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Iperidrosi quando sudare troppo diventa una patologia – Intervista al Dr. Federico Raveglia

Dermatologa esamina le mani sudate di una donna durante una visita per l’iperidrosi palmare.

Intervista al Dott. Federico Raveglia | Chirurgo toracico – approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista

Sudare è una funzione indispensabile: aiuta il corpo a disperdere calore e a mantenere stabile la temperatura. Quando però la sudorazione eccessiva compare anche senza caldo, esercizio o uno stimolo emotivo riconoscibile e finisce per limitare la vita quotidiana, può trattarsi di iperidrosi. Mani sempre bagnate, ascelle che macchiano gli abiti e piedi sudati anche d’inverno non sono soltanto un problema estetico.

La difficoltà, spesso, è capire dove finisca la normale variabilità individuale e dove inizi una condizione da valutare. Non esiste un unico volume di sudore valido per tutti: contano la frequenza degli episodi, la distribuzione, la sproporzione rispetto allo stimolo e soprattutto l’impatto concreto, per esempio sulla scrittura, sul lavoro, sui rapporti sociali o sulla possibilità di indossare determinati vestiti.

Ne abbiamo parlato con il dottor Federico Raveglia, chirurgo toracico con esperienza nel trattamento dell’iperidrosi. Nell’intervista il medico distingue la forma primaria da quella secondaria, spiega che cosa si conosce del meccanismo della malattia e illustra le possibilità terapeutiche, dalla gestione medica alla chirurgia. Le sue parole restano al centro dell’articolo; dopo ogni risposta, un approfondimento scientifico aiuta a contestualizzare indicazioni, percentuali e limiti.

Risposta rapida. L’iperidrosi è una sudorazione eccessiva, persistente o ricorrente, non proporzionata al caldo o all’attività e capace di interferire con la vita quotidiana. Può essere primaria, spesso localizzata e senza una malattia sottostante, oppure secondaria a condizioni mediche, farmaci o cambiamenti ormonali. La terapia dipende dalla sede e dalla gravità: si possono usare antitraspiranti, ionoforesi, tossina botulinica e farmaci; la simpaticectomia è una scelta selezionata, soprattutto nelle forme palmari severe e resistenti, e richiede un consenso informato sui rischi, compresa la sudorazione compensatoria.

In breve

  • La sudorazione è fisiologica, ma diventa sospetta quando è sproporzionata, frequente e limita attività o relazioni.
  • La forma primaria è spesso focale e simmetrica; la forma secondaria può essere generalizzata, comparire in età adulta o durante il sonno e dipendere da un’altra condizione.
  • La diagnosi è clinica: non si basa soltanto su quanti millilitri di sudore vengono prodotti, ma su storia, distribuzione, durata e impatto sulla qualità di vita.
  • Prima della chirurgia esistono opzioni mediche e procedurali; la scelta deve essere personalizzata da un professionista esperto.
  • La simpaticectomia può asciugare rapidamente le mani, ma è un intervento permanente e può causare sudorazione compensatoria in altre aree del corpo.

Quando la sudorazione è normale e quando si parla di iperidrosi?

«Come diceva lei, la sudorazione è un meccanismo fisiologico che serve per termoregolare, cioè per abbassare la temperatura, ma è regolata anche da altri stimoli, come quelli emotivi e gustativi.»

«Quando si parla di sudorazione abnorme, cioè di iperidrosi, non c’è un cut-off numerico: la diagnosi non viene fatta quando si supera un numero di millilitri di sudore, ma piuttosto in base alla frequenza e alla modalità con cui questa sudorazione si presenta.»

«Per quanto riguarda la frequenza, si considera un episodio alla settimana per almeno sei mesi. Per quanto riguarda invece la modalità di presentazione, la sudorazione è eccessiva rispetto allo stimolo e, soprattutto, diventa non più tollerabile, cioè impedisce al soggetto, al paziente, di fare qualcosa. L’esempio più classico è il paziente che non riesce a scrivere a causa della sudorazione, magari in un mese invernale, quando non c’è uno stimolo adeguato a supportare quel disturbo.» – dott. Federico Raveglia

 

La sudorazione eccrina è uno dei principali sistemi con cui l’organismo disperde calore: l’evaporazione del sudore raffredda la superficie cutanea. Le ghiandole eccrine ricevono però anche segnali legati a emozioni, ormoni, esercizio e stimoli gustativi; per questo sudare non è sempre sinonimo di febbre o di temperatura elevata. Nella iperidrosi il criterio non è una soglia universale espressa in millilitri, ma il quadro clinico. La storia deve chiarire quando è iniziata, con quale frequenza compare, quali zone coinvolge, se è bilaterale, se si interrompe nel sonno e quanto condiziona la vita. I criteri utilizzati nei diversi schemi possono non essere identici: l’International Hyperhidrosis Society indica, tra gli elementi diagnostici, una durata di almeno sei mesi e una frequenza di almeno due episodi alla settimana insieme ad altri criteri. La frequenza riferita dal dottore nell’intervista va quindi interpretata come un orientamento clinico, non come una soglia per autodiagnosticarsi.

