Intervista alla dott.ssa Sara Toma, ortottista – approfondimenti a cura di Angelica Scordamaglia, editor di redazione
Telefono, computer, tablet, televisione: tra lavoro e tempo libero, gli schermi digitali occupano gran parte della nostra giornata. E con loro, per molte persone, arriva anche un fastidio sempre più diffuso: bruciore, mal di testa, occhi che sembrano “pieni di sabbia”.
Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Sara Toma, ortottista, ospite di Radio Dossier24, per capire cos’è davvero l’affaticamento visivo digitale e come affrontarlo.
In breve: tutto quello che c’è da sapere
L’affaticamento visivo digitale, o astenopia digitale, è un insieme di sintomi — bruciore, mal di testa, sensazione di corpo estraneo nell’occhio — legato all’uso prolungato di schermi. Dipende dalla messa a fuoco fissa a distanza ravvicinata e dalla riduzione dell’ammiccamento, che secca la superficie oculare.
Può colpire chiunque, bambini compresi, specialmente chi ha difetti visivi non corretti. Pause frequenti, postura e illuminazione corrette aiutano a prevenirlo; in caso di mal di testa persistente o visione sfocata è bene fare una visita ortottica, meglio prima che il disturbo si aggravi.
Cos’è l’affaticamento visivo digitale, e quando si manifesta?
«L’affaticamento visivo digitale, o astenopia digitale, è un insieme di sintomi caratterizzati da bruciore, mal di testa, sensazione di corpo estraneo nell’occhio, dovuto all’uso prolungato di PC, smartphone, tablet.
Si verifica nelle persone che utilizzano frequentemente i dispositivi digitali, o in chi ha dei piccoli difetti visivi non corretti, o problemi di messa a fuoco o di insufficienza di convergenza.»
Approfondimento scientifico
La definizione data dalla dott.ssa Toma corrisponde a quella usata in letteratura scientifica internazionale, dove il disturbo è noto anche come “computer vision syndrome”. Una meta-analisi del 2024, che ha analizzato oltre 100 studi su più di 66.000 persone, stima una prevalenza media del 69% tra chi utilizza regolarmente dispositivi digitali, con valori più alti nelle donne e negli studenti universitari (Ccami-Bernal et al., 2024).
Si tratta quindi di un disturbo estremamente diffuso, non di un’eccezione: un dato che conferma l’importanza di conoscerne le cause e le strategie di prevenzione, invece di considerarlo un fastidio da ignorare.
Perché si verifica l’affaticamento visivo digitale?
«I nostri occhi devono avere e utilizzare la messa a fuoco sempre alla stessa distanza, e quindi alla lunga si affaticano. Quando noi utilizziamo la messa a fuoco da vicino, non andiamo ad ammiccare, ad aprire e chiudere gli occhi frequentemente come deve essere: e quindi l’occhio si secca, e questo crea sensazione di sabbiolina nell’occhio.»
Approfondimento scientifico
Il meccanismo descritto dalla dott.ssa Toma è documentato con precisione in una revisione del 2021, secondo cui l’uso di schermi digitali riduce sia la frequenza sia la completezza dell’ammiccamento, favorendo l’evaporazione del film lacrimale e l’insorgenza di occhio secco (Al-Mohtaseb et al., 2021).
In condizioni normali si ammicca circa 15-20 volte al minuto; diversi studi hanno mostrato che davanti a uno schermo questa frequenza può ridursi anche della metà, un dato che spiega perché la sensazione di secchezza sia uno dei sintomi più riferiti da chi lavora a lungo al computer.
Chi colpisce l’affaticamento visivo digitale, e quando conviene rivolgersi a uno specialista?
«Può colpire tutti, sia i bambini che gli adulti, specialmente le persone che hanno un difetto visivo non corretto, problemi di accomodazione, o le persone che utilizzano per tante ore il computer, il tablet.
Conviene fare delle pause frequenti, adottare una postura corretta quando si è al videoterminale, adottare anche un’illuminazione corretta, ridurre i riflessi di luce. Se la persona presenta mal di testa, visione sfocata, visione doppia, è conveniente fare una visita ortottica, per andare a vedere se ha qualche difetto visivo, qualche anomalia della visione binoculare.»
