Intervista al dott. Massimo Perachino, urologo – approfondimenti a cura di Rachele Scoditti, giornalista
Le infezioni sessualmente trasmissibili (IST) sono un tema di salute pubblica che richiede informazione corretta, prevenzione e maggiore consapevolezza. Alcune possono essere presenti senza sintomi evidenti, mentre altre provocano disturbi che è importante riconoscere e sottoporre a valutazione medica. La mancanza di segnali visibili, infatti, non è una garanzia di assenza di infezione.
In breve
- Le infezioni sessualmente trasmissibili possono essere asintomatiche: non è possibile riconoscerle semplicemente dall’aspetto di una persona.
- Tra le più comuni ci sono clamidia, papillomavirus umano (HPV), herpes genitale, gonorrea e HIV.
- Il rischio di contagio aumenta con le occasioni di esposizione, ma può bastare anche un solo rapporto non protetto.
- Le infezioni possono trasmettersi anche attraverso i rapporti orali.
- Il preservativo, utilizzato correttamente e con costanza, riduce il rischio di molte IST, ma non protegge completamente da tutte.
- Test mirati, diagnosi tempestiva e vaccinazione contro HPV ed epatite B sono strumenti importanti di prevenzione.
È possibile riconoscere una persona con un’infezione sessualmente trasmissibile dai suoi sintomi o dal suo aspetto?
«C’è tanta informazione, però a volte si dimenticano di dire cose molto fondamentali. Ad esempio, si vede se una persona è malata oppure no, come se avesse una M sulla fronte? No, non è così. Molte malattie sono asintomatiche oppure, nella donna, sono asintomatiche mentre nell’uomo non lo sono, o viceversa.
Non è detto che, se un ragazzo sembra un bravo ragazzo o una ragazza sembra una brava ragazza, sicuramente non abbiano malattie. Allo stesso modo, non è detto che una persona dall’aspetto più vissuto sia malata. Bisogna proteggersi sempre».
Approfondimento scientifico
Il messaggio del dottor Massimo Perachino tocca uno degli aspetti più importanti della prevenzione: l’assenza di sintomi non esclude la presenza di un’infezione sessualmente trasmissibile.
Molte infezioni possono rimanere silenziose per periodi più o meno lunghi. Una persona può quindi non sapere di avere un’infezione e trasmetterla al partner. In altri casi, i sintomi sono lievi, aspecifici o simili a quelli di altre condizioni, rendendo difficile riconoscere il problema senza esami specifici.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), oltre un milione di infezioni sessualmente trasmissibili curabili viene acquisito ogni giorno nel mondo dalle persone tra i 15 e i 49 anni, e molte di queste infezioni sono asintomatiche. Il dato evidenzia perché affidarsi esclusivamente alla comparsa di disturbi non sia una strategia sufficiente.
Anche la percezione del partner può essere fuorviante. L’aspetto fisico, il comportamento, la storia sentimentale che una persona racconta o l’impressione di affidabilità non permettono di stabilire se sia presente un’infezione. Le IST non sono riconoscibili attraverso stereotipi o giudizi morali.
Per questo la prevenzione deve basarsi su strumenti concreti: uso corretto del preservativo, vaccinazioni disponibili, valutazione del rischio individuale e test quando indicati. In presenza di un’esposizione potenzialmente a rischio, è opportuno rivolgersi a un professionista sanitario per capire quali esami eseguire e quando effettuarli.
Fonte: OMS, Infezioni sessualmente trasmissibili.
Quali sono le infezioni sessualmente trasmissibili più diffuse e quali conseguenze possono avere?
«Le più diffuse sono principalmente la clamidia, il papillomavirus, che è ancora più diffuso della clamidia, l’herpes, la gonorrea e l’HIV. Poi vi sono altre uretriti e altre infezioni, ma le più comuni sono queste.
La clamidia, nella donna, è assolutamente asintomatica e può avere le conseguenze peggiori, perché la cosiddetta malattia infiammatoria pelvica cronica, che può portare all’infertilità e a molti problemi, è spesso determinata dalla clamidia.
Nell’uomo può dare problemi meno pressanti, ma non meno importanti se viene trascurata. È difficile che venga trascurata perché dà sintomi caratteristici, come la perdita di secrezioni trasparenti dall’uretra, dal canale della pipì, e poi disturbi urinari irritativi, bruciori e fastidi di questo tipo».
