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Tennis: spalla e gomito dal campo all’artroscopia -Intervista al Prof. Paolo Arrigoni

Tennis: spalla e gomito

Il tennis è lo sport del momento: gli italiani stanno ottenendo risultati straordinari e sempre più persone tornano ad impugnare una racchetta. Ma il gesto tecnico del tennis – il servizio in alto, il rovescio, lo smash – sollecita spalla e gomito in modo intenso, spesso oltre i loro limiti fisiologici. Ne abbiamo parlato con il Prof. Paolo Arrigoni, chirurgo ortopedico presso l’Azienda Ospedaliera Gaetano Pini di Milano, vicepresidente della SIAGASCOT – la seconda società più grande d’Italia di ortopedici sportivi – e docente universitario presso l’Università Link.

Professore, perché il tennis è così insidioso per spalla e gomito?

“Il problema sostanziale è che noi non siamo più scimmie: non stiamo appesi agli alberi e non siamo più abituati a sviluppare forza nelle posizioni elevate. I tendini e i legamenti della spalla in quella posizione trovano grande sofferenza. Finché siamo giovani e forti, i problemi sono relativi – al massimo qualche episodio di instabilità. Ma poi cominciano le lesioni dei tendini: la famosa cuffia dei rotatori, che è l’insieme dei tendini che avvolgono la spalla.”

“Sul gomito invece dobbiamo parlare di impingement e di lesioni del legamento collaterale mediale, il cosiddetto UCL. Sono patologie molto diffuse negli atleti overhead, cioè in tutti coloro che eseguono gesti ripetuti sopra la testa o con forti valgizzazioni del gomito, come avviene nel servizio e nel dritto.”

Approfondimento scientifico: Lesioni della cuffia dei rotatori nel tennista: epidemiologia e meccanismi

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Frontiers in Bioengineering and Biotechnology (Wu et al., 2025 – PMC12011739) ha analizzato 13 studi randomizzati controllati su 690 pazienti, dimostrando che gli esercizi specifici di stabilizzazione scapolare producono miglioramenti significativi sia nel dolore (SMD = −0,31) che nella funzione (SMD = 0,59-0,60) nei pazienti con patologie della cuffia dei rotatori. Uno studio su 565 partecipanti (ScienceDirect, Journal of Bodywork and Movement Therapies, 2024) ha confermato che gli esercizi di stabilizzazione scapolare hanno un effetto di grande dimensione nella riduzione del dolore (Cohen’s d = 2,07) e nel miglioramento della funzione (Cohen’s d = 2,35). Quanto al tennis specificamente, una meta-analisi su 859 atleti trattati chirurgicamente (PubMed, 2015) ha rilevato che il tennis è il secondo sport più rappresentato (104 tennisti su 859 atleti) per lesioni della cuffia dei rotatori in ambito sportivo.

Come si trattano queste patologie in modo conservativo? Quando è necessario intervenire?

“Il trattamento conservativo comincia fuori dal campo e – attenzione – inizia prima ancora di avere la patologia. La scena classica è quella di arrivare al campo da tennis completamente a freddo e pretendere di giocare al massimo. Questo è il modo più rapido per farsi del male. Arriviamo invece in bici, con una corsetta, riscaldati. La maggior parte dei traumi avviene proprio perché strutture muscolari e tendini non sono abituate all’improvviso sforzo massimale.”

“Più vogliamo giocare, più abbiamo paradossalmente bisogno di un servizio assistenziale intorno: il fisioterapista che ci incontra periodicamente, la massoterapia, i trattamenti che intercettano quel piccolo dolorino prima che diventi un problema conclamato. Quando arriviamo al problema conclamato, il trattamento conservativo è spesso troppo tardi.”

Trattamento conservativo della cuffia dei rotatori: le linee guida 2025

Le nuove linee guida cliniche pubblicate su Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy (JOSPT, gennaio 2025 – doi:10.2519/jospt.2025.13182) aggiornano le raccomandazioni per la tendinopatia della cuffia dei rotatori. Le linee guida raccomandano la terapia fisica strutturata come trattamento di prima linea, con programmi di esercizio specifici comprensivi di stabilizzazione scapolare, rinforzo progressivo e controllo neuromuscolare. L’esercizio terapeutico è confermato come pietra angolare della gestione conservativa, sia in fase acuta che cronica, sia per le tendinopatie senza rottura che per le rotture parziali inferiori al 50% dello spessore tendineo.

Quando si ricorre alla chirurgia e quali sono le tecniche più innovative?

