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Test rapidi per il fentanyl: falsi positivi con il risperidone, lo studio Iss

Professionista di laboratorio con guanti e occhiali protettivi esamina un test rapido accanto a un contenitore per campioni di urina.

I test rapidi per il fentanyl possono dare un risultato positivo anche quando la sostanza non c’è. Lo dimostra uno studio dell’Istituto superiore di sanità pubblicato su Clinical Chemistry and Laboratory Medicine. Il responsabile, in questo caso, è il risperidone, un farmaco molto usato in psichiatria. Basta la dose della normale terapia per ingannare il test sulle urine. E per chi è in cura, un risultato sbagliato può pesare parecchio.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • I test rapidi sulle urine per il fentanyl possono dare falsi positivi in chi assume risperidone, un farmaco usato in psichiatria.
  • Lo studio è del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Iss ed è uscito sulla rivista Clinical Chemistry and Laboratory Medicine.
  • Il problema è emerso nei servizi di salute mentale, dove le analisi di laboratorio più precise non trovavano fentanyl negli stessi campioni.
  • L’acido valproico, presente anch’esso nei campioni, da solo non provoca l’errore.
  • Per l’Iss un test rapido positivo va confermato con analisi di laboratorio più specifiche, soprattutto se il risultato è inatteso.

Test rapidi per il fentanyl: cosa ha scoperto lo studio Iss

Tutto è partito da un’anomalia osservata sul campo. In alcuni servizi di salute mentale, diversi pazienti risultavano positivi al fentanyl dopo il test rapido sulle urine. Tuttavia, quando gli stessi campioni passavano agli strumenti di laboratorio più precisi, il fentanyl non c’era. I ricercatori del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto superiore di sanità hanno quindi cercato l’origine dell’errore.

Con un’analisi capace di identificare numerose sostanze, il gruppo ha trovato nei campioni due farmaci. Il primo è il risperidone, usato per trattare alcuni disturbi psichiatrici. Il secondo è l’acido valproico, impiegato per l’epilessia e per alcuni disturbi dell’umore. A quel punto restava da capire quale dei due fosse il colpevole.

Per questo i ricercatori hanno aggiunto i due farmaci, separatamente e insieme, a campioni di urina che all’inizio non li contenevano. Il risultato è stato netto. I test segnalavano il fentanyl quando era presente il risperidone, da solo o in combinazione con l’acido valproico. L’acido valproico da solo, invece, non produceva l’effetto.

Tra le autrici del lavoro figurano Manuela Pellegrini e Annagiulia di Trana. Il comunicato dell’Iss e i lanci delle agenzie, però, non riportano il numero di pazienti coinvolti né le concentrazioni esatte misurate. Per questi dettagli bisogna rifarsi all’articolo scientifico.

Il percorso seguito è quello classico della ricerca di laboratorio. Prima l’osservazione di un’anomalia, poi l’ipotesi, infine la verifica in condizioni controllate. In questo modo il gruppo ha potuto escludere l’acido valproico e attribuire l’errore al risperidone. Il lavoro è poi uscito su Clinical Chemistry and Laboratory Medicine, una rivista dedicata alla medicina di laboratorio.

Che cos’è la cross-reattività e perché la dose conta

Le ricercatrici spiegano il meccanismo senza giri di parole. Il fenomeno, dicono Pellegrini e di Trana, “si chiama cross-reattività, ma il concetto è semplice: il test può confondere una sostanza con un’altra”. In pratica lo strumento può “segnalare una positività che, in realtà, non corrisponde alla presenza del fentanyl”.

I test rapidi sono strumenti di screening. Servono cioè a dare una prima indicazione, non una risposta definitiva. Quando il risultato non torna entrano in gioco le analisi di laboratorio più specifiche, le stesse che in questo caso non hanno trovato traccia di fentanyl.

C’è poi un dettaglio che rende la scoperta rilevante. Secondo le autrici, “questa interferenza è stata osservata a una concentrazione di risperidone” compatibile con quella che si trova nelle urine di chi assume il farmaco a scopo terapeutico. Non serve dunque un sovradosaggio: basta la normale terapia.

