Le malattie reumatologiche riguardano circa 10 milioni di italiani, e non sono affatto un problema che tocca solo gli anziani. Il 12 ottobre, nella Giornata mondiale dedicata a queste patologie, la Società italiana di reumatologia (SIR) ha presentato in Senato la prima edizione del Libro Bianco della disciplina. Dentro ci sono i numeri della malattia, le differenze tra una Regione e l’altra e cinque richieste precise alle istituzioni. Al centro c’è soprattutto una questione di tempo: arrivare prima alla diagnosi.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Circa 10 milioni di italiani convivono con almeno una malattia reumatologica; circa 734.000 hanno forme gravi e spesso invalidanti.
- Le unità operative complesse di reumatologia sono 42, pari a 0,71 ogni milione di abitanti, con forti differenze tra le Regioni.
- Circa il 23% dei reumatologi ambulatoriali non può prescrivere direttamente i farmaci biologici.
- Artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondilite anchilosante causano circa 23,2 milioni di giornate di lavoro perse l’anno, con un impatto economico oltre i 4 miliardi di euro.
- La SIR chiede più specialisti dove servono, reti regionali uniformi e un accesso più equo ai farmaci innovativi.
Malattie reumatologiche in Italia: i numeri del Libro Bianco
Sotto questa etichetta rientrano oltre 200 condizioni diverse, molte delle quali autoimmuni. La più diffusa, secondo i dati raccolti dalla SIR, è l’artrosi: circa 8,7 milioni di persone. Seguono l’osteoporosi, con circa 5 milioni, e la fibromialgia, con quasi 2 milioni. Le spondiloartriti riguardano circa 600.000 italiani, l’artrite reumatoide 320.000.
Più di un milione di persone ha una malattia infiammatoria delle articolazioni o della colonna vertebrale. Le forme gravi e disabilitanti sono circa 734.000. Allargando lo sguardo all’Europa, i pazienti salgono a 120 milioni.
Un dato in particolare smentisce l’idea che si tratti di disturbi della vecchiaia. I pazienti esenti dal ticket per malattie reumatologiche croniche e invalidanti sono circa 371.000. Il 68% sono donne e più della metà ha tra 45 e 65 anni, quindi in piena età lavorativa. Nemmeno i bambini sono esclusi. L’artrite idiopatica giovanile ha una prevalenza tra 16 e 150 casi ogni 100.000 bambini, e molte forme continuano in età adulta.
Alla presentazione è intervenuto il ministro della Salute, Orazio Schillaci: “Le malattie reumatologiche oggi in Italia interessano circa 10 milioni di persone”. Il ministro le ha definite una questione di salute pubblica, che va dalla prevenzione alla riabilitazione. Ha anche ricordato una novità: con i nuovi LEA la sindrome fibromialgica in forma grave è entrata tra le patologie croniche invalidanti riconosciute.
Un’assistenza diversa da Regione a Regione
La parte più scomoda del Libro Bianco riguarda l’organizzazione. In Italia ci sono 42 unità operative complesse di reumatologia, cioè 0,71 ogni milione di abitanti. Sono distribuite in modo molto disomogeneo. Per chi si ammala, questo significa percorsi di cura che cambiano a seconda di dove vive.
Il divario si vede anche sulle terapie. Circa il 23% dei reumatologi che lavorano in ambulatorio non può prescrivere direttamente i farmaci biologici. Capita così che il paziente debba spostarsi in un altro centro autorizzato. In alcune Regioni, per la prima visita, si aspetta più di sei mesi.
Poi c’è l’università. Nei corsi di Medicina la reumatologia vale da 1 a 4 crediti, a seconda dell’ateneo. In alcune sedi manca un professore ordinario della materia. Come riferimento per la programmazione, la SIR indica 30 ore settimanali di specialistica reumatologica territoriale ogni 100.000 abitanti.
Roberto Caporali, presidente eletto della SIR, l’ha detto senza giri di parole: “Disponiamo di conoscenze e strumenti potenti, ma non tutti i cittadini possono beneficiarne in modo uniforme”.