“Oggi viviamo un momento storico di straordinaria evoluzione degli strumenti chirurgici. Il game changer assoluto è l’artroscopia: quella chirurgia che eseguiamo attraverso piccoli buchini con le fibre ottiche, guardando come il topolino dal buco della serratura, nel profondo dell’articolazione. La spalla ha vissuto la sua rivoluzione artroscopica tra gli anni ’990 e il 2010. Il gomito lo sta vivendo negli ultimi dieci anni.”

“Con l’artroscopia riusciamo a fare cose che ci saremmo sognati anni fa: plicare un tendine riducendone il volume in eccesso, resecare una piccola porzione di osso in più, riparare o ricostruire il legamento collaterale mediale del gomito. È qualcosa di qualitativamente immenso: meno invasivo, tempi di recupero ridotti, risultati clinici eccellenti.”

Artroscopia del gomito e riparazione del legamento UCL: i dati più recenti

Una meta-analisi pubblicata su PubMed (luglio 2024, aggiornata a marzo 2025 – PMID: 41179443) ha analizzato 31 studi su 2.773 atleti sottoposti a riparazione o ricostruzione del legamento collaterale ulnare (UCL) del gomito: il tasso di ritorno allo sport è stato del 91,1% per la riparazione con sutura aumentata e dell’ 88,7% per la ricostruzione, con tassi di fallimento minimi (1,0-1,2%). Una revisione sistematica su Arthroscopy (Spears et al., ottobre 2023 – PMID: 37832744) ha confermato che la riparazione UCL con sutura aumentata (internal brace) è biomeccanicamente equivalente alla ricostruzione tradizionale, con minore formazione di gap e tempi di ritorno allo sport più rapidi (3,8-7,4 mesi). Un consensus statement su Arthroscopy (Erickson et al., maggio 2023 – PMID: 36796550) ha stabilito che i fattori di rischio per la lesione UCL includono il sovraccarico, la velocità elevata e la meccanica scorretta del gesto sportivo.

Quali sono i consigli pratici per chi vuole giocare a tennis senza farsi male?

“Primo: andiamo al campo pedalando. Sembra una cosa da nulla, ma arrivare in bici significa scaldarsi con un movimento ciclico, morbido, intelligente. Abbandoniamo la macchina – oggi ci sono le e-bike, si possono fare cose incredibili. Secondo: quando arriviamo in campo, proviamo i gesti a vuoto prima di iniziare a giocare davvero. Non andiamo mai direttamente a giocare in modo agonistico con il nostro avversario più temuto.”

“Terzo: ogni tanto, anche se siamo convinti di essere bravissimi, torniamo da un istruttore professionista che ci osservi e ci corregga il gesto tecnico. Il tennis moderno è cambiato moltissimo: ci sono modi di giocare che sono molto più utili per la preservazione delle strutture muscolo-tendinee. Un gesto sbagliato ripetuto migliaia di volte è la via più diretta verso l’infortunio.”

Prevenzione degli infortuni nel tennista: riscaldamento e correzione del gesto

La letteratura scientifica documenta che il riscaldamento progressivo riduce significativamente il rischio di lesioni muscolo-tendinee negli sport overhead. I programmi di preriscaldamento che combinano esercizi aerobici leggeri, mobilizzazione articolare e attivazione neuromuscolare specifica producono una riduzione del rischio di infortuni della spalla stimata tra il 28% e il 38% negli atleti overhead (dati da programmi di prevenzione tipo Oslo Sports Trauma Research Center). Quanto alla tecnica, studi di biomeccanica del servizio dimostrano che un’impropria posizione del gomito in elevazione aumenta di oltre il 40% il carico sull’UCL e sulla cuffia dei rotatori rispetto a un servizio tecnicamente corretto. La correzione del gesto tecnica è pertanto considerata una delle strategie preventive di maggiore impatto clinico.

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

Intervista al Prof. Paolo Arrigoni –  Chirurgo ortopedico, A.O. Gaetano Pini Milano | Vicepresidente SIAGAS-SCOTT | Docente Università Link con approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista della redazione

FAQ

La cuffia dei rotatori è l’insieme di quattro tendini che avvolgono la testa dell’omero e stabilizzano la spalla durante il movimento. Nel tennis, i gesti ripetuti in elevazione – servizio, smash, rovescio alto – sottopongono questi tendini a un carico elevato in posizioni di massima sollecitazione. La lesione può essere parziale o totale e si manifesta con dolore, debolezza e limitazione del movimento.

L’artroscopia è una tecnica chirurgica minimamente invasiva che utilizza una microcamera e strumenti sottili introdotti attraverso piccole incisioni. Rispetto alla chirurgia aperta tradizionale offre meno trauma tissutale, minor dolore post-operatorio, recupero più rapido e minor rischio di complicanze. Per la spalla è lo standard consolidato da oltre vent’anni; per il gomito è in forte espansione nell’ultimo decennio.

