Il mal di schiena è tra i disturbi più diffusi nella popolazione italiana, eppure non sempre chi ne soffre sa distinguere tra un fastidio passeggero e una vera patologia strutturale della colonna vertebrale. Scoliosi, cifoscoliosi e sbilancio sagittale sono condizioni che possono evolvere silenziosamente nel tempo, compromettere la qualità della vita e richiedere interventi sempre più complessi se non diagnosticate per tempo.
A fare chiarezza su questi temi è il dottor Vito Lavanga, specialista in ortopedia della colonna vertebrale. In questa intervista esclusiva, il medico risponde con precisione clinica e linguaggio accessibile alle domande più importanti che i pazienti si pongono ogni giorno: dai campanelli d’allarme alle terapie che «funzionano davvero», fino ai criteri che guidano la decisione chirurgica.
Quali sono i campanelli d’allarme del mal di schiena e della scoliosi?
La prima domanda che molti pazienti portano in ambulatorio riguarda proprio questo: come capire se il proprio mal di schiena è normale oppure il segnale di qualcosa di più grave. Il dottor Lavanga parte subito da una distinzione fondamentale.
«Bisogna fare subito un distinguo tra le patologie più frequenti all’interno della popolazione», spiega lo specialista. «Il mal di schiena è una situazione parafisiologica, ovvero che accompagna tantissime persone. La deformità, invece, è una condizione particolare che configura una patologia che si chiama scoliosi.»
La differenza è sostanziale: il dolore comune non implica necessariamente una deformità strutturale, ma una scoliosi non riconosciuta può progredire per anni prima di diventare invalidante. Ecco perché riconoscere i segnali precoci è il primo passo.
«La scoliosi è tale quando i metameri – cioè le vertebre – si ruotano su loro stesse e possono creare delle deformità», precisa il dottor Lavanga. «Le deformità che saltano subito all’occhio, che possono essere notate anche da un parente, sono la presenza di un gibbo.»
Il gibbo dorsale produce un’asimmetria visibile delle spalle o delle coste, apprezzabile soprattutto con il test di Adams: il paziente si flette in avanti e si osserva se un lato della schiena sporge rispetto all’altro. «Quando si vede che una spalla o le coste sono diverse rispetto alle controlaterali, ecco che si configura una deformità», conferma lo specialista. «Questa situazione non è normale e deve essere tenuta sotto controllo.»
Che cosa funziona davvero nel trattamento della deformità dell’adulto?
Non tutte le deformità spinali richiedono un intervento chirurgico immediato. Per molti pazienti adulti – spesso tra i 30 e i 40 anni, quando i sintomi cominciano a manifestarsi con maggiore intensità – esistono percorsi terapeutici conservativi efficaci.
«La terapia antinfiammatoria associata a una buona fisioterapia è una cosa che funziona», afferma con chiarezza il dottor Lavanga. «Dipende quanto dura questa situazione, perché anche in una cifoscoliosi ci possono essere sintomi episodici oppure sintomi che continuano e sono difficilmente gestibili.»
Quando la fisioterapia da sola non basta, entrano in gioco tecniche più mirate. Tra queste spicca una procedura minimamente invasiva particolarmente efficace per il dolore cronico resistente.
«Si possono utilizzare fisioterapie e terapie mirate come le radiofrequenze pulsate», spiega lo specialista, «che vanno a trattare i nervi delle vertebre maggiormente danneggiate.»
Il limite delle terapie conservative emerge però nei casi più avanzati: «Quando queste situazioni diventano quotidiane e sono resistenti a tutte le terapie conservative, oppioidi e quant’altro, dobbiamo pensare a fare qualcosa di più», conclude il medico su questo punto.
Quando bisogna prendere in considerazione una chirurgia correttiva?
La decisione di operare è il momento più delicato del percorso clinico. Il dottor Lavanga è molto preciso nell’indicare i criteri che guidano questa valutazione, sottolineando come non si tratti mai di una scelta affrettata.
«La chirurgia correttiva va presa in considerazione con molta attenzione», premette lo specialista. «Bisogna studiare l’evolutività della curva sia per i giovani che per gli adulti. Bisogna vedere se ci sono sintomi che non sono reversibili, come per esempio la claudicatio spinalis.»
