Dossier Salute

Liste d’attesa Agenas: 2 milioni di prenotazioni in più, ma 4 milioni fuori tempo

Persone sedute in attesa davanti a uno sportello sanitario, con documenti e fogli di prenotazione in mano.

Le liste d’attesa Agenas dei primi nove mesi del 2026 raccontano due cose insieme. Il Servizio sanitario nazionale ha registrato oltre 2 milioni di prenotazioni in più rispetto al 2025 e rispetta più spesso i tempi massimi. Tuttavia circa 4 milioni di visite ed esami sono arrivati in ritardo, o al limite della scadenza. Inoltre la distanza tra le Regioni resta ampia: in Basilicata quasi tutte le prime visite rispettano i tempi, in Puglia poco più della metà.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Da gennaio a settembre 2026 le prenotazioni sono passate da 19,7 a 21,8 milioni, con un aumento superiore al 10%.
  • Le prime visite erogate nei tempi di garanzia salgono dal 76,9% al 78,6%; gli esami diagnostici dall’83,3% all’85%.
  • Restano circa 3,2 milioni di prestazioni fuori tempo massimo, che diventano circa 4 milioni contando quelle erogate pochi giorni dopo la scadenza.
  • Le visite oncologiche rispettano i tempi nel 95,3% dei casi, le colonscopie solo nel 69,3%.
  • Sulle prime visite Puglia (55,3%), Umbria (62,7%) e Sardegna (64,3%) sono le Regioni più in difficoltà.

Liste d’attesa Agenas: cosa dice il bollettino di ottobre

Il 22 ottobre 2026 l’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ha pubblicato il suo bollettino trimestrale sulle liste d’attesa. I dati arrivano dalla Piattaforma nazionale liste di attesa e sono aggiornati al 30 settembre. Il monitoraggio riguarda 14 tipi di prime visite specialistiche e 22 accertamenti diagnostici, seguiti mese per mese e Regione per Regione.

Ogni prescrizione, inoltre, riporta una classe di priorità, scelta dal medico, che fissa il tempo massimo di attesa. La classe U indica le prestazioni urgenti, da erogare entro 3 giorni, mentre la classe B prevede al massimo 10 giorni. All’estremo opposto c’è la classe P, quella delle prestazioni programmabili, con attese fino a 120 giorni. Quando una prestazione arriva oltre il limite della sua classe, il bollettino la conta quindi come fuori tempo.

Il primo dato è la quantità. Le prime visite prenotate sono state 12,3 milioni, contro 11,3 milioni dello stesso periodo del 2025 (+8,3%). Gli esami diagnostici sono saliti invece da 8,4 a 9,5 milioni (+13,3%). In totale si tratta di 21,8 milioni di prenotazioni.

Il secondo dato riguarda la puntualità. Le prime visite garantite entro i tempi sono state 9,6 milioni, circa 935mila in più rispetto al 2025. Per gli esami si passa da 7 a 8,1 milioni, quindi circa 1,1 milioni in più. Il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese, ha parlato di “un trend di miglioramento diffuso” e ha aggiunto: “Oggi non ci muoviamo più al buio”.

I ritardi che restano: 4 milioni di visite ed esami

Il miglioramento, però, non cancella i ritardi. Le prime visite fuori tempo sono 2,11 milioni, quasi quante l’anno scorso (2,14 milioni). Tuttavia la loro quota sul totale scende dal 18,9% al 17,2%. Anche gli esami oltre i limiti sono rimasti stabili in numero assoluto, circa 1,08 milioni, mentre la percentuale cala dal 12,9% all’11,4%.

Sommando le due voci si arriva a circa 3,2 milioni di prestazioni in ritardo. A queste si aggiungono circa 800mila prestazioni erogate poco dopo la scadenza: di conseguenza il conto sale a circa 4 milioni. In pratica, cresce l’offerta, ma cresce anche la domanda.

