l’esame di riferimento per la diagnosi.
- Le linee guida statunitensi raccomandano la densitometria a tutte le donne dai 65 anni e a quelle più giovani in post-menopausa con fattori di rischio.
- Il tema 2026 della Giornata mondiale invita a costruire, proteggere e rafforzare le ossa per tutta la vita.
Osteoporosi: perché è una malattia silenziosa
L’osso è un tessuto vivo, che si rinnova di continuo. Fino ai 25-30 anni circa si accumula più osso di quanto se ne perda. Poi l’equilibrio si inverte lentamente. Con l’osteoporosi la massa ossea si riduce e la sua struttura interna si deteriora, così l’osso diventa più fragile.
Il Ministero della Salute stima che in Italia ne soffrano circa 5 milioni di persone, per l’80% donne dopo la menopausa. Il motivo è il calo degli estrogeni, che proteggono lo scheletro. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la perdita di densità ossea legata alla menopausa contribuisce in modo importante al maggior numero di osteoporosi e fratture nelle donne.
I numeri crescono con l’età. Nell’indagine ISTAT Multiscopo del 2020, basata su quanto dichiarato dagli intervistati, l’osteoporosi riguardava il 13,5% delle donne e il 2,3% degli uomini. Oltre i 74 anni la quota sale al 47% tra le donne. Il dato reale è probabilmente più alto, perché molte persone non sanno di averla.
Il problema vero sono le fratture da fragilità. Le sedi più colpite sono le vertebre, il femore, l’omero, il polso e la caviglia. Una frattura vertebrale può passare inosservata, scambiata per un mal di schiena, e farsi notare solo con il calo di statura o con la schiena che si incurva. Una frattura del femore in età avanzata, invece, può cambiare la vita: spesso significa perdere autonomia.
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MOC: chi deve fare la densitometria e quando
La MOC (mineralometria ossea computerizzata) oggi si esegue con la tecnica DXA, cioè con raggi X a dosaggio molto basso. È un esame rapido e indolore: si resta sdraiati sul lettino per qualche minuto mentre l’apparecchio misura la densità di colonna lombare e femore.
Il risultato più importante è il T-score, che confronta la densità ossea con quella di un giovane adulto sano. Un valore uguale o inferiore a -2,5 indica osteoporosi. Tra -1 e -2,5 si parla di osteopenia, cioè di una densità ridotta ma non ancora tale da definire la malattia.
Chi deve farla? La MOC non è un esame per tutti. La task force statunitense per i servizi di prevenzione (USPSTF), nelle raccomandazioni aggiornate a gennaio 2025, consiglia lo screening a tutte le donne dai 65 anni in su. Lo raccomanda anche alle donne in post-menopausa più giovani di 65 anni se hanno un rischio aumentato. Per gli uomini, invece, le prove sono considerate ancora insufficienti per una raccomandazione generale.
I fattori di rischio che il medico valuta sono diversi. Contano una menopausa precoce, una frattura dopo un trauma lieve, la familiarità per frattura del femore, la magrezza, il fumo e l’alcol. Pesano anche alcune malattie, come l’artrite reumatoide, e alcuni farmaci presi a lungo, in particolare il cortisone.
In Italia la MOC si prescrive in base a questi fattori. Il consiglio pratico è parlarne con il medico di famiglia intorno alla menopausa, senza aspettare una frattura.
Come proteggere le ossa ad ogni età
Il tema scelto per la Giornata mondiale 2026 dalla International Osteoporosis Foundation riassume bene il punto: costruire, proteggere e rafforzare le ossa per tutta la vita. La prevenzione infatti comincia molto prima della menopausa.
Da giovani si costruisce il “capitale” osseo. Più è alto il picco raggiunto entro i 30 anni, più margine si avrà in seguito. Conta un’alimentazione con abbastanza calcio, che si trova nei latticini ma anche in alcune verdure, nei legumi e in molte acque minerali. Conta il movimento, soprattutto le attività con impatto come camminare, correre o saltare. E serve un po’ di sole, che aiuta a produrre vitamina D.
Vale anche per le ragazze. Diete drastiche, magrezza eccessiva e cicli che si interrompono a lungo possono compromettere il picco di massa ossea, con effetti che si vedono decenni dopo.
In età adulta e dopo la menopausa l’obiettivo è rallentare la perdita. Gli esercizi di forza e di equilibrio sono utili due volte: rinforzano muscoli e ossa e riducono il rischio di cadere. Il fumo accelera la perdita ossea, l’alcol in eccesso pure. Vitamina D e calcio vanno valutati con il medico: gli integratori servono a chi ne ha bisogno, non a tutti.
Quando la diagnosi c’è, esistono farmaci efficaci che riducono il rischio di fratture. Vanno presi con costanza e rivalutati nel tempo con il medico. In più, conviene rendere la casa più sicura: tappeti fissati, buona illuminazione notturna, maniglie in bagno. Sembrano dettagli. Per chi ha ossa fragili, una caduta evitata è una frattura evitata.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
È una malattia in cui la massa ossea si riduce e la struttura dell’osso si deteriora, rendendolo più fragile. Non dà sintomi per anni e spesso viene scoperta dopo una frattura di polso, vertebre o femore.
Le raccomandazioni statunitensi della USPSTF indicano la densitometria a tutte le donne dai 65 anni e alle donne in post-menopausa più giovani con un rischio aumentato. In Italia la prescrive il medico in base ai fattori di rischio.
Confronta la densità ossea con quella di un giovane adulto sano. Un T-score uguale o inferiore a -2,5 indica osteoporosi, mentre un valore tra -1 e -2,5 indica osteopenia, cioè una densità ridotta.
Menopausa precoce, fratture dopo traumi lievi, familiarità per frattura del femore, magrezza, fumo, alcol, alcune malattie come l’artrite reumatoide e l’uso prolungato di cortisone.
Con un’alimentazione ricca di calcio, attività fisica regolare con esercizi di carico, forza ed equilibrio, esposizione al sole, niente fumo e poco alcol. Integratori e farmaci vanno valutati con il medico.
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Fonti
I dati del Ministero della Salute e dell’ISTAT. Leggi la fonte
Le raccomandazioni aggiornate a gennaio 2025. Leggi la fonte
La campagna della Giornata mondiale 2026. Leggi la fonte
Gli effetti della menopausa sulla densità ossea. Leggi la fonte