La claudicatio spinalis è una condizione in cui il restringimento del canale vertebrale o la compressione di un forame neurale genera dolore, debolezza o formicolio agli arti inferiori durante la deambulazione – sintomi che non regrediscono con le terapie conservative.
Altrettanto determinante è lo sbilancio sagittale, una condizione che il dottor Lavanga descrive con un’immagine molto efficace: «Il fatto che la schiena vada avanti crea dolori enormi per il paziente e il paziente si accartoccia su se stesso. Questo sbilancio è una patologia importante, assimilabile al cuore.»
Per pianificare correttamente un eventuale intervento, la diagnostica per immagini deve essere eseguita in modo specifico.
«Bisogna valutare una bella lastra in piedi, una lastra laterale – non in tre pezzi, ma unica – per valutare tutte le curvature della schiena nel suo complesso», indica il medico. «Fare i conti e, se valutato correttamente insieme al paziente, si possono utilizzare le viti transpeduncolari che permettono di correggere nei tre piani dello spazio la rotazione.»
Chirurgia mini-invasiva e viti transpeduncolari: come funziona la tecnica preferita dal dottor Lavanga
Una volta confermata l’indicazione chirurgica, la scelta della tecnica operatoria diventa fondamentale. Il dottor Lavanga descrive con passione l’approccio che predilige, sottolineandone i vantaggi concreti per il paziente.
«La tecnica che preferisco è una tecnica mini-invasiva che prevede di fare dei piccoli taglietti nella cute e di risparmiare il muscolo», spiega lo specialista. «Questo permette di correggere completamente le deformità della colonna, rispettando i tessuti e riducendo i tempi di recupero.»
Preservare la muscolatura paravertebrale profonda ha un impatto enorme sulla ripresa post-operatoria: meno dolore, minor rischio di complicazioni e una qualità della vita post-chirurgica nettamente superiore rispetto agli approcci tradizionali.
Il confronto con la tecnica classica è esplicito: «Tempo fa – e ancora adesso è in auge – l’utilizzo dell’artrodesi aperta, che è sicuramente il gold standard per questa situazione. Ma anche la chirurgia mini-invasiva può correggere completamente le deformità della colonna», afferma il medico.
La scelta tra i due approcci dipende dall’entità della deformità, dall’età del paziente, dalle sue condizioni generali e dal grado di sbilancio sagittale. Nei casi più complessi, l’artrodesi aperta rimane il riferimento assoluto; nelle situazioni in cui le condizioni lo permettono, la mini-invasività offre risultati equivalenti con rischi inferiori.
Indipendentemente dalla tecnica scelta, la pianificazione preoperatoria accurata e la condivisione delle decisioni con il paziente sono, per il dottor Lavanga, passaggi irrinunciabili.
Dalla scoliosi giovanile alla cifoscoliosi: come cambia la deformità nel tempo
Uno degli aspetti più importanti che emerge dall’intervista riguarda l’evoluzione naturale della scoliosi nel corso della vita. Comprendere questa progressione aiuta i pazienti a capire perché il monitoraggio nel tempo non è opzionale, ma essenziale.
«Sappiamo benissimo che la scoliosi è una cosa che procede nel corso della vita e peggiora», avverte il dottor Lavanga. «Quando viene scoperta in giovane età può essere gestita con dei corsetti e con della ginnastica posturale.»
Con il passare degli anni, tuttavia, la situazione si complica. La scoliosi tende a combinarsi con la cifosi – la curvatura in avanti della colonna toracica – generando la cifoscoliosi, una condizione più grave che proietta progressivamente il busto e la testa verso l’avanti.
«Quando si diventa un po’ più grandi», spiega lo specialista, «può crearsi la cifoscoliosi, quindi la deformità che peggiora e fa portare la testa in avanti.»
