Intervista al Prof. Edoardo Cervi, chirurgo vascolare – approfondimenti a cura di Rachele Scoditti, giornalista.
La crioscleroterapia è una tecnica che utilizza il freddo durante il trattamento sclerosante delle piccole vene superficiali. Si inserisce nell’ambito delle procedure impiegate in flebologia per intervenire su capillari e vene reticolari, con l’obiettivo di trattare i vasi selezionati dallo specialista. Ma come funziona, quali vantaggi può offrire e perché non è adatta a tutte le varici?
Ne parliamo con il dott. Edoardo Cervi, chirurgo vascolare, approfondendo il ruolo della vasocostrizione, la possibile riduzione degli ematomi, la gestione dei trattamenti nei mesi più caldi e, soprattutto, l’importanza di valutare correttamente la circolazione venosa prima di intervenire. Perché anche un problema che appare esclusivamente estetico può richiedere un inquadramento specialistico.
In breve
- La crioscleroterapia associa il trattamento sclerosante all’impiego del freddo, che provoca vasocostrizione.
- Secondo il dott. Cervi, viene utilizzata per le vene reticolari e i capillari, non per le varici di maggiori dimensioni.
- Il raffreddamento può contribuire a ridurre alcuni effetti legati alla procedura, ma i risultati dipendono anche dalla corretta selezione dei vasi da trattare.
- La possibilità di effettuare il trattamento nei periodi più caldi deve essere valutata individualmente, tenendo conto dell’esposizione al sole e delle indicazioni dello specialista.
- L’ecocolordoppler e lo studio della circolazione venosa aiutano a individuare le vene da trattare e a impostare una strategia adeguata.
- La malattia venosa può evolvere nel tempo: controlli e indicazioni personalizzate restano importanti anche dopo il trattamento.
Che cos’è la crioscleroterapia e quale ruolo ha il freddo nel trattamento?
«Il freddo dà vasocostrizione. Vuol dire che, quando ho freddo, le vene si restringono, mentre quando c’è caldo, per esempio d’estate, si vasodilatano. Questo avviene anche per una regolazione termica. Iniettare il farmaco freddo tramite un’apparecchiatura specifica può garantire un maggiore contatto tra la parete della vena malata e il farmaco».
Approfondimento scientifico
La crioscleroterapia si basa sull’associazione tra scleroterapia e raffreddamento. Per comprendere il suo funzionamento, è utile distinguere l’azione del farmaco sclerosante da quella esercitata dalla temperatura.
La scleroterapia consiste nell’iniettare una sostanza all’interno del vaso da trattare. Il farmaco provoca una reazione controllata della parete interna della vena, favorendone la chiusura. Successivamente, l’organismo riassorbe gradualmente il vaso trattato. La procedura può essere eseguita utilizzando una soluzione liquida oppure una schiuma, in base al tipo e alle dimensioni del vaso e alla valutazione clinica.
Il freddo, invece, può provocare una temporanea riduzione del calibro dei piccoli vasi superficiali. Questo fenomeno è chiamato vasocostrizione e può modificare le condizioni nelle quali viene eseguita l’iniezione del farmaco.
Uno studio clinico pubblicato nel 2021 e indicizzato su PubMed ha analizzato la risposta delle teleangectasie, comunemente chiamate capillari, all’applicazione locale del freddo. Nei 26 pazienti esaminati, il raffreddamento ha determinato una riduzione misurabile del diametro e dell’area dei vasi. Gli autori hanno ipotizzato possibili applicazioni di questo effetto nella scleroterapia, sottolineando tuttavia la necessità di ulteriori valutazioni per definirne le ricadute cliniche.
Lo studio è consultabile su PubMed, Telangiectasia diameter in response to thermal stimulus.
