Un ampio studio presentato al 44° Congresso europeo dei chirurghi della cataratta e dei refrattivi (ESCRS), in corso a Londra, collega per la prima volta in modo sistematico l’inquinamento atmosferico a un rischio più alto di glaucoma e cataratta. Chi vive nelle aree più inquinate ha fino al 70% di probabilità in più di sviluppare il glaucoma, rispetto a chi respira aria più pulita. La ricerca è una meta-analisi di 41 studi su milioni di persone e indica nel particolato fine, il PM2,5, il principale responsabile. È una notizia che riguarda da vicino l’Italia, dove diverse città superano regolarmente i limiti di qualità dell’aria.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Uno studio presentato al 44° Congresso ESCRS di Londra ha analizzato 41 studi osservazionali su milioni di persone in Asia orientale e nel Regno Unito.
- Chi vive nelle aree più inquinate ha fino al 70% di rischio in più di sviluppare il glaucoma, rispetto a chi vive in zone con aria più pulita.
- Il rischio riguarda anche la cataratta, che aumenta in modo costante con l’esposizione al particolato fine (PM2,5).
- Per ogni incremento significativo dell’inquinamento, il rischio di glaucoma cresce di circa l’8% e quello di cataratta di circa il 4%.
- Gli occhi, a differenza di altri organi, non hanno barriere che li separano dall’aria esterna: per questo sono particolarmente vulnerabili alle polveri sottili.
Lo studio: 41 ricerche e milioni di persone analizzate
La ricerca è stata presentata lunedì al 44° Congresso della Società Europea dei Chirurghi della Cataratta e Refrattivi, in corso a Londra fino al 15 settembre. A guidarla è stato il dottor Ahmed Alnabihi, del King Khaled Eye Specialist Hospital and Research Center di Riad, in Arabia Saudita. Si tratta di una revisione sistematica e di una meta-analisi: i ricercatori hanno raccolto tutti gli studi disponibili sul tema e ne hanno unito i dati. Il lavoro ha incluso 41 studi osservazionali, con informazioni su milioni di persone in Asia orientale e nel Regno Unito, attingendo ad alcuni dei database sanitari oculistici più ampi al mondo.
I ricercatori hanno esaminato i livelli di diversi inquinanti atmosferici: il particolato fine (PM2,5 e PM10), il biossido di azoto, il biossido di zolfo, l’ozono e il monossido di carbonio. Questi dati sono stati confrontati con il numero di diagnosi di glaucoma, cataratta e degenerazione maculare senile registrate nelle stesse aree geografiche. L’obiettivo era capire se, e quanto, l’esposizione cronica all’aria inquinata si traduca in un rischio maggiore di ammalarsi agli occhi.
Il risultato più netto riguarda il PM2,5, le particelle ultrafini prodotte da fumo, gas di scarico ed emissioni industriali. Chi vive nelle aree più inquinate ha fatto registrare fino al 70% di rischio in più di sviluppare il glaucoma, rispetto a chi vive in zone con aria più pulita. Anche il rischio di cataratta cresce in modo costante con l’aumento dell’inquinamento. Per ogni incremento significativo dell’esposizione, il rischio di glaucoma sale di circa l’8% e quello di cataratta di circa il 4%. Le prove sulla degenerazione maculare senile sono invece meno chiare, anche se alcune ricerche suggeriscono un legame. Biossido di azoto e ozono mostrano invece associazioni più deboli e incostanti. Va precisato che si tratta di un rischio relativo, calcolato confrontando i due estremi di esposizione: non significa che sette persone su dieci nelle aree più inquinate svilupperanno il glaucoma, ma che la probabilità di ammalarsi cresce in modo significativo rispetto a chi vive in zone più pulite.
Perché l’inquinamento danneggia gli occhi
Secondo i ricercatori, le particelle fini provocano infiammazione e stress ossidativo nell’organismo. Un’esposizione prolungata negli anni può danneggiare il nervo ottico, elemento centrale nello sviluppo del glaucoma, oppure il cristallino, coinvolto nella cataratta. Non si tratta di un meccanismo ipotetico isolato: infiammazione e stress ossidativo sono processi già chiamati in causa in molte altre malattie croniche legate all’inquinamento, dalle patologie cardiovascolari a quelle respiratorie.
A differenza della maggior parte degli altri organi, l’occhio è direttamente esposto all’ambiente esterno. La superficie oculare, cioè il film lacrimale, la congiuntiva e la cornea, non ha barriere che la separino dall’aria che respiriamo. Questo rende biologicamente più plausibile l’ipotesi di un danno diretto, rispetto a quanto accade per altri organi protetti da barriere fisiologiche più efficaci.