I tempi variano in base alla patologia e alla tecnica chirurgica utilizzata. Dopo riparazione artroscopica della cuffia dei rotatori, il ritorno allo sport richiede in media 6-12 mesi. Dopo riparazione o ricostruzione del legamento UCL del gomito, le revisioni sistematiche più recenti documentano un ritorno allo sport in 4-8 mesi con le nuove tecniche di sutura aumentata. La riabilitazione fisioterapica strutturata è indispensabile in entrambi i casi.

Sì, qualsiasi dolore che persiste oltre i normali tempi di recupero post-attività merita una valutazione specialistica. Il Prof. Arrigoni sottolinea che intercettare il problema nella fase di ‘piccolo dolorino’ è fondamentale: quando il quadro diventa conclamato, le opzioni di trattamento conservativo si riducono drasticamente. Non bisogna mai automedicarsi o ignorare i segnali del corpo.

La SIAGAS-SCOTT è la seconda società scientifica più grande d’Italia nell’ambito dell’ortopedia sportiva. Si occupa specificamente degli infortuni degli atleti, della chirurgia ortopedica applicata allo sport e della medicina preventiva in ambito sportivo. Il Prof. Arrigoni ne è vicepresidente ed è nella linea presidenziale della società.

Per approfondire

Fonti

La medicina rigenerativa rappresenta una frontiera rivoluzionaria in ortopedia, offrendo nuove opportunità per la riparazione e il recupero delle strutture articolari e dei tessuti danneggiati.  https://www.dossiersalute.com/medicina-rigenerativa-in-ortopedia-il-ruolo-del-trapianto-di-cellule-staminali-per-il-recupero-articolare/

Il mal di schiena è tra i disturbi più diffusi nella popolazione italiana, eppure non sempre chi ne soffre sa distinguere tra un fastidio passeggero e una vera patologia strutturale della colonna vertebrale.  https://www.dossiersalute.com/scoliosi-e-deformita-della-colonna-nelladulto-quando-il-mal-di-schiena-diventa-una-patologia-seria/

Negli ultimi anni la medicina rigenerativa è entrata con decisione nel lessico della sanità, talvolta con toni salvifici. L’idea è seducente: attingere alle risorse intrinseche del nostro organismo – cellule, fattori di crescita, mediatori biologici – per promuovere la riparazione dove la malattia ha lasciato un’impronta. https://www.dossiersalute.com/medicina-rigenerativa-neurologica-cosa-funziona/

Come agire e quando preoccuparsi delle distorsioni alla caviglia? Le giornate in spiaggia, sinonimo di relax e divertimento, possono riservare qualche spiacevole sorpresa, come una distorsione alla caviglia.  https://www.dossiersalute.com/distorsioni-alla-caviglia-in-spiaggia-come-agire-e-quando-preoccuparsi/

La Medicina Rigenerativa è un campo in costante evoluzione, con il potenziale per trasformare radicalmente il modo in cui trattiamo le malattie e le lesioni.  https://www.dossiersalute.com/medicina-rigenerativa-con-prp-e-staminali-approfondimenti-e-potenziali-benefici/

 https://www.jospt.org/doi/10.2519/jospt.2025.13182
Linee guida cliniche aggiornate a ottobre 2023 (MEDLINE, Embase, Cochrane, CINAHL): raccomandazioni per valutazione, trattamento conservativo e ritorno allo sport nella tendinopatia della cuffia dei rotatori. Pubblicate il 30 gennaio 2025.

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12011739/
Meta-analisi su 13 RCT (690 pazienti, PubMed/MEDLINE, Web of Science, ScienceDirect, CNKI fino a giugno 2024): gli esercizi specifici migliorano significativamente dolore e funzione rispetto agli esercizi aspecifici. Pubblicato nel 2025.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41179443/
Meta-analisi su 31 studi (2.773 atleti, PubMed/Embase/Cochrane, studi dopo il 2000): RTS del 91,1% per riparazione UCL e 88,7% per ricostruzione, con bassi tassi di complicanze e fallimento (1,0-1,2%). Pubblicato nel 2025.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37832744/
Revisione sistematica (agosto 2023, PubMed/Embase/Cochrane/Scopus): 8 studi biomeccanici e 9 studi clinici. La riparazione UCL con sutura aumentata è equivalente alla ricostruzione tradizionale, con minore gap formation e ritorno allo sport in 3,8-7,4 mesi.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36796550/
Consensus statement di 26 chirurghi del gomito e 3 fisioterapisti (2023): accordo unanime che i fattori di rischio per lesione UCL includono sovraccarico, alta velocità, meccanica scorretta e precedenti infortuni. RMN raccomandata come gold standard diagnostico.

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