È importante, però, non confondere il meccanismo fisiologico con una garanzia di risultato. La vasocostrizione indotta dal freddo non dimostra, da sola, che ogni trattamento effettuato con questa modalità sia più efficace o presenti meno complicanze rispetto alle tecniche tradizionali. La scelta della procedura deve tenere conto delle caratteristiche dei vasi, delle condizioni del paziente e dell’esperienza dello specialista.
La crioscleroterapia è indicata anche per le vene varicose più grandi?
«No, perché per le varici, intendendo quelle vene grosse e importanti, non è indicata, perché è in forma liquida. Comunque, torniamo al discorso della schiuma e del liquido. La crioscleroterapia viene utilizzata per le varici reticolari, che sono quelle un po’ più piccole, e per i capillari».
Approfondimento scientifico
Non tutte le vene dilatate sono uguali e non tutte possono essere trattate con la stessa tecnica. La distinzione tra teleangectasie, vene reticolari e varici di maggiori dimensioni è importante proprio perché permette di orientare la valutazione e la scelta terapeutica.
Le teleangectasie sono piccoli vasi dilatati visibili attraverso la pelle. Possono apparire rossastri, violacei o bluastri e si localizzano frequentemente sugli arti inferiori. Le vene reticolari sono generalmente più grandi dei capillari e possono avere una colorazione blu-verdastra. Le varici, invece, sono vene superficiali dilatate e tortuose, spesso più evidenti e rilevate rispetto alla superficie cutanea.
Queste manifestazioni possono essere collegate a differenti condizioni del sistema venoso. In alcuni casi rappresentano soprattutto un problema estetico; in altri possono accompagnarsi a insufficienza venosa cronica, pesantezza, dolore, gonfiore o altri disturbi.
La distinzione è rilevante anche per la scelta del trattamento. Le tecniche sclerosanti possono essere utilizzate in situazioni diverse, ma cambiano la formulazione impiegata, le modalità di somministrazione e le indicazioni cliniche. La scleroterapia liquida viene comunemente utilizzata per le teleangectasie e i piccoli vasi; la schiuma può essere indicata anche per alcune varici, a seconda del quadro clinico. Non è quindi corretto considerare tutte le forme di scleroterapia intercambiabili.
Le linee guida della European Society for Vascular Surgery (ESVS) del 2022 descrivono le diverse opzioni terapeutiche per la malattia venosa cronica degli arti inferiori e sottolineano la necessità di scegliere la procedura sulla base dell’anatomia venosa, dei sintomi e delle caratteristiche del paziente. Il documento è disponibile su PubMed.
Nel caso specifico della crioscleroterapia, il dott. Cervi ne indica l’impiego per le vene reticolari e i capillari, escludendo le varici di maggiori dimensioni. Questa indicazione va contestualizzata nella valutazione specialistica: la dimensione visibile del vaso, da sola, non basta a stabilire quale trattamento sia più adatto.
Quali vantaggi può offrire il freddo e può ridurre gli ematomi?
«Il vantaggio del freddo è legato alla vasocostrizione. Dopo una scleroterapia si può avere anche un ematoma, perché si crea un trauma entrando con un ago dentro una vena. La crioscleroterapia riduce questo effetto».
Approfondimento scientifico
Gli ematomi sono raccolte di sangue nei tessuti che possono comparire quando piccoli vasi vengono danneggiati. Nel contesto della scleroterapia, la loro comparsa può essere legata alla puntura, alla fragilità dei vasi e alle caratteristiche della zona trattata. Possono manifestarsi anche piccoli lividi o alterazioni temporanee del colore della pelle.
Il raffreddamento viene studiato anche come possibile supporto per migliorare la tollerabilità della procedura. Una ricerca pubblicata nel 2020 e indicizzata su PubMed ha valutato l’effetto del raffreddamento cutaneo sul dolore durante la scleroterapia liquida. Lo studio ha coinvolto 115 pazienti con teleangectasie degli arti inferiori e ha rilevato punteggi di dolore inferiori nelle aree trattate con raffreddamento rispetto a quelle trattate senza questa misura.
