Dossier Salute

Protesi di rivestimento dell’anca per giovani sportivi – intervista Dr. Pierantonio Gardelin

Ortopedico illustra un modello dell’anca con componenti protesiche a un giovane uomo durante un consulto.

Intervista al dott. Pierantonio Gardelin, ortopedico, specializzato in artrosi dell’anca e del ginocchio e referente per la chirurgia mini-invasiva anteriore e di rivestimento dell’anca presso Humanitas San Pio X di Milano – Approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista.

L’artrosi dell’anca non riguarda soltanto le persone anziane. Sempre più pazienti giovani e sportivi arrivano alla diagnosi di coxartrosi con una domanda concreta: come curare il dolore e mantenere, quando possibile, un livello di attività fisica elevato? In casi selezionati, accanto alla protesi totale, esiste la protesi di rivestimento dell’anca, una soluzione che conserva la testa del femore e la ricopre con una componente protesica.

Il dottor Gardelin illustra la differenza tra il rivestimento e la protesi tradizionale, spiega perché la tecnica non è adatta a tutti, affronta il tema del ritorno allo sport e chiarisce il ruolo di muscolatura, qualità ossea, anatomia, sesso biologico, materiali e aspettative. Nella parte finale parla anche di terapie conservative e cellule mesenchimali adipose: un tema che richiede un approfondimento prudente, perché il potenziale rigenerativo non coincide ancora con una certezza clinica o con una terapia valida per ogni paziente.

Risposta rapida

La protesi di rivestimento conserva più osso della protesi totale perché non sostituisce completamente la testa del femore: la ricopre e mantiene un’anatomia più vicina a quella originaria. Può essere presa in considerazione soprattutto in pazienti giovani, attivi e con buona qualità ossea, ma non è automaticamente meno rischiosa né adatta a ogni anca. La selezione deve valutare diagnosi, forma e dimensioni del femore, osso, muscoli, comorbilità, aspettative e tipo di attività. Il ritorno allo sport è possibile in molti casi, ma richiede riabilitazione e progressione personalizzata. Le cellule mesenchimali adipose sono una possibilità di ricerca e di trattamento in casi selezionati, non una garanzia di ricostruzione della cartilagine o di rinvio della protesi.

In breve

  • La protesi di rivestimento mantiene la testa del femore e la ricopre; la protesi totale sostituisce la testa con uno stelo e una testina protesica.
  • Il candidato ideale deve avere buona qualità ossea, muscolatura adeguata, anatomia compatibile e aspettative realistiche.
  • La tecnica può favorire il ritorno a sport e attività intense in pazienti selezionati, ma non promette automaticamente una performance superiore.
  • Metallo e ceramica non sono intercambiabili per tutti: dimensioni, anatomia, rischio di ioni metallici e dati di durata devono essere discussi.
  • Esercizio, controllo del peso, forza muscolare e riabilitazione restano centrali; le terapie cellulari hanno ancora evidenze cliniche eterogenee.

Perché l’artrosi dell’anca può comparire anche nei giovani e che cos’è la protesi di rivestimento?

«Da sempre, parlando di artrosi, si pensava al nonno o alla nonnina che hanno l’artrosi. Ormai non so esattamente se dipenda da quello che mangiamo o dall’attività sportiva che facciamo, ma sono sempre più colpiti i giovani, che rimangono traumatizzati nel sapere di avere un’artrosi all’anca. Per questo sono state sviluppate protesi per il giovane, per il giovane sportivo che vuole mantenere l’attività sportiva che praticava prima dell’insorgenza dei sintomi dolorosi.

Si parla di una protesi particolare, chiamata protesi di rivestimento. Normalmente, nell’anca, si taglia la testa del femore e la si sostituisce con uno stelo al quale viene inserita una piccola testina in ceramica. In questo caso, invece, possiamo mantenere la testa del femore del paziente e ricoprirla con una coppa di metallo o di ceramica.

Questo mantiene intatta l’anatomia biomeccanica del paziente, riducendo al minimo l’invasività chirurgica. Per molti pazienti giovani l’idea di farsi tagliare la testa del femore è traumatica.»

