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Sicurezza prima di tutto: come scegliere trattamenti estetici davvero consapevoli – intervista alla dott.ssa Alessia Nava

Sicurezza nella medicina estetica

La sicurezza nella medicina estetica non è uno slogan: è un insieme di standard clinici, regole etiche e buone pratiche che riducono i rischi e sostengono risultati naturali e duraturi. In questo approfondimento – costruito a partire dall’intervista alla dott.ssa Alessia Nava, le cui parole riportiamo integralmente tra virgolette – mettiamo ordine ai punti chiave: quanto conta la sicurezza, come gestire le aspettative (anche nell’era di filtri e AI), perché fotografare i risultati e in che senso i prodotti sono temporanei. Il tutto con riferimenti a fonti autorevoli e suggerimenti pratici utili al paziente.

Quanto è importante la sicurezza nella medicina estetica?

Assolutamente è la cosa più importante; ricordiamoci che stiamo parlando di medicina estetica, non stiamo parlando solo di estetica, di trattamenti degli estetisti (non voglio offendere la categoria), però hanno dei rischi ovviamente limitati a quella che è la loro categoria.
Quando parliamo invece di medicina estetica, stiamo parlando dell’ambito della medicina;  quindi come tutte le terapie, i farmaci hanno dei pro, ma hanno purtroppo anche dei contro che giustamente il medico con la sua figura sa gestire, deve gestire e deve anche cercare, con la sua professionalità, di evitare.”

La medicina estetica è… medicina

La medicina estetica impiega farmaci, dispositivi medici e procedure che richiedono anamesi, consenso informato, protocolli di asepsi e gestione delle complicanze. La norma europea EN 16844 (Aesthetic medicine services – Non-surgical medical treatments) definisce requisiti di qualità e sicurezza: competenze del professionista, idoneità della struttura, tracciabilità dei prodotti, gestione del rischio e corretta informazione del paziente. Questi standard aiutano a ridurre complicanze e a promuovere livelli omogenei di sicurezza nei diversi Paesi UE.

Dispositivi, prodotti, struttura: gli “ingredienti” della sicurezza

Scegliere prodotti certificati, ambienti idonei e medici qualificati non è “un di più”: è parte del risk management. Per esempio, i filler all’acido ialuronico (HA) hanno un buon profilo di sicurezza ma non sono esenti da eventi avversi; per questo i fornitori seri adottano procedure documentate e tengono pronti i farmaci d’emergenza (come la ialuronidasi, quando indicata). Linee guida e documenti regolatori internazionali (es. FDA e società scientifiche dermatologiche) richiamano l’attenzione sui rischi rari ma gravi – per esempio l’occlusione vascolare – e sull’importanza di informare correttamente il paziente.

Per un taglio divulgativo sulla sicurezza dei trattamenti, su DossierSalute leggi anche Le nuove tecnologie e i nuovi approcci in medicina estetica.

Quando bisogna fermarsi per non intaccare l’armonia del viso?

“Purtroppo, essendo appunto nell’ambito della medicina estetica, a volte la professionalità del medico viene messa un po’ in discussione dalle richieste dei pazienti e, purtroppo spesso, attraverso i social e le foto ritoccate, Photoshop e tutto, si creano nei pazienti idee e aspettative un po’ impossibili, …dismorfie.
Quindi la figura del medico è centrale anche in questo caso, per indirizzare il paziente verso la soluzione più idonea al suo viso, alla sua personalità e al trattamento.”

Armonia prima del volume: ruolo clinico del “no”

Un piano estetico di qualità tutela proporzioni e naturalezza del volto. Linee guida professionali (es. Royal College of Surgeons e GMC) sottolineano che il medico deve rifiutare richieste non idonee o rischiose e impostare la decisione su un percorso di consenso in due tempi con un cooling-off period (tempo di riflessione) – spesso almeno due settimane – per proteggere il paziente da scelte impulsive e favorire aspettative realistiche.