I risultati sono consultabili nell’articolo Impact of Cooling on Lowering the Pain Threshold in Patients Undergoing Sclerotherapy.
Questa evidenza riguarda il dolore durante la procedura e non dimostra automaticamente che il raffreddamento elimini gli ematomi o prevenga tutte le complicanze. È importante distinguere gli effetti valutati nei singoli studi e non estendere i risultati oltre ciò che è stato effettivamente osservato.
Anche la tecnica di iniezione, la selezione del vaso, la concentrazione del farmaco e le condizioni individuali possono influenzare il risultato. Per questo, quando si parla dei vantaggi della crioscleroterapia, è necessario evitare promesse assolute: il raffreddamento può avere un ruolo utile, ma l’efficacia e la sicurezza dipendono dall’intero percorso terapeutico.
Dopo il trattamento, il paziente deve seguire le indicazioni ricevute dallo specialista. In presenza di dolore importante, gonfiore insolito, arrossamento persistente o altri sintomi inattesi, è opportuno contattare il medico che ha eseguito la procedura.
In quale periodo dell’anno si può effettuare la crioscleroterapia?
«Le sclerosanti vengono generalmente effettuate in autunno e in primavera, mentre durante l’estate si tende a evitarle, perché il paziente potrebbe esporsi al sole. L’esposizione solare può provocare un’infiammazione della parete venosa, sulla quale il farmaco agisce già causando una reazione infiammatoria. Per questo motivo, l’estate non è il periodo più indicato per il trattamento, salvo casi particolari.
La crioscleroterapia, invece, consente di effettuare il trattamento anche nelle stagioni più calde, adottando naturalmente tutti gli accorgimenti necessari. Se un paziente mi dice: “Oggi facciamo la puntura e domani vado in spiaggia”, gli rispondo: “No, rimandiamo e torniamo a settembre”. Questa tecnica ci permette quindi di ampliare il periodo dell’anno in cui è possibile intervenire».
Approfondimento scientifico
La stagionalità dei trattamenti sclerosanti è un tema che interessa molti pazienti, soprattutto quando i capillari sono visibili sulle gambe e si desidera intervenire prima dell’estate. Non esiste, tuttavia, una regola universale secondo cui ogni trattamento debba essere eseguito esclusivamente in autunno o in primavera. La pianificazione dipende dalla tecnica, dalle indicazioni del medico, dalle condizioni della pelle e dalla possibilità di rispettare le precauzioni successive alla procedura.
Il punto centrale è l’esposizione solare. Dopo un trattamento sclerosante possono comparire ecchimosi e alterazioni temporanee della pigmentazione. L’esposizione ai raggi ultravioletti può favorire la persistenza o l’evidenza di alcune macchie, rendendo importante seguire le indicazioni specifiche sul comportamento da tenere dopo la seduta.
Questo non significa che il sole provochi necessariamente una complicanza in ogni paziente o che il trattamento sia sempre vietato nei mesi estivi. Significa, piuttosto, che l’esposizione solare deve essere valutata e gestita con attenzione, soprattutto quando è difficile evitare spiaggia, abbronzatura o attività all’aperto nelle giornate più calde.
Il raffreddamento può rappresentare un elemento utile nel trattamento, ma non annulla automaticamente le precauzioni legate alla procedura. Anche quando si utilizza la crioscleroterapia, è quindi necessario concordare con lo specialista il momento più opportuno per intervenire e il periodo da dedicare al recupero.
Prima di programmare una seduta, è utile informare il medico su vacanze imminenti, attività sportive, esposizione professionale al sole e farmaci assunti. In questo modo si può stabilire se procedere, rimandare o scegliere un percorso diverso.
Le linee guida europee sulla malattia venosa cronica offrono un riferimento per la scelta dei trattamenti, ma la pianificazione individuale deve basarsi anche sulle istruzioni cliniche specifiche. Per approfondire le raccomandazioni generali, è possibile consultare le linee guida ESVS 2022 sulla gestione della malattia venosa cronica.
