Dossier Salute

Inflammaging: come contrastare l’invecchiamento silenzioso attraverso il cibo

INFLAMMING

Fine Ottobre, una luce più obliqua sui marciapiedi e quell’aria sottile che invita a fare il punto. C’è chi si guarda allo specchio e vede “solo” qualche ruga, chi sente la stanchezza arrivare prima di sera, chi confessa una nebbia leggera in testa dopo pranzi troppo veloci. «Molti chiamano tutto questo “invecchiare”. In parte lo è; ma nella mia pratica spiego che esiste un filo nascosto che cuce insieme tanti piccoli segnali: lo chiamiamo inflammaging», dice la dott.ssa Teresa Mannarino, dietista. «È un’infiammazione cronica di basso grado, silenziosa, che cresce con l’età e con gli stili di vita – alimentazione compresa. La buona notizia? Il cibo è uno strumento potente per spegnerla, giorno dopo giorno».

Non è un trattato, è un racconto di quotidiano: come mettere in tavola scelte capaci di “fare manutenzione” all’età biologica, riducendo quell’incendio a fiamma bassa che accelera il logorio dei tessuti. Perché “anti-aging” non significa rincorrere l’eterna giovinezza, ma restare presenti, lucidi, funzionali.

Che cos’è (davvero) l’inflammaging

«Immaginatelo come un brusio che non si spegne mai», continua la dott.ssa. L’organismo, con il passare degli anni, accumula piccoli danni: cellule senescenti che rilasciano segnali pro-infiammatori, un sistema immunitario meno fine nel distinguere gli allarmi veri dal rumore, un intestino che perde un po’ di impermeabilità. La letteratura scientifica descrive l’inflammaging come uno stato di infiammazione cronica lieve ma persistente, misurabile attraverso marcatori come PCR, IL-6, TNF-α, e associato a molte malattie dell’età: cardiovascolari, metaboliche, neurodegenerative. È una definizione ormai consolidata nella ricerca biomedica, dal filone storico di Franceschi fino alle più recenti rassegne su aging e infiammazione che collocano l’inflammaging tra i meccanismi-ponte dell’invecchiamento.

Non siamo però di fronte ad un destino scritto. «Se la fiamma resta bassa, il sistema regge; se la alimentiamo ogni giorno con cibi ultra-processati, zuccheri liberi in eccesso, sedentarietà, sonno corto, stress non gestito, allora sì, l’incendio si espande», spiega Mannarino. È qui che il cibo, insieme al movimento e al sonno, diventa un atto politico verso sè stessi.

Il vocabolario minimo: infiammazione “buona” e infiammazione “di fondo”

L’infiammazione acuta è una risposta salvavita (pensate ad un taglio che guarisce), intensa ma breve. Il problema nasce quando l’infiammazione non si spegne del tutto, resta cronica e a basso grado: non fa male come una febbre alta, ma “corrode” piano. A livello cellulare, le vie di segnale coinvolte sono molte (NF-κB, inflammasoma NLRP3, stress ossidativo, disfunzione mitocondriale). Per il lettore, una sintesi basta: inflammaging = infiammazione di fondo + età + stili di vita; si contrasta agendo sul “terreno”.

La cucina come laboratorio anti-fiamma

La nutrizione non è un interruttore on/off, è un dimmer. «Non esiste un alimento magico, esiste un pattern che, somma di scelte ripetute, cambia i biomarcatori», sottolinea la dott.ssa. In letteratura, i modelli alimentari più efficaci nel modulare l’infiammazione cronica sono quelli ricchi di vegetali, fibre, legumi, cereali integrali, pesce azzurro, olio extravergine d’oliva, frutta a guscio, erbe e spezie – il profilo della dieta antinfiammatoria per eccellenza coincide con la Dieta Mediterranea tradizionale, la cui aderenza si associa a minori livelli di markers infiammatori e a un miglior invecchiamento cardiometabolico e cognitivo. Studi e revisioni recenti rafforzano questo quadro, includendo anche la specifica intersezione tra MedDiet e inflammaging.

«Parto sempre da tre pilastri» (la voce della dott.ssa)

  1. Qualità dei carboidrati: cereali integrali, legumi, frutta e verdura come fonti principali.
  2. Grassi giusti: prevalenza di mono- e polinsaturi (olio EVO, frutta secca, semi, pesce azzurro).
  3. Carico infiammatorio basso: pochi ultra-processati, zuccheri liberi contenuti, sale sotto controllo.
    Sono pilastri perfettamente allineati alle raccomandazioni dell’OMS, che insistono su 400 g/die di frutta e verdura, almeno 25 g di fibre e un tetto stretto agli zuccheri liberi e al sale.

Un giorno-tipo che racconta (invece di prescrivere)

Mattina

Caffè, sì; ma non a stomaco vuoto. Una crema di yogurt o kefir con avena integrale, semi di lino macinati e frutti di bosco. Non è una ricetta, è una scena: fibre solubili e polifenoli che spengono la miccia ossidativa; grassi buoni che allungano la sazietà; fermenti vivi che “parlano” all’intestino, alleato chiave dell’infiammazione sistemica.

