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Grave atrofia dei mascellari: impianti iuxtaossei e denti fissi – intervista al dr. Saverio Ferrari Parabita

Odontoiatra illustra a un paziente un impianto iuxtaosseo personalizzato per la grave atrofia dei mascellari.

Intervista al dottor Saverio Ferrari Parabita, odontoiatra esperto in chirurgia implantare avanzata  –  approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista.

Quando l’osso dei mascellari si è riassorbito in modo importante, una riabilitazione fissa può diventare complessa. Gli impianti tradizionali, infatti, hanno bisogno di un volume e di una qualità ossea sufficienti per ottenere stabilità e sostenere una protesi nel tempo. In questi casi il paziente può sentirsi dire che “non c’è abbastanza osso”, ma oggi esistono strategie differenti da valutare in base all’anatomia e al progetto protesico. Tra queste rientrano gli impianti iuxtaossei o sottoperiostei personalizzati, progettati su modelli tridimensionali e prodotti con tecniche additive. L’intervista al dottor Ferrari Parabita permette di capire come si svolgono il percorso diagnostico, la progettazione digitale, l’intervento e il carico immediato, distinguendo le possibilità concrete dalle promesse generalizzate.

Risposta rapida

Nella grave atrofia dei mascellari l’osso residuo può non essere sufficiente per gli impianti endossei tradizionali. Dopo una valutazione clinica e radiologica, il team può considerare innesti e rialzi del seno oppure soluzioni avanzate come impianti zigomatici o iuxtaossei personalizzati. In pazienti selezionati, quando la stabilità primaria e la progettazione protesica lo consentono, è possibile applicare una protesi provvisoria fissa a carico immediato. “Denti fissi subito” non significa però trattamento semplice, protesi definitiva già pronta o assenza di rischi: servono diagnosi, chirurgia esperta, controlli e mantenimento nel tempo.

In breve

  • La grave atrofia indica una perdita importante di volume osseo nei mascellari, ma non descrive un’unica situazione anatomica.
  • Innesti, rialzo del seno, impianti zigomatici e impianti iuxtaossei sono opzioni diverse, da scegliere in base al caso.
  • La progettazione integra CBCT, scansione digitale, ceratura diagnostica e pianificazione protesica.
  • Il carico immediato è possibile solo in pazienti selezionati e richiede una protesi provvisoria che controlli i carichi.
  • Gli impianti personalizzati mostrano risultati promettenti, ma gli studi segnalano anche complicanze dei tessuti molli e follow-up ancora limitati.

Che cosa significa avere una grave atrofia dei mascellari?

«Stiamo parlando di mancanza d’osso nei mascellari. È una condizione molto importante, purtroppo, nei pazienti che desiderano una riabilitazione fissa, quando ci sono grosse carenze dovute a più fattori: possono esserci l’uso di sostanze stupefacenti, la perdita di osso per altri motivi o altre condizioni che hanno portato al riassorbimento.

Questo è importante perché, purtroppo, non si riesce più ad avere stabilità delle parti protesiche. Quando i pazienti desiderano una protesizzazione fissa, si rivolgono quindi a un tipo di chirurgia più avanzata, come la chirurgia iuxtaossea.»

— Dott. Ferrari Parabita

Approfondimento scientifico

L’atrofia dei mascellari è la riduzione di altezza, spessore o qualità dell’osso che sostiene i denti e gli impianti. Può comparire dopo la perdita di uno o più denti, in presenza di parodontite avanzata, traumi, infezioni, riassorbimenti post-estrattivi, patologie o interventi chirurgici; l’uso di sostanze può associarsi a condizioni che danneggiano la salute orale, ma non è l’unica causa e non deve essere generalizzato. La conseguenza implantare è la riduzione dell’osso disponibile per ottenere ancoraggio, emergenza protesica e stabilità. La diagnosi non può basarsi sulla sola panoramica: la CBCT permette di ricostruire i volumi e i rapporti con seno mascellare, cavità nasali e strutture anatomiche, mentre la progettazione protesica chiarisce dove dovrebbero trovarsi i denti. La “grave atrofia” non è quindi una diagnosi terapeutica già pronta: indica la necessità di un inquadramento più complesso, nel quale si confrontano alternative, rischi, tempi, costi, prognosi e capacità di mantenimento. Riferimenti: Digital planning and bone regenerative technologies: A narrative review, 2024; Treatment of Severe Atrophy with Juxta-Osseous Implants: A Systematic Review and Case Report, 2026.

Perché gli impianti iuxtaossei possono evitare gli innesti e permettere il carico immediato?

