Prepararsi ad un intervento chirurgico come ci si prepara a una gara. Questo, in sintesi, è il principio della preabilitazione.
Tuttavia, la preab – come la chiamano i fisioterapisti – non è solo per chi deve operarsi. In particolare, è uno strumento prezioso anche per gli sportivi che vogliono prevenire gli infortuni e ottimizzare le prestazioni.
Ne abbiamo parlato con il Dott. Chiarenza, fisioterapista esperto in preabilitazione sia chirurgica che sportiva.
Dottore, cos’è la preabilitazione e in quali ambiti si applica?
“La preab è una metodologia di lavoro specifico che possiamo utilizzare sia in ambito sportivo che in ambito sanitario, per esempio in preoperatoria. Quindi prima di un intervento chirurgico in elezione, che può essere un legamento crociato, piuttosto che una protesi di ginocchio o una protesi d’anca, per fare un esempio.”
In altre parole, la preabilitazione è un percorso strutturato che inizia prima dell’intervento. Inoltre, comprende esercizio fisico mirato, supporto nutrizionale e, dove necessario, anche supporto psicologico.
Di conseguenza, il paziente arriva all’intervento in condizioni fisiche migliori. Pertanto, il recupero post-operatorio risulta più rapido ed efficace.
Approfondimento scientifico- Preabilitazione chirurgica: definizione e componenti secondo la letteratura
Secondo la scoping review pubblicata su PMC (Sage Journals, 2026, 92 RCT inclusi da giugno 2001 a marzo 2025), la preabilitazione è definita come un processo che va dalla diagnosi alla chirurgia, composto da uno o più interventi preoperatori di esercizio, nutrizione, strategie psicologiche e training respiratorio.
Inoltre, lo scopo è potenziare la capacità funzionale e la riserva fisiologica del paziente. Di conseguenza, ciò permette di affrontare meglio lo stress chirurgico e facilitare il recupero post-operatorio.
Tuttavia, la scoping review evidenzia anche una forte eterogeneità negli strumenti di valutazione utilizzati nei diversi studi. Pertanto, sono necessari protocolli più standardizzati per confrontare i risultati tra centri diversi.
Come cambia il programma tra uno sportivo e un paziente chirurgico?
“Cambia appunto secondo la disciplina. Uno sportivo avrà un piano ben identificato per affrontare un allenamento specifico, mentre un non sportivo avrà un piano personale secondo l’intervento che dovrà fare e secondo quali saranno i distretti che verranno lesi dall’intervento stesso. Questo ci faciliterà sia in un caso che nell’altro: la riabilitazione nel caso del paziente chirurgico, la prevenzione degli infortuni nel caso dello sportivo.”
In sostanza, non esiste un programma universale di preabilitazione. Invece, ogni piano viene costruito intorno alle esigenze specifiche della persona.
Per uno sportivo, ad esempio, si lavora sul potenziamento dei distretti più sollecitati dalla disciplina praticata. Per un paziente chirurgico, invece, si punta a rinforzare i muscoli che verranno coinvolti o indeboliti dall’intervento.
Preabilitazione per il legamento crociato: evidenze e ritorno allo sport
Una revisione sistematica pubblicata su Knee Surgery, Sports Traumatology, Arthroscopy (KSSTA, aprile 2025, EMBASE, MEDLINE, Cochrane e PubMed dalla data di avvio al novembre 2024, 36 studi, 2.326 pazienti) ha dimostrato che la preabilitazione prima della ricostruzione del legamento crociato anteriore (ACLR) è sicura ed efficace.
In particolare, tutti gli outcome clinici hanno raggiunto o superato le soglie di accettabilità sintomatica (PASS) e i criteri di ritorno allo sport. Inoltre, non sono state registrate complicanze preoperatorie.
Di conseguenza, la preabilitazione prima dell’ACLR è oggi raccomandata come intervento standard. Tuttavia, la durata e i contenuti ottimali del programma variano tra i diversi studi inclusi nella revisione.
