Dossier Salute

Ondate di calore marine: la nuova minaccia per la salute, tra corpo e mente

Donna affaticata dal caldo si rinfresca sul lungomare mentre un ricercatore misura la temperatura dell’acqua.

Le “marine heatwave”, le ondate di calore che colpiscono gli oceani, non sono più soltanto un problema per i coralli e la pesca. Uno studio appena pubblicato su Nature Sustainability, firmato da ricercatori delle università di Adelaide e Hong Kong, sostiene che il surriscaldamento dei mari mette a rischio anche la salute fisica e mentale delle persone. Tra le conseguenze indicate ci sono tempeste più violente, cibo di mare contaminato, minore sicurezza alimentare e un aumento di ansia e disagio psicologico nelle comunità costiere. Il tema riguarda da vicino anche l’Italia, dove il Mediterraneo si sta scaldando più velocemente della media globale.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Un nuovo studio su Nature Sustainability collega le ondate di calore marine a rischi diretti per la salute fisica e mentale delle persone, non solo per gli ecosistemi.
  • Le acque oceaniche più calde possono intensificare uragani e tifoni, aumentare le fioriture algali tossiche e ridurre la sicurezza alimentare legata al pesce.
  • Gli autori segnalano anche un aumento di ansia, lutto e disagio psicologico nelle comunità che dipendono dal mare per lavoro, cibo e identità culturale.
  • I ricercatori chiedono che le ondate di calore marine vengano trattate come le ondate di calore sulla terraferma, con piani sanitari dedicati.
  • Il Mediterraneo, bacino semichiuso, si scalda più rapidamente degli oceani aperti: nel 2025 alcune aree italiane hanno registrato oltre 200 giorni di ondata di calore marina.

Cosa sono le ondate di calore marine (e perché il 2026 è un anno record)

Le ondate di calore marine, in inglese marine heatwaves, sono periodi prolungati di caldo anomalo in mare. La temperatura dell’acqua supera in modo netto le medie stagionali di una zona, e possono durare da poche settimane a diversi mesi. Come le ondate di calore sulla terraferma, stanno diventando più frequenti, più lunghe e più intense a causa del riscaldamento globale, un po’ ovunque nel pianeta.

Finora la scienza si è concentrata soprattutto sui danni agli ecosistemi: sbiancamento dei coralli, moria di organismi marini, crisi della pesca. Lo studio pubblicato su Nature Sustainability sposta l’attenzione sulle persone. È firmato da Laura Falkenberg dell’Università di Adelaide e da Bayden Russell dell’Università di Hong Kong. Gli autori sostengono che questi eventi meritano lo stesso livello di attenzione sanitaria delle ondate di calore atmosferiche.

Le ondate di calore marine si misurano rispetto alla media storica di un’area. È un meccanismo simile a quello dei bollettini che classificano il caldo sulla terraferma in livelli di allerta. Per il caldo su strada esistono da anni sistemi di allerta e protocolli sanitari. Per il mare, invece, non esiste ancora nulla di simile, anche se milioni di persone vivono, lavorano o si curano lungo le coste, esposte direttamente al fenomeno.

Il tema riguarda direttamente l’Italia, proprio in piena stagione balneare. Il sesto rapporto del progetto Mare Caldo di Greenpeace Italia si basa sui dati raccolti nel 2025. Ha rilevato temperature marine anomale fino a 30-40 metri di profondità lungo le coste italiane. Il picco è stato di 3,5 gradi sopra la media climatologica, nell’area marina protetta dell’Isola dell’Asinara, dove l’ondata di calore è durata 41 giorni consecutivi. Nel 2025 alcune zone del Mediterraneo hanno accumulato oltre 200 giorni di ondata di calore marina nell’arco dell’anno, e il 2026 ha già segnato nuovi record di temperatura per mari e oceani.

Gli effetti diretti: tempeste, cibo contaminato e sicurezza alimentare

Il primo rischio individuato dallo studio riguarda gli eventi meteorologici estremi. Le acque oceaniche più calde forniscono carburante aggiuntivo a uragani e tifoni, che possono intensificarsi rapidamente e colpire con maggiore violenza le zone costiere. Gli autori citano come esempio l’uragano Otis, che nel 2023 ha causato in Messico danni stimati per oltre 15 miliardi di dollari. Citano anche il tifone Doksuri, che nello stesso anno ha colpito più di due milioni di persone in Asia. Entrambi gli eventi sono stati collegati a ondate di calore marine, secondo i ricercatori.

Il secondo rischio riguarda la sicurezza alimentare legata al mare. Le acque più calde favoriscono le fioriture algali tossiche, capaci di contaminare molluschi, crostacei e pesce, e di causare intossicazioni in chi li consuma. In Australia Meridionale, una fioritura algale legata al caldo marino è stata registrata nel 2025. È stata associata a problemi respiratori e a un aumento dei casi di asma nelle comunità costiere colpite.

Le acque più calde e meno ossigenate favoriscono anche la proliferazione di alcuni batteri marini, come quelli del genere Vibrio. In condizioni normali sono rari lungo le nostre coste, ma possono trovare terreno più favorevole quando le temperature restano elevate a lungo. Per questo le autorità sanitarie europee monitorano da tempo il fenomeno, soprattutto nelle aree costiere più calde del continente, dal Baltico al Mediterraneo.