Approfondimento scientifico
Le infezioni sessualmente trasmissibili sono causate da diversi microrganismi, tra cui batteri e virus. Non hanno tutte lo stesso decorso: alcune sono curabili con terapie specifiche, mentre altre possono persistere nell’organismo e richiedere trattamenti o controlli nel tempo.
Tra le più importanti rientrano:
- Clamidia: infezione batterica che spesso non provoca sintomi. Se non diagnosticata e trattata, può causare complicanze dell’apparato riproduttivo, soprattutto nelle donne.
- Papillomavirus umano (HPV): gruppo di virus molto diffuso. Alcuni tipi possono provocare condilomi, mentre altri, se l’infezione persiste, sono associati allo sviluppo di tumori.
- Herpes genitale: infezione virale che può causare vescicole o ulcere dolorose, ma può essere presente anche senza manifestazioni evidenti.
- Gonorrea: infezione batterica che può provocare secrezioni genitali anomale e bruciore durante la minzione. Può interessare anche la gola e il retto, talvolta senza sintomi.
- HIV: virus che colpisce il sistema immunitario. Le terapie antiretrovirali consentono oggi di controllare efficacemente l’infezione, ma è fondamentale diagnosticarla e trattarla.
L’elenco non è esaustivo: tra le altre IST figurano sifilide, tricomoniasi ed epatite B. La scelta degli esami deve essere guidata dalla storia clinica e sessuale, dai possibili contatti e dalle indicazioni del medico.
Clamidia: perché può essere difficile accorgersene?
La clamidia è una delle infezioni che meritano particolare attenzione proprio perché può non causare disturbi evidenti. Quando compaiono, i sintomi possono includere bruciore durante la minzione, secrezioni genitali anomale, dolore al basso ventre o sanguinamenti vaginali fuori dal ciclo o dopo i rapporti. Tuttavia, la loro assenza non esclude l’infezione.
Nelle donne, la clamidia non trattata può risalire lungo l’apparato genitale e provocare una malattia infiammatoria pelvica, che può danneggiare le tube e aumentare il rischio di infertilità e gravidanza extrauterina. Negli uomini può causare uretrite e, in alcuni casi, infiammazione dell’epididimo.
La diagnosi può essere effettuata attraverso test molecolari su campioni appropriati, come urine o tamponi. Se viene confermata l’infezione, è importante seguire la terapia prescritta e valutare anche i partner sessuali, per evitare nuove trasmissioni o reinfezioni.
Fonte: OMS, Chlamydia.
HPV: non riguarda soltanto la salute femminile
Il papillomavirus umano è molto comune e, nella maggior parte dei casi, l’organismo riesce a controllare spontaneamente l’infezione. Alcuni tipi virali, tuttavia, possono persistere e favorire lo sviluppo di lesioni precancerose e tumori.
L’HPV è associato soprattutto al tumore della cervice uterina, ma può contribuire anche allo sviluppo di tumori dell’ano, del pene, della vulva, della vagina e dell’orofaringe, cioè di alcune strutture della bocca e della gola. Non è quindi corretto considerarlo un problema esclusivamente femminile.
La vaccinazione è uno degli strumenti più efficaci per prevenire le infezioni da tipi di HPV responsabili di una parte rilevante delle lesioni e dei tumori correlati al virus. È raccomandata anche per i ragazzi, secondo il calendario vaccinale applicabile. Per le donne, la vaccinazione non sostituisce gli screening cervicali previsti.
Fonte: OMS, Papillomavirus umano e cancro.
Il rischio di contrarre un’infezione sessualmente trasmissibile dipende dal numero di partner?
«È ovvio che, maggiore è il numero di partner, maggiore è il rischio di contrarre una malattia sessualmente trasmessa, ma non vuol dire che sia necessario avere molti partner perché si verifichi un contagio: purtroppo basta anche una volta.
Molto spesso, nella mia professione, mi capitano persone che dicono: “Era la prima volta che non usavo il preservativo e mi è successo questo”. È plausibile. Il preservativo va usato sempre, dall’inizio alla fine, non soltanto quando c’è la penetrazione, ma anche nei preliminari.