Attese irrealistiche e “dismorfismo”: perché riconoscerlo

Tra chi chiede procedure estetiche la prevalenza del Body Dysmorphic Disorder (BDD) è significativamente più alta che nella popolazione generale: meta-analisi su migliaia di pazienti stimano valori intorno al 18-20%. Per questo lo screening dei segnali di BDD e la gestione delle aspettative sono passaggi etici e clinici fondamentali prima di qualunque trattamento-

Perché documentare con foto? I prodotti sono temporanei?

È facile abituarsi, l’occhio si abitua facilmente alla nuova condizione, non ci si ricorda come si era prima. Le foto, infatti, sono fondamentali anche per questo motivo: per capire il cambiamento che c’è stato, se poi si deve continuare o se bisogna aspettare.
Perché i prodotti di medicina estetica sono sempre prodotti provvisori, temporanei, che si riassorbono al 100%. Questa è la differenza principale con la chirurgia plastica: quando si fa un intervento di chirurgia plastica è definitivo, quando si fa un intervento di medicina estetica è temporaneo; quindi, quando il prodotto si riassorbe è giusto ripetere il trattamento. Non prima, sennò andiamo appunto a sfociare in risultati poco naturali.

Fotografia clinica: memoria, misurazione, trasparenza

Le fotografie cliniche prima/dopo sono strumenti di audit e monitoraggio della risposta al trattamento; supportano decisioni condivise (“proseguire o attendere?”) e migliorano la trasparenza del percorso. In dermatologia e medicina estetica, le pubblicazioni recenti enfatizzano qualità, consenso, privacy e sicurezza dei dati nelle immagini cliniche.

Privacy e consenso sulle immagini

In Italia, il Garante per la Protezione dei Dati Personali richiede estrema attenzione all’uso di immagini cliniche: senza specifico consenso, la pubblicazione (es. sui social) è sanzionabile; la gestione delle immagini nel dossier sanitario segue regole chiare di liceità, minimizzazione e sicurezza. Anche le società scientifiche britanniche (BAD) forniscono indicazioni pratiche su consenso, conservazione sicura e anonimizzazione delle fotografie cliniche.

“Temporaneità” dei prodotti: cosa significa davvero

Molti prodotti iniettivi in uso ambulatoriale sono riassorbibili. Per esempio, i filler all’acido ialuronico hanno una durata media di 4-12 mesi (variabile per area, prodotto, stile di vita), mentre altre classi (es. calcio idrossiapatite, PLLA) possono durare più a lungo; soluzioni permanenti esistono ma non sono l’opzione di prima scelta per motivi di sicurezza. In ogni caso, la decisione di ripetere un trattamento va presa alla scomparsa del beneficio, non prima: è una buona pratica che tutela naturalità ed evita accumuli inestetici.

Social, filtri ed intelligenza artificiale hanno cambiato la percezione di sé? Come si gestisce in prima visita?

Assolutamente sì… soprattutto anche con l’utilizzo dei filtri. Adesso abbiamo l’intelligenza artificiale, quindi non c’è più la percezione reale di come si è, ma di come si vorrebbe essere.
È importante, appunto, durante la prima visita valutare il paziente, spiegare i limiti dei trattamenti, i risultati fattibili, spiegare quello che è giusto per il paziente senza stravolgere il viso.
È fondamentale il rapporto con il paziente; soprattutto è fondamentale parlare, parlare, parlare. I pazienti spesso arrivano con personaggi famosi, foto trovate su Instagram, foto purtroppo fatte di prima e dopo taroccati di altri colleghi e di figure purtroppo anche non di colleghi.
È molto importante spiegare, parlare, raccontare e supportare il paziente in quello che è un percorso di medicina estetica, perché non è mai soltanto il trattamento, il filler, il botox: è un percorso che quindi richiede un accompagnamento del paziente prima, durante e dopo.

