Sentirsi soli o vivere isolati non è soltanto una questione di umore: può costare anni di vita in buona salute. Un nuovo studio della Tulane University, pubblicato su Nature Communications, ha seguito oltre 277mila adulti per più di dieci anni. Il risultato è netto: negli uomini che vivono insieme solitudine e isolamento sociale si perdono quasi sei anni liberi da depressione e ansia. Anche la salute fisica ne risente, con fino a due anni e mezzo in meno senza malattie croniche.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Lo studio ha analizzato 277.489 adulti tra 40 e 69 anni della UK Biobank, seguiti in media per quasi 14 anni.
- Chi vive sia solitudine sia isolamento sociale perde fino a 5,8 anni liberi da disturbi mentali negli uomini e 3,7 anni nelle donne.
- Sul fronte fisico, la perdita è di 2,4 anni senza malattie croniche nelle donne e di 1,7 anni negli uomini.
- Uno stile di vita sano riduce il danno legato all’isolamento, ma non quello legato alla solitudine percepita.
- Secondo l’OMS, la solitudine colpisce una persona su sei nel mondo ed è collegata a oltre 871mila morti l’anno.
Solitudine e isolamento sociale: cosa ha scoperto lo studio
Il lavoro è stato coordinato da Lu Qi, epidemiologo della Celia Scott Weatherhead School of Public and Tropical Medicine della Tulane University, a New Orleans. I ricercatori hanno utilizzato i dati della UK Biobank, una delle più grandi banche dati sanitarie al mondo. In particolare, hanno selezionato 277.489 persone tra 40 e 69 anni, tutte in buona salute all’inizio dello studio. Nessuna aveva infatti sette malattie croniche maggiori: diabete, malattie cardiache, malattie polmonari, demenza, cancro, depressione e ansia.
I partecipanti sono stati seguiti in media per quasi 14 anni. Gli studiosi hanno poi calcolato l’aspettativa di vita libera da malattia, cioè quanti anni in salute può attendersi una persona a partire dai 50 anni. Il confronto è stato fatto tra chi non riferiva né solitudine né isolamento e chi invece ne soffriva, da solo o in combinazione.
I numeri più pesanti riguardano la salute mentale. Le donne che vivevano entrambe le condizioni avevano circa 3,7 anni in meno liberi da disturbi mentali. Negli uomini, invece, la perdita saliva a circa 5,8 anni. Anche il corpo paga un prezzo: 2,4 anni in meno senza malattie fisiche croniche per le donne e 1,7 per gli uomini.
«Complessivamente, lo studio ha rilevato che isolamento sociale e solitudine possono avere un impatto significativo sull’aspettativa di vita libera da malattia», ha spiegato Qi. Secondo il ricercatore, gli uomini risultano più vulnerabili agli effetti della solitudine. Le donne, dal canto loro, godono di alcuni vantaggi legati alla maggiore longevità e a una diversa esposizione ad alcune malattie.
Sentirsi soli o essere soli: perché non è la stessa cosa
Nel linguaggio comune usiamo spesso le due parole come sinonimi. Tuttavia, per chi si occupa di salute pubblica indicano fenomeni diversi. L’isolamento sociale è una misura oggettiva: quante persone frequentiamo, con chi viviamo, quanto spesso partecipiamo ad attività di gruppo. La solitudine, invece, è una sensazione soggettiva, cioè l’insoddisfazione per la qualità delle proprie relazioni.
Nello studio, l’isolamento è stato valutato con tre domande. Si considerava a rischio chi viveva da solo, chi riceveva visite di amici o parenti meno di una volta al mese e chi non partecipava ad alcuna attività sociale settimanale. La solitudine, al contrario, emergeva da due domande: se ci si sente spesso soli e quanto spesso ci si può confidare con una persona vicina.