«Conviene andare da uno specialista quando uno ha difficoltà di concentrazione, ha mal di testa sin dalle prime ore di lavoro, ha una visione sfocata quasi sempre: lì conviene fare una visita specialistica.»
Approfondimento scientifico
L’attenzione della dott.ssa Toma verso i più piccoli non è casuale. Uno studio condotto in India nel 2021 su bambini in didattica a distanza durante la pandemia ha rilevato che oltre un terzo di loro trascorreva più di 5 ore al giorno davanti agli schermi, con un aumento significativo dei sintomi di affaticamento visivo digitale rispetto al periodo pre-pandemico (Mohan et al., 2021).
Il dato è rilevante perché, a differenza degli adulti, i bambini raramente segnalano da soli il disturbo: per questo diventa importante l’attenzione di genitori e insegnanti a segnali come sfregamento frequente degli occhi, mal di testa o difficoltà a concentrarsi durante i compiti al computer.
Come si risolve il problema, e gli occhiali con filtro luce blu funzionano davvero?
«Il problema si risolve attraverso la riabilitazione visiva, o utilizzando un occhiale da utilizzare per il lavoro, mettendo delle lacrime artificiali. Conviene fare delle pause regolari, ridurre la luminosità, avere una postura corretta quando si lavora.»
«Fa qualcosa, perché va a ridurre la luminosità. Esistono ora anche gli schermi col filtro blu che si utilizzano al computer o al cellulare, quindi sì, l’utilizzo del filtro blu va a migliorare, ridurre l’affaticamento visivo.»
Approfondimento scientifico
Sulle lenti e i filtri per la luce blu, la ricerca più recente invita a una lettura più cauta di quanto suggerito nell’intervista. Una revisione Cochrane del 2023 — tra gli standard più rigorosi in medicina — ha analizzato 17 studi randomizzati controllati sulle lenti con filtro per la luce blu, non trovando differenze significative nella riduzione dell’affaticamento visivo rispetto a lenti normali.
(Singh et al., 2023). Il beneficio percepito con i filtri blu integrati negli schermi potrebbe quindi derivare più dalla riduzione generale della luminosità — un fattore che la dott.ssa Toma cita esplicitamente — che dal filtraggio della sola componente blu della luce, la cui quantità emessa dagli schermi resta comunque molto inferiore a quella della luce solare.
Restano invece solide, e ben supportate dalla letteratura, le indicazioni più “classiche” richiamate dalla dott.ssa Toma: pause regolari, corretta illuminazione dell’ambiente di lavoro, postura adeguata e, quando serve, lacrime artificiali o una valutazione ortottica per correggere eventuali difetti visivi non ancora diagnosticati.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
È un insieme di sintomi — bruciore, mal di testa, sensazione di corpo estraneo nell’occhio — legato all’uso prolungato di PC, smartphone e tablet.
Perché costringe a una messa a fuoco fissa e ravvicinata e riduce la frequenza di ammiccamento, favorendo la secchezza oculare.
Sì, specialmente chi ha difetti visivi non corretti o trascorre molte ore davanti a schermi per scuola o svago.
Quando compaiono mal di testa fin dalle prime ore di utilizzo dello schermo, visione sfocata frequente o difficoltà di concentrazione.
Le prove scientifiche più solide non mostrano un beneficio specifico legato al filtraggio della luce blu; il vantaggio percepito sembra legato più alla riduzione della luminosità dello schermo.
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Fonti
Ccami-Bernal F. et al. (2024), Prevalence of computer vision syndrome: A systematic review and meta-analysis, Journal of Optometry — meta-analisi sulla prevalenza dell’affaticamento visivo digitale. Leggi lo studio
The Relationship Between Dry Eye Disease and Digital Screen Use, Clinical Ophthalmology — revisione sul legame tra uso di schermi, riduzione dell’ammiccamento e occhio secco. Leggi lo studio
Digital eye strain among kids (DESK study-1), Indian Journal of Ophthalmology — studio sull’affaticamento visivo digitale nei bambini durante la didattica a distanza. Leggi lo studio
Blue-light filtering spectacle lenses for visual performance, sleep, and macular health in adults, Cochrane Database of Systematic Reviews — revisione sistematica sull’efficacia delle lenti con filtro per la luce blu. Leggi la revisione