Filtri e AI: come cambiano aspettative e richieste

L’uso di filtri e applicazioni di fotoritocco/AI è associato a maggiore insoddisfazione corporea e talvolta a desiderio elevato di procedure estetiche. Revisioni recenti e studi su larga scala mostrano che immagini “ottimizzate” possono spostare la percezione di normalità e stimolare richieste anatomicamente irrealistiche. Per questo la prima visita deve riportare il focus su obiettivi raggiungibili e sui limiti biologici.

La prima visita strutturata

Una prima visita ben condotta include:

  • anamnesi e valutazione dello stato generale/dermatologico;
  • chiarimento di obiettivi realistici e alternative;
  • informazione su benefici/limiti/rischi;
  • talvolta screening di aspetti psicologici (quando opportuno);
  • consenso in due tempi con tempo di riflessione (cooling-off), come raccomandato da standard professionali europei e britannici. Questi passaggi riducono over-treatment e migliorano la soddisfazione a medio termine.

Le capita di dire di no?

Spesso mi capita di dire di no, anzi forse quando dico di no il paziente apprezza di più, perché capisce la professionalità e la figura del medico. Chi dice sempre sì poi perde un po’ di credibilità.

Il valore clinico (ed etico) del “no”

Rifiutare un trattamento inappropriato è un atto di cura. Le Professional Standards for Cosmetic Surgery indicano chiaramente che il professionista deve anteporre sicurezza e proporzionalità, evitando trattamenti spinti dal solo desiderio del paziente quando non supportati da indicazione clinica o quando il rapporto rischio/beneficio è sfavorevole. Un “no” motivato rafforza la fiducia e tutela l’armonia del volto.

Gestire complicanze: perché serve formazione specifica

Anche quando si dice “sì”, la sicurezza impone piani di prevenzione e gestione delle complicanze (dalle reazioni locali ai rari eventi vascolari). Documenti evidence-based dell’ASDS e dell’ACE Group offrono raccomandazioni operative, compreso l’uso tempestivo della ialuronidasi in caso di sospetta occlusione vascolare da filler HA. Queste linee guida sono una rete di protezione ulteriore per pazienti e operatori.

Per approfondire

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Fonti degli approfondimenti

  1. EN 16844 – Aesthetic medicine services (Non-surgical medical treatments): requisiti europei di qualità e sicurezza. (Webstore ANSI)
  2. Royal College of Surgeons (UK)Professional Standards for Cosmetic Surgery: consenso in due tempi e cooling-off period. (rcseng.ac.uk)
  3. FDADermal Filler Do’s and Don’ts: rischi rari ma seri (occlusioni vascolari, ecc.). (U.S. Food and Drug Administration)
  4. AADFillers: FAQs: durata tipica dei filler e differenze tra materiali. (Accademia Americana di Dermatologia)
  5. Mironica A., 2024 (PMC)Social Media Influence on Body Image and Cosmetic Intent: effetti di social/filtri su percezione e richiesta di trattamenti. (PMC)

foto:freepik

Dott.ssa Alesssia Nava, medico estetico –   approfondimenti a cura di  Lavinia Giganti, redazione

FAQ

La formazione del medico, il rispetto degli standard (es. EN 16844), l’uso di prodotti certificati, ambienti idonei e un consenso informato chiaro e completo.

No: i più utilizzati (a base di acido ialuronico) sono riassorbibili e durano in media 4–12 mesi, in base ad area e formulazione.

Perché ha il dovere di tutelare sicurezza e armonia. Le linee guida professionali raccomandano di rifiutare indicazioni inappropriate e prevedono un tempo di riflessione prima del consenso definitivo.

Non “obbligatorie” per legge in ogni procedura, ma fortemente raccomandate per documentare esiti, condividere decisioni e fare follow-up; vanno scattate e conservate con consenso e rispetto della privacy.

Sì, la letteratura mostra associazioni con insoddisfazione corporea e attese irrealistiche: per questo la prima visita serve anche a riallineare gli obiettivi ai limiti realistici.

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