Dossier Salute

Falso Sé di Winnicott: quando l’orientamento sessuale diventa una maschera

Quando il Falso Sé riguarda il proprio orientamento sessuale

Nel precedente contributo abbiamo spiegato come il Falso Sé possa condizionare le scelte di studio e di carriera. Ora entriamo nel cuore dell’identità sessuale e affettiva, analizzando casi reali e riflessioni sociali che mostrano la complessità di vivere in un Falso Sé.

Questo tema è già stato accennato in un precedente articolo e annoverato tra le varie possibili cause che possono provocare una crisi coniugale.

Prima di presentare due casi clinici, desidero ricordare alcune situazioni riferite a personaggi pubblici, del presente o del passato recente, che prima di fare outing – cioè rivelare il proprio vero orientamento sessuale – avevano condotto una vita apparentemente eterosessuale.

Ciò è accaduto per diverse ragioni: in alcuni casi perché non vi era ancora una piena consapevolezza della propria identità sessuale; in altri, invece, perché pur avendone percezione, si era messo in atto un tentativo di apparire a sé stessi e agli altri come persone “normali”, conformi a un modello eterosessuale. Ne conseguiva che, nella prima fase della loro vita, tali persone instauravano relazioni sentimentali con partner di sesso opposto, talvolta arrivando al matrimonio e a volte anche a mettere al mondo dei figli. Solo in seguito, con maggiore consapevolezza e coraggio, hanno assunto e interpretato alla luce del sole la vera natura del proprio orientamento sessuale.

Il caso di Freddie Mercury

Il caso più noto, relativamente recente, è quello di Freddie Mercury. Riportiamo uno stralcio tratto da Wikipedia riguardo la sua vita privata:

“Dopo una relazione tra il 1969 e il 1970 con Rosemary Pearson, collega di corso all’Ealing College Of Art, Mercury si legò sentimentalmente a Mary Austin, convivendo con lei per circa sette anni in Victoria Road. Nei primi anni settanta, Mercury cominciò ad acquisire la consapevolezza di non essere eterosessuale, espressa poi in un’intervista del dicembre 1974 al New Musical Express, in cui dichiarò di essere «gay come un narciso». Tra il 1975 e il 1976, il cantante rivelò alla Austin il suo orientamento sessuale, interrompendo la loro relazione; i due rimasero, tuttavia, profondamente legati. Mercury dedicò alla donna varie canzoni, tra cui Love of My Life, e fece da padrino al figlio di lei. Le lasciò inoltre in eredità metà del suo patrimonio e la Garden Lodge, la sua casa londinese.”

La vicenda di Mercury mette in evidenza come la convivenza tra vero Sé e Falso Sé possa protrarsi per anni. Nel suo caso, l’amore autentico per Mary Austin si intrecciava con una verità più profonda, che solo successivamente trovò espressione pubblica. È un esempio emblematico di quanto possa essere complesso il cammino verso l’accettazione del proprio orientamento sessuale.

Il caso di Alberto Matano

Un’altra situazione simile è quella di Alberto Matano, giornalista RAI, già citata in un precedente articolo. Nel 2022, in un’intervista al Corriere della Sera, dichiarò di avere un compagno e di volersi sposare. L’11 giugno dello stesso anno, i due si unirono civilmente in matrimonio.

Ma com’era stata, in precedenza, la sua vita sentimentale? Lo racconta lui stesso in una successiva intervista del 26 novembre 2024 con Aldo Cazzullo e Monica Proietti, in occasione dell’uscita del suo libro Vitamia, romanzo dai tratti autobiografici.

Alla domanda se ci fosse stata anche nella sua vita una “Giulia” , come nel romanzo, Matano rispose:

«Certo, ho amato anche io la mia Giulia, negli anni subito dopo l’Università, un amore totalizzante. Poi ho vissuto la stessa intensità anche verso un uomo. L’amore che vivi a 20 anni ti travolge: magari finisce, ma sai che ti ha cambiato e continua a vivere anche nell’assenza».

Quando gli viene chiesto come e quando abbia fatto outing in famiglia, il giornalista racconta:

«Prima ne ho parlato con i miei fratelli, poi con i miei genitori. È stato un processo: Riccardo è stato il primo genero a entrare in famiglia. Dichiarare il proprio orientamento sessuale è qualcosa che parte da dentro, una scelta personalissima».

