Dossier Salute

Zucchero e antibiotici: i dolci aggravano i danni al microbiota, lo studio su Nature

Ricercatrice confronta colture batteriche accanto a un modello dell’intestino, antibiotici generici e alimenti ricchi di zuccheri.

Zucchero e antibiotici formano una coppia più rischiosa del previsto per l’intestino. Uno studio pubblicato il 30 settembre sulla rivista Nature ha seguito 173 pazienti con tumori del sangue ricoverati in ospedale. I ricercatori hanno analizzato 9.419 pasti e hanno controllato il loro microbiota giorno per giorno. Il risultato è netto: più dolci si mangiano durante la terapia antibiotica, più la flora batterica intestinale si impoverisce. E a guadagnarci sono batteri nocivi come l’Enterococcus faecium.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Lo studio, pubblicato online su Nature il 30 settembre 2026, è stato guidato da NYU Langone Health, City of Hope e Memorial Sloan Kettering Cancer Center.
  • I ricercatori hanno registrato ogni alimento di 9.419 pasti consumati da 173 pazienti oncologici ricoverati, raccogliendo ogni giorno campioni del microbiota.
  • Per ogni 100 grammi di zucchero assunti nelle 48 ore prima del trattamento, la diversità batterica intestinale si è ridotta di un ulteriore 21%.
  • Zuccheri e antibiotici insieme hanno favorito la crescita di Enterococcus faecium, un batterio legato a infezioni difficili da trattare.
  • Nei topi, saccarosio e antibiotico hanno moltiplicato la presenza di Enterococcus di 16,3 volte al terzo giorno e di 33,4 volte al sesto.

Zucchero e antibiotici: cosa ha scoperto lo studio su Nature

Gli antibiotici sono tra i farmaci più prescritti al mondo. Funzionano eliminando i batteri responsabili delle infezioni, ma colpiscono anche quelli utili che vivono nell’intestino. Queste specie si sono evolute insieme all’uomo: aiutano a digerire il cibo e sostengono il sistema immunitario. Quando la loro varietà diminuisce, l’intestino diventa più vulnerabile e i batteri nocivi possono prendere il sopravvento.

Il nuovo studio aggiunge un tassello importante a questo quadro. Il lavoro è stato guidato da gruppi di ricerca di NYU Langone Health, City of Hope e Memorial Sloan Kettering Cancer Center. Tra i coautori figurano anche ricercatori di MD Anderson Cancer Center, University of Minnesota e Fred Hutchinson Cancer Center. C’è pure un contributo italiano: Corrado Zuanelli Brambilla, dell’Unità di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese di Siena.

Il team ha seguito 173 pazienti con tumori del sangue, ricoverati per il trapianto di cellule staminali. Ogni alimento presente in 9.419 pasti è stato registrato con precisione. In parallelo, i ricercatori hanno raccolto ogni giorno campioni del microbiota intestinale. Secondo gli autori, è uno degli studi più ampi e dettagliati mai condotti su questo tema.

Il dato principale riguarda la cosiddetta alfa-diversità, cioè la varietà di specie batteriche utili presenti nell’intestino. Per ogni 100 grammi di zucchero consumati nelle 48 ore prima del trattamento, la diversità si è ridotta di un ulteriore 21%. In altre parole, i dolci sembrano amplificare il danno che gli antibiotici già provocano alla flora intestinale.

Enterococcus faecium, il batterio che approfitta dei dolci

Lo studio non si è limitato a misurare la perdita di diversità. I ricercatori hanno osservato che la combinazione tra dieta zuccherina e antibiotici favoriva, nei pazienti, la proliferazione di Enterococcus faecium. È un batterio che può vivere nell’intestino, ma è stato collegato a infezioni difficili da trattare.

Per verificare questa osservazione, il gruppo ha condotto esperimenti sui topi. Gli animali sono stati esposti all’antibiotico biapenem e a una dieta con saccarosio, il comune zucchero da tavola. Al terzo giorno la popolazione di Enterococcus nell’intestino era aumentata di 16,3 volte. Al sesto giorno il carico batterico era 33,4 volte più alto.