Il rapporto orale non è esente dal rischio di contagio. Ci sono gonorree orali e c’è l’HPV orale, che può portare al cancro della cavità orale, una neoplasia piuttosto seria sia negli uomini sia nelle donne. A livello genitale, l’HPV può provocare tumori, soprattutto quello della cervice uterina. Per l’HPV c’è un vaccino, che oggi è consigliato sia alle ragazze sia ai ragazzi».
Approfondimento scientifico
Il numero di partner sessuali può influenzare la probabilità di entrare in contatto con un’infezione, ma non è l’unico fattore da considerare. Anche un singolo rapporto può comportare un rischio, se il partner ha un’infezione trasmissibile e si verifica un’esposizione.
È quindi importante evitare due convinzioni errate: pensare che il rischio riguardi soltanto chi ha molti partner e credere che una persona senza sintomi non possa trasmettere infezioni.
Il preservativo va utilizzato correttamente e con costanza
Il preservativo riduce in modo significativo il rischio di molte IST, tra cui HIV, clamidia e gonorrea, se utilizzato correttamente durante il rapporto. È importante indossarlo prima del contatto sessuale a rischio e mantenerlo per tutta la durata del rapporto.
La protezione, però, non è assoluta. Infezioni come HPV, herpes e sifilide possono essere trasmesse attraverso il contatto con aree della pelle o lesioni non coperte dal preservativo. Per questo motivo è più corretto parlare di riduzione del rischio, non di protezione totale.
Il preservativo è utile anche durante i rapporti orali, per ridurre il rischio di trasmissione di infezioni tra bocca, genitali e area anale. Il tipo di barriera da utilizzare dipende dalla pratica sessuale.
Per informazioni istituzionali sulla prevenzione è possibile consultare la pagina del Ministero della Salute dedicata alle infezioni sessualmente trasmesse.
Il sesso orale può trasmettere le IST?
Sì. Il sesso orale può trasmettere diverse infezioni, tra cui gonorrea, sifilide, herpes e HPV. Alcune infezioni della gola non causano sintomi evidenti, per cui una persona può non accorgersi di averle contratte.
Il rischio varia in base all’infezione, al tipo di contatto e alla presenza di eventuali lesioni. In caso di esposizione, il medico può valutare l’opportunità di eseguire test anche su campioni faringei, oltre a quelli genitali o ematici.
L’HPV merita un’attenzione particolare perché alcuni tipi sono associati ai tumori dell’orofaringe. La vaccinazione può prevenire una parte importante delle infezioni da tipi virali responsabili di patologie oncologiche.
Vaccinazione contro HPV: una prevenzione per ragazze e ragazzi
La vaccinazione contro l’HPV è uno strumento importante per la prevenzione dei tumori correlati al virus. La sua efficacia preventiva è maggiore quando viene effettuata prima dell’esposizione, motivo per cui viene proposta durante l’adolescenza. Le indicazioni e le modalità di accesso gratuito dipendono dal calendario vaccinale e dalle disposizioni regionali.
È importante ricordare che il vaccino previene nuove infezioni da tipi di HPV inclusi nel vaccino, ma non è una terapia per un’infezione già presente. La vaccinazione va quindi integrata con l’informazione, l’uso delle protezioni e gli screening raccomandati.
Per approfondire: Regione Emilia-Romagna, Papillomavirus HPV.
Quanto sono importanti i test specifici e la diagnosi precoce per proteggere se stessi e il proprio partner?
«È importante fare i test specifici quando c’è un sospetto, ma il problema va spostato a monte. Non ci deve essere un sospetto. Bisogna sempre fare sesso sicuro.
Questo riduce notevolmente le possibilità di contagio. Quando c’è un sospetto, è importante rivolgersi a un professionista e fare i test, limitando l’attività sessuale perché si potrebbe essere contagiosi. È importante poi curare anche la partner e gestire la situazione con attenzione. Sicurezza prima di tutto».
Approfondimento scientifico
La diagnosi precoce permette di individuare le infezioni, iniziare il trattamento quando disponibile e ridurre il rischio di complicanze e trasmissione. Non tutti i test sono uguali: alcuni si eseguono con un prelievo di sangue, altri attraverso urine o tamponi. Il tipo di esame dipende dall’infezione da ricercare e dalla sede del possibile contagio.
