Dott. Enrico Rivarossa | Chirurgo specialista in odontoiatria – approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista.
Il bruxismo può iniziare senza rumore e senza dolore. A volte viene segnalato dalla persona che dorme accanto a chi ne soffre; altre volte emerge solo durante una visita odontoiatrica, quando il dentista osserva superfici dentali consumate, fratture, sensibilità o segni di sovraccarico. Il fenomeno comprende il serramento e lo sfregamento delle arcate e può comparire sia durante il sonno sia mentre si è svegli.
Ne parliamo con il dottor Enrico Rivarossa, chirurgo specialista in odontoiatria, partendo da una domanda molto concreta: se spesso il paziente non si accorge di digrignare o serrare i denti, quali segnali devono spingerlo a chiedere una valutazione? L’obiettivo è capire che cosa può indicare il bruxismo, quali conseguenze sono documentate e che cosa può fare il dentista per proteggere denti, muscoli e articolazioni.
Nel leggere l’intervista è utile distinguere la voce del professionista dalle evidenze scientifiche. Le risposte sono riportate in forma ampia e fedele, con gli interventi necessari a rendere il parlato corretto e fluido; gli approfondimenti successivi precisano ciò che la ricerca conferma, ciò che resta incerto e perché la diagnosi deve essere individuale.
Risposta rapida. Il bruxismo è un’attività dei muscoli masticatori che può manifestarsi con serramento, digrignamento o movimenti della mandibola durante il sonno o la veglia. Può rimanere senza conseguenze oppure contribuire a usura, fratture e sensibilità dentale, dolore o stanchezza dei muscoli masticatori e disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare. Una visita odontoiatrica è indicata quando questi segnali sono ricorrenti, peggiorano o si associano a difficoltà ad aprire la bocca. Il bite può proteggere i denti in pazienti selezionati, ma non è una cura universale e deve essere scelto e controllato dal professionista.
In breve
- Il bruxismo può comparire durante il sonno oppure da svegli e spesso non viene riconosciuto dalla persona che lo presenta.
- Denti appiattiti, scheggiati o sensibili, mandibola stanca, cefalea al risveglio e tensione dei muscoli masticatori sono segnali da discutere con il dentista.
- Stress, ansia, abitudini e alcuni disturbi o farmaci possono contribuire, ma il bruxismo non ha una causa unica valida per tutti.
- Il rapporto con l’articolazione temporo-mandibolare è complesso: rumori senza dolore non equivalgono da soli a una malattia.
- Il bite può separare e proteggere le arcate, ma richiede diagnosi, realizzazione adeguata e controlli.
Che cosa è il bruxismo?
«Il bruxismo è una patologia che consiste nello sfregamento dei denti, quindi nel digrignamento, oppure nel serramento delle arcate dentarie.»
«Il paziente stringe o sfrega i denti in maniera involontaria, spesso senza rendersene conto. Questo può portare, nel tempo, a un consumo importante dello smalto e della corona dentale, fino a creare problemi anche seri.»
«Non è soltanto una questione di denti che si consumano: il bruxismo può coinvolgere anche i muscoli della mandibola e l’articolazione temporo-mandibolare.» – dott. Enrico Rivarossa
Il dottor Rivarossa descrive il bruxismo come una patologia. La definizione internazionale più recente è più prudente e lo considera un’attività dei muscoli masticatori che può avere conseguenze diverse: in alcune persone non produce problemi clinici rilevanti, in altre diventa un fattore di rischio per denti, muscoli o articolazioni. Il consenso internazionale del 2025 distingue inoltre il bruxismo del sonno da quello della veglia e include sia il contatto dentale sia il serramento o la spinta della mandibola.
Questa distinzione non è soltanto terminologica. Evita di trasformare ogni episodio di serramento in una diagnosi di malattia e sposta l’attenzione sulle conseguenze, sulla frequenza, sull’intensità e sui sintomi del singolo paziente. Una persona può avere attività di bruxismo senza sviluppare usura o dolore; un’altra può avere bisogno di protezione e trattamento perché il carico si somma a denti già fragili, restauri estesi o problemi muscolari.
Le stime sulla frequenza variano molto in base al metodo utilizzato. Una meta-analisi pubblicata nel 2024 ha stimato una prevalenza globale del 21% per il bruxismo del sonno e del 23% per quello della veglia, ma ha sottolineato l’eterogeneità degli studi. Questionari, osservazione clinica, registrazioni elettromiografiche e polisonnografia non misurano esattamente la stessa cosa. Per questo un numero di prevalenza non sostituisce la valutazione clinica.
