Dossier Salute

“Mia moglie, mia madre, mia figlia”: la prevenzione del tumore al seno riguarda anche gli uomini

omo con fiocco rosa sulla giacca risponde a un’intervistatrice con microfono, accanto alla scritta “Ottobre in rosa”.

Il tumore al seno sembra una questione solo femminile, ma riguarda da vicino anche gli uomini. Li riguarda perché ogni uomo ha accanto una moglie, una madre, una sorella o una figlia. Li riguarda perché in Italia si stimano circa 500 casi l’anno di tumore della mammella maschile. E li riguarda perché i geni che aumentano il rischio, come BRCA1 e BRCA2, si ereditano anche dal padre. Questo articolo è per gli uomini che vogliono fare la loro parte.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Il tumore al seno colpisce soprattutto le donne, ma in Italia si stimano circa 500 casi l’anno negli uomini.
  • Le mutazioni BRCA1 e BRCA2 si trasmettono sia dalla madre sia dal padre: la storia familiare paterna conta quanto quella materna.
  • Un uomo può aiutare concretamente: ricordare gli appuntamenti, accompagnare agli esami, condividere i carichi di cura.
  • Nell’uomo i segnali da non trascurare sono un nodulo sotto il capezzolo, la retrazione del capezzolo, secrezioni o alterazioni della pelle.
  • In Italia la copertura dello screening mammografico è al 50%: anche la spinta di chi sta accanto può fare la differenza.

Perché il tumore al seno riguarda anche gli uomini

Partiamo da un dato che sorprende molti. Anche l’uomo ha una piccola quantità di tessuto mammario, e quel tessuto può ammalarsi. In Italia si stimano circa 500 nuovi casi di tumore della mammella maschile ogni anno. Sono pochi rispetto alle donne, circa un caso ogni cento. Tuttavia proprio la rarità è il problema: molti uomini non sanno che può accadere e arrivano dal medico tardi.

I segnali da conoscere sono semplici. Un nodulo duro, di solito indolore, dietro o vicino al capezzolo. Un capezzolo che si ritrae verso l’interno. Una secrezione, talvolta con sangue. Infine arrossamenti o cambiamenti della pelle della zona. Nessuno di questi sintomi significa automaticamente tumore. Però ciascuno merita una visita dal medico di famiglia, senza imbarazzo.

C’è poi un secondo motivo, meno noto. Le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 aumentano il rischio di tumore al seno e all’ovaio nelle donne. Si ereditano, però, con la stessa probabilità dal padre e dalla madre. Quindi un uomo portatore può trasmetterle alle figlie.

Le mutazioni pesano anche sulla salute maschile. Uno studio dell’Università La Sapienza di Roma con il consorzio internazionale CIMBA, sostenuto da AIRC e pubblicato su JAMA Oncology, ha analizzato i dati di circa 7.000 uomini portatori. Secondo i ricercatori, le mutazioni di BRCA2 triplicano il rischio di tumori a mammella, prostata e pancreas rispetto a BRCA1.

Per questo, quando una donna ricostruisce la propria storia familiare con il medico, il ramo paterno va raccontato con la stessa attenzione di quello materno. Una zia paterna con tumore al seno conta.

Mia moglie, mia madre, mia figlia: cosa può fare un uomo

La prevenzione è anche una questione di organizzazione. Spesso le donne si occupano della salute di tutta la famiglia: le visite dei figli, i controlli dei genitori anziani, le ricette del partner. E molte volte rimandano i propri esami. Qui un uomo può davvero cambiare le cose.

Il primo gesto è il più semplice: chiedere. “Hai fatto la mammografia quest’anno?” non è una domanda invadente. È un modo per dire che la sua salute conta. Inoltre si può tenere un promemoria condiviso con le scadenze degli screening di entrambi.

Il secondo gesto è logistico. Offrirsi di accompagnare, prendere un permesso, occuparsi dei figli quel pomeriggio. Sono dettagli, ma spesso è proprio la mancanza di tempo a far slittare un appuntamento di mesi.