Perché è indispensabile eseguire un ecocolordoppler prima di trattare i capillari?
«Le sclerosanti, sia liquide sia in schiuma, e la crioscleroterapia non consistono nel pungere una vena a caso. Sono trattamenti che richiedono uno studio approfondito, a partire dall’ecocolordoppler e da un esame con apparecchiature specifiche, che mi consentono di definire una strategia e individuare le vene da trattare. Se intervengo su vene non idonee, cioè non malate, posso favorire la comparsa di altre vene.
È la situazione che si verifica quando un paziente mi dice: “Dottore, ho fatto le sclerosanti e guardi, adesso ho tre vene, mentre prima ne avevo dieci”. Bisogna considerare che la malattia venosa è evolutiva: anche dopo aver trattato le vene, può progredire e possono comparirne altre. Per questo è fondamentale sottoporsi a controlli periodici.
È chiaro che, se tratto una vena in modo non appropriato, posso creare una problematica. Può succedere a tutti. Per cercare di ridurre il rischio di queste complicanze, è importante effettuare uno studio approfondito. Ecco perché ritengo fondamentale, prima di intervenire su un paziente, anche quando si tratta di un solo capillare, eseguire un ecocolordoppler e una valutazione accurata con le strumentazioni a disposizione del flebologo. In questo modo è possibile puntare a un risultato più duraturo e contribuire a contenere l’evoluzione della malattia».
Approfondimento scientifico
L’ecocolordoppler venoso è un esame ecografico che permette di osservare le vene e valutare il flusso del sangue al loro interno. È uno strumento importante nella diagnosi delle patologie venose, perché consente di individuare alterazioni anatomiche e funzionali che non sono necessariamente visibili osservando la superficie della pelle.
La presenza di capillari o vene reticolari, infatti, non permette da sola di stabilire se il problema sia limitato ai piccoli vasi superficiali oppure se esista una condizione venosa più estesa. L’anamnesi, l’esame clinico e, quando indicato, l’ecocolordoppler aiutano lo specialista a comprendere il quadro complessivo e a scegliere il trattamento.
È utile chiarire che l’ecocolordoppler non è necessariamente richiesto nello stesso modo per ogni singolo paziente e per ogni manifestazione superficiale: l’indicazione dipende dalla valutazione clinica, dai sintomi, dall’esame obiettivo e dal sospetto di una patologia venosa sottostante. La scelta di eseguire l’esame spetta quindi al professionista.
Il dott. Cervi insiste su un punto fondamentale: la scleroterapia non dovrebbe essere eseguita senza una valutazione preventiva. Trattare un vaso senza averne compreso il ruolo nel sistema venoso può portare a risultati insoddisfacenti o a complicanze evitabili. La selezione dei vasi da trattare è parte integrante della procedura, non un passaggio secondario.
È altrettanto importante capire perché possano comparire nuovi capillari dopo una seduta. Il trattamento agisce sui vasi selezionati, ma non elimina necessariamente tutti i fattori che favoriscono la comparsa di nuove dilatazioni. La malattia venosa può evolvere nel tempo e nuove manifestazioni possono comparire anche dopo un trattamento eseguito correttamente. La loro presenza non significa automaticamente che la procedura precedente sia stata sbagliata.
Le linee guida ESVS del 2022 raccomandano un inquadramento adeguato della malattia venosa cronica e distinguono le diverse opzioni terapeutiche in funzione del quadro clinico. Il documento completo è disponibile su PubMed.
Per il paziente, il messaggio pratico è semplice: prima di scegliere un trattamento per i capillari, è importante rivolgersi a un medico competente in patologia venosa. La valutazione deve considerare non soltanto l’aspetto estetico, ma anche l’eventuale presenza di sintomi e di alterazioni della circolazione.