Le parole di Matano rivelano bene quanto il passaggio dal Falso Sé – cioè l’adeguarsi a un modello sociale dominante – al vero Sé sia un processo graduale, intimo e delicato, che non riguarda solo se stessi, ma anche il rapporto con la propria famiglia e con la società.

Un caso clinico: Nicola

Arriviamo ora a esporre un caso clinico già citato in un precedente articolo: quello di Nicola, veterinario di circa 35 anni, fidanzato da 5 anni con Letizia, impiegata comunale.

La coppia si presenta per una presunta disfunzione sessuale di Nicola : desiderio ipoattivo e deficit erettivo. La motivazione reale per cui i due chiedono una consultazione sessuologica riguarda il desiderio di maternità, sentito in modo più pressante da Letizia, ormai prossima ai 37 anni e decisa a non rimandare oltre la ricerca di un figlio.

In una prima analisi, la difficoltà di Nicola sembrava legata alla sua situazione lavorativa precaria e non pienamente realizzata. Tuttavia, approfondendo la consultazione, emerse la vera causa: il suo orientamento omosessuale, negato a sé stesso e alla partner, e nascosto da sempre alla famiglia.

La presa di coscienza arrivò nel corso dell’ultimo anno, grazie all’incontro con un uomo più adulto e consapevole, che lo aiutò a non negare più la propria identità. Nicola si trovò così costretto a fare i conti con la verità: la sua relazione con Letizia era, di fatto, una “relazione di copertura”.

Quando svelò il suo “segreto”, la relazione terminò. Tuttavia, la rottura avvenne in modo amichevole, senza rancore da parte di Letizia, consapevole che Nicola stava finalmente scegliendo la strada dell’autenticità.

Un altro caso clinico: Anna e Maria; una coppia “lesbica”

Questo caso, che esporrò molto brevemente, riguarda una consultazione di coppia durata poche sedute, fatta circa 6 anni fa, con una coppia lesbica. Anna, ragazza di circa 35 anni originaria della Brianza, conosce su un sito di incontri Maria, che ha qualche anno in più di lei; si piacciono, decidono di vivere insieme e pertanto Anna si trasferisce in provincia di Varese per convivere con Maria. Anna ha una chiara consapevolezza del proprio orientamento sessuale e del progetto che vuole dare alla propria vita e trova un lavoro in una ditta come operaia vicino alla nuova abitazione, dove risiede con Maria, ed il suo lavoro è la principale fonte di sostentamento economico per la coppia. Maria, invece, ha un passato familiare molto precario ed infelice, è vissuta nell’abbandono e nella carenza di affetto familiare fin da piccola; è una donna di bell’aspetto fisico e dotata di un volto espressivo, ma appare subito come la più fragile della coppia, la più sofferente e molto bisognosa di attenzioni e di affetto. Fa lavori saltuari e, avendo poche risorse economiche, si è appoggiata come abitazione a un suo amico-conoscente che ospitava inizialmente lei e successivamente anche Anna quando è venuta a vivere con lei.

Il motivo della consultazione è la difficoltà a proseguire la relazione in seguito a un tradimento agito da Maria ma, e qui sta la particolarità del caso, non con un’altra donna bensì con il ragazzo che le ospita. A questo punto c’è il rischio di imbarcarsi in una tematica difficile come quella della bisessualità. Argomento che non affronto perché lo scopo dell’articolo non è quello di discernere su questo aspetto della sessualità, ma è quello di dimostrare altre conseguenze del falso Sé o, meglio, in questo caso, della mancanza di un Sé strutturato, vero o falso che sia, e di quando si rimane “intrappolati” in una situazione non risolta.

Ritornando al caso clinico, in realtà Maria è sì meno strutturata di Anna, però è una donna più attrattiva e “inconsapevolmente seduttiva” perché ha bisogno di affetto e considerazione e, a mio avviso, ha usato la propria sessualità come mezzo di ringraziamento e per sdebitarsi verso chi ospitava lei e la sua compagna, che aveva peraltro attenzioni verso di lei, e anche per avere conferme riguardo al valore della propria femminilità, che né la famiglia di origine, né il lavoro, né eventuali relazioni sociali potevano darle. Ma se questa comprensione empatica riguardo al suo comportamento contraddittorio poteva esserle trasmessa dal terapeuta, ovviamente non poteva riceverla da Anna.

