Un cuore arrivato danneggiato. Un trapianto eseguito lo stesso. E poi due mesi di attesa, di speranze e di silenzi istituzionali, fino alla sentenza definitiva del comitato di esperti: Domenico non può essere operato di nuovo. La storia di un bambino di Nola è diventata la storia di un sistema sotto accusa.
Aggiornamento – 21/22 febbraio 2026
Domenico non ce l’ha fatta. Il piccolo è morto per un arresto cardiaco nella mattina del 21 febbraio 2026, alle 9:20. L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha comunicato ufficialmente il decesso con una nota di cordoglio, esprimendo vicinanza alla famiglia in “questo momento di immenso dolore”.
Il bambino era ancora attaccato all’ECMO – il macchinario per la circolazione extracorporea – ma per lui non c’erano più speranze da quando il pool di esperti convocato al Monaldi da tutta Italia aveva escluso la possibilità di un secondo trapianto. Un grave quadro clinico era stato ulteriormente compromesso da un’emorragia cerebrale che aveva causato danni importanti al cervello: il bambino non si era più risvegliato dal coma farmacologico.
La premier Giorgia Meloni ha espresso il proprio cordoglio, definendo Domenico “un guerriero che non sarà dimenticato” e assicurando che le autorità competenti faranno piena luce sulla vicenda.
Le indagini si aggravano
Nella giornata del 21 febbraio, la Procura di Napoli ha notificato avvisi di garanzia a ciascuno dei sei sanitari iscritti nel registro degli indagati. L’ipotesi di reato è ancora quella di lesioni colpose gravissime, ma è atteso che si trasformi in omicidio colposo dopo l’esito dell’autopsia. I carabinieri del Nas hanno sequestrato i cellulari dei sei indagati.
L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha denunciato che dalla cartella clinica consegnata dal Monaldi risulta mancante il diario di perfusione, ovvero il tracciato della circolazione extracorporea che avrebbe indicato il momento esatto in cui il cuore di Domenico fu rimosso prima di impiantare quello danneggiato. Lo stesso legale non esclude che l’accusa possa essere aggravata fino all’omicidio volontario per dolo eventuale.
La madre annuncia la fondazione.
La mamma, Patrizia Mercolino, ha dichiarato davanti ai giornalisti di voler creare una fondazione intitolata a Domenico Caliendo per aiutare i bambini in attesa di trapianto e le famiglie colpite da casi di malasanità. Tgcom24 A Nola, davanti alla casa della famiglia, è nata spontaneamente una veglia collettiva con fiori, ceri e biglietti. Su uno striscione campeggia la frase diventata simbolo della vicenda: “Non dovevi diventare notizia, dovevi diventare grande”.
Domenico, due anni e mezzo: una storia che non avrebbe dovuto finire così
Ci sono storie che entrano nella coscienza collettiva non perché siano statisticamente eccezionali, ma perché mettono a nudo qualcosa che normalmente preferiamo non guardare. La vicenda di Domenico, bambino di due anni e mezzo di Nola, in provincia di Napoli, è una di queste. Un bambino malato di cuore, un organo finalmente disponibile, una procedura che avrebbe dovuto salvargli la vita – e invece una catena di errori che, secondo le indagini in corso, ha trasformato un’opportunità di salvezza in una tragedia annunciata.
Il 18 febbraio 2026, il comitato di esperti riunito all’Ospedale Monaldi di Napoli ha emesso il suo verdetto: le condizioni del piccolo non sono compatibili con un nuovo trapianto di cuore. A comunicarlo è stata l’Azienda Ospedaliera dei Colli con un comunicato ufficiale che ha chiuso, almeno sul piano medico, una vicenda aperta il 22 dicembre 2025. Quel giorno, la famiglia aveva ricevuto la notizia più attesa: c’era un cuore disponibile e compatibile. Era arrivato da Bolzano. Era, però, già irrimediabilmente danneggiato.
Eppure il trapianto fu eseguito lo stesso.
il cuore bruciato: cosa è andato storto durante il trasporto
Per capire questa storia, bisogna partire da una questione tecnica che ha conseguenze umane devastanti: il trasporto degli organi per trapianto è una procedura delicatissima, regolata da protocolli scientifici precisi. Il cuore è l’organo più fragile di tutti in questo senso: fuori dal corpo, ha una finestra di vitalità di quattro-sei ore, in condizioni ottimali di conservazione. La temperatura deve essere mantenuta intorno ai 4-6 gradi centigradi con ghiaccio normale, non con ghiaccio secco, che raggiunge temperature di -80 gradi e può letteralmente “bruciare” i tessuti cardiaci.