Pranzo

Una ciotola tiepida di farro integrale con ceci, pomodori, rucola e olio extravergine. «Nel mio studio – racconta la dottoressa – vedo facce che si distendono quando i pazienti capiscono che la dieta antinfiammatoria non impone austerità: chiede, semmai, densità di nutrienti, colori, consistenze. È una cucina felice, non punitiva».

Sera

Sgombro al forno con erbe, patate lesse, insalata di finocchi e agrumi. Un quadratino di cioccolato fondente (vero). La notte ringrazia: glicemia più stabile, sonno più profondo, fiamma più bassa.

Dove nasconde il fiammifero l’inflammaging: quattro interruttori da conoscere

1) Zuccheri liberi & farine raffinate: l’innesco quotidiano

Picchi glicemici ripetuti, lipogenesi, AGE, stress ossidativo: è così che merendine, bibite zuccherate e pane bianco alimentano il fuoco. L’OMS è chiara: zuccheri liberi <10% dell’energia, meglio puntare a <5%; e privilegiare carboidrati da integrali, frutta, verdura e legumi. Tradotto: colazioni meno “dolci da bar”, più fibra e proteine; bevande zuccherate sostituite da acqua o infusi.

2) Grassi: qualità prima della quantità

Non è solo questione di calorie. Saturi e trans accendono la miccia, mentre mono- e polinsaturi (EVO, noci, semi, pesce azzurro) modulano pathways infiammatori e migliorano i lipidi. L’olio extravergine porta con sé polifenoli capaci di proteggere dall’ossidazione delle LDL (health claim EFSA) e di inserirsi nella strategia anti-infiammatoria del piatto.

3) Microbiota: quando l’intestino sussurra al sistema immunitario

Disbiosi e permeabilità aumentata alimentano il “rumore” infiammatorio di fondo. Fibre, prebiotici, polifenoli e fermentati sono strumenti gentili ma concreti. L’aderenza a un modello mediterraneo, con molta pianta e poco processo, è una scelta che lavora proprio lì: all’interfaccia intestino-immunità.

4) Sale, alcol e sonno: i comprimari che contano

Sale sopra soglia = pressione su di giri; alcol = calorie vuote, stress ossidativo, permeabilità. Il sonno corto, infine, infiamma da solo. Le raccomandazioni internazionali insistono: <5 g di sale al giorno, una forte riduzione dell’alcol (meglio pause strategiche), igiene del sonno concreta (orari regolari, schermi off prima di coricarsi).

La bussola pratica: come apparecchiare una dieta antinfiammatoria credibile (e sostenibile)

«Quando trasformiamo la scienza in spesa e poi in piatti, nasce la salute», dice la dr.ssa Mannarino. Ecco come racconta, più che “prescrivere”, il suo metodo.

Il principio della densità (non della rinuncia)

Piatti costruiti su una “base vegetale” abbondante (verdure crude e cotte), una quota di integrali e una fonte proteica di qualità, preferendo vegetali e pesce. Il gusto è dato da olio EVO, erbe, spezie, agrumi, aceti buoni. Così si abbassa l’indice infiammatorio del pasto senza perdere gioia.

La regola dei colori

Rosso (frutti di bosco, pomodori), verde (erbe, crucifere), arancio (agrumi, zucca), viola (prugne, uva nera): i polifenoli non sono poesia, sono scienza che modula vie infiammatorie e ossidative. L’effetto è cumulativo, non “istantaneo”.

Fibre senza fretta

Arrivare a 25-30 g al giorno salendo gradualmente, per evitare fastidi. «Partite da ciò che già vi piace – dice la dott.ssa – e aggiungete: una manciata di legumi in più, il pane integrale del fornaio, il riso integrale al posto del bianco, la frutta a guscio come spuntino». È la normalità che vince.

Fermentati consapevoli

Yogurt e kefir naturali, verdure fermentate ben gestite, miso o tempeh in una cucina di casa. Gli integratori di probiotici? Utili in indicazioni precise, con ceppi e dosi adeguati; non servono “sempre e comunque”. Per chi non tollera batteri vivi, la ricerca sta perlustrando i postbiotici, definiti dall’ISAPP come preparazioni di microrganismi inattivati (e/o loro componenti) con beneficio dimostrato.

Mediterraneo, non moda: perché funziona (anche) come alimentazione anti-aging

Le mappe della longevità raccontano un filo comune: verdure, legumi, grani integrali, frutta, olio EVO, pesce, frutta a guscio. La “dieta del mare nostrum” migliora lipidi, sensibilità insulinica, funzione endoteliale, composizione corporea, biomarcatori infiammatori: è un insieme di dettagli che, alla lunga, rallentano l’attrito dell’età. Revisioni recenti collegano la Dieta Mediterranea a miglior qualità di vita e a una riduzione del carico infiammatorio, con dati che si accumulano anche su popolazioni giovani e adulte, non solo sugli anziani.

