Sui social si chiama tanmaxxing. Significa rinunciare alla crema solare per abbronzarsi il più possibile, il più in fretta possibile. Spesso si seguono le indicazioni di un’app che promette la tintarella perfetta. Il trend è esploso su TikTok nell’estate 2026 e spinge soprattutto la Gen Z a esporsi al sole nelle ore centrali della giornata, senza alcuna protezione. I dermatologi lanciano l’allarme: il danno alla pelle è cumulativo e si paga negli anni successivi.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Il tanmaxxing è un trend virale su TikTok che spinge a cercare l’abbronzatura più intensa possibile. Spesso si rinuncia del tutto alla protezione solare.
- Il fenomeno è diffuso soprattutto tra i giovani della Gen Z. Molti si espongono al sole nelle ore di picco dei raggi UV, tra le 11 e le 16.
- I dermatologi avvertono che il danno cutaneo da UV è cumulativo. Aumenta il rischio di melanoma, fotoinvecchiamento precoce e macchie della pelle.
- Circolano anche falsi miti, come l’idea che la crema solare sia “tossica”. Anche la convinzione che una base di abbronzatura protegga dalle scottature è priva di fondamento.
- Gli esperti raccomandano una protezione solare ad ampio spettro con SPF 30 o superiore. Va riapplicata ogni due ore, insieme a cappello, occhiali e ombra nelle ore più calde.
Che cos’è il tanmaxxing e perché è diventato virale
Il termine nasce dall’unione di “tan”, abbronzatura in inglese, e del suffisso “-maxxing”. Lo stesso suffisso compare in altre tendenze recenti, come lo sleepmaxxing, l’ottimizzazione estrema del sonno. Il tanmaxxing indica la ricerca ossessiva della tintarella più scura possibile. L’obiettivo è raggiungerla nel minor tempo possibile. Su TikTok proliferano i profili dei cosiddetti “taninfluencer”. Pubblicano consigli su quando e come esporsi al sole per un colorito più intenso. Alcuni video rimandano ad app dedicate. Basta caricare una foto per ricevere indicazioni sugli orari di massima intensità dei raggi UV e sui tempi di esposizione consigliati. Alcuni video suggeriscono anche di annotare su un diario i minuti trascorsi al sole, come se si trattasse di un allenamento da ottimizzare.
Il trend riguarda soprattutto i giovani tra i 15 e i 29 anni. Per loro la tan line, la linea di demarcazione lasciata dal costume, è diventata un simbolo di bellezza estiva. Non è la prima moda pericolosa nata sui social. Negli anni scorsi era circolata anche la sunburn challenge. Invitava a esporsi al sole fino a ustionarsi, disegnando forme sulla pelle con le scottature. Il tanmaxxing segue la stessa logica di viralità. I contenuti più estremi generano più interazioni. Vengono premiati dagli algoritmi e raggiungono milioni di visualizzazioni, anche quando promuovono comportamenti rischiosi per la salute. Gli hashtag legati al fenomeno hanno totalizzato in poche settimane centinaia di milioni di visualizzazioni su TikTok, un segnale della velocità con cui certe tendenze estive riescono a diffondersi tra gli adolescenti.
I rischi per la pelle secondo i dermatologi
Danni cumulativi e fotoinvecchiamento precoce
Esporsi al sole senza protezione, anche solo per “provare” il trend, non è un rischio astratto. Lo spiega la dermatologa Ines Mordente a Fanpage.it. L’esposizione senza schermo solare aumenta il rischio di ustioni. Favorisce anche fotoinvecchiamento precoce, macchie cutanee e alterazioni del collagene. Secondo l’esperta, il problema più grande è che il danno è cumulativo. La pelle “ricorda” ogni esposizione. Ne paga le conseguenze anche a distanza di anni.
Le ore centrali della giornata, tra le 11 e le 16, sono le più rischiose. In questa fascia l’intensità dei raggi UVB è massima. Bastano pochi minuti per provocare danni biologici, soprattutto nei fototipi chiari. Nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio l’intensità è minore. Ma i raggi UVA restano presenti per tutto l’arco della giornata. Sono responsabili del fotoinvecchiamento e dei danni più profondi. Anche chi non si scotta facilmente, quindi, accumula un danno silenzioso nel tempo. Gli esperti parlano di un vero e proprio “debito cutaneo”, che si accumula esposizione dopo esposizione e si manifesta anche a distanza di decenni.
Il legame con il melanoma
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) fa capo all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Valuta le sostanze potenzialmente cancerogene per l’uomo. Le radiazioni ultraviolette sono classificate nel Gruppo 1, il livello più alto di rischio. Nello stesso gruppo rientrano il fumo di tabacco e l’amianto. La classificazione riguarda sia l’esposizione solare sia i lettini abbronzanti.
