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Leggere le etichette nutrizionali: la guida definitiva per scegliere davvero ciò che fa bene

Leggere le etichette nutrizionali

Ogni volta che si entra in un supermercato, si è di fronte a centinaia di prodotti confezionati. Tutti promettono qualcosa: “senza zuccheri aggiunti”, “ricco di fibre”, “fonte di proteine”, “light”, “naturale”. Eppure, pochi consumatori sanno leggere davvero un’etichetta nutrizionale. Non per mancanza di intelligenza, ma perché nessuno li ha mai guidati in modo pratico attraverso quella griglia di dati stampata sul retro della confezione. Questo articolo nasce con l’obiettivo di colmare quel vuoto, trasformando la lettura dell’etichetta da gesto automatico a scelta consapevole.

Perché l’etichetta nutrizionale esiste e cosa ci racconta davvero

La normativa europea, in particolare il Regolamento UE n. 1169/2011, obbliga i produttori a riportare in etichetta una serie di informazioni nutrizionali standardizzate. Lo scopo dichiarato è tutelare il consumatore. La realtà, però, è che molte aziende sfruttano i margini concessi dalla legge per presentare i propri prodotti nel migliore dei modi possibili, pur rimanendo formalmente nel rispetto delle regole.

Conoscere la struttura di un’etichetta significa quindi non solo sapere dove guardare, ma anche capire quali informazioni vengono volutamente enfatizzate e quali vengono invece nascoste nella lettura fine.

Come è strutturata la tabella nutrizionale

La tabella nutrizionale standard riporta sempre i valori per 100 grammi di prodotto e, spesso in aggiunta, quelli per porzione. Il punto di partenza è sempre il valore energetico, espresso in kilocalorie (kcal) e kilojoule (kJ). Seguono i grassi totali e, separati, i grassi saturi; i carboidrati totali con evidenza degli zuccheri; le proteine e il sale.

Partire dal valore energetico per 100 grammi è la scelta più onesta dal punto di vista comparativo, perché permette di mettere a confronto due prodotti diversi su un piano comune. Usare solo la porzione, invece, può trarre in inganno: se un produttore decide che la “porzione consigliata” di un biscotto è di 20 grammi, le calorie sembreranno basse anche se il prodotto è molto calorico.

Il trabocchetto della porzione: un esempio concreto

Consideriamo un esempio reale: una nota marca di merendine dichiara in prima pagina “solo 120 kcal a porzione”. La porzione corrisponde a un singolo biscotto da 25 grammi. Guardando il valore per 100 grammi, tuttavia, si scoprono circa 480 kcal, ovvero la stessa densità calorica di una barretta di cioccolato. Il claim in facciata non mente, ma orienta la percezione del consumatore verso una sottostima del prodotto.

Stessa logica si applica ai succhi di frutta in bottiglie da 250 ml presentati “senza zuccheri aggiunti” che, pur non contenendo saccarosio aggiunto, arrivano a 20-25 grammi di zuccheri totali per confezione – cifra che supera abbondantemente quella di molte bibite gassate.

Grassi saturi e grassi totali: non è la stessa cosa

Un errore molto comune è considerare il contenuto totale di grassi come unico indicatore da tenere sotto controllo. In realtà, la distinzione tra grassi totali e grassi saturi è fondamentale. Un cucchiaio di olio extravergine d’oliva contiene circa 14 grammi di grassi totali, ma la quota di saturi è ridotta; al contrario, molti prodotti da forno industriali contengono un’alta percentuale di acidi grassi saturi o grassi idrogenati, decisamente meno favorevoli per il profilo cardiovascolare.

Quando il prodotto contiene olio di palma, burro di cocco o grassi parzialmente idrogenati, è opportuno prestare attenzione anche se i valori totali di grassi sembrano nella norma. La qualità del grasso conta almeno quanto la quantità.

La voce “zuccheri”: dove si nasconde il glucosio

Nella tabella nutrizionale, “zuccheri” indica tutti gli zuccheri semplici presenti nel prodotto, indipendentemente dalla loro origine: lattosio, fruttosio, saccarosio, glucosio, sciroppo di glucosio-fruttosio. Un prodotto “senza zuccheri aggiunti” può contenere elevate quantità di zuccheri naturalmente presenti, come nei succhi di frutta concentrati ricostruiti, nelle marmellate o nei cereali con frutta essiccata.