«Sono più efficienti perché non c’è più bisogno di fare innesti, di aspettare del tempo o di affrontare la possibilità di recidive. Questo è un carico immediato reale: significa che il paziente esce dalla sala operatoria con denti masticanti e fissi, senza bisogno di fare innesti e di aspettare i tempi di guarigione. Sono interventi che solitamente si fanno in anestesia generale, con l’utilizzo anche del collega anestesista.

Il paziente esce quindi dalla sala operatoria con una soluzione pratica ed eseguibile immediatamente, in tempi molto brevi.»

— Dott. Ferrari Parabita

Approfondimento scientifico

Gli impianti iuxtaossei o sottoperiostei personalizzati non vengono inseriti dentro il volume osseo come un impianto endosseo tradizionale: la struttura viene progettata sulla superficie del mascellare e fissata all’osso residuo, con pilastri che sostengono la protesi. In questo modo, nei casi indicati, può essere evitata una fase di aumento osseo e può essere sfruttata una stabilità meccanica sufficiente a sostenere un provvisorio immediato. La parola “può” è essenziale: non tutti i pazienti sono candidati, non ogni disegno consente lo stesso carico e l’assenza di innesto non significa assenza di guarigione, chirurgia o complicanze. Una revisione sistematica del 2024 su impianti sottoperiostei prodotti additivamente ha riportato una buona funzione a breve termine, ma anche esposizione parziale dell’impianto, infezioni persistenti e fratture del provvisorio; gli autori sottolineano l’eterogeneità degli studi e la scarsità di dati a medio-lungo termine. L’anestesia generale può essere scelta per interventi complessi, ma il tipo di anestesia dipende da procedura, condizioni generali, valutazione anestesiologica e organizzazione del centro: non è una caratteristica obbligatoria di ogni impianto iuxtaosseo. Riferimenti: Clinical performance of additively manufactured subperiosteal implants: a systematic review, 2024; Treatment of Severe Atrophy with Juxta-Osseous Implants: A Systematic Review and Case Report, 2026.

Come si svolge il percorso diagnostico e chirurgico con un impianto personalizzato?

«A livello pratico il percorso inizia con una prima visita, durante la quale viene eseguita una radiografia. Dalla radiografia dei mascellari si evidenzia solitamente l’atrofia ossea, cioè la mancanza di osso.

A quel punto si realizza una ceratura diagnostica e si costruiscono dei provvisori o una dima radiologica per eseguire una TAC mirata, con reperi radiopachi che segnano i riferimenti utili al posizionamento. Dopo questa fase possiamo eseguire un impianto iuxtaosseo, costruito attraverso un macchinario di laser melting.

È un laser molto preciso che, attraverso la deposizione di polvere di titanio, costruisce questo manufatto protesico su misura, cioè tagliato sulla conformazione dell’osso del paziente. Quando il manufatto arriva dalla casa costruttrice, il paziente può entrare in sala operatoria. Viene addormentato e, in circa tre ore, più o meno, viene eseguito l’intervento. Poi si sveglia ed esce dalla sala operatoria con denti fissi e masticanti, perché si tratta di un carico immediato.»

— Dott. Ferrari Parabita

Approfondimento scientifico

Il percorso descritto corrisponde a un flusso digitale protesicamente guidato. La ceratura diagnostica o il set-up protesico definiscono la posizione e la forma dei denti; la CBCT fornisce i dati tridimensionali dell’osso; la scansione intraorale o il modello digitale descrivono denti e tessuti; la sovrapposizione dei file consente di progettare la struttura e gli eventuali punti di fissaggio. La produzione additiva con titanio può utilizzare tecniche come selective laser melting o direct metal laser sintering, ma il manufatto deve comunque essere verificato, sterilizzato e adattato clinicamente. La tecnologia riduce alcune incertezze di pianificazione, non rende l’intervento automatico: qualità dei dati, precisione della registrazione, passività della struttura, posizione dei pilastri, accessibilità per l’igiene e progettazione della protesi sono determinanti. Anche il tempo operatorio di circa tre ore è un dato riferito al percorso descritto nell’intervista, non uno standard valido per ogni caso. Prima dell’intervento il paziente dovrebbe ricevere un piano comprensibile con alternative, fasi provvisorie e definitive, complicanze possibili, limiti della tecnica e programma di controlli. Riferimenti: Digital planning and bone regenerative technologies: A narrative review, 2024; Clinical performance of additively manufactured subperiosteal implants: a systematic review, 2024; Treatment of Severe Atrophy with Juxta-Osseous Implants: A Systematic Review and Case Report, 2026.

Quali sono i tempi di recupero dopo l’intervento?

