Dossier Salute

Patologie della cartilagine: significano sempre protesi? Le terapie conservative spiegate dall’ortopedico – intervista al dr. Luigi Mazzoleni

medico mostra una protesi

Intervista al dott. Mazzoleni, medico ortopedico  – approfondimenti a cura di Angelica Scordamaglia, editor di redazione

Quando si parla di patologie della cartilagine, il pensiero corre quasi automaticamente alla protesi. In realtà tra la prima usura della cartilagine e l’intervento chirurgico esiste un percorso lungo, fatto di diagnosi precoce e terapie conservative.

Ne abbiamo parlato con il dott. Mazzoleni, medico ortopedico, ospite di Radio Dossier24.

In breve: tutto quello che c’è da sapere

Le patologie della cartilagine derivano da degenerazione o traumi, e possono dare dolore, limitazione funzionale e versamenti articolari. Solo quando l’usura diventa avanzata si parla di artrosi, e solo in alcuni casi si arriva alla protesi: nel percorso della degenerazione esistono infatti diverse terapie per rallentarla e ridurre i sintomi.

Riconoscere presto i sintomi e rivolgersi a uno specialista è fondamentale, perché un trattamento precoce dà risultati migliori. Tra le terapie conservative ci sono fisioterapia, infiltrazioni di acido ialuronico, plasma o cellule mesenchimali, farmaci e integratori. La protesi resta l’opzione da riservare ai casi in cui il dolore non è più controllabile.

Le patologie della cartilagine portano sempre alla protesi?

«No, assolutamente. Le patologie della cartilagine non sono altro che una degenerazione, o possono essere anche dei traumi che vanno a rovinare la cartilagine, che non è altro che il tessuto di rivestimento dell’articolazione. Quando tende a degenerare, può dare dei sintomi come il dolore, la limitazione funzionale, dei versamenti articolari.

Ovviamente, quando questa usura della cartilagine diventa veramente avanzata – e quindi si chiama artrosi – allora si può andare incontro a protesi. Però, in tutto l’iter della degenerazione, ci sono tante terapie che si possono fare per cercare di rallentarla, per lo meno, e diminuire il più possibile i sintomi.»

Approfondimento 

La distinzione tra danno cartilagineo iniziale e artrosi conclamata, descritta dal dott. Mazzoleni, è centrale nelle linee guida internazionali più recenti sulla gestione dell’osteoartrosi. Queste linee guida non collocano la protesi come primo intervento, ma come esito di un percorso che comprende diverse fasi terapeutiche.

Un confronto del 2021 tra le linee guida OARSI ed ESCEO, pubblicato su Nature Reviews Rheumatology, conferma che educazione del paziente ed esercizio fisico strutturato sono il trattamento di base raccomandato per l’artrosi di ginocchio e anca, prima di qualsiasi opzione farmacologica o chirurgica (Arden et al., 2021).

Quanto è importante non sottovalutare i sintomi e arrivare presto a una diagnosi?

«Assolutamente. Quando una persona inizia ad avere dolore articolare, magari degli episodi di versamento – non è detto che siano problemi di cartilagine – però è sicuramente importante andare a fare una visita da un professionista, per capire se il problema è legato alla cartilagine.

In quel caso, andare a fare dei trattamenti che, se più precoci, sicuramente possono portare a dei buoni risultati: a ritardare il peggioramento e magari a non arrivare a interventi più invasivi come la protesi.»

«No, non vuol dire artrosi uguale protesi. Si può arrivare alla protesi, ma sicuramente ci sono tante cose che si possono fare prima.»

Approfondimento 

Il messaggio del dott. Mazzoleni – artrosi non equivale automaticamente a protesi – è coerente con l’impostazione delle linee guida internazionali, che riservano l’intervento chirurgico ai casi in cui il percorso terapeutico conservativo non controlla più adeguatamente dolore e funzionalità.

Le stesse linee guida OARSI ed ESCEO sottolineano come una diagnosi e un trattamento precoci, avviati non appena compaiono i primi sintomi articolari, permettano di intervenire quando la cartilagine è meno compromessa, con margini di miglioramento maggiori rispetto a una diagnosi tardiva (Arden et al., 2021).

Quali terapie conservative esistono prima della protesi, e quando diventa invece necessaria?

«Le terapie ovviamente sono varie. Si parte dalla classica fisioterapia: un buon lavoro muscolare, una buona elasticità articolare possono già portare a un miglioramento della sintomatologia e a un rallentamento dell’usura della cartilagine.