Il melanoma è il tumore della pelle più aggressivo. La sua incidenza in Italia è in crescita. Secondo le stime della Fondazione AIRC, nel 2024 sono state registrate quasi 13mila nuove diagnosi. La buona notizia riguarda la diagnosi precoce. Se individuato in tempo, il melanoma ha una sopravvivenza a 5 anni superiore all’85%. Da qui l’importanza, ricordano gli esperti, di non affidarsi a pratiche come il tanmaxxing. È altrettanto importante sottoporsi a controlli dermatologici periodici, soprattutto per chi ha la pelle chiara o numerosi nei.
Falsi miti social e regole per un’abbronzatura sicura
I falsi miti da sfatare
Sui social circolano anche video che definiscono la crema solare “tossica”. Alcuni la descrivono come “nemica della vitamina D”. Si tratta di contenuti ancora minoritari, ma potenzialmente pericolosi. Uno studio pubblicato su Plos Digital Health ha evidenziato un motivo preciso: questi video vengono premiati dagli algoritmi. Generano più like, commenti e condivisioni della media. Nessuna di queste affermazioni ha però fondamento scientifico. In Europa tutti i filtri solari autorizzati vengono valutati da autorità regolatorie rigorose prima di arrivare sul mercato.
Un altro mito diffuso riguarda la cosiddetta “base di abbronzatura”. Molti credono che protegga da future scottature. Anche questa convinzione è falsa. Secondo un sondaggio 2026 dell’American Academy of Dermatology, oltre la metà delle persone crede ad almeno un mito sull’abbronzatura. Tra questi, l’idea che abbronzarsi senza scottarsi sia sicuro. Anche i rimedi “naturali”, come olio di cocco o succo di agrumi, non offrono protezione reale. Al contrario, possono favorire reazioni fototossiche sulla pelle esposta al sole.
Come proteggersi davvero
Le società scientifiche concordano su alcune regole di base. La protezione solare va scelta con un fattore SPF di almeno 30, meglio se 50. Deve avere protezione ad ampio spettro, cioè efficace contro i raggi UVA e UVB insieme. Va applicata circa 20-30 minuti prima dell’esposizione al sole. Va poi riapplicata ogni due ore. È necessario rimetterla anche dopo ogni bagno o sudorazione intensa.
Accanto alla crema, restano fondamentali altri accorgimenti. Un cappello a tesa larga protegge il viso e il collo. Gli occhiali da sole certificati difendono gli occhi dai raggi UV. Anche gli indumenti leggeri possono schermare i raggi solari. Nelle ore centrali della giornata la scelta più sicura resta l’ombra. Un’abbronzatura ottenuta gradualmente, con la pelle protetta, richiede più tempo. Ma evita il conto salato che il tanmaxxing rischia di presentare, anche molti anni dopo. Per i dermatologi resta la strada più sensata: meno spettacolare di un’abbronzatura record in pochi giorni, ma molto più sicura per la salute della pelle nel lungo periodo.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
Il tanmaxxing è un trend nato su TikTok che consiste nel cercare l’abbronzatura più intensa possibile nel minor tempo, spesso rinunciando alla protezione solare e seguendo app o consigli che indicano gli orari di massima esposizione ai raggi UV.
Sì. L’esposizione ripetuta ai raggi UV senza protezione provoca un danno cumulativo alla pelle che, nel tempo, aumenta il rischio di melanoma e di altri tumori cutanei, oltre a fotoinvecchiamento precoce e macchie della pelle.
No. È un falso mito diffuso sui social. In Europa tutti i filtri solari autorizzati vengono valutati da autorità scientifiche rigorose prima di essere messi in commercio e non esistono prove che siano dannosi per la salute.
No. È un altro mito smentito dagli esperti: la melanina prodotta da un’abbronzatura offre una protezione minima, paragonabile a un SPF molto basso, e non riduce in modo significativo il rischio di scottature o di danni da UV.
Le società scientifiche consigliano una crema ad ampio spettro con SPF 30 o superiore, da applicare 20-30 minuti prima dell’esposizione e riapplicare ogni due ore, insieme a cappello, occhiali da sole e ombra nelle ore centrali della giornata.
Per approfondire
Un’altra sfida social pericolosa legata all’esposizione al sole, diffusa tra gli adolescenti. Leggi l’articolo
Come riconoscere i segnali sulla pelle e scegliere la protezione solare giusta prima dell’estate. Leggi l’articolo
Una guida completa su prevenzione, mappatura dei nei, diagnosi e terapie del melanoma. Leggi l’articolo
Fonti
La posizione ufficiale dell’American Academy of Dermatology sull’importanza della protezione solare. Leggi la fonte
La classificazione delle radiazioni UV come cancerogene di Gruppo 1 secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro. Leggi la fonte
La guida di Fondazione AIRC su fototipi, scelta della protezione solare e regole per l’esposizione sicura. Leggi la fonte
L’intervista alla dermatologa Ines Mordente sui rischi concreti del tanmaxxing e su come abbronzarsi in sicurezza. Leggi la fonte