Quali sono i tempi di recupero reali e cosa evitare dopo l’intervento?
“Il processo di riabilitazione non termina nei due o tre mesi canonici dettati dai tempi classici. Se si vuole ritornare a fare un’attività motoria, è ovvio che bisogna raggiungere gli obiettivi gradualmente nell’arco di 6-8 mesi, aiutandosi da un punto di vista nutrizionale e con un allenamento graduale che andrà sempre a migliorare le performance fisiche.”
In altre parole, i tempi canonici di 2-3 mesi riguardano la guarigione clinica di base. Tuttavia, il ritorno completo alle attività sportive richiede un percorso più lungo e graduale.
Inoltre, l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale in questa fase. Di conseguenza, il supporto nutrizionale non è un optional, ma parte integrante del programma di recupero.
Per quanto riguarda ciò che è da evitare, i rischi principali sono il bruciare le tappe e il sottovalutare i segnali di affaticamento. Pertanto, ogni progressione deve essere concordata con il fisioterapista e non improvvisata autonomamente.
Preabilitazione per protesi di anca e ginocchio: i dati più aggiornati
Una panoramica di revisioni sistematiche e meta-analisi pubblicata su JOSPT (maggio 2025, MEDLINE, Embase, Web of Science, Cochrane CENTRAL, 3 revisioni sistematiche e 21 meta-analisi, 19 RCT su THA e 46 RCT su TKA) ha dimostrato che la preabilitazione riduce il tasso di complicanze.
Inoltre, migliora forza muscolare, funzione oggettiva, qualità della vita e funzione auto-riferita nei pazienti sottoposti a protesi totale di anca e ginocchio. Tuttavia, gli effetti risultano più marcati nei primi 6 mesi post-operatori.
Di conseguenza, il messaggio clinico è chiaro: iniziare la preabilitazione il prima possibile dopo la diagnosi. In particolare, anche poche settimane di preparazione producono un impatto misurabile sulla qualità del recupero.
Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo
foto:freepik
La redazione intervista il Dott.Francesco Chiarenza – Fisioterapista specializzato in preabilitazione chirurgica e sportiva – Approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista. Intervista a cura di Radio Dossier 24
FAQ
In generale, la preabilitazione inizia il prima possibile dopo la diagnosi e la programmazione dell’intervento. Tuttavia, anche programmi di 4-6 settimane hanno dimostrato benefici significativi.
Di conseguenza, non è necessario avere mesi a disposizione per trarne vantaggio. In particolare, iniziare anche solo 3-4 settimane prima dell’intervento produce risultati clinicamente misurabili sul recupero post-operatorio.
Sì, assolutamente. La preabilitazione è applicata con successo anche in chirurgia addominale, toracica e oncologica. Tuttavia, i protocolli più documentati in letteratura riguardano la chirurgia ortopedica, in particolare le protesi di anca e ginocchio e la ricostruzione del legamento crociato.
Pertanto, chiunque debba affrontare un intervento in elezione dovrebbe informarsi con il proprio medico o fisioterapista sulla possibilità di intraprendere un percorso preabilitativo personalizzato.
La nutrizione è una componente fondamentale della preabilitazione multimodale. Tuttavia, spesso viene sottovalutata rispetto all’esercizio fisico.
In particolare, un adeguato apporto proteico è essenziale per sostenere il lavoro muscolare durante la preabilitazione e per ottimizzare la guarigione post-operatoria. Inoltre, la correzione di eventuali carenze nutrizionali – come ferro, vitamina D o zinco – prima dell’intervento riduce il rischio di complicanze.
La frequenza varia in base al programma personalizzato. Tuttavia, la letteratura indica che 2-4 sessioni settimanali di 45-75 minuti ciascuna producono i migliori risultati nei programmi pre-ACLR.