Come se ne accorge il paziente?
«Spesso il paziente non se ne accorge da solo, perché il bruxismo avviene soprattutto durante il sonno.»
«Molte volte sono le persone che dormono accanto al paziente ad accorgersene. Capita spesso, per esempio, che sia la moglie ad accorgersi che il marito digrigna i denti durante la notte.»
«Altre volte il paziente arriva dal dentista perché nota alcuni segnali: denti consumati, dolore alla mandibola, fastidio al risveglio, mal di testa, tensione muscolare oppure dolore nella zona cervicale.»
«Durante la visita odontoiatrica, poi, il dentista può vedere segni molto chiari di usura dentale o di sovraccarico.» – dott. Enrico Rivarossa
La risposta descrive una situazione frequente: il bruxismo del sonno può essere scoperto dal partner, dal genitore o dal dentista, perché la persona non è cosciente dell’attività mentre dorme. Il rumore notturno è un indizio utile, ma non è indispensabile: il serramento può essere silenzioso e la presenza di un rumore non misura da sola la gravità del fenomeno.
Il National Institute of Dental and Craniofacial Research indica tra i possibili segni denti appiattiti, scheggiati, incrinati o mobili, smalto consumato e sensibilità o dolore. A livello muscolare possono comparire indolenzimento, rigidità e stanchezza della mandibola; sono possibili anche cefalea e dolore facciale. Sono segnali compatibili, non una prova isolata: l’usura dentale può dipendere anche da erosione acida, abrasione, caratteristiche dei denti, alimentazione, reflusso o abitudini di spazzolamento.
La valutazione parte quindi da anamnesi ed esame obiettivo. Il dentista chiede quando compaiono i sintomi, se prevalgono al risveglio o durante la giornata, se il partner ha sentito rumori e se ci sono farmaci, stress, disturbi del sonno o altre condizioni rilevanti. Poi osserva denti e restauri, valuta dolore e tensione dei muscoli e controlla i movimenti della mandibola. Un esame del sonno può essere indicato quando serve documentare l’attività notturna o cercare un disturbo del sonno associato.
Il bruxismo accade soprattutto mentre si dorme?
«Sì, molto spesso accade durante il sonno. Il paziente dorme e non controlla quello che fa con la bocca.»
«Durante la notte può serrare molto forte i denti o sfregarli tra loro. Il problema è che questa forza si ripete per molte ore e per molto tempo, quindi può provocare danni progressivi.»
«Proprio perché avviene mentre si dorme, il paziente può non esserne consapevole. Si sveglia magari con la mandibola stanca, con dolore ai muscoli masticatori o con mal di testa, ma non collega subito questi sintomi al bruxismo.» – dott. Enrico Rivarossa
Il bruxismo del sonno avviene durante il sonno, ma non significa necessariamente che i denti sfreghino senza interruzione per tutta la notte. Le revisioni contemporanee descrivono episodi di attività dei muscoli masticatori, spesso inseriti nella fisiologia del sonno e in brevi risvegli o attivazioni del sistema nervoso. La durata, il numero degli episodi e la forza non sono uguali per tutti.
Anche la differenza tra digrignamento e serramento è importante. Il primo tende a produrre rumore e contatto con movimento; il secondo può non essere udibile, ma può comunque caricare denti, muscoli e articolazioni. Il momento in cui compaiono i sintomi può orientare: rigidità e dolore al risveglio suggeriscono di approfondire la componente notturna, mentre un serramento che aumenta sotto il lavoro o davanti a uno schermo può appartenere soprattutto al bruxismo della veglia. Non è però una regola diagnostica assoluta.
Se al digrignamento si associano russamento importante, pause respiratorie osservate dal partner, risvegli con sensazione di soffocamento o sonnolenza diurna, è opportuno parlare anche con il medico. L’obiettivo non è attribuire automaticamente ogni disturbo respiratorio al bruxismo, ma verificare se esiste un problema del sonno che richiede una valutazione specifica.
Quali danni provoca il bruxismo?
«Il danno principale è il consumo dei denti.»
«Quando i denti sfregano tra loro in modo continuo, si consuma lo smalto. Nei casi più importanti si può arrivare a consumare in maniera seria la corona dentale, con denti più bassi, più fragili e più sensibili.»
