Rumore del traffico e rischio cardiaco: il legame emerge da un nuovo studio americano su oltre 108mila adulti. I cardiologi del Massachusetts General Hospital lo presentano al congresso dell’American Heart Association. Secondo i dati, nemmeno un sonno sano sembra annullare l’effetto.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Il rumore da trasporti sopra i 50 decibel è associato a più fattori di rischio cardiovascolare.
- Lo studio ha analizzato 108.051 adulti della Massachusetts General Brigham Biobank tra il 2010 e il 2020.
- Un sonno sano non sembra proteggere: l’associazione è risultata simile in chi dormiva bene e male.
- Lo studio è osservazionale e preliminare: non dimostra causa-effetto e non è ancora stato pubblicato su rivista.
- Il risultato è un abstract presentato alle AHA Scientific Sessions 2026 di Chicago.
Rumore del traffico e rischio cardiaco: cosa ha trovato lo studio
Lo studio sul rumore del traffico e rischio cardiaco è stato diffuso il 2 novembre 2026 dall’American Heart Association (AHA). Sarà presentato alle Scientific Sessions 2026, il congresso della società scientifica in programma a Chicago dal 6 al 9 novembre. Il primo autore è Joseph Nguyen, medico in formazione in medicina interna al Massachusetts General Hospital di Boston. L’ANSA ha ripreso la notizia lo stesso giorno.
I ricercatori hanno analizzato i dati di 108.051 adulti. L’età mediana era di 57 anni e il 58% erano donne. Tutti erano iscritti alla Massachusetts General Brigham Biobank. Una biobanca è una raccolta organizzata di dati clinici e campioni biologici dei pazienti, usata per la ricerca. I dati considerati coprono il periodo dal 2010 al 2020. Gli studiosi hanno esaminato cartelle cliniche e questionari sullo stile di vita.
Il rumore è stato stimato con uno strumento del Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti. Lo strumento misura il rumore medio delle 24 ore vicino all’abitazione di ciascun partecipante. Considera il traffico stradale, cioè auto e autobus, ma anche i treni e gli aerei. Sono quindi valori medi giornalieri e non picchi improvvisi.
Il tema non è nuovo. L’inquinamento acustico è già stato associato a malattie cardiovascolari in altre ricerche. La novità di questo lavoro sta nel campione molto ampio. Sta anche nel tentativo di capire se il sonno possa fare da scudo. Il comunicato dell’AHA rimanda, per il quadro generale, a una precedente dichiarazione scientifica dell’associazione.
Quanto pesa il rumore sul cuore e che ruolo ha il sonno
Un fattore di rischio cardiovascolare è una condizione che aumenta la probabilità di sviluppare malattie di cuore e vasi sanguigni. Nel campione, il 33% dei partecipanti viveva con un rumore da trasporti superiore a 50 decibel. Il 54,5% superava invece i 45 decibel. Il comunicato spiega che l’intervallo tra 45 e 50 decibel è paragonabile a una pioggia moderata.
Il risultato principale riguarda i fattori di rischio. Oltre i 50 decibel, lo sviluppo dei principali fattori di rischio cardiaco è risultato più alto dell’8-10%. Parliamo di colesterolo alto, ipertensione e diabete. Il legame più forte è emerso con il colesterolo alto. Seguono l’ipertensione e il diabete. L’esito principale dello studio era il numero di fattori di rischio sviluppati da ogni partecipante.
Sopra i 50 decibel è emersa anche una maggiore probabilità di un evento cardiovascolare maggiore avverso. Con questa espressione si indicano, in genere, episodi gravi come l’infarto o l’ictus. Il comunicato non riporta però valori numerici precisi per questo esito. Non indica nemmeno intervalli di confidenza. Questi dati dovranno essere letti nell’abstract e, in futuro, nella pubblicazione completa. I ricercatori hanno tenuto conto di altri fattori, tra cui età, sesso, inquinamento atmosferico, reddito, depressione e ansia.
Il dato più discusso riguarda il sonno. Lo studio ha confrontato chi dormiva bene con chi aveva un sonno anomalo. Il sonno anomalo riguardava il 34,7% del campione. Includeva apnea, insonnia, parasonnie, ipersonnia, narcolessia oppure meno di 7 o più di 9 ore di sonno a notte.
