Il caldo record di questa estate 2026 riporta alla ribalta un vecchio conoscente della sanità pubblica italiana: il virus West Nile. L’Istituto Superiore di Sanità ha lanciato l’allarme per la comparsa precoce dei primi casi e ricoveri in sei regioni, dalla Sardegna al Veneto. In Emilia-Romagna il sistema di sorveglianza ha rilevato la circolazione del virus nelle zanzare già a metà giugno. È un anticipo mai registrato dal 2008. Gli esperti sono concordi: le temperature sempre più alte allungano la stagione di rischio, che un tempo si concentrava soltanto in agosto e settembre.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- L’ISS segnala i primi casi e ricoveri da West Nile virus in sei regioni italiane, con un anticipo stagionale mai visto dal 2008 in Emilia-Romagna.
- Il virus si trasmette tramite la puntura di zanzare del genere Culex, infettate a loro volta da uccelli selvatici; non c’è contagio diretto tra persone.
- Circa l’80% delle infezioni resta del tutto asintomatico, mentre solo nell’1% dei casi la malattia evolve in forme neurologiche gravi.
- Anziani, persone fragili e immunodepressi sono i soggetti più a rischio di complicanze come meningite ed encefalite.
- Non esiste un vaccino per l’uomo: la prevenzione si basa sulla riduzione del contatto con le zanzare e sull’eliminazione dei ristagni d’acqua.
Perché se ne parla: l’allarme dell’ISS e la mappa dei casi
L’Istituto Superiore di Sanità ha confermato che il 2026 è una stagione particolarmente precoce per il virus West Nile. I primi casi umani sono già stati accertati in sei regioni italiane. L’elenco va dal Piemonte al Lazio, passando per Veneto, Emilia-Romagna, Sardegna e Campania. Un uomo di 80 anni è stato ricoverato a Modena. A Latina, invece, un ventinovenne ha lasciato l’ospedale Santa Maria Goretti dopo un’infezione senza particolari complicazioni.
A preoccupare maggiormente gli epidemiologi è la situazione dell’Emilia-Romagna. Il sistema di sorveglianza entomologica regionale ha individuato il virus nelle zanzare già a metà giugno, con positività in sei province su nove. Dal 2008, anno di avvio dei monitoraggi, non si era mai registrata una diffusione così precoce e così estesa sul territorio regionale. Le autorità sanitarie non escludono nuovi casi umani nelle prossime settimane, anche gravi, soprattutto tra le persone più fragili.
Il 2025 aveva già mostrato la vulnerabilità italiana al virus. Oltre l’80% delle infezioni registrate nell’Unione Europea proveniva dal nostro Paese. Il bilancio aveva superato i 500 contagi e i trenta decessi. Sono numeri che spiegano perché l’attenzione resti alta fin dalle prime settimane d’estate, con un occhio di riguardo alle zone rurali e alle aree vicine a corsi d’acqua.
Il 7 luglio l’ECDC ha lanciato un nuovo allarme sulla diffusione delle arbovirosi in Europa. Si tratta del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Dengue, Chikungunya e West Nile virus vengono citati come una crescente preoccupazione sanitaria per il continente. A differenza delle altre due, però, il West Nile si distingue per una trasmissione ormai stabilmente radicata in diverse aree europee, Italia compresa.
Come si trasmette il virus e quali sintomi provoca
Il West Nile virus appartiene alla famiglia dei Flaviviridae e circola soprattutto tra gli uccelli selvatici, che ne rappresentano il principale serbatoio naturale. Le zanzare del genere Culex si infettano pungendo questi animali. Trasmettono poi il virus all’uomo con la propria puntura. L’infezione non si trasmette da persona a persona. Fanno eccezione rari casi legati a trasfusioni, trapianti o gravidanza, per i quali esistono comunque protocolli di sorveglianza specifici.
Circa l’80% delle persone contagiate non sviluppa alcun sintomo. Nel restante 20% dei casi compare la cosiddetta febbre West Nile. Le manifestazioni più comuni sono simili a un’influenza estiva: febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea e talvolta eruzioni cutanee. Il periodo di incubazione varia in genere da 2 a 14 giorni dopo la puntura. Nelle persone con il sistema immunitario indebolito può però arrivare fino a 21 giorni.