Anche i costi sono alti. L’artrite reumatoide da sola supera i 2 miliardi di euro l’anno, e circa 900 milioni sono costi indiretti. Sommando artrite psoriasica e spondilite anchilosante si arriva a circa 23,2 milioni di giornate di lavoro perse ogni anno. L’impatto economico complessivo supera i 4 miliardi.
Sul fronte della ricerca il quadro è migliore. Tra il 2016 e il 2025 PubMed ha indicizzato 17.053 pubblicazioni reumatologiche con affiliazione italiana. La produzione annua è passata da 1.389 a 1.691 articoli, con una crescita superiore al 21%.
Diagnosi precoce e cinque richieste alle istituzioni
Per gli specialisti il punto è il tempo. Caporali parla di una “finestra di opportunità” nelle fasi iniziali delle malattie infiammatorie: intervenire presto riduce il danno alle articolazioni e agli organi. Con i farmaci biologici e le terapie mirate, oggi la remissione o una bassa attività di malattia sono obiettivi raggiungibili per un numero crescente di pazienti.
Il presidente della SIR, Andrea Doria, ha insistito sullo stesso tasto: “Le malattie reumatologiche non sono un destino di vecchiaia e dolore”. Secondo Doria, diagnosi e cure precoci portano a risultati clinici migliori, a meno disabilità, meno ricoveri e meno interventi chirurgici. E più persone riescono a continuare a lavorare e a occuparsi della famiglia.
Le cinque azioni chieste dalla SIR sono concrete. Più reumatologi, collocati dove servono davvero. Centri di riferimento con posti letto per i pazienti più complessi. Reti regionali con percorsi uguali da Nord a Sud. Farmaci innovativi accessibili in tutto il Paese. Più spazio alla reumatologia nella formazione universitaria. Il documento propone anche percorsi di cura condivisi, un ruolo più forte dei medici di famiglia nella diagnosi precoce e l’integrazione con le Case di comunità.
Ora la palla passa al Parlamento. La senatrice Maria Cristina Cantù, che ha promosso l’incontro, ha ricordato il disegno di legge n. 946, presentato nel marzo 2024 e rilanciato nell’ottobre 2025. Secondo la senatrice il testo potrebbe arrivare in Aula nei primi giorni del 2027.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
Secondo la Società italiana di reumatologia sono circa 10 milioni. Di queste, circa 734.000 hanno forme gravi e spesso disabilitanti. In Europa i pazienti stimati sono 120 milioni.
La più frequente è l’artrosi, con circa 8,7 milioni di persone. Seguono l’osteoporosi (circa 5 milioni), la fibromialgia (quasi 2 milioni), le spondiloartriti (circa 600.000) e l’artrite reumatoide (320.000).
No. Tra i circa 371.000 pazienti esenti dal ticket per forme croniche e invalidanti, il 68% sono donne e più della metà ha tra 45 e 65 anni. Esiste anche l’artrite idiopatica giovanile, che colpisce i bambini e spesso prosegue in età adulta.
È un documento della SIR, alla prima edizione, presentato in Senato il 12 ottobre 2026 per la 30ª Giornata mondiale delle malattie reumatologiche. Raccoglie dati su pazienti, strutture, costi e formazione e propone cinque azioni alle istituzioni.
Nelle fasi iniziali delle malattie infiammatorie c’è una “finestra di opportunità”: intervenire presto riduce il danno ad articolazioni e organi. Secondo la SIR questo si traduce in meno disabilità e meno ricoveri. Davanti a dolori o gonfiori articolari persistenti è il medico a valutare se serve una visita specialistica.
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Fonti
Il resoconto della conferenza stampa in Senato con i dati del Libro Bianco SIR. Leggi la fonte
L’intervento della senatrice Maria Cristina Cantù e il disegno di legge n. 946. Leggi la fonte
Le cinque azioni del Libro Bianco e le dichiarazioni dei vertici SIR. Leggi la fonte
Prevalenza per patologia, costi e giornate di lavoro perse secondo la SIR. Leggi la fonte