La relazione tra rumore, eventi cardiovascolari e fattori di rischio è risultata simile nei due gruppi. Secondo Nguyen, un sonno sano non sembra proteggere dagli effetti negativi del rumore sul cuore. L’autore ha aggiunto che è stato sorprendente scoprire che la qualità del sonno non sembra avere alcun ruolo.
Limiti dello studio e prospettive per i pazienti
Il comunicato dell’AHA chiarisce che si tratta di uno studio osservazionale. Analizza dati già raccolti. Non può quindi dimostrare un rapporto di causa-effetto. Un’associazione indica che due fenomeni compaiono insieme. Non prova che uno sia la causa dell’altro. Altri elementi non misurati potrebbero spiegare una parte del risultato.
Resta aperta anche la domanda sul meccanismo. Lo studio misura un’associazione e non spiega come il rumore possa incidere sul cuore. Una delle ipotesi più discusse in letteratura riguarda la risposta da stress, che può influire su pressione e metabolismo. Si tratta però di un’ipotesi e non di un risultato di questo lavoro. Per questo i dati vanno letti con prudenza e senza allarmismi.
Gli autori citano altri limiti. Le diverse fonti di rumore, come strada, treni e aerei, possono avere effetti differenti. La media sulle 24 ore non coglie i picchi, che possono essere molto più alti. Il comunicato ricorda per esempio che nelle stazioni della metropolitana si registrano in media circa 75 decibel a riposo. Possono superare i 100 decibel quando i treni arrivano o partono.
C’è poi un limite legato alla sede di presentazione. Gli abstract dei congressi AHA non sono sottoposti a peer review, cioè alla revisione critica di esperti indipendenti. I risultati restano preliminari finché non saranno pubblicati su una rivista scientifica. Va letto in questa chiave anche il rilancio della stampa. Le percentuali citate derivano dal comunicato e non da un articolo già verificato.
Il comunicato riporta anche il commento di Keith Churchwell, già presidente dell’AHA e docente alla Vanderbilt School of Medicine. Churchwell non ha partecipato allo studio. È tra gli autori della dichiarazione scientifica dell’AHA sul rumore dei trasporti, a cui il comunicato rimanda per approfondire.
Per il lettore il messaggio è di cautela. Il rumore ambientale emerge come un possibile fattore di rischio per il cuore, da considerare accanto a fumo, colesterolo e pressione alta. Lo studio non fornisce indicazioni cliniche personali. Per valutare il proprio rischio cardiovascolare conviene parlarne con il medico. Il prossimo passo sarà la pubblicazione completa dei dati. Solo allora si potranno valutare con precisione metodi e margini di incertezza.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
Su 108.051 adulti, un rumore da trasporti sopra i 50 decibel è risultato associato a un aumento dell’8-10% dei principali fattori di rischio cardiaco. Sono colesterolo alto, ipertensione e diabete.
Secondo lo studio no. L’associazione tra rumore ed eventi cardiovascolari è risultata simile in chi aveva un sonno sano e in chi aveva un sonno anomalo.
No. È uno studio osservazionale su dati già raccolti. Mostra un’associazione, ma non può provare un rapporto di causa-effetto.
Lo studio ha usato come soglia principale i 50 decibel di rumore medio nelle 24 ore. L’intervallo tra 45 e 50 decibel è paragonabile a una pioggia moderata.
No. Sono un abstract presentato alle AHA Scientific Sessions 2026 di Chicago. Gli abstract non sono sottoposti a peer review e restano preliminari fino alla pubblicazione.
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Fonti
Comunicato ufficiale del 2 novembre 2026 con dati e limiti dello studio. https://newsroom.heart.org/news/transportation-noise-linked-to-higher-risk-of-heart-conditions-even-with-healthy-sleep
Scheda dell’abstract collegata dal comunicato. https://eppro01.ativ.me/appinfo.php?page=Session&project=AHA26&id=P8443&server=eppro01.ativ.me
Documento di riferimento dell’AHA sul tema. https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/CIRCULATIONAHA.125.079034