– Dott. Gardelin

Approfondimento scientifico

La coxartrosi può comparire in età relativamente giovane per ragioni diverse: displasia o altre alterazioni dello sviluppo, conflitto femoro-acetabolare, esiti traumatici, necrosi della testa femorale, malattie infiammatorie e fattori di carico possono concorrere. Non è quindi possibile attribuire ogni caso soltanto all’alimentazione o allo sport. La protesi di rivestimento, o hip resurfacing, conserva la testa e il collo del femore e sostituisce le superfici articolari danneggiate. Rispetto alla protesi totale, la maggiore conservazione del patrimonio osseo e una componente femorale più grande sono vantaggi teorici e clinici importanti per alcuni pazienti giovani; non significano però che l’intervento sia piccolo o privo di complicanze. Le revisioni recenti descrivono risultati funzionali favorevoli in pazienti selezionati, ma sottolineano che la scelta deve essere individualizzata. Riferimenti: Resurfacing Hip Arthroplasty in Young Patients: Systematic Review and Meta-Analysis (2023); EULAR recommendations for non-pharmacological management of hip and knee osteoarthritis (2024).

La protesi di rivestimento consente di tornare allo sport?

«Esatto. Viene solo ricoperto, come se vedessimo una cartilagine sintetica. Uno dei motivi principali per cui eseguo questo tipo di intervento è che la maggior parte dei giovani, donne e uomini, è altamente sportiva: parliamo di persone di 50, anche 40 anni, a volte. Cerchiamo allora di aumentare la performance sportiva.

I test scientifici hanno dimostrato che questo tipo di protesi aumenta la performance sportiva. Sono state impiantate in professionisti dello sport. Andy Murray, per esempio, ex numero uno del tennis mondiale, ha ricevuto questa protesi e ha continuato a giocare a livelli internazionali.»

– Dott. Gardelin

Approfondimento scientifico

Il ritorno allo sport è uno degli obiettivi che ha sostenuto lo sviluppo della protesi di rivestimento nei pazienti giovani e attivi. Gli studi riportano la possibilità di riprendere attività sportive anche impegnative, ma i risultati non autorizzano a promettere un aumento della performance a tutti. Contano il livello preoperatorio, la disciplina, l’età, la tecnica, la qualità dell’impianto, il recupero muscolare e l’assenza di complicanze. La letteratura più recente invita inoltre a distinguere tra ritorno all’attività, ritorno allo stesso livello e durata dell’impianto: sono obiettivi diversi. La riabilitazione deve procedere per fasi e il via libera agli impatti elevati va deciso dall’équipe sulla base di guarigione ossea, forza, controllo e sintomi. Riferimenti: Long-term impact of physical activity and sports participation after hip arthroplasty (2025); Resurfacing Hip Arthroplasty in Young Patients: Systematic Review and Meta-Analysis (2023).

Quali differenze ci sono tra uomo e donna e tra materiali metallici e ceramici?

«C’è una differenza. Innanzitutto sono colpite anche più le donne, ultimamente anche di più, perché sono altamente sportive. I tipi di sport normalmente sono differenti: per esempio il calcio, che è uno sport maggiormente maschile rispetto a quello femminile, è una causa principale.

Se vogliamo vedere il materiale che andremo a usare in questo tipo di protesi, nell’uomo si predilige il metallo; nella donna, che può essere più sensibile al metallo, si predilige la nuova protesi in ceramica. La nuova protesi ceramica, di recente costituzione, non rilascia ioni metallici ed è resistente, quindi permette alla donna di praticare qualsiasi sport.»

– Dott. Gardelin

Approfondimento scientifico

Il sesso della persona può influenzare la scelta, ma non dovrebbe essere usato come criterio isolato. Nelle donne l’anatomia è spesso più piccola e questo può rendere più complesso il dimensionamento di alcune protesi di rivestimento; contano diametro della testa femorale, forma dell’osso, qualità ossea e indicazione clinica. Le protesi metallo-metallo hanno una storia lunga e risultati documentati, ma richiedono attenzione al rilascio di ioni metallici, alla posizione delle componenti e al follow-up. I sistemi ceramica-ceramica sono una tecnologia più recente: i primi risultati multicentrici sono promettenti, ma il follow-up disponibile è ancora breve rispetto alla vita attesa di una protesi. Per questo è più corretto parlare di scelta del materiale in base al profilo della persona, non di una soluzione universale per donne o uomini. Riferimenti: Two-Year Results of Ceramic-on-Ceramic Hip Resurfacing (2024); Resurfacing Hip Arthroplasty in Young Patients: Systematic Review and Meta-Analysis (2023).

Perché la protesi di rivestimento non viene utilizzata per tutti?

