Dossier Salute

Litio nell’acqua potabile e cuore dei bambini: il legame con la sindrome di Wolff-Parkinson-White

Dottoressa ausculta un bambino accanto alla madre, con un bicchiere d’acqua in primo piano

Un metallo che arriva in modo naturale dalle falde, il litio, potrebbe avere a che fare con una rara anomalia elettrica del cuore dei bambini. Uno studio dell’Università della California a San Francisco (UCSF), pubblicato sul Journal of Clinical Investigation, ha incrociato i dati sull’acqua potabile con quelli sanitari di oltre 2,3 milioni di bambini californiani. Dove il litio era più alto, le probabilità di una diagnosi di sindrome di Wolff-Parkinson-White crescevano del 71%. Gli autori, però, sono chiari: si tratta di un’associazione, non della prova di una causa. E non c’è motivo di allarmarsi per l’acqua del rubinetto.

di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute

In sintesi

  • Lo studio UCSF, pubblicato sul Journal of Clinical Investigation, ha analizzato dati sanitari e sulla qualità dell’acqua di oltre 2,3 milioni di bambini in California.
  • Nelle contee con il litio più alto (il 25% superiore) le probabilità di diagnosi di sindrome di Wolff-Parkinson-White erano maggiori del 71%.
  • Il risultato si è ripetuto a New York, su quasi 2 milioni di bambini, nelle zone con più di 10 parti per miliardo di litio.
  • La sindrome resta rara: 686 diagnosi documentate su oltre 2,3 milioni di bambini californiani.
  • L’esposizione è stata stimata in base alla contea di residenza, quindi lo studio non dimostra che il litio causi la malattia.

Cosa hanno scoperto i ricercatori di San Francisco

La sindrome di Wolff-Parkinson-White (WPW) dipende da un piccolo difetto di “cablaggio” del cuore. Un fascio di muscolo cardiaco in più, chiamato via accessoria, crea un collegamento elettrico anomalo tra atri e ventricoli. Queste vie si formano durante lo sviluppo del feto. Il perché, finora, è rimasto in gran parte un mistero.

Il gruppo guidato da Gregory Marcus, cardiologo della UCSF esperto di fibrillazione atriale, ha quindi cercato un indizio nell’ambiente. I ricercatori hanno messo insieme i dati sanitari e quelli sulla qualità dell’acqua di oltre 2,3 milioni di bambini californiani. Poi hanno confrontato le diagnosi di WPW con i livelli di litio stimati nella contea di residenza.

Il dato principale riguarda le contee nel quarto più alto per concentrazione di litio. Lì i bambini avevano il 71% di probabilità in più di ricevere una diagnosi di WPW rispetto a chi viveva in zone con livelli più bassi. In California, inoltre, il litio più alto si associava anche a tachicardia sopraventricolare, palpitazioni e svenimenti. Per controllare il risultato, il team ha ripetuto l’analisi a New York su quasi 2 milioni di bambini. Anche lì, sopra i 10 parti per miliardo, le probabilità di WPW erano maggiori.

“Conosciamo queste vie da decenni e sappiamo come trattarle, ma non sapevamo perché le persone le sviluppano”, ha spiegato Marcus. Secondo il cardiologo, il lavoro indica “un potenziale fattore ambientale che potrebbe essere modificabile”. Tuttavia, ha aggiunto, serve altra ricerca per capire se il litio contribuisca davvero.

Perché proprio il litio: l’indizio dei farmaci in gravidanza

Il litio è presente in natura nelle acque sotterranee, e le sue concentrazioni cambiano molto da una zona all’altra. Oggi è noto soprattutto per le batterie ricaricabili. In medicina, invece, si usa da tempo contro il disturbo bipolare, a dosi molto più alte di quelle che si trovano nell’ambiente.

L’ipotesi dei ricercatori non nasce dal nulla. Le dosi terapeutiche di litio assunte in gravidanza sono già state associate a un rischio più alto di difetti cardiaci congeniti. Tra questi c’è l’anomalia di Ebstein, una malformazione rara che spesso si accompagna proprio a vie accessorie. Di conseguenza, il team si è chiesto se anche quantità molto più piccole, bevute ogni giorno, possano avere un peso.

