In un asilo nido di Tropea, in Calabria, un bambino di 18 mesi è morto dopo un’infezione gastrointestinale. Si sospetta il batterio Clostridium difficile. Altri piccoli della stessa struttura hanno accusato sintomi simili nei giorni scorsi. La notizia sta facendo discutere in tutta Italia e riporta l’attenzione su un patogeno spesso associato agli ospedali, ma capace di colpire anche fuori da questi contesti. Cos’è davvero il Clostridium difficile, come si trasmette nei nidi e quali segnali dovrebbero allarmare i genitori? Lo abbiamo chiesto agli esperti, ripercorrendo quanto sappiamo finora sul caso e sulle misure di prevenzione.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Un bambino di 18 mesi è morto in ospedale a Catanzaro dopo un’infezione gastrointestinale. Il caso è forse legato a un asilo nido privato di Tropea, in provincia di Vibo Valentia.
- Il sospetto principale è il Clostridium difficile. È un batterio che si trasmette per via oro-fecale e può causare diarrea, febbre e, nei casi più gravi, colite pseudomembranosa.
- Altri 10-12 bambini dello stesso asilo hanno avuto sintomi gastrointestinali. Quattro sono stati ricoverati: tre già dimessi, uno è ancora in cura a Catanzaro.
- Gli esperti invitano alla cautela. Solo l’autopsia e gli esami microbiologici potranno confermare il patogeno responsabile e un eventuale nesso con il decesso.
- La prevenzione si basa su igiene delle mani, isolamento dei casi sintomatici e sanificazione degli ambienti. Sono misure già previste dai protocolli per le comunità infantili.
Cosa è successo nell’asilo di Tropea
Il piccolo, residente a Zungri, in provincia di Vibo Valentia, è stato ricoverato il 17 luglio all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. Il motivo era un disturbo gastrointestinale acuto. Le sue condizioni sono peggiorate rapidamente. Il 21 luglio è stato trasferito d’urgenza all’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, dove è morto nella serata di mercoledì 22 luglio. La Procura di Vibo Valentia ha aperto un fascicolo d’inchiesta. Ha inoltre disposto il sequestro della salma per l’esame autoptico, necessario ad accertare le cause esatte del decesso.
Nei giorni precedenti, circa 10-12 bambini dello stesso asilo nido privato avevano manifestato sintomi gastrointestinali simili. Quattro di loro, oltre alla piccola vittima, sono stati ricoverati: tre sono già stati dimessi, uno resta in cura a Catanzaro. La struttura ha sospeso in via precauzionale le attività educative ed è in corso la sanificazione di tutti gli ambienti. Le autorità sanitarie locali hanno inoltre avviato controlli negli spazi dell’asilo, per verificare eventuali criticità igieniche. Gli esperti interpellati dai media, tra cui l’epidemiologo Massimo Ciccozzi e il virologo Fabrizio Pregliasco, invitano comunque alla cautela. Al momento non è confermato con certezza né il patogeno responsabile né un nesso causale diretto con il decesso: solo l’autopsia, gli esami microbiologici e l’indagine epidemiologica potranno fornire risposte definitive.
Cos’è il Clostridium difficile e come si trasmette
Il Clostridium difficile, oggi chiamato scientificamente Clostridioides difficile, è un batterio anaerobio in grado di formare spore molto resistenti. Queste possono sopravvivere per mesi su superfici, giocattoli e oggetti di uso comune. Il contagio avviene per via oro-fecale: le spore, se ingerite, raggiungono l’intestino. Qui resistono grazie alla capacità di sopravvivere all’acidità gastrica. Nella maggior parte delle persone sane la sola presenza del batterio non causa disturbi, perché la normale flora intestinale ne limita la proliferazione. Secondo i dati raccolti a livello europeo, l’incidenza di queste infezioni nei contesti ospedalieri è stimata in circa 2 casi ogni 1.000 ricoveri l’anno.