Per i pazienti in lista d’attesa per protesi, inoltre, la frequenza puù essere modulata in base alle condizioni fisiche e alla tolleranza all’esercizio. Di conseguenza, il fisioterapista adatta il programma settimana per settimana in base alla risposta del paziente.
Sì, ed è uno degli ambiti in cui la preabilitazione ha le prove scientifiche più solide. In particolare, i programmi di preabilitazione per gli sportivi includono potenziamento muscolare mirato, esercizi di propriocettività e controllo neuromuscolare.
Tuttavia, il piano deve essere costruito su misura rispetto alla disciplina sportiva praticata e alle caratteristiche fisiche dell’atleta. Di conseguenza, il ruolo del fisioterapista nella progettazione del programma è fondamentale.
Per approfondire
Fonti
Le tendinopatie calcifiche rappresentano una delle condizioni muscolo-scheletriche più complesse e diffuse nella pratica clinica quotidiana. Colpiscono soprattutto la spalla, il tendine d’Achille, il ginocchio e altri distretti sottoposti a carichi ripetuti. https://www.dossiersalute.com/tendinopatie-calcifiche-perche-oggi-non-possono-piu-essere-considerate-solo-un-problema-meccanico-intervista-al-dr-francesco-chiarenza/
Nel linguaggio comune si tende a pensare alla fisioterapia come a una sequenza standard di sedute: un pacchetto di manovre, qualche esercizio, magari un po’ di terapia fisica strumentale. La realtà clinica è più articolata e – quando si vuole essere efficaci – più esigente. https://www.dossiersalute.com/fisioterapia-quando-basta-come-misurare-progressi/
Quando capita un infortunio – che sia una caduta domestica, una distorsione in campo o una frattura – le prime ore e le prime settimane contano più di quanto si pensi. https://www.dossiersalute.com/dal-trauma-al-ritorno-in-movimento-come-si-costruisce-una-riabilitazione-efficace-parola-al-fisioterapista/
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40298246/
Panoramica PRIOR (MEDLINE, Embase, Web of Science, Cochrane CENTRAL, 3 revisioni sistematiche e 21 meta-analisi, 19 RCT THA e 46 RCT TKA): preabilitazione riduce le complicanze e migliora forza, funzione, qualità di vita. Effetti nei primi 6 mesi. Pubblicato maggio 2025.
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12722570/
Scoping review JBI (MEDLINE, EMBASE, Web of Science, Cochrane, CINAHL, 92 RCT inclusi da giugno 2001 a marzo 2025): definizione e componenti della preabilitazione multimodale per THA e TKA. Pubbl.
https://esskajournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ksa.12631
Revisione sistematica PRISMA (EMBASE, MEDLINE, Cochrane, PubMed, fino a novembre 2024, 36 studi, 2.326 pazienti): preabilitazione pre-ACLR sicura ed efficace, tutti gli outcome raggiungono le soglie PASS e i criteri di ritorno allo sport. Pubblicato aprile 2025.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38349251/
Meta-analisi (Embase, MEDLINE, CENTRAL, CINAHL, Scopus, fino ad agosto 2022, 28 RCT): preabilitazione migliora funzione (SMD=0,50), dolore (SMD=0,44), qualità di vita (SMD=0,28) e forza muscolare (SMD=0,72) dopo TKA. Pubblicato febbraio 2024.
J Med Internet Res – Guida S et al. Effects of Prehabilitation With Advanced Technologies in Patients With Musculoskeletal Diseases Waiting for Surgery: Systematic Review and Meta-Analysis. J Med Internet Res 2024;26:e52943. PMID: 39666971 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39666971/
Revisione sistematica e meta-analisi (dicembre 2024): effetti della preabilitazione con tecnologie avanzate (app, sensori, realtà virtuale) in pazienti muscoloscheletrici in lista d’attesa chirurgica. Risultati favorevoli su funzione e dolore preoperatori. Pubblicato dicembre 2024.