«I tempi di recupero sono brevi perché abbiamo un carico immediato. Nei primi tre o quattro giorni abbiamo senz’altro un po’ di gonfiore e un leggero dolore, mitigati dalla terapia farmacologica domiciliare che diamo solitamente, quindi antibiotici, FANS e altri farmaci.

Non è come dover fare un innesto o aggiungere osso, cioè una procedura che richiede tempo e guarigione. Qui abbiamo un carico immediato reale perché l’impianto viene modellato sull’osso del paziente.»

— Dott. Ferrari Parabita

Approfondimento scientifico

Gonfiore e dolore possono essere presenti nei giorni successivi a una chirurgia implantare complessa, ma l’intensità e la durata variano in base all’estensione dell’intervento, ai tessuti coinvolti e alle condizioni individuali. Il carico immediato può abbreviare il periodo senza denti fissi, non elimina la fase biologica di guarigione. Nelle prime settimane il paziente deve seguire le indicazioni del team su alimentazione, igiene, attività fisica e controlli; la protesi provvisoria può richiedere regolazioni e non deve essere considerata definitiva. Antibiotici e antinfiammatori non vanno assunti autonomamente: la prescrizione dipende dal caso, dalle allergie, dalle patologie concomitanti e dalla valutazione clinica. Febbre persistente, sanguinamento non controllabile, dolore in aumento, secrezioni, mobilità del provvisorio, difficoltà respiratoria o gonfiore che peggiora richiedono un contatto tempestivo con il centro. Dopo la guarigione, la durata dipende da igiene domiciliare, controlli professionali, stabilità dei tessuti, carichi, fumo, condizioni sistemiche e manutenzione della protesi. Negli impianti sottoperiostei moderni la letteratura segnala in particolare la necessità di sorvegliare i tessuti molli e l’eventuale esposizione della struttura. Riferimenti: Group 5 ITI Consensus Report: Implant placement and loading protocols, 2023; Clinical performance of additively manufactured subperiosteal implants: a systematic review, 2024; Treatment of Severe Atrophy with Juxta-Osseous Implants: A Systematic Review and Case Report, 2026.

In sintesi

La grave atrofia dei mascellari può rendere difficili gli impianti tradizionali, ma non significa automaticamente che una riabilitazione fissa sia impossibile. L’approccio moderno mette a confronto innesti, rialzi del seno, impianti zigomatici e impianti iuxtaossei personalizzati, scegliendo la soluzione sulla base dell’anatomia e del progetto protesico.

Il carico immediato può offrire denti provvisori fissi subito dopo l’intervento in pazienti selezionati. Non equivale però a un trattamento senza rischi, a una protesi definitiva consegnata in tre ore o all’assenza di controlli: la guarigione continua e la manutenzione è parte integrante della terapia.

Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce una visita odontoiatrica, una diagnosi radiologica o un piano implantare personalizzato.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

 

Domande frequenti (FAQ)

È una perdita importante di altezza, spessore o qualità dell’osso che sostiene denti e impianti. Le cause possono essere diverse e la diagnosi richiede una valutazione clinica e radiologica tridimensionale.

Possono evitare l’aumento osseo in pazienti selezionati con grave atrofia, ma non sono adatti a ogni anatomia e non eliminano la necessità di chirurgia, guarigione, controlli e mantenimento.

In casi selezionati può essere applicata una protesi provvisoria fissa a carico immediato, se la stabilità e la progettazione lo consentono. Il provvisorio non coincide con la protesi definitiva e richiede limitazioni e controlli.

Sono tecniche differenti. Gli impianti zigomatici si ancorano all’osso zigomatico, mentre quelli iuxtaossei utilizzano una struttura personalizzata appoggiata e fissata al mascellare residuo. La scelta dipende da anatomia, obiettivi e competenze del team.

I primi giorni possono essere caratterizzati da gonfiore e dolore controllabili, ma la guarigione dei tessuti e l’adattamento funzionale proseguono oltre. Tempi, alimentazione, farmaci e controlli devono essere stabiliti dal team che ha eseguito l’intervento.

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Fonti

Clinical performance of additively manufactured subperiosteal implants: a systematic review. Anitua et al., International Journal of Implant Dentistry, 2024. Revisione su sopravvivenza a breve termine e complicanze dei moderni impianti sottoperiostei prodotti additivamente.

Digital planning and bone regenerative technologies: A narrative review. Tommasato et al., Clinical Oral Implants Research, 2024. Revisione sul flusso digitale, CBCT, scansioni, modelli 3D, mesh personalizzate e chirurgia guidata.

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