«Il paziente può avere sensibilità al caldo e al freddo, fastidio durante la masticazione e, nei casi più avanzati, anche fratture o scheggiature dei denti.»
«Oltre ai denti, il bruxismo può creare problemi ai muscoli, perché i muscoli rimangono sempre in tensione. Questo può dare dolore alla mandibola, dolore al volto, cefalea e fastidi che possono arrivare anche alla zona cervicale.» – dott. Enrico Rivarossa
Il carico meccanico ripetuto può contribuire al consumo e alla perdita di struttura dentale, ma la scienza invita a non usare l’usura come unico criterio per diagnosticare il bruxismo. Una scoping review del 2024 ha trovato risultati complessivamente inconcludenti o deboli sull’associazione diretta tra bruxismo e usura, soprattutto perché molti studi usano questionari o osservazioni non strumentali e perché l’usura nasce da più meccanismi.
L’attrito dente contro dente è solo una parte del problema. L’erosione acida può rendere più morbida la superficie dentale; abrasione da spazzolamento o da oggetti può rimuovere ulteriore materiale; reflusso gastroesofageo, alimenti e bevande acide, caratteristiche dello smalto e restauri influenzano il quadro. Quando il bruxismo si somma a questi fattori, può aumentare il rischio di sensibilità, bordi scheggiati, crepe, fratture e difficoltà durante la masticazione.
Per questo il dentista dovrebbe registrare la situazione nel tempo, confrontando fotografie, modelli o scansioni quando servono, e cercare anche cause concomitanti. La presenza di muscoli dolenti o affaticati, di fratture e di un’usura progressiva rafforza il sospetto, ma non giustifica automaticamente ricostruzioni estese. Prima si stabilisce il problema attivo, poi si decide se e come ripristinare la forma dei denti.
Il bruxismo può danneggiare l’articolazione temporo mandibolare?
«Sì, assolutamente. Il bruxismo può causare problemi anche all’articolazione temporo-mandibolare.»
«Quando i muscoli sono sempre in tensione e le arcate dentarie lavorano in modo scorretto, anche l’articolazione viene sottoposta a uno stress continuo.»
«Il paziente può avvertire dolore davanti all’orecchio, rumori articolari, scatti, difficoltà ad aprire bene la bocca oppure una sensazione di mandibola bloccata.»
«In alcuni casi la tensione muscolare può irradiarsi anche alle fasce muscolari del collo, e il paziente può riferire quella che comunemente viene chiamata ‘cervicale’.» – dott. Enrico Rivarossa
L’articolazione temporo-mandibolare lavora insieme ai muscoli masticatori e ai denti, quindi un carico ripetuto può partecipare ai sintomi in alcune persone. Il rapporto, però, non è lineare: i disturbi temporo-mandibolari comprendono molte condizioni diverse, con componenti articolari, muscolari e di dolore, e bruxismo e dolore possono coesistere senza che sia possibile stabilire che uno abbia causato l’altro.
Una revisione sistematica e meta-analisi del 2023 ha trovato un’associazione tra bruxismo e disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, ma ha evidenziato anche i limiti dei metodi diagnostici e la necessità di interpretare con cautela il rapporto causale. Una revisione del 2024 su bruxismo, disturbi temporo-mandibolari e cefalea propone lo stesso approccio: correlazione e causalità non sono sinonimi.
Dolore davanti all’orecchio, limitazione dell’apertura, blocco mandibolare e rumori dolorosi meritano valutazione. Un click isolato e non doloroso, invece, è comune e secondo il NIDCR non richiede automaticamente trattamento. Anche il termine ‘cervicale’ va tradotto in sintomi precisi: una tensione che coinvolge collo e volto può essere collegata al sistema masticatorio, ma il dolore cervicale ha molte possibili origini e non può essere attribuito al bruxismo senza esame.
Come si può gestire il bruxismo?
«La prima cosa è fare una diagnosi corretta, quindi una visita odontoiatrica per capire se ci sono segni di usura, alterazioni dell’occlusione o problemi all’articolazione.»
«Uno degli strumenti più utilizzati è il bite. Il bite è una sorta di protezione in plastica, una guardia che il paziente indossa, soprattutto di notte.»
«La funzione del bite è proteggere i denti: invece di consumarsi i denti, si consuma la plastica del bite. In questo modo si riducono i danni da sfregamento e si può aiutare anche a scaricare meglio le tensioni.»