Solo in meno dell’1% dei casi il virus supera la barriera encefalica e provoca forme neuroinvasive, come meningite o encefalite. Le conseguenze possono essere gravi, in particolare per gli anziani e per chi soffre di patologie che indeboliscono le difese immunitarie. Per questo motivo alcuni segnali vanno presi sul serio: febbre alta persistente, forte mal di testa, rigidità del collo o stato confusionale richiedono una valutazione medica tempestiva.
La diagnosi si basa soprattutto su esami di laboratorio, condotti su sangue e, quando necessario, su liquido cerebrospinale. I test cercano gli anticorpi specifici IgM, che però possono restare rilevabili per mesi anche dopo la guarigione. Per questo motivo i medici a volte ripetono l’esame a distanza di alcuni giorni, prima di escludere o confermare l’infezione.
Prevenzione: le mosse più efficaci per proteggersi
Non esiste, al momento, un vaccino per l’uomo contro il West Nile virus. Manca anche una terapia specifica in grado di eliminare l’infezione una volta contratta. L’unico strumento davvero efficace resta quindi la prevenzione. L’obiettivo è ridurre il contatto con le zanzare nelle ore e nei luoghi in cui sono più attive, in particolare all’alba e al tramonto.
Sul piano individuale conviene indossare abiti chiari a maniche e gambe lunghe quando si sta all’aperto in zone verdi o umide. È utile anche applicare repellenti cutanei, seguendo le indicazioni riportate in etichetta. Installare o riparare le zanzariere alle finestre fa la sua parte. Anche l’aria condizionata, quando disponibile, riduce l’esposizione alle punture nelle ore serali.
Altrettanto importante è agire sui focolai di riproduzione delle zanzare, che si formano in pochi centimetri d’acqua stagnante. Conviene svuotare regolarmente sottovasi, secchi, ciotole per animali e piccole piscine da giardino. Questi piccoli gesti quotidiani contribuiscono concretamente a limitare la diffusione del vettore, insieme alle campagne di disinfestazione avviate dai Comuni nelle aree più a rischio.
Gli esperti sottolineano un legame sempre più stretto tra il virus e i cambiamenti climatici. Inverni miti ed estati precoci permettono alle zanzare di riprodursi prima del solito. Le temperature elevate accelerano anche il ciclo di replicazione del virus dentro l’insetto, rendendolo infettivo in tempi più brevi. La stagione di rischio, un tempo limitata ad agosto e settembre, oggi si allunga da inizio estate fino all’autunno inoltrato.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo
Domande frequenti (FAQ)
No, il virus non si trasmette per contatto diretto tra esseri umani. L’unico vettore è la puntura di zanzare infette, principalmente del genere Culex. Casi di trasmissione tramite trasfusioni, trapianti o dalla madre al feto sono documentati ma estremamente rari.
Nella maggior parte dei casi l’infezione non dà alcun sintomo. Quando compaiono, i segnali più comuni sono febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea e stanchezza, simili a una sindrome simil-influenzale estiva.
Le forme neuroinvasive, come meningite ed encefalite, colpiscono meno dell’1% degli infetti e riguardano soprattutto anziani, persone immunodepresse o con patologie croniche.
Al momento non esiste un vaccino approvato per uso umano. Sono in corso studi e sperimentazioni, ma la prevenzione resta l’unico strumento disponibile.
Eliminando i ristagni d’acqua, usando repellenti cutanei, indossando abiti coprenti nelle ore serali e installando zanzariere alle finestre. Queste semplici accortezze riducono in modo significativo il rischio di puntura.
Per approfondire
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Fonti
Informazioni ufficiali su sintomi, trasmissione e prevenzione della febbre West Nile. Leggi la fonte
Il quadro dell’Istituto Superiore di Sanità su West Nile, Dengue e altre arbovirosi in Italia. Leggi la fonte
L’articolo che ricostruisce la mappa dei casi e delle aree a rischio in Italia. Leggi la fonte
L’approfondimento sul legame tra cambiamenti climatici e diffusione del virus. Leggi la fonte