«Non viene utilizzata per tutti perché devono esserci caratteristiche precise: soprattutto una buona muscolatura e una buona qualità ossea.

Se impiantiamo questa protesi a persone con una muscolatura o una qualità ossea non ottimali, aumentiamo i rischi post-operatori. Prima di tutto, la frattura del collo del femore, che dopo qualche mese potrebbe verificarsi in chi non ha una buona qualità ossea.

Si cerca quindi il giovane, uomo o donna, sportivo.»

– Dott. Gardelin

Approfondimento scientifico

La selezione è il punto decisivo. Il chirurgo deve valutare il tipo di artrosi, la morfologia della testa e del collo del femore, eventuali cisti o necrosi, il patrimonio osseo, la dimensione dell’impianto, la funzione muscolare, l’attività desiderata e le condizioni generali. Osteoporosi, osso fragile, alcune forme di necrosi, deformità, malattie infiammatorie, insufficienza renale o ipersensibilità ai metalli possono spostare la decisione verso una protesi totale o verso un altro percorso. La frattura del collo femorale è una complicanza specifica e importante del rivestimento: conservare osso non significa ignorare il rischio biologico della testa e del collo del femore. L’età giovane e l’attività sportiva possono orientare la discussione, ma non bastano da sole a indicare l’intervento. Riferimenti: Resurfacing Hip Arthroplasty in Young Patients: Systematic Review and Meta-Analysis (2023); Two-Year Results of Ceramic-on-Ceramic Hip Resurfacing (2024).

La protesi di rivestimento può essere l’ultimo intervento della vita?

«Io spero e penso, ogni volta che impianto questo tipo di protesi a un giovane, anche quarantenne o cinquantenne, che possa essere l’ultimo intervento della vita. Sia il metallo sia la ceramica non si usurano; quindi, finché l’osso tiene, può tenere questa protesi a vita.»

– Dott. Gardelin

Approfondimento scientifico

L’obiettivo di evitare una revisione è realistico e condivisibile, ma non può essere trasformato in una promessa individuale. La durata dipende da usura, osteolisi, posizione delle componenti, qualità dell’osso, peso, attività, infezioni, traumi e condizioni biologiche che possono cambiare nel tempo. La protesi di rivestimento conserva osso e può rendere più favorevole una eventuale revisione futura, ma una revisione resta comunque un nuovo intervento, con complessità e rischi propri. Anche quando il materiale ha buone prestazioni, nessun impianto è biologicamente eterno per definizione. Il follow-up clinico e radiografico serve a intercettare dolore, perdita di funzione, variazioni dell’osso o problemi delle componenti prima che diventino più difficili da trattare. Riferimenti: Resurfacing Hip Arthroplasty in Young Patients: Systematic Review and Meta-Analysis (2023); Long-term impact of physical activity and sports participation after hip arthroplasty (2025).

Quali terapie conservative si possono valutare prima della protesi?

«Assolutamente sì. Anche a me è sempre piaciuto cercare di prevenire. Io per primo soffro di coxartrosi, quindi per me è stato fondamentale capire quali potessero essere le tecniche.

La migliore tecnica, secondo me, accanto a una buona conservazione muscolare, all’attività fisica e al controllo del peso corporeo, è l’innesto di cellule staminali mesenchimali prelevate dal grasso, dal tessuto adiposo, normalmente addominale, che è ricco di cellule multipotenti.

Queste aiutano la cartilagine dove è ancora presente e fanno sì che si possa posticipare o rallentare questo processo artrosico.»

– Dott. Gardelin

Approfondimento scientifico

Le raccomandazioni non farmacologiche più recenti per l’osteoartrosi mettono al centro educazione, esercizio terapeutico progressivo, forza, attività aerobica adattata e gestione del peso quando indicata. Questi interventi non ricostruiscono una cartilagine ormai perduta, ma possono ridurre dolore, migliorare la funzione e aiutare la persona a mantenere autonomia e muscolatura. Le cellule mesenchimali derivate dal tessuto adiposo sono oggetto di ricerca e di studi clinici: una revisione sistematica del 2024 sulla coxartrosi descrive un potenziale interesse, ma anche differenze importanti tra preparazioni, dosaggi, modalità di somministrazione, risultati e durata del follow-up. Non esiste quindi una prova sufficiente per presentarle come la migliore terapia per tutti o come una cura certa dell’artrosi. La proposta deve essere valutata in un contesto specialistico, spiegando benefici attesi, incertezze, costi e alternative. Riferimenti: EULAR recommendations for non-pharmacological management of hip and knee osteoarthritis (2024); Management of hip osteoarthritis with mesenchymal stem cells: systematic review (2024).