Sul lungo periodo, il calo degli stock ittici e la riduzione della produzione di frutti di mare minacciano la sicurezza alimentare globale. Miliardi di persone dipendono dall’oceano come fonte primaria di proteine. Pescatori e turismo costiero sono tra i primi a risentirne, con effetti su reddito e occupazione locale. Anche il Mediterraneo non fa eccezione. Il monitoraggio di Greenpeace ha documentato necrosi e sbiancamento su gorgonie e coralli in diverse aree protette italiane, insieme alla diffusione di specie aliene.

Il costo psicologico e le richieste degli scienziati

Lo studio dedica ampio spazio agli effetti sulla salute mentale. Per le comunità che dipendono dal mare per lavoro, alimentazione, tempo libero o identità culturale, la posta in gioco è alta. Assistere al degrado degli ecosistemi marini può generare stress cronico, lutto e frustrazione. Gli autori parlano esplicitamente di eco-ansia. Nel 2025, la fioritura algale tossica in Australia Meridionale è stata associata anche a un aumento di ansia, lutto e depressione tra i residenti delle zone colpite.

“Quando gli ecosistemi marini soffrono, le conseguenze si propagano nelle comunità”, ha spiegato Laura Falkenberg, autrice principale dello studio. La ricercatrice lo sottolinea: molte persone dipendono dagli oceani non solo per cibo e reddito, ma anche per il proprio senso di benessere.

Sulla base di queste evidenze, i ricercatori chiedono a governi e autorità sanitarie un cambio di passo. Vogliono che le ondate di calore marine siano trattate come vere emergenze di salute pubblica, alla pari del caldo estremo sulla terraferma. Le proposte includono l’inserimento delle previsioni sulle ondate di calore marine nella pianificazione sanitaria. Chiedono anche di valutare l’impatto sulla salute nelle decisioni di gestione costiera, oltre a una maggiore collaborazione tra oceanografi, autorità sanitarie e gestori delle risorse naturali.

In Italia un sistema equivalente per il mare non esiste ancora. Il Ministero della Salute pubblica bollettini quotidiani sulle ondate di calore urbane per 27 città. Non esiste, però, una sorveglianza dedicata agli effetti sanitari del surriscaldamento marino: un vuoto che lo studio invita a colmare anche nel Mediterraneo.

Anche in Italia il tema si intreccia con l’estate 2026, già segnata da bollini rossi record sulla terraferma. Un mare più caldo, spiegano gli esperti, riduce l’effetto rinfrescante delle brezze costiere. Può anche favorire la formazione di temporali intensi, aggiungendo un ulteriore livello di rischio a quello già imposto dal caldo atmosferico.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

È un periodo prolungato, da settimane a mesi, in cui la temperatura del mare supera in modo significativo la media stagionale di quella zona. Come le ondate di calore sulla terraferma, sono in aumento per frequenza, durata e intensità a causa del riscaldamento globale.

Le acque più calde forniscono più energia alle perturbazioni, che possono intensificarsi più rapidamente. Lo studio cita l’uragano Otis (Messico, 2023) e il tifone Doksuri (Asia, 2023) come esempi di eventi collegati a ondate di calore marine.

Sì. Il caldo favorisce le fioriture algali tossiche, che possono contaminare molluschi e pesce e causare intossicazioni. Sul lungo periodo minacciano anche la disponibilità di pesce, riducendo la sicurezza alimentare di chi dipende dall’oceano.

Perché le comunità che dipendono dal mare per lavoro, cibo o identità culturale possono sviluppare stress, lutto e ansia quando osservano il degrado degli ecosistemi marini, come documentato dopo la fioritura algale tossica in Australia Meridionale nel 2025.

Chiedono di trattare le ondate di calore marine come emergenze di salute pubblica al pari di quelle sulla terraferma, includendo le previsioni marine nella pianificazione sanitaria e rafforzando la collaborazione tra oceanografi, autorità sanitarie e gestori delle risorse naturali.

Per approfondire

Come riconoscere e prevenire i rischi per la salute durante le ondate di calore estreme sulla terraferma, con tutte le città italiane in allerta massima. Leggi l’articolo

Il punto sulla nuova guida OMS per affrontare le ondate di calore e sui rischi sanitari legati al riscaldamento globale in Europa. Leggi l’articolo

Come il caldo estremo favorisce la diffusione di virus trasmessi da insetti, con l’aggiornamento dell’Istituto Superiore di Sanità sul West Nile virus. Leggi l’articolo

Fonti

Il comunicato ufficiale dell’Università di Adelaide sullo studio pubblicato su Nature Sustainability. Leggi la fonte

Una sintesi divulgativa dei risultati principali dello studio e delle dichiarazioni dell’autrice principale. Leggi la fonte

Approfondimento medico-scientifico sullo studio, con la scheda bibliografica completa della pubblicazione su Nature Sustainability. Leggi la fonte

Il sesto rapporto “Mare Caldo” di Greenpeace Italia sui dati 2025 relativi al riscaldamento delle coste italiane. Leggi la fonte

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