Dossier Salute

Epilessia farmacoresistente: la speranza che arriva dal microbiota intestinale

Paziente con elettrodi EEG durante una visita neurologica per epilessia farmacoresistente

Uno studio dell’Irccs Mario Negri, realizzato con il Gaslini e l’Università di Genova, apre una nuova prospettiva per l’epilessia farmacoresistente. La ricerca, pubblicata sulla rivista Annals of Neurology, mostra che alcune molecole prodotte dal microbiota intestinale rallentano la progressione della malattia nei topi. Il risultato conta perché riguarda circa il 30% dei pazienti epilettici, per i quali oggi mancano trattamenti capaci di modificare il decorso della malattia.

di Lavinia Giganti | Giornalista  | Dossier Salute

IN SINTESI

  • L’epilessia farmacoresistente è la forma di epilessia che non risponde ai farmaci antiepilettici disponibili.
  • Colpisce circa il 30% delle persone con epilessia, secondo lo studio Mario Negri-Gaslini.
  • Gli acidi grassi a catena corta sono molecole prodotte dai batteri intestinali benefici.
  • Nei topi hanno ridotto del 70% la progressione delle crisi epilettiche.
  • Lo studio è preclinico: servono trial clinici sull’uomo prima di applicazioni terapeutiche.

Cos’è l’epilessia farmacoresistente e cosa ha scoperto lo studio Mario Negri

L’epilessia farmacoresistente è la forma di epilessia che non risponde in modo adeguato ai farmaci antiepilettici disponibili. Interessa circa il 30% delle persone con epilessia, secondo quanto ricordano gli autori dello studio. Nonostante l’ampia disponibilità di farmaci, non esistono ancora terapie in grado di arrestare in modo significativo la progressione della malattia. Le crisi ripetute, infatti, danneggiano progressivamente il cervello e possono peggiorare nel tempo memoria e capacità cognitive.

In questo contesto si inserisce un nuovo studio preclinico. La ricerca è stata coordinata dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs, in collaborazione con l’Irccs Istituto Giannina Gaslini e con l’Università di Genova. Lo studio, guidato da Teresa Ravizza del Dipartimento Danno Cerebrale e Cardiovascolare Acuto del Mario Negri, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Annals of Neurology. Il gruppo ha lavorato insieme ai ricercatori guidati da Pasquale Striano, dell’Irccs Gaslini e dell’Università di Genova. La ricerca si è concentrata sugli acidi grassi a catena corta, molecole naturalmente prodotte dai batteri benefici dell’intestino.

Studi precedenti avevano già mostrato che le persone con epilessia farmacoresistente presentano alterazioni del microbiota intestinale. In particolare, in questi pazienti si osserva una ridotta presenza dei batteri che producono i composti protettivi. Gli acidi grassi a catena corta, chiamati anche Scfa, sono già noti per il loro ruolo nella regolazione dell’infiammazione. Regolano inoltre la comunicazione tra intestino e cervello, il cosiddetto asse intestino-cervello.

In Italia si stima che circa 500.000 persone convivano con l’epilessia, e una parte consistente di queste rientra nella forma farmacoresistente. Per questi pazienti le crisi frequenti comportano rischi concreti, tra cui traumi, isolamento sociale e difficoltà lavorative. La ricerca di nuove strategie terapeutiche rappresenta quindi una priorità clinica riconosciuta a livello internazionale. Lo studio del Mario Negri si inserisce in questo sforzo globale, aprendo una pista finora poco esplorata.

Come agiscono gli acidi grassi a catena corta sull’asse intestino-cervello

L’asse intestino-cervello è il canale di comunicazione bidirezionale che collega il sistema nervoso centrale al microbiota intestinale. Attraverso questo canale, i batteri intestinali possono influenzare l’infiammazione e il funzionamento dei neuroni. Nello studio, i ricercatori hanno somministrato una miscela di acidi grassi a catena corta a un modello animale di epilessia. Il trattamento ha ridotto di circa il 70% la progressione delle crisi epilettiche rispetto al gruppo non trattato.