Come si sceglie insieme al paziente la protesi più adatta?

«È importantissimo il modo in cui si arriva a scegliere insieme la protesi e l’intervento corretto. Molte volte il paziente, leggendo e informandosi su Internet, arriva già con delle idee che a volte confermo e a volte, purtroppo, devo spiegare perché alcune scelte potrebbero essere sbagliate.

Quindi sì, si può arrivare con una preferenza, però, facendo vari tipi di tecniche, sceglierò comunque quella migliore per il singolo paziente, uomo o donna, giovane o anziano.»

– Dott. Gardelin

Approfondimento scientifico

La decisione condivisa non significa scegliere la tecnica più pubblicizzata, ma confrontare indicazione, alternative e conseguenze. Il paziente dovrebbe sapere quale problema mostra l’esame, quanto il dolore limita la vita, quali trattamenti conservativi sono stati provati, quale protesi viene proposta e perché, quali sono i rischi specifici, quale riabilitazione è prevista e quali sport potranno essere ripresi. Le immagini online e le testimonianze personali possono aiutare a formulare domande, ma non sostituiscono esame clinico, radiografie e valutazione della qualità ossea. In alcuni casi è utile anche un secondo parere, soprattutto quando l’età, l’attività sportiva, il materiale o la presenza di comorbilità rendono la scelta più delicata. La soluzione migliore è quella coerente con anatomia, biologia, obiettivi e capacità reale di affrontare il recupero. Riferimenti: Resurfacing Hip Arthroplasty in Young Patients: Systematic Review and Meta-Analysis (2023); EULAR recommendations for non-pharmacological management of hip and knee osteoarthritis (2024).

In sintesi

La protesi di rivestimento dell’anca è una possibilità concreta per alcuni pazienti giovani e sportivi con artrosi avanzata, ma non è una versione “migliore” della protesi totale in assoluto. Il suo valore sta nella conservazione della testa femorale e nella possibilità di offrire un impianto biomeccanicamente più vicino all’anatomia originaria, a condizione che osso, muscoli, morfologia e aspettative siano compatibili.

Il percorso deve partire da una diagnosi accurata e da una discussione realistica su sport, materiali, rischi e durata. L’attività fisica e il controllo del peso rimangono fondamentali anche prima e dopo l’intervento; le cellule mesenchimali adipose possono essere considerate solo dentro un quadro specialistico, senza presentarle come una garanzia rigenerativa. La scelta finale non è del paziente da solo né del chirurgo da solo: è un processo condiviso e documentato.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

È una protesi che conserva la testa del femore e ne ricopre la superficie, invece di sostituirla con uno stelo come nella protesi totale. È indicata soltanto in pazienti selezionati. 

Molti pazienti selezionati possono tornare allo sport, ma tempi, intensità e discipline devono essere concordati con il chirurgo e con il team riabilitativo. 

No. Contano anatomia, dimensione della testa femorale, qualità dell’osso, diagnosi, materiali disponibili e condizioni generali. La ceramica è una tecnologia promettente, ma i dati di lungo periodo sono ancora in evoluzione.

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Fonti

Resurfacing Hip Arthroplasty Is a Safe and Effective Alternative to Total Hip Arthroplasty in Young Patients. Systematic review e meta-analisi, 2023. Confronta protesi di rivestimento e protesi totale nei pazienti giovani, includendo risultati funzionali, complicanze, revisioni e ioni metallici.

Two-Year Results of Ceramic-on-Ceramic Hip Resurfacing in an International Multicenter Cohort. Studio multicentrico, 2024. Riporta risultati clinici iniziali della protesi di rivestimento ceramica-ceramica e sottolinea la necessità di follow-up più lunghi.

Long-term impact of physical activity and sports participation on implant integrity after hip arthroplasty. Revisione sistematica, 2025. Analizza attività fisica, ritorno allo sport e integrità dell’impianto dopo protesi totale e di rivestimento.

Management of hip osteoarthritis: harnessing the potential of mesenchymal stem cells. Revisione sistematica, 2024. Esamina il potenziale delle cellule mesenchimali nell’artrosi dell’anca e le principali eterogeneità delle evidenze disponibili.

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