Perché non bisogna considerare i capillari soltanto un problema estetico?
«È fondamentale affidarsi a professionisti seri e non sottovalutare questi problemi, che possono sembrare soltanto un fatto estetico. Esistono trattamenti che il professionista e lo specialista possono scegliere, ma è importante ascoltare e mantenere tutti i consigli ricevuti».
Approfondimento scientifico
I capillari visibili sono spesso percepiti come un inestetismo, soprattutto quando compaiono sulle gambe. In molti casi, il disagio è principalmente estetico; in altri, le manifestazioni superficiali possono accompagnarsi a una malattia venosa che merita una valutazione più approfondita.
La presenza di teleangectasie non significa automaticamente avere una patologia venosa grave. Allo stesso modo, però, non è possibile escludere un problema circolatorio soltanto perché i vasi sono piccoli o non provocano dolore. Sintomi come pesantezza, gonfiore, fastidio dopo molte ore in piedi e cambiamenti della pelle devono essere riferiti al medico.
La valutazione specialistica permette di distinguere le situazioni e di proporre un trattamento coerente con le condizioni del paziente. Non esiste una tecnica adatta indistintamente a tutti: la scelta può cambiare in base al tipo di vaso, alla sua localizzazione, all’eventuale insufficienza venosa e agli obiettivi concordati.
È inoltre importante avere aspettative realistiche. Un trattamento può ridurre la visibilità dei vasi selezionati, ma non impedisce necessariamente che ne compaiano altri in futuro. Per questo, controlli e indicazioni personalizzate possono essere parte del percorso anche dopo la procedura.
Il messaggio del dott. Cervi è quindi quello di non affidarsi a trattamenti improvvisati o a interventi scelti esclusivamente in base all’aspetto estetico. Un approccio serio parte dalla diagnosi, prosegue con la scelta della tecnica più adatta e comprende il rispetto delle indicazioni fornite dallo specialista.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
È una tecnica che associa il trattamento sclerosante all’impiego del freddo. Secondo il dott. Edoardo Cervi, viene utilizzata per trattare le vene reticolari e i capillari.
La necessità dell’esame dipende dalla valutazione clinica. L’ecocolordoppler consente di studiare la circolazione venosa e può essere importante per individuare eventuali alterazioni sottostanti e scegliere il trattamento più appropriato.
No. La scelta dipende dalle dimensioni e dalle caratteristiche dei vasi. Nell’intervista, il dott. Cervi distingue le piccole vene reticolari e i capillari dalle varici di maggiori dimensioni.
Il raffreddamento può avere effetti sulla vasocostrizione e sulla tollerabilità della procedura. Non è però possibile garantire che elimini gli ematomi o prevenga tutte le complicanze.
La possibilità di eseguire il trattamento nei mesi caldi deve essere valutata dal medico. È importante considerare l’esposizione al sole e seguire le indicazioni ricevute dopo la procedura.
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Fonti
European Society for Vascular Surgery (ESVS), 2022. European Society for Vascular Surgery 2022 Clinical Practice Guidelines on the Management of Chronic Venous Disease of the Lower Limbs. Linee guida europee per la diagnosi e il trattamento della malattia venosa cronica, comprese le indicazioni sulle tecniche interventistiche e sulla scleroterapia. Leggi su PubMed.
Telangiectasia diameter in response to thermal stimulus: experimental data and possible clinical applications, 2021. Studio clinico sulla risposta dei piccoli vasi cutanei all’applicazione del freddo e sulle possibili implicazioni per la scleroterapia. Leggi su PubMed.
Impact of Cooling on Lowering the Pain Threshold in Patients Undergoing Sclerotherapy, 2020. Studio sull’utilizzo del raffreddamento cutaneo per ridurre il dolore durante la scleroterapia liquida delle teleangectasie degli arti inferiori. Leggi su PubMed.