«Sappiamo da anni che l’inquinamento atmosferico danneggia polmoni e cuore, ma i suoi effetti sugli occhi sono stati studiati molto meno e le prove esistenti erano frammentarie», ha spiegato Alnabihi. «Ogni giorno vediamo pazienti perdere la vista per malattie come il glaucoma e la cataratta, etichettate come legate all’età, come se l’invecchiamento fosse l’unico colpevole. Ma questo è sempre sembrato incompleto. Se un fattore ambientale accelera queste patologie, cambia il modo di pensarle e suggerisce che si possa intervenire per ridurre i rischi».
Cosa cambia per la prevenzione e la salute pubblica
La cataratta, in cui il cristallino diventa opaco causando visione offuscata, è la principale causa di deficit visivo nel mondo e colpisce circa 94 milioni di persone. Il glaucoma, che danneggia il nervo che collega l’occhio al cervello, riguarda invece circa 7,7 milioni di persone a livello globale. Lo ha ricordato Filomena Ribeiro, past president dell’ESCRS e responsabile del reparto di Oftalmologia dell’Hospital da Luz di Lisbona, non coinvolta direttamente nello studio: entrambe le patologie diventano più frequenti con l’età, ma la ricerca indica che chi è esposto a più inquinamento corre un rischio aggiuntivo. Sono numeri che rendono ancora più rilevante individuare fattori di rischio modificabili, come l’esposizione all’inquinamento, accanto a quelli già noti legati all’età e alla genetica.
Finora le politiche per l’aria pulita sono state giustificate soprattutto con la tutela di cuore e polmoni. Questo studio aggiunge un nuovo organo alla lista: gli occhi. Per i ricercatori, i risultati rafforzano le ragioni a favore di standard più severi sulla qualità dell’aria e di misure per ridurre l’inquinamento nelle città, come la creazione di aree verdi e la riduzione del traffico veicolare.
Gli autori sottolineano che servono ulteriori studi, in particolare nelle regioni con i livelli di inquinamento più alti. Nel frattempo, restano valide le indicazioni generali di prevenzione oculistica: controlli regolari dalla mezza età in poi, soprattutto in presenza di familiarità per glaucoma o cataratta, e attenzione agli altri fattori di rischio noti, come il fumo e il diabete. Ridurre l’esposizione personale all’inquinamento, quando possibile, resta comunque una scelta utile per la salute generale, non solo per quella degli occhi.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
Il PM2,5 è costituito da particelle ultrafini, con diametro inferiore a 2,5 micrometri, presenti nel fumo, nei gas di scarico dei veicoli e nelle emissioni industriali. Sono abbastanza piccole da penetrare in profondità nell’organismo e, secondo lo studio ESCRS, da raggiungere e danneggiare i tessuti oculari, contribuendo a infiammazione e stress ossidativo.
Chi vive nelle aree più inquinate ha fino al 70% di rischio in più di sviluppare il glaucoma, rispetto a chi vive in zone con aria più pulita. Per ogni incremento significativo dell’esposizione al PM2,5, il rischio di glaucoma cresce di circa l’8% e quello di cataratta di circa il 4%.
Le prove sono meno chiare rispetto a quelle su glaucoma e cataratta. Alcuni studi inclusi nella meta-analisi suggeriscono un legame tra inquinamento e degenerazione maculare senile, ma i risultati non sono ancora univoci e servono ulteriori ricerche.
A differenza della maggior parte degli altri organi, l’occhio è direttamente esposto all’ambiente esterno. La sua superficie, cioè il film lacrimale, la congiuntiva e la cornea, non ha barriere che la separino dall’aria che respiriamo, a differenza di quanto accade per organi più protetti.
Non esistono ancora linee guida specifiche legate solo all’inquinamento, ma restano valide le regole generali di prevenzione oculistica: controlli regolari dalla mezza età, attenzione ai fattori di rischio come fumo e diabete, e una riduzione dell’esposizione personale allo smog quando possibile.
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Fonti
Il servizio dell’agenzia ANSA sullo studio presentato al congresso ESCRS. Leggi la fonte
Il comunicato ufficiale della Società Europea dei Chirurghi della Cataratta e Refrattivi, con le dichiarazioni dei ricercatori. Leggi la fonte
L’approfondimento del Salvagente sulla meta-analisi presentata a Londra. Leggi la fonte
Un altro approfondimento sullo studio, con il contesto sui rischi generali dell’inquinamento per la salute. Leggi la fonte