Questa distinzione non è un dettaglio accademico. Infatti, una persona può essere circondata da familiari e colleghi e sentirsi comunque profondamente sola. Allo stesso modo, c’è chi vive da solo e frequenta poche persone senza provare alcun disagio. Di conseguenza, le due condizioni possono richiedere risposte diverse da parte di medici, psicologi e servizi sociali.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto la portata del problema nel rapporto della sua Commissione sulla connessione sociale, pubblicato nel 2025. Secondo l’OMS, la solitudine colpisce circa una persona su sei nel mondo. È inoltre collegata a circa 100 morti ogni ora, cioè oltre 871mila all’anno. Chi si sente solo, poi, ha il doppio delle probabilità di sviluppare depressione.
Stile di vita sano: protegge dall’isolamento, meno dalla solitudine
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il ruolo delle abitudini quotidiane. I ricercatori hanno costruito un punteggio di stile di vita sano basato su fattori come alimentazione, attività fisica, sonno e astensione dal fumo. In generale, uno stile di vita migliore si associava a più anni in salute sia nelle persone sole sia in quelle non sole.
Tuttavia, l’effetto protettivo non era uguale per le due condizioni. Nel caso dell’isolamento sociale, la perdita di anni in salute si riduceva in modo marcato al crescere del punteggio. Nelle donne con uno stile di vita molto sano, per esempio, la differenza legata all’isolamento non risultava più statisticamente significativa. Per la solitudine, invece, le buone abitudini non riducevano in modo significativo il divario.
Secondo gli autori, questo suggerisce che le due condizioni richiedano interventi diversi. Contro l’isolamento possono aiutare strategie pratiche, come frequentare gruppi e attività di comunità. La solitudine, al contrario, tocca la qualità dei legami e potrebbe richiedere un supporto più mirato, anche psicologico. Come ricorda l’OMS, contano pure i piccoli gesti: telefonare a un amico, salutare un vicino, fare volontariato o mettere via lo smartphone durante una conversazione.
Restano alcuni limiti da considerare. Si tratta infatti di uno studio osservazionale, che mostra un’associazione ma non dimostra un rapporto di causa-effetto. Inoltre, i volontari della UK Biobank tendono a essere più sani della popolazione generale. Per questo il gruppo di Tulane intende ora studiare altre popolazioni e verificare il nesso causale con studi clinici. Nel frattempo, il messaggio è chiaro: coltivare relazioni significative fa parte della prevenzione.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
L’isolamento sociale è una condizione oggettiva: vivere da soli, avere pochi contatti, non partecipare ad attività di gruppo. La solitudine, invece, è una sensazione soggettiva di insoddisfazione per la qualità delle proprie relazioni. Si può quindi essere circondati da persone e sentirsi comunque soli.
A 50 anni, chi vive sia solitudine sia isolamento ha circa 3,7 anni in meno liberi da disturbi mentali se donna e 5,8 se uomo. Per le malattie fisiche croniche la perdita è di 2,4 anni nelle donne e 1,7 negli uomini, rispetto a chi non vive nessuna delle due condizioni.
Secondo i ricercatori di Tulane, gli uomini risultano più vulnerabili agli effetti della solitudine, soprattutto sulla salute mentale. Le donne, inoltre, vivono in media più a lungo e hanno alcuni vantaggi rispetto a certe malattie. Le cause precise di questa differenza vanno però ancora chiarite.
Solo in parte. Alimentazione equilibrata, attività fisica, buon sonno e niente fumo riducono in modo marcato gli anni in salute persi a causa dell’isolamento sociale. Per la solitudine percepita, invece, lo studio non ha trovato una riduzione significativa del divario.
L’OMS suggerisce piccoli gesti quotidiani: contattare un amico, salutare i vicini, partecipare a gruppi locali o fare volontariato. Se il disagio è persistente o si accompagna a tristezza e ansia, è utile parlarne con il medico di famiglia o con uno psicologo.
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Fonti
Lo studio originale di Wang, Qi e colleghi. Leggi la fonte
Il comunicato stampa ufficiale della Tulane University. Leggi la fonte
La sintesi della ricerca con le dichiarazioni dell’autore principale. Leggi la fonte
Il rapporto della Commissione OMS sulla connessione sociale (giugno 2025). Leggi la fonte