Attenzione anche all’attesa dei risultati. Dopo una mammografia o un richiamo per approfondimenti, molte donne vivono giorni di forte ansia. In quei momenti non servono frasi come “vedrai che non è niente”. Aiuta di più ascoltare, distrarsi insieme e non lasciarla sola il giorno del ritiro del referto.

Il terzo gesto riguarda le madri. Molte donne oltre i 70 anni escono dallo screening organizzato, che in gran parte d’Italia si ferma a 69 anni. Per questo vale la pena chiedere al medico di famiglia se proseguire i controlli. Alcune Regioni, infatti, hanno già esteso l’invito fino a 74 anni.

Infine le figlie. Parlare di prevenzione in famiglia, senza allarmismi, insegna che controllarsi è normale. E un padre che ne parla con naturalezza trasmette un messaggio potente.

Quando arriva una diagnosi: essere presenti nel modo giusto

Se una diagnosi arriva, il ruolo di un uomo cambia. Diventa compagno di percorso, spesso caregiver. Non serve avere le risposte giuste. Serve, piuttosto, esserci con continuità.

Gli specialisti in psiconcologia sottolineano spesso alcuni punti. Ascoltare più che consigliare. Partecipare alle visite, se lei lo desidera, e prendere appunti: in quei momenti è difficile ricordare tutto. Rispettare i tempi e le scelte della persona malata, anche quando non coincidono con le proprie.

Anche chi assiste ha bisogno di sostegno, però. La stanchezza, la paura e il senso di impotenza sono reazioni comuni. Chiedere aiuto a un professionista, a un’associazione di pazienti o a un gruppo di familiari non è un segno di debolezza. Al contrario, permette di restare presenti più a lungo.

Lo stesso vale per la propria salute. Un uomo che accompagna la partner alle visite spesso trascura i propri controlli: pressione, colesterolo, screening del colon-retto dai 50 anni. Prendersi cura di sé, insomma, è anche un modo per prendersi cura di chi si ama.

Ne parleremo ancora in questa rubrica. Ad ottobre, infatti, Dossier Salute dedica uno spazio al punto di vista maschile. Parleremo di come gli uomini si controllano, del rapporto padre-figlie e dell’esperienza del partner di una donna che ha affrontato un tumore.

Il messaggio di fondo è uno solo. La prevenzione femminile non è “una cosa da donne”. È una responsabilità condivisa, che si costruisce in famiglia, giorno dopo giorno.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

Sì. Anche l’uomo ha una piccola quantità di tessuto mammario che può ammalarsi. In Italia si stimano circa 500 casi l’anno, circa uno ogni cento diagnosi di tumore della mammella.

Il segnale più comune è un nodulo duro, spesso indolore, dietro o vicino al capezzolo. Vanno segnalati al medico anche la retrazione del capezzolo, secrezioni, talvolta con sangue, e cambiamenti della pelle della zona.

Sì. BRCA1 e BRCA2 si trasmettono con la stessa probabilità da padre e madre. Per questo la storia familiare paterna va considerata quanto quella materna nella valutazione del rischio.

Ricordando le scadenze degli screening, offrendosi di accompagnarla, condividendo i carichi familiari che spesso fanno rimandare gli esami e parlando di prevenzione in famiglia senza allarmismi.

In molte Regioni lo screening organizzato si ferma a 69 anni, in altre arriva a 74. Conviene chiedere al medico di famiglia se e come proseguire i controlli in base alla salute e alla storia personale.

Articoli correlati

Fonti

Circa 500 casi l’anno di tumore della mammella maschile in Italia. Leggi la fonte

Lo studio Sapienza/CIMBA su JAMA Oncology, sostenuto da AIRC. Leggi la fonte

Copertura dello screening mammografico al 50%. Leggi la fonte

Fasce d’età dello screening ed estensione ai 70-74 anni. Leggi la fonte

Richiedi informazioni o contatta il Medico

Compilando e inviando il modulo ecconsenti al trattamento dei tuoi dati personali ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR).
CONDIVIDI
Facebook
WhatsApp
LinkedIn
Telegram

LA MAPPA DELLA SALUTE