Infatti Anna, in primo luogo, era ferita perché aveva subito un tradimento non messo in conto inizialmente e da elaborare, e in più si trovava a convivere con una partner che… non capiva più chi fosse in realtà e cosa desiderasse nella vita!

Al momento del congedo dell’ultima seduta, concessa senza il corrispettivo di un pagamento date le loro precarie condizioni economiche, ho avuto poi un riscontro della mia ipotesi sulle motivazioni del comportamento di Maria. Entrambe mi hanno ringraziato per il percorso, pur breve, fatto insieme e per essere venuto incontro alle loro difficoltà economiche, ma mentre Anna mi ha salutato cordialmente con la classica stretta di mano, Maria lo ha fatto spontaneamente con un abbraccio accompagnato da una evidente emozione; episodio che, nell’arco della mia vita professionale, mi è capitato di ricevere al massimo 4/5 volte!!!

Questo caso ci prospetta una variante più complicata del falso Sé, in cui la persona sembra rimanere imprigionata in un limbo che ritarda il raggiungimento della consapevolezza di sé; un po’ il contrario di ciò che esprimeva Battiato in una sua famosa canzone intitolata “Centro di gravità permanente”, in cui il ritornello principale dice: “Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente”. Una canzone che, innanzitutto, invita a ritrovare sé stessi, a riscoprire la propria identità autentica, quel centro interiore che ogni essere umano può toccare, gestire e possedere. Inoltre, facendo da ponte per un articolo successivo che seguirà a settembre, la coppia Anna-Maria sembra anticipare il rocambolesco adattamento e riadattamento alla vita che fanno certe coppie al fine, al fine di assicurarsi la sopravvivenza esistenziale.

Orientamento sessuale e Falso Sé nella società contemporanea

Se guardiamo alle rubriche popolari come La posta del cuore, situazioni analoghe emergono con frequenza. Non sono più casi isolati, ma parte di un fenomeno sociale più ampio.

Riportiamo, ad esempio, un episodio tratto dalla rubrica 7diCuori di Massimo Gramellini, pubblicata il 7 gennaio 2024. Un italiano residente negli Stati Uniti scrive:

“Mia moglie mi ha detto che è lesbica: dopo 14 anni vuole lasciarmi per sperimentare la sua sessualità.”

La risposta di Gramellini, pur non riportata integralmente, mostra equilibrio e sensibilità. Pur trovandosi a interpretare il ruolo scomodo dello “psicologo”, il giornalista sottolinea la necessità di dare valore a quanto di positivo è stato costruito in 14 anni di matrimonio, non solo per le due figlie avute con la moglie, ma anche per il percorso di vita condiviso come coppia.

Una riflessione conclusiva

Le storie riportate – di personaggi pubblici, di persone comuni e di pazienti in terapia – mostrano con chiarezza quanto il tema del Falso Sé e dell’orientamento sessuale sia complesso e universale.

Il conflitto tra la necessità di aderire a un modello sociale e il bisogno di esprimere il proprio vero Sé attraversa le generazioni, le culture e i contesti. È un tema che riguarda la libertà interiore, la costruzione delle relazioni e il diritto di ogni individuo ad amare secondo la propria natura.

Il tema del falso sé in relazione al proprio orientamento sessuale è complesso e presenta varie sfaccettature a volte addirittura paradossali, soprattutto quando affrontiamo il tema degli incastri di coppia. Infatti, dalla lettura delle notizie date dai giornali sull’argomento come ad esempio la rubrica “Infedeli” del giornale  la repubblica o la rubrica “Posta del cuore” di Gramellini del Corriere della sera   può sembrare  che il percorso per raggiungere la vera conoscenza di sé a volta sia proprio tortuoso e  certamente non lineare.  Proprio per questo, in un prossimo articolo cercheremo di affrontare il tema degli incastri di coppia che a volte possono apparire anche decisamente improbabili o imprevedibili.

 

foto:freepik

La redazione in collaborazione con il Dr. Fernando Cesarano – psicoterapeuta

FAQ

È un adattamento della persona a modelli sociali o familiari che non corrispondono alla sua identità autentica.

Può portare a relazioni di “copertura”, matrimoni o convivenze non pienamente autentiche.

Vuol dire dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale, dopo un percorso di consapevolezza personale.

er paura del giudizio sociale, per mancanza di consapevolezza o per il desiderio di conformarsi a un modello “normale”.

È un processo graduale e intimo, che richiede coraggio e spesso il sostegno di relazioni significative o di una terapia.

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