In altre parole, il problema non riguarda chi assume il farmaco in modo scorretto. Riguarda invece pazienti che seguono la terapia prescritta e che, senza saperlo, possono risultare positivi a un oppioide mai assunto. Anche per questo il risultato merita attenzione da parte di chi legge i referti.

Il risperidone, del resto, non è nuovo a questo tipo di problemi. Una revisione della letteratura uscita nel 2021 sulla rivista Psychiatria Polska lo inserisce tra gli psicofarmaci associati a falsi positivi nei test antidroga sulle urine. Nello stesso elenco compaiono anche aripiprazolo, quetiapina e metilfenidato. Gli autori, però, avvertivano che gran parte dei dati veniva da singoli casi clinici e che servivano studi su gruppi più ampi.

Perché un falso positivo può pesare sui pazienti

Simona Pichini, direttrice del Centro nazionale dipendenze e doping, insiste sulle conseguenze pratiche. Un falso positivo, spiega, “può avere conseguenze importanti, soprattutto per una persona che assume regolarmente farmaci psichiatrici”. E aggiunge: “Un risultato errato potrebbe infatti far sospettare il consumo di sostanze stupefacenti, generando preoccupazioni e incomprensioni o influenzando decisioni sanitarie e assistenziali”.

Il rischio, insomma, non è solo tecnico. Un paziente in cura per un disturbo psichiatrico potrebbe trovarsi sospettato di un consumo mai avvenuto. Inoltre l’errore rischia di condizionare le scelte di chi lo assiste.

Pensiamo, ad esempio, ai controlli eseguiti nei servizi che seguono persone con disturbi psichiatrici, cioè proprio il contesto in cui lo studio è nato. Lì un esito positivo può aprire domande delicate sul paziente e sul suo percorso. Di conseguenza la conferma in laboratorio diventa una forma di tutela, oltre che una questione di correttezza tecnica.

Per questo l’indicazione dell’Iss è chiara. Secondo Pichini, “un test rapido positivo non deve essere considerato, da solo, una prova definitiva dell’assunzione di fentanyl”. Quando il risultato è inatteso o può avere conseguenze rilevanti, “è fondamentale verificarlo con analisi di laboratorio più specifiche e affidabili”.

Anche la revisione del 2021 andava nella stessa direzione. Raccomandava cautela nell’interpretare i test sulle urine, in particolare quando la persona nega l’uso di sostanze. Suggeriva inoltre di controllare l’elenco dei farmaci assunti. Per chi prende il risperidone può quindi essere utile ricordare la terapia in corso a chi esegue il test. Ogni decisione sulla cura, però, resta da prendere con il proprio medico.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Secondo lo studio dell’Iss sì, nei test rapidi sulle urine. L’interferenza compare a concentrazioni di risperidone compatibili con quelle di chi assume il farmaco per terapia. Negli stessi campioni, le analisi di laboratorio più specifiche non hanno trovato fentanyl.

Da solo no. Nelle prove dei ricercatori il test segnalava il fentanyl solo quando nel campione c’era il risperidone, da solo o insieme all’acido valproico.

È il fenomeno per cui un test confonde una sostanza con un’altra. Il risultato è una positività che non corrisponde alla presenza della sostanza cercata, in questo caso il fentanyl.

No. Per l’Iss un test rapido positivo non va considerato da solo una prova dell’assunzione di fentanyl. Se il risultato è inatteso o può avere conseguenze rilevanti, va verificato con analisi di laboratorio più specifiche e affidabili.

Lo studio è stato condotto dal Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto superiore di sanità. È stato pubblicato sulla rivista Clinical Chemistry and Laboratory Medicine.

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Fonti

Il comunicato dell’Iss sullo studio del Centro nazionale dipendenze e doping. Leggi la fonte

L’articolo di Adnkronos con le dichiarazioni di Simona Pichini. Leggi la fonte

Revisione della letteratura del 2021 sui falsi positivi nei test antidroga in chi assume psicofarmaci. Leggi la fonte

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