Tra i termini più fuorvianti c’è quello di “sciroppo di glucosio-fruttosio”, spesso relegato a piccolo carattere nella lista degli ingredienti. Si tratta di uno zucchero ad alto potere dolcificante, metabolizzato in modo diverso rispetto al comune saccarosio e associato, in letteratura scientifica, a un rischio aumentato di steatosi epatica e ipertrigliceridemia.

La lista degli ingredienti: l’informazione più onesta che c’è

Se la tabella nutrizionale può essere manipolata attraverso la scelta delle porzioni, la lista degli ingredienti segue una regola fissa e impossibile da aggirare: gli ingredienti sono riportati in ordine decrescente di peso. Il primo ingrediente è quello presente in maggiore quantità; l’ultimo è quello in tracce.

Quando lo zucchero compare tra i primi tre ingredienti di un prodotto presentato come “salutare”, c’è qualcosa che non quadra. Lo stesso vale per i prodotti “integrali” che riportano come primo ingrediente farina di frumento (non integrale) e aggiungono crusca solo come terzo o quarto ingrediente. Questa pratica, tecnicamente lecita, produce un alimento lontano dalla vera integralità nutrizionale.

Additivi, conservanti ed aromi: cosa significa davvero “E”

I codici che iniziano per “E” indicano additivi autorizzati dall’Unione Europea. Non tutti gli additivi sono problematici: alcuni sono estratti naturali, come la curcumina (E100) usata come colorante o la lecitina di soia (E322) come emulsionante. Altri, tuttavia, come i coloranti azoici (E102, E110, E122), sono stati associati in alcuni studi a comportamenti iperattivi nei bambini e sono soggetti a indicazioni di cautela.

La presenza di una lunga lista di additivi non indica automaticamente un prodotto pericoloso, ma segnala quasi sempre un elevato grado di lavorazione industriale. In linea generale, più un prodotto ha bisogno di additivi per mantenersi presentabile, meno si avvicina a un alimento minimamente processato.

Claims nutrizionali e salutistici: attenzione al marketing

I claim come “alto contenuto di fibre”, “ridotto contenuto di grassi” o “fonte di calcio” sono regolamentati dal Regolamento CE 1924/2006. Tuttavia, soddisfare i requisiti tecnici di un claim non rende automaticamente un prodotto salutare nel suo insieme. Un biscotto può essere legittimamente etichettato come “fonte di fibre” pur contenendo una quota elevata di zuccheri semplici e grassi saturi.

La valutazione nutrizionale di un prodotto deve essere sempre globale. Un singolo nutriente positivo non bilancia un profilo complessivamente squilibrato.

Strategie pratiche per un carrello più consapevole

Leggere le etichette richiede tempo, almeno all’inizio. Con la pratica, però, diventa un gesto rapido ed automatico. Il primo passo è spostarsi dal fronte della confezione al pannello posteriore: il fronte è spazio di marketing puro, il retro è dove risiedono le informazioni reali. Confrontare sempre i valori per 100 grammi – non per porzione – garantisce una base omogenea di valutazione.

Privilegiare prodotti con liste degli ingredienti brevi e comprensibili è un secondo criterio di buon senso. Quando non si riconosce un ingrediente a prima lettura, vale la pena fermarsi. Non per paura, ma per consapevolezza.

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

La Redazione in collaborazione con la Dr.ssa Teresa Mannarino – Dietista

FAQ

Sempre per 100 grammi, mai solo per porzione, per poter confrontare prodotti diversi su base omogenea.

Che non è stato aggiunto saccarosio in fase di produzione, ma il prodotto può contenere elevate quantità di zuccheri naturalmente presenti.

No: conta anche la qualità del grasso. I saturi e gli idrogenati sono più problematici rispetto a quelli insaturi.

Sì, decrescente per peso. Il primo ingrediente è quello più abbondante.

Non necessariamente, ma indica un elevato grado di trasformazione industriale.

Per approfondire

Fonti

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32011R1169 – Normativa europea sull’informazione alimentare ai consumatori.

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32006R1924 – Regolamento europeo sui claim nutrizionali e salutistici.

https://www.efsa.europa.eu/it – Valutazioni scientifiche sugli additivi alimentari e la sicurezza nutrizionale.

https://www.epicentro.iss.it/alimentazione/ – Risorse scientifiche sull’alimentazione e la prevenzione in Italia.

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