Fonte : International Hyperhidrosis Society, “Diagnosing Hyperhidrosis”. riferimento utilizzato per l’approfondimento clinico. Link diretto

Mani bagnate, ascelle e piedi: l’iperidrosi può dipendere da un’altra patologia?

«Innanzitutto, per inquadrare il problema, l’iperidrosi ha una prevalenza in Italia del 3%, cioè circa 1,8 milioni di persone. È una condizione molto frequente.»

«Di questi, soltanto il 7% soffre di un’iperidrosi secondaria, dovuta ad altre patologie. Queste patologie sono svariate: possono essere infettive, come la tubercolosi o l’HIV; di tipo endocrino, come l’ipertiroidismo; neoplastiche, come le leucemie; farmacologiche, ormonali – per esempio la menopausa, che non è una malattia – o legate ad alcune astinenze. Questa è l’iperidrosi secondaria e, in quel caso, si deve curare l’altra patologia.»

«L’iperidrosi primitiva è un’altra cosa: è una patologia primitiva e quindi non ha un’altra patologia sottostante.» – dott. Federico Raveglia

 

Le stime di prevalenza cambiano in base alla popolazione studiata, alla definizione adottata e a quante persone chiedono aiuto: il dato del 3% e quello del 7% riportati dal dottore vanno quindi presentati come stime riferite nell’intervista, non come percentuali universali. La distinzione clinica, invece, è importante. La forma primaria focale tende a interessare aree come palmi, piante, ascelle o volto, spesso in modo bilaterale e simmetrico; in genere inizia nell’infanzia o nell’adolescenza e si attenua durante il sonno. La forma secondaria è legata a una condizione o a un farmaco, può essere più diffusa, comparire in età adulta e talvolta manifestarsi anche di notte. Sudorazione improvvisamente generalizzata, notturna o associata ad altri sintomi non dimostra da sola una malattia, ma merita un inquadramento medico per cercarne la causa. In quel caso non basta trattare il sudore: occorre valutare e curare, quando possibile, il problema sottostante.

Fonte : International Hyperhidrosis Society, “Two Types of Hyperhidrosis”. riferimento utilizzato per l’approfondimento clinico. Link diretto

Che cosa sappiamo oggi sull’iperidrosi primaria?

«Purtroppo non conosciamo il meccanismo con certezza.»

«Sappiamo però che non è una patologia delle ghiandole: chi ha l’iperidrosi non ha ghiandole in sovrannumero o malate.»

«È una patologia con un fattore genetico: il 50% dei pazienti presenta una familiarità, anche se non conosciamo quali siano i geni che la causano.»

«Possiamo pensare che la causa sia un’alterata regolazione del sistema nervoso autonomo, il sistema che media il messaggio dal sistema nervoso centrale verso la periferia e le ghiandole. Non sappiamo però in che cosa consista questa alterazione. Forse c’è un numero maggiore di neuroni; forse la guaina di questi neuroni è alterata, per cui essi sono sovraeccitati e da qui deriva l’iperstimolazione.» – dott. Federico Raveglia

 

Il modello oggi più utilizzato descrive la forma primaria come una risposta eccessiva dei circuiti simpatici che attivano le ghiandole eccrine, non come la presenza di ghiandole “in più” o strutturalmente malate. La componente familiare è frequente, ma la genetica dell’iperidrosi non è ancora completamente definita: avere altri casi in famiglia aumenta il sospetto e aiuta l’anamnesi, senza identificare da solo un gene o una prognosi. La distribuzione simmetrica a mani, piedi, ascelle o volto e la tendenza a non sudare durante il sonno sono elementi che orientano verso la forma primaria focale. L’ipotesi di una regolazione nervosa alterata spiega perché i trattamenti possano agire a livelli diversi: riducendo localmente la produzione, bloccando temporaneamente il segnale alle ghiandole o interrompendo selettivamente le vie nervose nei casi chirurgici. Restano comunque aree di ricerca aperte sulla causa precisa e sui fattori che determinano la diversa gravità tra le persone.