«Naturalmente il bite deve essere realizzato su misura, perché deve adattarsi alla bocca del paziente e alla sua occlusione.» – dott. Enrico Rivarossa
La visita è il primo passaggio perché il trattamento dipende dalla domanda clinica: bisogna proteggere denti integri, gestire dolore muscolare o articolare, controllare un’usura progressiva, riconoscere un serramento diurno o cercare un disturbo del sonno. Nella maggior parte dei casi la diagnosi nasce da storia clinica ed esame odontoiatrico; la polisonnografia è uno strumento specialistico, non un esame necessario per chiunque riferisca di digrignare.
Il bite o splint occlusale può separare le arcate e proteggere denti e restauri. Questa è la funzione più solida da comunicare al paziente. Non è corretto promettere che interromperà sempre il bruxismo o che risolverà ogni mal di testa e ogni dolore cervicale. La revisione sistematica di Hardy e Bonsor del 2021 ha rilevato che le prove sull’efficacia degli splint sono eterogenee e non consentono di considerarli una soluzione unica per tutti gli esiti.
Il dispositivo deve essere adeguato alla bocca e controllato. Se provoca dolore, modifica in modo indesiderato il contatto tra i denti, si rompe spesso o non viene tollerato, il paziente deve tornare dal dentista. Nei disturbi temporo-mandibolari il NIDCR raccomanda di partire da misure conservative e di evitare interventi irreversibili su denti, articolazione o occlusione quando non sono necessari. La gestione può comprendere consapevolezza del serramento diurno, rilassamento, fisioterapia o supporto psicologico quando stress e dolore si alimentano a vicenda.
Da che cosa può essere causato il bruxismo?
«Le cause possono essere diverse.»
«C’è sicuramente una componente legata allo stress, all’ansia e alla tensione. Molte persone tendono a serrare i denti nei periodi di maggiore stress, anche durante il giorno.»
«Però il bruxismo può essere favorito anche da problemi dell’occlusione, cioè dal modo in cui i denti chiudono tra loro.»
«Per esempio, anche la mancanza di un dente può creare un disequilibrio a livello dell’occlusione. Se le arcate non chiudono in modo corretto, la mandibola può cercare continuamente una posizione di compenso, e questo può favorire serramento, sfregamento e sovraccarico muscolare.»
«Per questo è importante valutare tutta la bocca, non soltanto il singolo dente consumato.» – dott. Enrico Rivarossa
Il messaggio sulle cause multiple è coerente con la letteratura. Il NIDCR elenca fattori psicosociali, geni, consumo di alcol o caffeina, fumo e alcuni farmaci, compresi medicinali utilizzati per depressione, epilessia e ADHD. Il bruxismo del sonno e quello della veglia non hanno necessariamente lo stesso profilo: nel primo si studiano soprattutto i meccanismi legati al sonno e alle attivazioni del sistema nervoso; nel secondo la consapevolezza, lo stress e le abitudini di serramento hanno un ruolo clinico più visibile.
La parte sull’occlusione richiede una precisazione. È corretto osservare come i denti si incontrano, perché restauri, denti mancanti e condizioni locali possono influenzare la pianificazione odontoiatrica. Tuttavia le evidenze contemporanee non sostengono l’idea che una cattiva occlusione o un singolo dente mancante siano, da soli, la causa generale del bruxismo o dei disturbi temporo-mandibolari. La revisione sul bruxismo del sonno pubblicata sul Journal of the American Dental Association nel 2024 considera superato il modello che attribuiva all’occlusione periferica un ruolo causale principale.
In pratica, il dentista valuta la bocca nel suo insieme senza cercare una spiegazione unica a tutti i costi. Possono essere rilevanti stress e ansia, qualità del sonno, farmaci, sostanze stimolanti, fumo, dolore, restauri, denti fragili e abitudini diurne. Correggere irreversibilmente i denti soltanto per ‘eliminare il bruxismo’ non è una conseguenza automatica della diagnosi e va discusso con particolare cautela.
Perché non bisogna sottovalutare i segnali?
«Esatto. Il bruxismo non va sottovalutato, perché spesso inizia in modo silenzioso ma può provocare danni importanti nel tempo.»
«Se una persona si sveglia con dolore alla mandibola, mal di testa, denti sensibili, tensione al collo o se qualcuno le riferisce che digrigna i denti durante la notte, è bene fare una visita odontoiatrica.»