I sintomi tipici che compaiono negli adulti tra i 30 e i 40 anni includono:
- Lombalgia cronica (lombalgia) persistente, spesso resistente ai comuni antidolorifici
- Irradiazione del dolore agli arti inferiori, indicativa di compressione radicolare
- Difficoltà nel mantenere la postura eretta per periodi prolungati
- Riduzione progressiva dell’altezza, segno di cedimento vertebrale o accentuazione delle curvature
Riconoscere questi segnali per tempo – e affidarsi a uno specialista prima che la deformità diventi invalidante – è la strategia più efficace per preservare la qualità della vita.
Dove trovare il dottor vito lavanga: contatti e struttura
Il dottor Vito Lavanga esercita presso un poliambulatorio dedicato esclusivamente all’ortopedia della colonna vertebrale, situato in via Le Rimembranze 43 a Lainate, in provincia di Milano. La specializzazione esclusiva della struttura rappresenta un valore aggiunto significativo: strumentazioni, protocolli e personale sono interamente ottimizzati per la patologia spinale.
«Mi trovate tranquillamente sul mio sito internet www.vitolavanga.it, e ho un grossissimo poliambulatorio che fa solo ortopedia della colonna».
Prenotare una consulenza specialistica è il primo passo per chiunque voglia valutare la propria condizione con un professionista esperto e ricevere un piano terapeutico personalizzato, che sia conservativo o chirurgico.
Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo
Dr. Vito Lavanga – con approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, redazione
FAQ
Sì: la scoliosi è una condizione progressiva. Senza monitoraggio e trattamento adeguato, la deformità può aggravarsi significativamente nel tempo, soprattutto dopo i 30-40 anni.
No. Le cause del dolore lombare cronico sono molteplici – protrusioni discali, artrosi, contratture muscolari – e solo la visita specialistica con indagini strumentali può escludere o confermare una deformità strutturale.
Il paziente si flette in avanti a busto dritto: se una spalla o le coste risultano asimmetriche rispetto al lato opposto, può essere presente una scoliosi. È un test semplice e può essere eseguito anche dai genitori per monitorare i figli.
La chirurgia è indicata in presenza di claudicatio spinalis, deficit muscolari, canale vertebrale stenotico o sbilancio sagittale grave che non risponde alle terapie conservative.
Sono una tecnica interventistica minimamente invasiva che agisce sui nervi vertebrali per modulare la trasmissione del dolore cronico, indicata quando la fisioterapia tradizionale non è sufficiente.
Per approfondire
Fonti
La scoliosi non è “solo” una schiena un po’ storta. È una deformità tridimensionale della colonna che può evolvere con la crescita e, se ignorata, lasciare segni fisici e psicologici profondi. https://www.dossiersalute.com/scoliosi-test-adams-prevenzione-cure/
Il mal di schiena è un sintomo “ombrello” che può nascondere squilibri posturali poco evidenti. Tra questi, la dismetria degli arti inferiori (una differenza di lunghezza tra le gambe) può alterare l’assetto del bacino e indurre curve compensatorie della colonna con dolore persistente. https://www.dossiersalute.com/dismetria-arti-mal-di-schiena-plantari-allungamento/
Parliamo dell’importanza della riabilitazione ortopedica nella riabilitazione delle patologie ortopediche. E’ un elemento fondamentale nel trattamento delle patologie che colpiscono il sistema muscolo-scheletrico. https://www.dossiersalute.com/importanza-della-riabilitazione-nel-trattamento-delle-patologie-ortopediche/
Principale organizzazione scientifica internazionale dedicata allo studio e al trattamento della scoliosi e delle deformità spinali. Pubblica linee guida cliniche e ricerche peer-reviewed.
Portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica italiana: offre dati aggiornati sulla prevalenza del mal di schiena e delle patologie muscoloscheletriche nella popolazione.
Rivista scientifica internazionale di riferimento per la ricerca sulla colonna vertebrale: pubblica studi clinici su chirurgia spinale, terapie conservative e tecniche innovative.
Associazione scientifica che raggruppa gli specialisti ortopedici italiani e pubblica aggiornamenti su procedure chirurgiche, protocolli riabilitativi e formazione continua.
Database biomedico della National Library of Medicine statunitense: raccoglie milioni di articoli scientifici peer-reviewed su tutte le patologie, inclusa la chirurgia della colonna vertebrale.