È esattamente questo quello che sembra essere accaduto. Il cuore espianto a Bolzano da un bambino di quattro anni – un dono di vita straordinario da parte di una famiglia in lutto – fu trasportato in un contenitore di vecchio tipo, senza i sistemi di monitoraggio della temperatura di cui il Monaldi dispone già. Secondo quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Napoli, il personale coinvolto non sarebbe stato adeguatamente formato sull’uso delle apparecchiature tecnologicamente avanzate disponibili in ospedale. Se fosse stato usato il box moderno, il sistema avrebbe segnalato in tempo reale il crollo della temperatura, permettendo di bloccare l’intervento prima che fosse troppo tardi.
Il cuore arrivò a Napoli compromesso. I chirurghi lo sapevano, o avrebbero dovuto saperlo. Il trapianto fu comunque eseguito. Questo passaggio – la decisione di procedere con un organo danneggiato – è il nodo centrale che le indagini sono chiamate a sciogliere.
Sessanta giorni attaccato ad una macchina: la vita di domenico al Monaldi
Dopo il trapianto del 22 dicembre 2025, Domenico non è mai riuscito a stabilizzarsi in modo soddisfacente. Il cuore danneggiato non ha mai pompato come avrebbe dovuto. Da allora, il bambino è rimasto ricoverato in terapia intensiva al Monaldi, attaccato a una macchina per la circolazione extracorporea – un dispositivo che sostituisce artificialmente la funzione del cuore e dei polmoni, ma che non può essere una soluzione a lungo termine.
Per quasi sessanta giorni, la famiglia ha vissuto nell’anticamera dell’ospedale. La madre di Domenico ha trascorso settimane a sperare in un secondo cuore disponibile, in una valutazione medica che ribaltasse il peggio, in un miracolo che la medicina potesse giustificare. A metà febbraio 2026 quella speranza sembrava quasi concreta: il 17 febbraio era stato confermato che un nuovo cuore compatibile era disponibile. Esperti da tutta Italia erano stati convocati al Monaldi per valutare se Domenico potesse sostenere un secondo intervento.
La risposta, il giorno dopo, è stata no.
“La mamma è rassegnata all’idea che il figlio non ce la farà”, ha dichiarato l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi. “Gli esperti glielo hanno detto chiaramente. Non abbiamo motivo di contraddirli.” La ragione clinica del diniego è legata al progressivo cedimento degli altri organi: dopo due mesi di circolazione extracorporea, reni e fegato sono compromessi al punto da rendere un secondo intervento cardiochirurgico estremamente rischioso, con probabilità di successo ritenute insufficienti dagli esperti riuniti in consulto.
Chi erano gli esperti del comitato: l’italia dei trapianti si riunisce al Monaldi
Il pool di specialisti convocato per valutare Domenico rappresentava il meglio della cardiochirurgia pediatrica italiana. Non si trattava di una valutazione locale, ma di un confronto nazionale ad altissimo livello scientifico. Facevano parte del team Rachele Adorisio e Lorenzo Galletti dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, Carlo Pace Napoleone dell’Ospedale Regina Margherita di Torino, Giuseppe Toscano dell’Azienda Ospedaliera dell’Università di Padova, Amedeo Terzi dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e Guido Oppido del Monaldi, il cardiochirurgo che aveva già operato il bambino a dicembre.
La valutazione è stata “collegiale, condivisa e quanto più completa e ampia possibile”, come ha dichiarato l’Azienda Ospedaliera dei Colli nel comunicato ufficiale. Anche il Bambino Gesù di Roma, interpellato separatamente dalla famiglia stessa nelle settimane precedenti, aveva già espresso un parere negativo sulla trapiantabilità. La decisione del 18 febbraio non ha fatto altro che confermare, all’unanimità, quella valutazione.
Il nuovo cuore disponibile, liberato dalla decisione di non procedere con Domenico, è stato destinato ad altri bambini in lista di attesa. Al momento della decisione, tre altri centri italiani avevano bambini in precedenza nella lista nazionale.