La terapia infiltrativa – infiltrazioni di acido ialuronico, infiltrazioni di plasma ed eventualmente infiltrazioni di cellule mesenchimali – può anch’essa portare a un miglioramento della situazione e a un ritardo del peggioramento. Si possono utilizzare anche terapie farmacologiche, per evitare magari episodi di versamento o rinforzare la cartilagine che c’è ancora: integratori, che non sono miracolosi ma possono aiutare, e i classici farmaci antinfiammatori, che quando servono si possono utilizzare.»

«Ovviamente, quando il dolore non è più controllato dalla terapia conservativa – quando il paziente arriva a una sorta di capolinea e non ha più armi con cui combattere questo problema – l’unica cosa che si può fare è l’intervento protesico, che va a risolvere il problema. È da fare quando il dolore non è più controllato e le terapie conservative non fanno più nulla: non sempre si arriva a un livello del genere, ma purtroppo si può arrivare a una situazione di questo tipo.»

Approfondimento

Tra le terapie infiltrative citate dal dott. Mazzoleni, il plasma ricco di piastrine (PRP) è oggi tra le più studiate. Una meta-analisi del 2021 su studi randomizzati controllati ha mostrato un miglioramento significativo di dolore e funzionalità nei pazienti con artrosi di ginocchio trattati con PRP rispetto a placebo o acido ialuronico da solo (Nie et al., 2021).

Anche le infiltrazioni di cellule mesenchimali, più recenti, mostrano risultati incoraggianti: una revisione sistematica del 2022 conferma un profilo di sicurezza favorevole e un miglioramento clinico nella maggior parte degli studi analizzati, pur segnalando la necessità di protocolli più standardizzati (Shoukrie et al., 2022).

Sull’acido ialuronico, la terapia infiltrativa più consolidata, una meta-analisi su oltre 8.000 pazienti pubblicata nel 2021 ne conferma un buon profilo di sicurezza, senza differenze rilevanti negli eventi avversi rispetto al placebo, dato importante per un trattamento spesso ripetuto nel tempo

(Miller et al., 2021). Nel complesso, questi dati confermano che le terapie conservative descritte dal dott. Mazzoleni hanno un solido riscontro scientifico, pur restando la protesi la soluzione risolutiva quando il dolore non risponde più a nessuna di esse.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

https://youtu.be/orNnceU2CJQ

Domande frequenti (FAQ)

No. La protesi è necessaria solo quando il dolore non è più controllato dalle terapie conservative; prima di quel momento esistono diverse opzioni terapeutiche.

Dolore articolare, limitazione dei movimenti ed eventuali versamenti sono i segnali principali, e vanno valutati da uno specialista per una diagnosi corretta.

Sì, un buon lavoro muscolare e una buona elasticità articolare possono migliorare i sintomi e rallentare l’usura della cartilagine.

Sono iniezioni intra-articolari di sostanze come acido ialuronico, plasma ricco di piastrine o cellule mesenchimali, usate per migliorare i sintomi e rallentare il peggioramento.

Quando il dolore non risponde più alle terapie conservative e compromette in modo significativo la qualità della vita del paziente.

Argomenti correlati

In sintesi: il melanoma è il più aggressivo dei tumori della pelle e in Italia si registrano ogni anno circa 12-15.000 nuovi casi. La buona notizia è che, individuato presto, ha ottime possibilità di guarigione.  Leggi l’articolo

Fonti

Non-surgical management of knee osteoarthritis: comparison of ESCEO and OARSI 2019 guidelines, Nature Reviews Rheumatology – confronto tra le principali linee guida internazionali sulla gestione conservativa dell’artrosi. Leggi lo studio

Effectiveness of Platelet-Rich Plasma in the Treatment of Knee Osteoarthritis, Orthopaedic Journal of Sports Medicine – meta-analisi sull’efficacia del PRP nell’artrosi di ginocchio. Leggi lo studio

Safety and Efficacy of Injecting Mesenchymal Stem Cells Into a Human Knee Joint To Treat Osteoarthritis, Cureus – revisione sistematica sulle infiltrazioni di cellule mesenchimali. Leggi lo studio

Safety of Intra-Articular Hyaluronic Acid for Knee Osteoarthritis, Cartilage – meta-analisi su oltre 8.000 pazienti sulla sicurezza delle infiltrazioni di acido ialuronico. Leggi lo studio

Richiedi informazioni o contatta il Medico

Compilando e inviando il modulo ecconsenti al trattamento dei tuoi dati personali ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR).
CONDIVIDI
Facebook
WhatsApp
LinkedIn
Telegram

LA MAPPA DELLA SALUTE