Fonte : International Hyperhidrosis Society, “Understanding Sweating”. riferimento utilizzato per l’approfondimento clinico. Link diretto

L’iperidrosi primaria si può guarire e quali trattamenti si usano?

«Parliamo di iperidrosi primitiva o primaria. La risposta è sì, assolutamente: si può guarire.»

«Faccio parte, anzi sono responsabile di un gruppo di studio internazionale che sta per emettere le linee guida che verranno pubblicate, spero, entro la fine dell’anno o all’inizio dell’anno successivo.»

«All’interno di queste linee guida, accettate anche dai dermatologi, si dice che per la forma primitiva palmare, cioè delle mani, il trattamento migliore è quello chirurgico.»

«Per quanto riguarda invece la forma facciale o ascellare, l’intervento chirurgico è una seconda scelta, se le altre terapie non hanno funzionato.» – dott. Federico Raveglia

 

La parola “guarire” va precisata: per alcune persone significa ottenere mani asciutte in modo duraturo, per altre ridurre il sudore fino a recuperare attività e sicurezza. Le raccomandazioni disponibili descrivono un percorso personalizzato in base a sede, intensità, età, condizioni generali, preferenze e risposta ai trattamenti precedenti. Si può partire da antitraspiranti topici; per mani e piedi l’ionoforesi è un’opzione consolidata; la tossina botulinica riduce temporaneamente la stimolazione delle ghiandole e può essere ripetuta; alcuni farmaci anticolinergici topici o orali sono utili in casi selezionati, ma richiedono attenzione agli effetti indesiderati e al rischio di ridurre la capacità di disperdere calore. La chirurgia non è quindi un passaggio automatico né una soluzione adatta a ogni sede. Una revisione sistematica sui trattamenti della forma palmare mostra che efficacia, durata e complicanze devono essere confrontate con attenzione, soprattutto quando si considera una procedura permanente.

Fonte : American Academy of Dermatology, “Hyperhidrosis: Diagnosis and treatment”. riferimento utilizzato per l’approfondimento clinico. Link diretto

Come si svolge la simpaticectomia e quali risultati offre?

«Si parla dell’intervento classico di simpaticectomia, che consiste nell’interrompere un nervo che sta all’interno della cassa toracica, chiamato nervo simpatico. Può essere interrotto tagliandolo o mettendo delle clip.»

«Tutto questo viene fatto in chirurgia mininvasiva, con due accessi o con un accesso da cinque millimetri.»

«Vi do un po’ di risultati, così capite che veramente si guarisce: l’efficacia di questo intervento è pari al 99%, cioè tutti i pazienti si svegliano con le mani asciutte. La recidiva è sotto il 5%: ti svegli guarito ed è molto difficile che il problema si ripresenti.» – dott. Federico Raveglia

 

La simpaticectomia toracica endoscopica, spesso indicata con l’acronimo ETS, interrompe il passaggio dei segnali simpatici diretti alle ghiandole sudoripare delle mani attraverso una procedura toracoscopica. Si esegue in anestesia generale con piccoli accessi; la tecnica esatta, il livello dell’interruzione e l’uso di sezione o clip dipendono dal centro e dal caso. L’asciugamento palmare immediato è molto elevato in molte casistiche, ma il 99% e la recidiva inferiore al 5% riferiti dal dottore descrivono la sua esperienza o serie selezionate e non sono una garanzia individuale. Nel consenso vanno discussi anche rischi toracici, alterazioni della sudorazione, possibili recidive e il carattere sostanzialmente permanente dell’intervento. Le revisioni sulla forma palmare sottolineano che l’ETS va riservata a pazienti con iperidrosi severa, dopo una valutazione specialistica e dopo aver considerato le alternative meno invasive.

Fonte : American Academy of Dermatology, “Hyperhidrosis: Diagnosis and treatment”. riferimento utilizzato per l’approfondimento clinico. Link diretto

Che cos’è la sudorazione compensatoria e come si può ridurre?

«Bisogna stare attenti a una cosa per la quale i pazienti sono giustamente molto attenti: un effetto collaterale molto temuto, la sudorazione compensatoria. Ti operi, smetti di sudare sulle mani e la sudorazione ricompare da un’altra parte del corpo.»

«In alcuni studi questa percentuale è alta, si parla anche dell’80%, ma bisogna distinguere tra la forma molto lieve e la forma severa: per la forma severa le percentuali sono molto minori, inferiori al 10%. Nel mio caso non ne ho neanche uno, ma sarà senz’altro solo fortuna.»