I problemi nascono quando l’equilibrio del microbiota si altera, per esempio dopo una terapia antibiotica ad ampio spettro. I batteri “buoni” vengono eliminati insieme a quelli responsabili dell’infezione da curare. Questo lascia spazio al Clostridium difficile per moltiplicarsi e produrre tossine dannose per la mucosa intestinale. I sintomi tipici comprendono diarrea acquosa, dolori addominali, perdita di appetito e febbre. Nelle forme più severe possono comparire colite pseudomembranosa, disidratazione importante e, raramente, complicanze gravi come il megacolon tossico.
In un cluster di gastroenterite in una comunità infantile, va detto, le cause possibili sono molte. Oltre al Clostridium, gli esperti citano virus come norovirus e rotavirus. Tra i batteri compaiono Salmonella, Shigella, Campylobacter ed Escherichia coli. Ogni agente ha modalità di trasmissione e complicanze diverse: per questo identificare con precisione il patogeno responsabile è essenziale prima di trarre conclusioni affrettate.
Prevenzione: come proteggere i bambini nei nidi e in famiglia
Nidi e scuole dell’infanzia non sono ambienti intrinsecamente pericolosi. Sono però luoghi dove la stretta convivenza tra bambini piccoli favorisce la circolazione di infezioni gastrointestinali. Per questo esistono protocolli precisi: isolamento tempestivo dei casi sintomatici, esclusione dalla frequenza fino alla guarigione completa e per le 48 ore successive. Si aggiungono il lavaggio accurato e frequente delle mani e la sanificazione delle superfici con prodotti specifici. In Italia la sorveglianza delle infezioni da Clostridioides difficile è coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con il Ministero della Salute. Un sistema di sorveglianza nazionale dedicato, tuttavia, è ancora in fase di sviluppo.
Per i genitori, alcuni segnali meritano attenzione immediata: diarrea persistente da più giorni, sangue visibile nelle feci, febbre elevata che non si risolve. Vanno considerati anche scarsa produzione di urina, labbra o lingua secche, un bambino insolitamente abbattuto o poco reattivo. In questi casi è opportuno consultare tempestivamente il pediatra. Lo specialista valuterà se sia necessario un esame delle feci o, nei casi più seri, il ricovero per la reidratazione. Nella maggior parte dei casi, va ricordato, le gastroenteriti nei bambini si risolvono da sole in pochi giorni con adeguata idratazione, senza bisogno di terapie particolari o antibiotici. Da alcuni anni, inoltre, è disponibile il vaccino contro il Rotavirus, che riduce il rischio di una delle forme più diffuse di gastroenterite infantile.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.
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Domande frequenti (FAQ)
Il Clostridium difficile, oggi chiamato scientificamente Clostridioides difficile, è un batterio anaerobio in grado di formare spore molto resistenti. Può causare infezioni intestinali, soprattutto quando l’equilibrio della flora batterica viene alterato, per esempio dopo una terapia antibiotica ad ampio spettro.
Si trasmette per via oro-fecale: le spore, presenti nell’ambiente o su superfici e oggetti contaminati, possono essere ingerite e raggiungere l’intestino. Nei bambini piccoli il contatto ravvicinato e la condivisione degli spazi facilitano la diffusione.
I sintomi principali sono diarrea acquosa, dolori addominali, perdita di appetito e febbre. Nei casi più gravi possono comparire disidratazione importante e colite pseudomembranosa.
No, non sono ambienti intrinsecamente pericolosi, ma la stretta convivenza tra bambini piccoli favorisce la circolazione di infezioni gastrointestinali. Per questo esistono protocolli di igiene e isolamento dei casi sintomatici.
È opportuno consultare il pediatra in presenza di diarrea persistente, sangue nelle feci, febbre alta che non si risolve o segni di disidratazione, come scarsa produzione di urina o un bambino insolitamente abbattuto.
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