Le indagini: sei indagati tra Napoli e Bolzano
Parallelamente alla vicenda clinica, l’Italia giudiziaria ha messo in moto la sua macchina. La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo con sei indagati, tutti per il reato di lesioni colpose: si tratta di medici e paramedici appartenenti alle due equipe del Monaldi, quella che ha eseguito l’espianto e quella che ha realizzato il trapianto. Il numero di indagati è destinato ad aumentare se le indagini dovessero accertare responsabilità anche a Bolzano, dove la Procura locale ha aperto un procedimento separato contro ignoti per responsabilità colposa per morte o lesioni in ambito sanitario.
Gli ispettori inviati dal Ministero della Salute hanno acquisito la documentazione al Monaldi e si sono poi trasferiti all’ospedale di Bolzano per completare il quadro documentario. La macchina ispettiva è stata messa in moto direttamente dal ministro Orazio Schillaci, che ha definito il caso “particolarmente grave” e ha sottolineato come la sicurezza dei pazienti sia una priorità irrinunciabile del sistema sanitario nazionale.
Al Monaldi sono giunti anche esperti dell’AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), dei Carabinieri del Nas e rappresentanti del Centro Nazionale Trapianti. È una risposta istituzionale di rara ampiezza, segno di quanto la vicenda abbia colpito anche i vertici del sistema.
Il sistema trapianti sotto esame: cosa non ha funzionato e cosa deve cambiare
La storia di Domenico non è soltanto la storia di un errore individuale. Solleva domande strutturali sul sistema italiano dei trapianti – un sistema che, è bene ricordarlo, è tra i più efficienti e riconosciuti d’Europa, con migliaia di vite salvate ogni anno, ma che evidentemente non è immune da criticità procedurali e formative.
I punti critici che emergono dalle indagini e dai commenti degli esperti sono essenzialmente questi:
- La formazione del personale sull’uso delle attrezzature di nuova generazione non era adeguata: il Monaldi disponeva di box tecnologici per il trasporto degli organi con monitoraggio automatico della temperatura, ma il personale non era stato istruito sull’utilizzo corretto.
- La decisione di procedere con un organo potenzialmente compromesso è il punto più oscuro e giuridicamente rilevante: chi sapeva cosa, e quando, rimane al centro dell’indagine penale.
Questi due nodi non riguardano solo il Monaldi. Chiamano in causa la qualità dei protocolli formativi nei centri trapianto italiani, la catena di responsabilità nella valutazione degli organi, e la cultura della sicurezza che dovrebbe precedere ogni intervento chirurgico.
Il trapianto di cuore pediatrico è, per sua natura, una delle procedure più complesse e ad alto rischio della medicina moderna. I bambini candidati al trapianto sono già in condizioni critiche, il loro margine fisiologico è ridottissimo e ogni errore nella catena – dall’espianto al trasporto, dalla valutazione all’intervento – può avere conseguenze irreversibili. Non è una giustificazione. È il contesto in cui si capisce come la prevenzione degli errori, attraverso formazione rigorosa, protocolli aggiornati e supervisione continua, non sia un optional ma una questione di vita o di morte.
Cosa ci insegna questa storia: dolore, responsabilità e riforma
Ci sono due piani su cui leggere la vicenda di Domenico. Il primo è il piano umano: un bambino di due anni e mezzo che probabilmente non ce la farà, una madre che ha trascorso due mesi in ospedale senza smettere di sperare, una famiglia che ha visto trasformarsi in tragedia quello che avrebbe dovuto essere un miracolo della medicina. Il presidente della Campania Roberto Fico si è recato personalmente al Monaldi per incontrare la madre, scusarsi a nome dell’istituzione e promettere giustizia. Le scuse non restituiscono un figlio. Ma segnalano, almeno, il peso politico e morale che questa storia ha assunto.
Il secondo piano è quello sistemico. L’Italia deve uscire da questa vicenda con qualcosa di più di un processo penale: deve uscirne con protocolli rivisti, formazione obbligatoria certificata sull’uso delle attrezzature di nuova generazione, e una riflessione onesta su come la pressione di “non perdere un organo disponibile” possa talvolta spingere a procedere anche quando forse sarebbe necessario fermarsi.