Le classi di priorità mostrano dove si è lavorato di più. Le prime visite urgenti rispettano i tempi nell’81,7% dei casi, contro il 78,8% del 2025. Per quelle brevi si arriva all’80,6%. Per gli esami urgenti, invece, si sale dal 74,2% al 77,3%: dunque circa uno su cinque è ancora in ritardo.

Anche tra le singole prestazioni le differenze sono nette. Le visite oncologiche sono le più puntuali (95,3%), seguite dalle fisiatriche (83%). Le visite dermatologiche, al contrario, si fermano al 69,9%. Tra gli esami la colonscopia migliora molto, dal 62,8% al 69,3%, e la gastroscopia passa dal 68,6% al 72,6%. L’ecografia mammaria sale all’82%.

Le differenze tra le Regioni

Sulle prime visite la Basilicata è al 99%, seguita da Marche (94,7%), Lazio (92,3%) e Veneto (90,5%). In fondo alla classifica ci sono Friuli-Venezia Giulia (67,8%), Sardegna (64,3%, in calo dal 68%), Umbria (62,7%) e Puglia (55,3%). La Lombardia migliora molto, dal 73,2% all’82,7%. La Sicilia, invece, scende dall’86,6% al 77,8%.

Per gli esami diagnostici il quadro cambia un po’. Il Veneto arriva al 97%, la Campania al 95,8% e la Basilicata al 95,1%. Sotto il 70% restano Valle d’Aosta (69,7%), Umbria (64,7%) e Puglia (63,4%). L’Umbria, comunque, parte da lontano: nel 2025 era al 54,5%.

Le classifiche vanno lette con cautela. La classe P pesa per il 34,9% delle prime visite a livello nazionale. In Basilicata però arriva all’85,4% e in Campania al 76,2%, mentre in Toscana si ferma al 4,1% e in Piemonte all’8,8%. Agenas segnala infatti che in diversi casi la classe P viene usata per controlli e follow-up registrati come primi accessi. Per questo, come osserva Quotidiano Sanità, una classifica costruita solo sulle percentuali può essere fuorviante.

Ci sono anche esperienze positive. Secondo l’ANSA, Marche e Provincia autonoma di Trento usano già strumenti di intelligenza artificiale per gestire la domanda. Tanese, del resto, non si accontenta dei dati: “Conoscere i numeri, seppur necessario, non basta”. E sul metodo ha spiegato: “Stiamo portando avanti con ciascuna Regione un confronto sulle criticità e le azioni da intraprendere”.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Il bollettino del 22 ottobre 2026 analizza i primi nove mesi dell’anno. Le prenotazioni sono salite da 19,7 a 21,8 milioni e i tempi massimi vengono rispettati più spesso: per le prime visite nel 78,6% dei casi, per gli esami nell’85%.

Circa 3,2 milioni di visite ed esami sono stati erogati oltre il tempo massimo. Se si contano anche quelli arrivati pochi giorni dopo la scadenza, circa 800mila, si sale a circa 4 milioni.

Sono indicate sulla prescrizione e fissano l’attesa massima. La classe U riguarda le prestazioni urgenti, entro 3 giorni. La B prevede al massimo 10 giorni, mentre la P comprende le prestazioni programmabili, con attese fino a 120 giorni.

Sulle prime visite sono in testa Basilicata (99%), Marche (94,7%), Lazio (92,3%) e Veneto (90,5%). Le più in difficoltà sono Puglia (55,3%), Umbria (62,7%) e Sardegna (64,3%). Il confronto va però letto con cautela, perché l’uso della classe P cambia molto da Regione a Regione.

Tra le prime visite, le dermatologiche rispettano i tempi solo nel 69,9% dei casi. Tra gli esami la colonscopia, pur migliorata, si ferma al 69,3%. Le visite oncologiche, invece, sono le più puntuali, con il 95,3%.

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Fonti

La pagina ufficiale dell’Agenzia con il bollettino e il comunicato stampa del 22 ottobre 2026. Leggi la fonte

Il servizio ANSA con i dati nazionali e regionali e le dichiarazioni di Angelo Tanese. Leggi la fonte

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