Separazioni, violenza in casa, abusi, genitori alle prese con malattie mentali o dipendenze. Le esperienze infantili avverse riguardano più di due giovani europei su tre, secondo un nuovo rapporto dell’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’indagine ha coinvolto oltre 26mila ragazzi e ragazze tra i 18 e i 30 anni. Il messaggio è chiaro: ciò che accade nell’infanzia lascia tracce sulla salute mentale, sul lavoro e sulle relazioni. Ma molto si può prevenire.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Oltre due giovani adulti su tre nell’Unione europea, in Islanda e in Norvegia riferiscono almeno un’esperienza infantile avversa.
- Il 22,8% ne ha vissute quattro o più: in questo gruppo il 76,3% ha avuto bisogno di supporto per la salute mentale nell’ultimo anno.
- La più frequente è la separazione o la morte di un genitore (39,2%), seguita dall’aver assistito a violenza domestica (35,2%).
- Chi ha vissuto quattro o più esperienze avverse ha sei volte più probabilità di subire violenza da giovane adulto e dieci volte più probabilità di commetterla.
- L’OMS chiede di prevenire le avversità alla radice, rafforzare la resilienza e rendere i servizi pubblici più attenti al trauma.
Esperienze infantili avverse: i numeri del rapporto OMS Europa
Il rapporto si intitola «Adverse childhood experiences in the European Union, Iceland and Norway: characteristics, consequences and costs». È stato pubblicato il 6 ottobre 2026 dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’OMS. Lo studio è stato condotto insieme alla Liverpool John Moores University, nel Regno Unito, con il finanziamento della Commissione europea. Secondo l’OMS, è la prima indagine armonizzata di questo tipo realizzata in più Paesi della regione.
Il campione comprende 26.741 giovani adulti tra i 18 e i 30 anni, reclutati attraverso panel nazionali. I Paesi coinvolti sono 29: i 27 dell’Unione europea, l’Islanda e la Norvegia. Tra questi c’è anche l’Italia. I dati sono stati raccolti tra novembre 2025 e gennaio 2026. I ricercatori hanno misurato nove forme di avversità vissute durante l’infanzia, che comprendono abusi, trascuratezza e diverse situazioni di disagio familiare.
Il quadro che emerge è ampio. Il 22,2% dei partecipanti riferisce una sola esperienza avversa, mentre il 23,9% ne riferisce due o tre. Il 22,8% ne ha vissute quattro o più. In totale, quindi, più di due giovani su tre hanno attraversato almeno una di queste situazioni prima di diventare adulti.
Secondo i dati riportati dall’ANSA, l’esperienza più comune è la separazione o la morte di un genitore (39,2%). Seguono l’aver assistito a violenza domestica (35,2%) e l’abuso sessuale (29,1%). Poi vengono la malattia mentale in famiglia (25,5%), l’abuso di sostanze in famiglia (22,1%) e l’abuso emotivo (21,4%). Chiudono la trascuratezza (13,2%) e l’abuso fisico (12%).
Cosa comportano da adulti: salute mentale, violenza e lavoro
Il dato più forte riguarda la salute mentale. Tra chi ha vissuto quattro o più esperienze infantili avverse, il 76,3% dice di aver avuto bisogno di un supporto professionale nell’anno precedente. Tra chi non ne riferisce nessuna, la quota scende al 36,7%. Secondo l’OMS, una maggiore esposizione a queste esperienze è fortemente associata a una salute mentale peggiore e a una qualità della vita più bassa.
Le conseguenze riguardano anche la violenza. I giovani con quattro o più esperienze avverse hanno una probabilità sei volte maggiore di subire violenza da giovani adulti. La probabilità di commetterla è dieci volte più alta. Hanno anche otto volte più probabilità di riferire episodi di cyberbullismo durante l’infanzia.
C’è poi un capitolo economico e sociale. Il rapporto associa una maggiore esposizione alle esperienze avverse a un livello di istruzione più basso. Si osservano anche tassi più alti di disoccupazione o sottoccupazione e redditi familiari più bassi. Diminuiscono infine il senso di appartenenza alla comunità e la fiducia negli altri.
«Le esperienze infantili avverse sono alla radice di esiti peggiori di salute, sociali ed economici tra i giovani adulti», ha dichiarato Mark Bellis, professore alla Liverpool John Moores University, nel comunicato dell’OMS. Va ricordato che un’indagine di questo tipo descrive associazioni. Da sola non dimostra un rapporto diretto di causa ed effetto per ogni singola persona.
Prevenire si può: le tre linee d’azione indicate dall’OMS
Il rapporto non si limita a fotografare il problema. L’OMS Europa propone una strategia in tre parti. La prima è prevenire le avversità alla radice. Significa sostenere le famiglie e intervenire sulle condizioni che le alimentano, come povertà, esclusione sociale e violenza nelle comunità.
La seconda linea è costruire resilienza dove le avversità non si possono evitare. Contano le relazioni di supporto, le competenze di vita e le risorse della comunità. Il rapporto rileva che la presenza di adulti di riferimento è legata a una salute mentale migliore. Avere accanto almeno una figura stabile e affidabile può fare la differenza.
La terza linea riguarda i servizi pubblici, che secondo l’OMS dovrebbero diventare più attenti al trauma. Scuole, servizi sanitari e servizi sociali sono chiamati a riconoscere i segni di un vissuto difficile. L’obiettivo è offrire risposte adeguate a chi porta con sé queste esperienze.
«La maggioranza dei giovani adulti di questa indagine ha vissuto almeno un’esperienza infantile avversa», ha sottolineato Natasha Azzopardi-Muscat, direttrice per i sistemi sanitari dell’OMS Europa. Bellis ha aggiunto, come riporta Quotidiano Sanità, che «le esperienze infantili avverse possono essere prevenute e il loro impatto ridotto». Chi riconosce questi vissuti in sé o in un familiare può parlarne con il medico di famiglia, con il pediatra o con i servizi di salute mentale del territorio.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
Sono situazioni difficili vissute durante l’infanzia. Il rapporto dell’OMS Europa ne misura nove forme, che comprendono abusi, trascuratezza e disagio familiare: ad esempio la separazione dei genitori, la violenza domestica, la malattia mentale o l’abuso di sostanze in famiglia.
Più di due su tre. Su oltre 26mila giovani tra i 18 e i 30 anni, il 22,2% ne riferisce una, il 23,9% due o tre e il 22,8% quattro o più.
Secondo i dati riportati dall’ANSA, al primo posto c’è la separazione o la morte di un genitore (39,2%). Seguono l’aver assistito a violenza domestica (35,2%) e l’abuso sessuale (29,1%).
Tra chi ha vissuto quattro o più esperienze avverse, il 76,3% ha avuto bisogno di supporto professionale per la salute mentale nell’ultimo anno, contro il 36,7% di chi non ne riferisce nessuna. Si tratta di un’associazione osservata nell’indagine.
Una strategia in tre parti: prevenire le avversità sostenendo le famiglie e contrastando povertà ed esclusione sociale, rafforzare la resilienza attraverso relazioni di supporto e rendere i servizi pubblici più attenti al trauma.
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Fonti
Il comunicato ufficiale dell’OMS Europa del 6 ottobre 2026 con i principali risultati dell’indagine. Leggi la fonte
La scheda del rapporto completo: caratteristiche, conseguenze e costi delle esperienze infantili avverse. Leggi la fonte
L’articolo dell’ANSA con i dati per tipo di esperienza avversa. Leggi la fonte
L’approfondimento di Quotidiano Sanità sul rapporto dell’OMS Europa e sulle sue raccomandazioni. Leggi la fonte