Storie vere, fuoco più basso

Un’impiegata di 58 anni racconta di aver sostituito il panino veloce con una bowl preparata la sera: farro, cannellini, pomodorini, basilico, EVO. Dopo tre settimane, riferisce meno fame “nervosa” e sonno più solido. Un nonno che accompagna i nipoti a scuola ha ritrovato energia inserendo due porzioni di pesce azzurro a settimana e una manciata di noci al giorno. Non sono miracoli, è statistica quotidiana: ridurre lo stimolo infiammatorio ripetuto lascia al corpo la possibilità di riparare.

«Il fascino dell’alimentazione anti-aging è tutto qui – commenta la dott.ssa -: non aggiunge ansia, toglie rumore».

Cosa non è una dieta antinfiammatoria

Non è una dieta di esclusione “a tappeto”, non è un elenco infinito di “no”. Non coincide con succhi, estratti e polveri costose. Non è l’ennesimo “programma da 1200 kcal”. È uno stile che, settimana dopo settimana, fa salire il punteggio di aderenza mediterranea, riduce i cibi ultra-processati, dosa gli zuccheri, porta in tavola fibre e grassi buoni, rispetta il sale, sceglie una pausa dall’alcol quando serve. È, soprattutto, una dieta che si può vivere.

Su Dossier Salute trovi esempi concreti e collegati alla prevenzione: dall’educazione cardiovascolare alle strategie per l’equilibrio intestinale e mentale – tasselli dello stesso mosaico.

Quando servono attenzioni in più

Chi convive con patologie metaboliche, autoimmuni, gastrointestinali o cardiovascolari deve personalizzare tempi e scelte con il professionista. Alcune persone reagiscono a FODMAP elevate, altre hanno necessità proteiche specifiche o terapie da considerare. «La scienza ci offre cornici solide; dentro, ognuno scrive la propria pagina», dice la dr.ssa Mannarino.

Una cucina che fa manutenzione al futuro: mini-scene da replicare

  • La merenda che spegne la spia: frutta di stagione + frutta a guscio. Fibre, grassi buoni, polifenoli.
  • La salsa che cambia tutto: EVO, limone, erbe tritate, un pizzico di sale. Antiossidanti e gusto.
  • Il swap gentile: riso integrale al posto del bianco; pane di segale al posto del pancarrè; ceci stufati al posto del contorno “neutro”.
  • La routine: una camminata dopo pranzo; cena non troppo tardi; luci basse la sera. (La qualità del sonno è anti-infiammatoria per definizione.)

Appendice narrativa: un dialogo con il tempo

C’è un passaggio, spesso alla quarta settimana, in cui il corpo “fa pace” con il tempo. I vestiti calzano uguale, ma l’energia tiene la giornata, la pelle è più luminosa, le analisi (quando le ripetiamo) raccontano trigliceridi più bassi, PCR che si abbassa appena. «Non è spettacolare, è affidabile – conclude la dott.ssa -. L’inflammaging non si vince in un weekend; si addormenta con la ripetizione di scelte sensate. Il cibo non ringiovanisce: ci aiuta a invecchiare bene».

Per approfondire

Se vuoi trasformare queste idee in abitudini durevoli, su Dossier Salute trovi percorsi pratici e collegati tra loro: dal cuore alla mente, dall’intestino all’energia quotidiana. Prova a partire da questi:

Fonti

  1. Ferrucci L. et al. “Inflammageing: chronic inflammation in ageing,” Nat Rev Cardiol (2018). Definizione e contesto storico dell’inflammaging. (PMC)
  2. Saavedra D. et al. “Aging and chronic inflammation,” Semin Immunol (2023). Stato dell’arte su infiammazione cronica e biomarcatori. (PMC)
  3. WHO – Healthy diet & aggiornamenti 2023 su carboidrati e fibre: qualità dei carboidrati, 400 g frutta/verdura, ≥25 g fibre; limiti a zuccheri e sale. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
  4. Calcaterra V. et al. “Benefits of the Mediterranean Diet on Inflamm-Aging,” Nutrients (2024). MedDiet e riduzione del carico infiammatorio. (MDPI)
  5. ISAPP – Definizione di postbiotici (consensus 2021; FAQ 2024). Chiarezza su cosa sono e quando considerarli. (Nature)

foto:freepik

La Redazione in collaborazione con la Dr.ssa Teresa Mannarino – Dietista

FAQ

Possiamo osservare indizi (PCR, IL-6), ma non esiste un “test unico” definitivo. Conta il quadro clinico complessivo, lo stile di vita e l’andamento nel tempo.

No: funziona il pattern. Una dieta antinfiammatoria mediterranea – ricca di vegetali, integrali, legumi, pesce, EVO e frutta a guscio – ha le prove migliori.

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Non serve. Scegli integrali, dosa le porzioni e abbinali a verdure e proteine. La qualità dei carboidrati è la chiave, come indicato dall’OMS.

Possono essere utili in condizioni specifiche e con ceppi/dosi adeguati; altrimenti, basta una base di alimenti fermentati e molta fibra. Per chi non tollera vivi, la ricerca sui postbiotici è in corso.

Durante un percorso di “spegnimento” dell’infiammazione cronica è saggio ridurlo molto o fare pause prolungate: meno stress ossidativo, sonno migliore, marcatori più favorevoli.

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