Oltre al controllo delle crisi, lo studio ha osservato altri effetti positivi. Negli animali trattati sono migliorate le capacità cognitive, spesso compromesse dall’epilessia farmacoresistente. I ricercatori hanno inoltre rilevato una riduzione del danno ai neuroni. È diminuita anche la presenza di marcatori dell’infiammazione nell’ippocampo, un’area cerebrale centrale nei meccanismi dell’epilessia.

Pasquale Striano, dell’Irccs Gaslini e dell’Università di Genova, ha commentato i risultati. Lo studio, ha spiegato, fornisce una solida base scientifica per avviare sperimentazioni cliniche nei pazienti. La modulazione dell’asse intestino-cervello potrebbe diventare un trattamento complementare ai farmaci antiepilettici già in uso. L’obiettivo non è solo controllare le crisi, ma intervenire anche sui meccanismi biologici della malattia e sulle sue comorbidità cognitive.

I ricercatori ricordano che il ruolo del microbiota intestinale nella salute cerebrale è oggetto di crescente attenzione scientifica negli ultimi anni. Diversi studi hanno collegato squilibri del microbiota a condizioni neurologiche diverse, dalla depressione al morbo di Parkinson. Il lavoro del Mario Negri aggiunge un tassello importante a questo filone di ricerca, applicandolo per la prima volta in modo mirato all’epilessia farmacoresistente. Questo approccio potrebbe aprire la strada a terapie che agiscono su bersagli finora poco considerati dalla medicina tradizionale.

Cosa cambia per i pazienti: dai topi ai futuri studi clinici sull’epilessia farmacoresistente

È importante sottolineare che si tratta, per ora, di uno studio condotto sui topi e non ancora sull’uomo. I risultati, per quanto promettenti, non dimostrano che una dieta particolare o l’assunzione di probiotici possano curare l’epilessia. Lo studio identifica piuttosto specifiche molecole prodotte dal microbiota come possibili future terapie. Servirà ancora del tempo prima che questi risultati possano tradursi in un trattamento disponibile per i pazienti.

Un elemento incoraggiante riguarda la sicurezza di queste molecole. Gli acidi grassi a catena corta, infatti, presentano un profilo di sicurezza favorevole nell’uomo. Hanno già mostrato effetti promettenti in alcuni studi clinici pilota condotti su persone con altre patologie neurologiche. Questo aspetto potrebbe accelerare il passaggio dagli esperimenti sui modelli animali alle prime sperimentazioni cliniche sui pazienti con epilessia farmacoresistente.

È la forma di epilessia in cui le crisi non sono controllate dai farmaci antiepilettici disponibili. Riguarda circa il 30% delle persone con epilessia.

Ha mostrato che alcuni acidi grassi prodotti dal microbiota intestinale riducono del 70% la progressione delle crisi nei topi. Lo studio è pubblicato su Annals of Neurology.

No, per ora la ricerca è stata condotta solo su modelli animali. Servono studi clinici sull’uomo per confermare questi risultati.

Non secondo questo studio. La ricerca identifica singole molecole del microbiota, non un effetto generico di diete o probiotici.

Devono continuare a seguire le indicazioni del proprio neurologo. Per informazioni su nuove terapie sperimentali è utile rivolgersi a centri specializzati in epilessia.

Per approfondire

Il ruolo della nutrizione nel dialogo tra intestino e cervello, un aspetto sempre più centrale anche negli studi su epilessia e microbiota. Leggi l’articolo

Il microbiota intestinale mostra alterazioni che precedono la comparsa dei sintomi motori del Parkinson, secondo uno studio pubblicato su Nature Medicine. Leggi l’articolo

Un quadro delle possibilità reali e dei limiti attuali della medicina rigenerativa applicata al sistema nervoso. Leggi l’articolo

Fonti

Lo studio scientifico originale sugli acidi grassi a catena corta prodotti dal microbiota e la progressione delle crisi epilettiche. Leggi lo studio

Un approfondimento giornalistico sulla scoperta e sulle sue possibili implicazioni cliniche future. Leggi l’articolo

La notizia raccontata dal servizio salute dell’agenzia di stampa, con il commento dei ricercatori coinvolti. Leggi l’articolo

Richiedi informazioni o contatta il Medico

Compilando e inviando il modulo ecconsenti al trattamento dei tuoi dati personali ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR).
CONDIVIDI
Facebook
WhatsApp
LinkedIn
Telegram

LA MAPPA DELLA SALUTE