Negli Stati Uniti il tema è concreto. L’agenzia per l’ambiente EPA monitora il litio nel programma sui contaminanti non regolamentati, e il servizio geologico USGS lo misura nelle falde. A luglio la Columbia University ha pubblicato un’analisi dell’acqua di 673 abitazioni in comunità native americane. Quasi tre campioni su quattro superavano la soglia di riferimento di 10 microgrammi per litro. In Arizona la superavano tutti.

Non è la prima volta che il litio nell’acqua finisce sotto la lente. Nel 2023 uno studio su dati danesi, uscito su JAMA Pediatrics, aveva collegato livelli più alti nell’acqua del rubinetto a un rischio maggiore di autismo nei figli. Anche in quel caso, però, gli autori parlavano di un’associazione da confermare.

Cosa significa per le famiglie (e cosa no)

Il punto chiave è il limite dello studio. I ricercatori non sapevano quanto litio avessero assunto i singoli bambini o le loro madri. Hanno stimato l’esposizione in base alla contea di residenza, una misura approssimativa. Inoltre altri fattori ambientali o genetici potrebbero spiegare il legame osservato. Lo studio, dunque, non prova che il litio causi la WPW.

Anche i numeri assoluti vanno letti con calma. Su oltre 2,3 milioni di bambini californiani, le diagnosi documentate erano 686. Un aumento del 71% di un evento così raro lascia comunque un evento raro. Per questo Marcus ha detto che i risultati non devono allarmare sulla sicurezza dell’acqua potabile, nemmeno chi è in gravidanza.

Per i genitori vale piuttosto il consiglio di sempre. Se un bambino ha episodi di battito molto accelerato, svenimenti o, da piccolo, respiro affannoso, sonnolenza e poco appetito, è bene parlarne con il pediatra. La WPW è presente dalla nascita, ma secondo i Manuali MSD le aritmie che provoca compaiono di solito nell’adolescenza o intorno ai vent’anni. La diagnosi si fa con un elettrocardiogramma. L’ablazione con catetere, che distrugge la via accessoria, ha successo nella grande maggioranza dei casi. Attenzione però alla fibrillazione atriale: in chi ha la WPW può portare a una frequenza ventricolare molto rapida e potenzialmente letale.

Infine, lo studio riguarda l’acqua degli Stati Uniti e non dice nulla sulle reti idriche italiane. Il prossimo passo, ha spiegato Marcus, sarà capire se il litio contribuisca davvero alla formazione di queste vie. Serviranno studi capaci di misurare l’esposizione in modo molto più preciso.

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

È un’anomalia presente fin dalla nascita: una via elettrica in più, detta via accessoria, collega atri e ventricoli. Può causare episodi di battito molto accelerato, che di solito compaiono nell’adolescenza o intorno ai vent’anni.

Lo studio UCSF mostra solo un’associazione statistica, basata su stime per contea, e non prova che il litio causi la malattia. Gli stessi autori dicono che i risultati non devono allarmare sulla sicurezza dell’acqua potabile, nemmeno in gravidanza.

Il litio è presente in natura nelle acque sotterranee e la sua concentrazione varia molto da una zona all’altra. Lo studio riguarda gli Stati Uniti e non fornisce dati sulle reti idriche italiane.

Palpitazioni, battito molto accelerato e, in alcuni casi, svenimenti. Nei più piccoli possono comparire respiro affannoso, sonnolenza e perdita dell’appetito. In questi casi è bene rivolgersi al pediatra, che può prescrivere un elettrocardiogramma.

Sì. L’ablazione con catetere distrugge la via accessoria e, secondo i Manuali MSD, ha successo nella grande maggioranza dei casi. La scelta del trattamento spetta al cardiologo.

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Fonti

Il comunicato sullo studio UCSF pubblicato sul Journal of Clinical Investigation. Leggi la fonte

Scheda divulgativa su cause, sintomi, diagnosi e trattamento della WPW. Leggi la fonte

Lo studio su dati danesi pubblicato su JAMA Pediatrics. Leggi la fonte

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