Perché succede? Una spiegazione la offre William Jogia, secondo autore dello studio e dottorando nel laboratorio di Jonas Schluter a NYU Langone. Secondo Jogia, i batteri potenzialmente dannosi che sopravvivono agli antibiotici sfruttano gli zuccheri della dieta per espandersi. Lo stesso ricercatore, però, invita alla prudenza. Resta da chiarire se lo zucchero nutra direttamente l’Enterococcus, se indebolisca i batteri concorrenti o se agisca con un altro meccanismo.

Il punto è delicato perché in questi pazienti l’equilibrio del microbiota pesa molto sugli esiti delle cure. “Soprattutto nei pazienti con tumori del sangue, il danno al microbioma è associato a esiti peggiori, tra cui una mortalità complessiva più alta e più infezioni”, ha spiegato Jonathan Peled, coautore senior e vicedirettore del Center for Hematological Malignancies del Memorial Sloan Kettering.

Cosa cambia per i pazienti e quali sono i limiti dello studio

Chi riceve un trapianto di cellule staminali per un tumore del sangue resta in ospedale per diverse settimane. In questo periodo riceve chemioterapia e antibiotici, e la sua alimentazione cambia in modo drastico. Il microbiota subisce danni gravi, e in un ecosistema intestinale impoverito specie come Enterococcus faecium trovano spazio per crescere. Proprio per questo i ricercatori hanno scelto questi pazienti: ricevono spesso antibiotici e, durante il ricovero, si può registrare con precisione ciò che mangiano.

“Il nostro studio suggerisce che modificare la dieta durante e dopo gli antibiotici, in particolare riducendo il consumo di dolci, potrebbe aiutare”, ha dichiarato Jonas Schluter, coautore senior e docente al Dipartimento di Microbiologia di NYU Langone. Marcel van den Brink, coautore senior e dirigente medico di City of Hope, ha sottolineato che il microbioma sta emergendo come un fattore importante nella cura dei tumori.

Le stesse fonti indicano però alcuni limiti. Lo studio ha coinvolto pazienti oncologici ricoverati, una popolazione molto particolare. Servono altre ricerche per capire se i risultati valgano anche per chi assume antibiotici per un’infezione comune. Secondo quanto riportato da Focus, van den Brink ha definito prematuro raccomandare a tutti di evitare lo zucchero durante gli antibiotici.

Il prossimo passo, ha spiegato Peled, sarà progettare studi clinici per verificare se brevi cambiamenti nella dieta possano migliorare gli esiti dei pazienti. Fino ad allora, ogni modifica dell’alimentazione durante una terapia va discussa con il medico curante.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Secondo gli autori dello studio pubblicato su Nature, i batteri potenzialmente dannosi che sopravvivono agli antibiotici potrebbero usare gli zuccheri della dieta per moltiplicarsi. Il meccanismo esatto però non è ancora chiarito: lo zucchero potrebbe nutrire direttamente questi batteri, indebolire quelli concorrenti o agire in altro modo.

Lo studio ha seguito 173 pazienti con tumori del sangue ricoverati per il trapianto di cellule staminali. I ricercatori hanno registrato ogni alimento di 9.419 pasti e raccolto ogni giorno campioni del microbiota intestinale.

È un batterio che può vivere nell’intestino ma che è stato collegato a infezioni difficili da trattare. Nello studio, la combinazione di zuccheri e antibiotici ne ha favorito la proliferazione, sia nei pazienti sia negli esperimenti sui topi.

I ricercatori suggeriscono che ridurre i dolci durante e dopo gli antibiotici potrebbe aiutare, ma i dati riguardano pazienti oncologici ricoverati. Secondo quanto riportato da Focus, Marcel van den Brink ha definito prematuro raccomandarlo a tutti. Qualsiasi cambiamento della dieta durante una terapia va discusso con il medico.

Secondo Jonathan Peled del Memorial Sloan Kettering, il prossimo passo sarà progettare studi clinici per verificare se brevi cambiamenti nella dieta possano migliorare gli esiti dei pazienti. Servono inoltre ricerche su altre popolazioni per capire se i risultati siano generalizzabili.

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Fonti

La notizia dello studio coordinato dal Memorial Sloan Kettering Cancer Center e pubblicato su Nature. Leggi la fonte

Il comunicato ufficiale con dati, metodi, autori e dichiarazioni dei ricercatori. Leggi la fonte

La diffusione del comunicato con le istituzioni coinvolte nella ricerca. Leggi la fonte

Una sintesi in inglese dei risultati, con i dati sugli esperimenti nei topi. Leggi la fonte

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