«Intervenire presto permette di proteggere i denti, controllare il problema e prevenire conseguenze più serie.» – dott. Enrico Rivarossa
Il consiglio finale è ragionevole, con una precisazione: i segnali elencati non dimostrano da soli il bruxismo, ma sono motivi validi per chiedere una valutazione. La visita permette di capire se esiste davvero un’attività di serramento o digrignamento, se il problema è attivo, se ci sono danni già presenti e se il dolore nasce da denti, muscoli, articolazione o da un’altra condizione.
La diagnosi precoce non significa trattare tutti con un bite o sottoporre subito i denti a ricostruzioni. Significa avere una fotografia iniziale, monitorare l’usura e intervenire con proporzione: proteggere le superfici fragili, correggere fattori modificabili, gestire dolore e tensione, educare al riconoscimento del serramento diurno e indirizzare a un medico del sonno o ad altri specialisti quando il quadro lo richiede.
È bene fissare una visita in tempi brevi se compaiono dolore persistente, fratture o scheggiature ripetute, sensibilità nuova, difficoltà ad aprire la bocca o episodi di blocco. Un blocco mandibolare importante, un gonfiore, un trauma o un dolore dentale acuto richiedono invece una valutazione tempestiva perché possono avere cause diverse dal bruxismo.
In sintesi
Il bruxismo non è soltanto il rumore dei denti durante la notte. È un’attività dei muscoli masticatori che può restare silenziosa e che, in alcuni pazienti, si accompagna a usura dentale, sensibilità, fratture, affaticamento della mandibola, cefalea o dolore temporo-mandibolare. Il fatto che una persona non avverta dolore non esclude il problema, così come un click articolare senza dolore non significa automaticamente che l’articolazione sia malata.
La strada più utile parte da una visita e da una diagnosi ragionata. Il bite può proteggere denti e restauri, ma la sua indicazione deve essere personalizzata e accompagnata da controlli. Stress, sonno, farmaci, sostanze, abitudini diurne, condizioni dentali e dolore possono concorrere al quadro; nessun singolo elemento spiega tutti i casi. Intercettare presto i segnali consente di monitorare la situazione e di evitare che una piccola usura o una sensibilità diventino un danno più complesso.
Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce una visita odontoiatrica o una valutazione medica. In presenza di dolore, fratture, blocco mandibolare o sintomi persistenti è opportuno rivolgersi a un professionista.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
No. Esistono una forma del sonno e una forma della veglia. Di giorno il serramento può comparire in modo semiconsapevole, per esempio durante concentrazione, stress o attività al computer.
Non necessariamente. Il bite può essere indicato per proteggere denti e restauri o in situazioni selezionate, ma la scelta dipende dalla visita, dai sintomi e dal rischio individuale. Non va considerato una cura automatica per ogni dolore.
No. L’usura può avere cause meccaniche e chimiche diverse, tra cui erosione, abrasione, reflusso e abitudini alimentari. Il dentista interpreta il segno insieme ad anamnesi, sintomi e altri reperti.
No. Un rumore articolare isolato e non doloroso è comune. Se il click è doloroso, compare insieme a blocco, limitazione dell’apertura o cambiamenti nella chiusura dei denti, è opportuno farsi valutare.
No. Il quadro è multifattoriale. Possono concorrere stress, geni, sonno, farmaci, alcol, caffeina, fumo, abitudini diurne e condizioni dentali. La malocclusione non è considerata dalla ricerca una causa unica e generale.
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Fonti
Verhoeff MC et al. Journal of Oral Rehabilitation 2025. Updating the Bruxism Definitions Report of an International Consensus Meeting Consenso internazionale aggiornato su definizione, bruxismo del sonno e della veglia. Link diretto
Kim HK, Shin HR. Sleep Medicine Research 2024. Sleep Bruxism in Adults A Comprehensive Review of Enduring but Evolving Issues for Clinicians Revisione su caratteristiche cliniche, diagnosi, conseguenze e gestione del bruxismo del sonno negli adulti. Link diretto
Voß LC et al. Pain 2024. Bruxism Temporomandibular Disorders and Headache Revisione narrativa che distingue associazioni cliniche e causalità tra bruxismo, dolore temporo-mandibolare e cefalea. Link diretto
National Institute of Dental and Craniofacial Research NIDCR, revisione marzo 2025. Bruxism Scheda istituzionale su cause, sintomi, diagnosi, dispositivi intraorali e strategie di gestione. Link diretto