Ogni anno in Italia migliaia di famiglie donano gli organi dei loro cari. È un gesto di generosità straordinaria che alimenta l’intero sistema trapiantologico. Quella fiducia va custodita con la massima cura. La storia di Domenico ricorda a tutti – medici, istituzioni, cittadini – che la medicina salva vite solo quando funziona davvero ogni singolo ingranaggio del suo meccanismo.
Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo
La redazione – Lavinia Giganti
FAQ
È il nodo centrale delle indagini penali. Non è ancora chiaro se chi ha preso la decisione sapesse dell’entità del danno o se il cuore sia stato giudicato ancora utilizzabile al momento dell’intervento.
Il ghiaccio secco è anidride carbonica solidificata che raggiunge -80 gradi: temperature così basse “bruciano” i tessuti cardiaci invece di conservarli, distruggendone le cellule.
Al momento della decisione del comitato (18 febbraio 2026), Domenico era ricoverato in terapia intensiva, tenuto in vita dalla circolazione extracorporea, in condizioni giudicate incompatibili con un secondo trapianto.
Un pool di sei cardiochirurghi pediatrici provenienti dai principali centri italiani, tra cui il Bambino Gesù di Roma, il Regina Margherita di Torino, l’ospedale di Padova e il Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
Sono già sei gli indagati a Napoli per lesioni colpose. La Procura di Bolzano ha aperto un procedimento separato. Il Ministero della Salute ha inviato ispettori e potrebbe seguire un procedimento disciplinare parallelo.
Per approfondire
Fonti
Il dato che scuote l’Italia: siamo un Paese a rischio https://www.dossiersalute.com/rischio-cardiovascolare-italiani-4-su-10/
Questo articolo approfondisce le principali innovazioni in questo settore, evidenziando come esse abbiano trasformato la pratica medica. https://www.dossiersalute.com/tecnologie-innovative-nella-cardiologia-interventistica-dallo-stent-al-cuore-artificiale/
Cos’è e come riconoscere la sindrome da crepacuore? Nota anche come sindrome di Takotsubo o cardiomiopatia da stress, è una condizione cardiaca temporanea e non ischemica che può insorgere in seguito a intense emozioni o situazioni di forte stress. https://www.dossiersalute.com/sindrome-da-crepacuore-cose-e-come-riconoscerla/
Gli acidi grassi omega-3 sono nutrienti essenziali per il nostro organismo, noti per i loro effetti benefici sulla salute cardiovascolare e cerebrale. https://www.dossiersalute.com/meditazioni-sonore-per-armonizzare-i-sette-chakra-un-percorso-di-benessere-olistico-copylimportanza-degli-acidi-grassi-omega-3-nella-dieta-benefici-per-cuore-e-cervello/
Il dolore toracico, purtroppo, è piuttosto comune. Spesso, sbagliando, viene tralasciato o non viene concepito come un “sintomo grave”. https://www.dossiersalute.com/dolore-toracico-e-sempre-colpa-del-cuore/
https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2026/02/18/il-comitato-di-esperti-dice-no-al-nuovo-trapianto-di-cuore-sul-bambino-di-napoli_458c18bc-d1fb-46f4-be96-5f1a8ff89353.html – Agenzia di stampa nazionale certificata ISO 9001; ha pubblicato il comunicato ufficiale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli.
https://www.ilsole24ore.com/art/c-e-cuore-il-bambino-napoli-attesa-la-valutazione-team-esperti-AIsZaAUB – Principale quotidiano economico italiano; ha ricostruito la composizione del team di esperti e i dettagli dell’ispezione ministeriale.
https://it.euronews.com/my-europe/2026/02/18/cuore-bruciato-al-monaldi-esperti-decidono-sul-secondo-trapianto-per-il-bimbo-a-napoli – Testata europea multilingue con redazione italiana; ha fornito la composizione nominale completa dell’Heart Team convocato al Monaldi.
https://www.quotidianosanita.it/cronache/il-caso-del-cuore-danneggiato-trapiantato-a-un-bambino-a-napoli-facciamo-il-punto/ – Testata di riferimento per i professionisti della sanità italiana; ha analizzato nel dettaglio le responsabilità tecniche nel trasporto dell’organo.
https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/trapianto_cuore_fallito_napoli_nuovo_cuore_quando-9367161.html – Principale quotidiano della Campania; ha seguito la vicenda in presa diretta con accesso alle fonti locali, incluse le dichiarazioni dell’avvocato della famiglia.