«Per questo motivo sono stati sviluppati, e ho sviluppato anch’io, altri interventi fatti anche con robot, come la ramicotomia, un intervento selettivo che abbassa ulteriormente l’incidenza della sudorazione compensatoria, mantenendo buoni risultati, non ottimi come l’intervento classico e forse con una maggiore percentuale di recidiva.» – dott. Federico Raveglia

 

La sudorazione compensatoria è un aumento del sudore in altre zone – per esempio tronco, schiena, addome o gambe – dopo l’interruzione delle vie simpatiche. La sua frequenza cambia molto tra gli studi perché cambiano definizione, questionario, durata del follow-up, livello chirurgico e gravità iniziale: non esiste quindi una singola percentuale valida per tutti. Le forme lievi possono essere tollerabili, mentre quelle severe possono compromettere il beneficio ottenuto alle mani e risultare difficili da trattare. Il lavoro di Raveglia e colleghi riassume le strategie proposte per prevenire, ridurre e gestire il problema; approcci selettivi come la ramicotomia o alcune tecniche robotiche cercano di limitare l’interruzione nervosa, ma possono introdurre un compromesso tra minore sudorazione compensatoria, efficacia palmare e rischio di recidiva. È un punto da affrontare prima dell’intervento, non dopo: il paziente deve conoscere benefici attesi, alternative, permanenza della procedura e possibilità di effetti collaterali.

Fonte : Raveglia F et al., “How to Prevent, Reduce, and Treat Severe Post Sympathetic Chain Compensatory Hyperhidrosis”, Frontiers in Surgery, 2022. riferimento utilizzato per l’approfondimento clinico. Link diretto

In sintesi

L’iperidrosi non è semplicemente “sudare un po’ di più”. Quando la bagnatura è frequente, sproporzionata e interferisce con gesti normali – scrivere, stringere una mano, lavorare, vestirsi – la valutazione specialistica può dare un nome al problema e aprire un percorso. La prima distinzione è tra forma primaria, spesso localizzata, e forma secondaria, che può essere il segnale di una condizione o dell’effetto di un farmaco. L’inquadramento deve quindi precedere la scelta del trattamento.

Esistono soluzioni non chirurgiche e, per alcune forme severe e resistenti, opzioni chirurgiche con risultati importanti. La simpaticectomia può essere efficace soprattutto sull’iperidrosi palmare, ma è una decisione da prendere con un’équipe esperta e con informazioni realistiche: un risultato immediato non elimina la necessità di discutere recidiva, rischi permanenti e sudorazione compensatoria. Sudare troppo è un disturbo trattabile; il trattamento giusto, però, nasce da diagnosi, personalizzazione e consenso informato.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

 

Domande frequenti (FAQ)

Quando è persistente o ricorrente, sproporzionata rispetto a caldo e attività e limita la vita quotidiana. La diagnosi non dipende solo dalla quantità: il medico valuta durata, frequenza, sedi, familiarità, sonno e impatto funzionale.

La primaria non dipende da un’altra malattia o da un farmaco ed è spesso focale e simmetrica. La secondaria può essere collegata a condizioni mediche, farmaci o cambiamenti ormonali; spesso è più diffusa, compare in età adulta o durante il sonno.

No. La forma primaria può comparire anche in inverno o in ambienti non caldi, come nell’esempio del paziente che non riesce a scrivere per le mani sudate. Il caldo può accentuare il disturbo, ma non è necessario perché si manifesti.

Sì. In base a sede e gravità si possono valutare antitraspiranti, ionoforesi, tossina botulinica, prodotti topici o farmaci. La chirurgia si considera soprattutto in casi selezionati, severi e resistenti, dopo aver discusso benefici e rischi.

La sudorazione compensatoria, cioè la comparsa o l’aumento del sudore in altre zone del corpo. Frequenza e gravità variano; essendo una procedura permanente, il rischio e le alternative devono essere discussi con uno specialista prima di decidere.

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Fonti

diagnosi, distinzione tra forme, antitraspiranti, ionoforesi, tossina botulinica, farmaci e indicazioni alla chirurgia, inclusa la sudorazione compensatoria. Link diretto

criteri clinici, differenze tra forma primaria focale e forma secondaria, durata, frequenza, distribuzione e impatto sulla vita quotidiana. Link diretto

stato dell’arte sulla sudorazione compensatoria dopo chirurgia della catena simpatica e sulle strategie di prevenzione e trattamento. Link diretto

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