In presenza di sintomi come bruciore durante la minzione, secrezioni insolite, lesioni genitali o orali, dolore pelvico o altre manifestazioni sospette, è opportuno rivolgersi a un medico senza ricorrere all’autodiagnosi. Anche dopo un rapporto non protetto o un’altra possibile esposizione, un professionista può indicare quali test siano appropriati e il momento corretto per eseguirli, tenendo conto dei periodi finestra.
Un risultato negativo ottenuto troppo presto dopo un contatto a rischio potrebbe non escludere tutte le infezioni. Per questo può essere necessario ripetere alcuni esami a distanza di tempo, secondo le indicazioni sanitarie.
Perché è importante coinvolgere anche il partner?
Quando viene diagnosticata un’infezione sessualmente trasmissibile, la gestione non riguarda soltanto la persona che ha ricevuto il risultato positivo. In base all’infezione, può essere necessario informare i partner recenti, invitarli a eseguire gli esami e valutare un trattamento.
Questo passaggio aiuta a interrompere la trasmissione e a prevenire le reinfezioni. Per alcune infezioni batteriche, infatti, un partner non trattato può trasmettere nuovamente l’infezione anche dopo che la prima persona ha completato la terapia.
Fino a quando non è stata chiarita la situazione clinica, è prudente seguire le indicazioni del professionista sanitario e limitare i rapporti sessuali o utilizzare le protezioni secondo le raccomandazioni specifiche. Se viene diagnosticata un’infezione, è necessario completare la terapia prescritta e rispettare le indicazioni relative alla ripresa dell’attività sessuale.
Prevenzione e test: un approccio senza stigma
Parlare di IST non dovrebbe comportare giudizi sulla vita privata o sul numero di partner di una persona. Queste infezioni possono interessare chiunque abbia avuto un’esposizione, e chiedere un test è una scelta responsabile per la propria salute e quella degli altri.
La prevenzione più efficace combina diversi strumenti: preservativo, vaccinazioni disponibili, test indicati in base al rischio, diagnosi tempestiva e trattamento delle persone interessate. In caso di dubbio, rivolgersi a un professionista è preferibile a ignorare i sintomi o affidarsi a informazioni non verificate online.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
Sì. Molte IST possono essere asintomatiche o causare disturbi lievi. L’assenza di sintomi non esclude quindi un’infezione, né la possibilità di trasmetterla a un partner.
Tra le più note figurano clamidia, gonorrea, HPV, herpes genitale, sifilide e HIV. Esistono anche altre infezioni, come tricomoniasi ed epatite B, che possono trasmettersi attraverso contatti sessuali.
No. Se utilizzato correttamente e con costanza, riduce il rischio di molte IST, ma non offre una protezione completa contro le infezioni che possono trasmettersi attraverso il contatto con aree della pelle non coperte, come può accadere con HPV, herpes e sifilide.
Sì. Il sesso orale può trasmettere infezioni come gonorrea, sifilide, herpes e HPV. Alcune infezioni della gola possono non provocare sintomi, quindi la valutazione degli eventuali test dipende anche dal tipo di esposizione.
È opportuno rivolgersi a un professionista in presenza di sintomi, dopo un rapporto potenzialmente a rischio o quando il partner comunica una diagnosi. Il medico può indicare gli esami più appropriati e i tempi corretti, considerando che alcune infezioni richiedono un intervallo prima di poter essere rilevate.
Per approfondire
La prostatite e il dolore pelvico cronico (CPPS) è la diagnosi urologica più frequente negli uomini under 50 e rappresenta il 90–95% delle prostatiti. La forma batterica è solo il 5–10% dei casi. https://www.dossiersalute.com/prostatite-dolore-pelvico-cronico-diagnosi-antibiotici-terapia/
La calcolosi urinaria è la formazione di calcoli nelle vie urinarie, spesso responsabile di coliche renali molto dolorose e di possibili recidive. Il trattamento dipende soprattutto da dimensione, sede del calcolo, dolore, presenza di ostruzione e segni di infezione. https://www.dossiersalute.com/calcolosi-urinaria-tecniche-mini-invasive-prevenzione/





