Dossier Salute

Allarme scabbia all’ospedale di Settimo Torinese (Torino): cosa è successo, rischi reali e linee guida scientifiche per prevenzione e cura

scabbia

Il 20–22 agosto 2025 a Settimo Torinese (Torino, Piemonte) è stato disposto l’isolamento precauzionale del reparto CAVS (continuità a valenza sanitaria) dell’ospedale di via Santa Cristina dopo la conferma di due casi di scabbia: una OSS e una paziente anziana. Secondo quanto riportato da La Stampa (allarme scabbia all’ospedale di Settimo), il reparto (circa 80 pazienti fragili) è stato posto in “quarantena”, avviando profilassi per personale e degenti e sanificazione degli ambienti. Notizie convergenti sono state diffuse anche da Rai TGR Piemonte (scabbia all’ospedale di Settimo Torinese) e Sky TG24 (reparto in quarantena, due casi confermati).

Perché parlarne: tra notizia locale e salute pubblica

L’episodio piemontese non indica un’emergenza generalizzata, ma ricorda che la scabbia è una parassitosi cutanea in grado di generare focolai in contesti di vicinanza prolungata (ospedali, RSA, comunità). In Italia la scabbia non è a notifica obbligatoria come singolo caso, ma i focolai vanno segnalati secondo le norme sanitarie (DM 15/12/1990). Questa cornice regolatoria è importante per gestire con prontezza episodi come quello di Settimo Torinese. (Decreto Ministeriale 15 dicembre 1990).

Che cos’è la scabbia (definizione e agente eziologico)

La scabbia è un’infestazione della pelle causata dall’acaro Sarcoptes scabiei var. hominis, che scava cunicoli nello strato corneo dove depone le uova. L’infestazione induce una risposta immunitaria con prurito intenso, spesso peggiore di notte, e lesioni papulose con possibili solchi (burrows). Queste caratteristiche sono descritte nei fogli informativi dell’OMS (scabbia – scheda OMS) e nei contenuti CDC (sintomi di scabbia).

L’acaro Sarcoptes scabiei: ciclo e sopravvivenza

L’acaro adulto sopravvive pochi giorni fuori dal corpo umano e si trasmette soprattutto con contatto cutaneo prolungato. Il periodo d’incubazione nei soggetti mai esposti può durare 4–6 settimane, mentre nelle re-infestazioni i sintomi compaiono in tempi più brevi.

Trasmissione: perché i focolai avvengono in ospedale o RSA

In ambienti sanitari o comunità chiuse, l’esposizione ripetuta e il contatto ravvicinato (assistenza alla persona, movimentazioni, cambio biancheria) aumentano la probabilità di trasmissione. L’ECDC spiega che la diffusione è facilitata dalla densità abitativa e che la gestione di casi e contatti è fondamentale per interrompere la catena di contagio (scheda ECDC su scabies).

Sintomi, quadri clinici e diagnosi

I segni tipici: prurito notturno e solchi

La triade classica comprende prurito intenso (soprattutto notturno), papule/vescicole pruriginose e cunicoli visibili in sedi tipiche: spazi interdigitali, polsi, ascelle, regione ombelicale, areola mammaria e genitali. Queste caratteristiche sono dettagliate nei materiali CDC e OMS (“Symptoms of Scabies”; “Scabies – WHO”).

Scabbia crostosa (norvegese): quando preoccuparsi

Nelle persone immunodepresse, molto anziane o con ridotta capacità di auto-toeletta, può emergere la scabbia crostosa: carica parassitaria elevatissima, croste estese e contagiosità marcata. Richiede approcci combinati (terapia sistemica + topica) e isolamento contumaciale.

Come si fa la diagnosi: clinica, dermoscopia e conferme

La diagnosi è clinica (sedi tipiche + prurito notturno + contatti) e può essere perfezionata con dermoscopia (segno del “triangolo scuro”), raschiato cutaneo o nastro adesivo per evidenziare acari/uova. Le indicazioni di gestione dei casi/contatti negli ambienti collettivi sono riportate dall’ECDC (prevenzione e controllo della scabbia).

Terapia basata su prove: permetrina 5%, ivermectina e strategie combinate

La terapia della scabbia è efficace se farmaco + procedura sono eseguiti correttamente e se si trattano tutti i contatti contemporaneamente.

Permetrina 5% (topica): prima scelta

Le linee guida internazionali considerano la permetrina 5% un trattamento di prima linea. Si applica su tutto il corpo (dal collo in giù negli adulti; includendo cuoio capelluto in bimbi/anziani) e si lascia agire 8–12 ore prima del risciacquo; ripetere dopo 7 giorni. Il CDC dettaglia le modalità d’uso e le controindicazioni specifiche (“Clinical Care of Scabies” – CDC). L’ECDC e la società scientifica dermatologica SIDeMaST ricordano che tempi di contatto inadeguati riducono l’efficacia; in contesti difficili si può estendere l’esposizione alle 12 ore.

Ivermectina (orale): quando e come

La ivermectina orale (circa 200 µg/kg per 2 dosi a giorno 0 e 7) è alternativa o aggiunta alla permetrina, utile in scabbia crostosa, focolai in comunità o quando l’applicazione topica è difficoltosa. L’OMS nel 2025 ha ribadito l’uso della ivermectina per scabbia severa e, in alternativa, nei casi in cui la terapia topica non sia praticabile (scheda informativa prequalificazione – ivermectina). Il CDC e l’ECDC presentano i regimi raccomandati e le cautele in gravidanza e bambini piccoli.

Casi refrattari o focolai estesi: terapia combinata

Quando la risposta è parziale (scarsa aderenza, tempi di contatto brevi, reinfestazione), società scientifiche europee propongono combinazioni (es. ivermectina + permetrina a giorno 0 e 7) o ivermectina + benzoato di benzile secondo protocolli strutturati.

Trattare tutti i contatti e gestire il post-terapia

Regola d’oro: trattare conviventi, partner e contatti stretti in simultanea per evitare ping-pong di reinfestazione. Il prurito post-scabietico può persistere 2–4 settimane anche dopo eradicazione degli acari (reazione infiammatoria), gestibile con emollienti, antistaminici o corticosteroidi topici di breve durata.

Controllo dei focolai in ospedali, RSA e comunità (cosa fare in pratica)

Cohorting, DPI e igiene delle mani

In presenza di casi confermati in reparti come quello di Settimo Torinese, le misure chiave sono cohorting/isolamento da contatto, uso appropriato di DPI, pulizia e sanificazione delle superfici e formazione del personale. Le buone pratiche di igiene delle mani riducono la trasmissione crociata: vedi l’articolo di Dossier Salute sulla prevenzione delle infezioni associate all’assistenza (IAS), con focus su igiene delle mani e sanificazione (prevenzione e gestione delle IAS). Le indicazioni di sanità pubblica per scabbia in comunità sono disponibili presso l’ECDC (prevenzione e controllo).

Biancheria, vestiti e materiali

Indumenti, lenzuola e asciugamani usati nelle 72 ore precedenti devono essere lavati >60 °C (o a ciclo caldo) e/o sigillati in sacchi chiusi per 72 ore se il lavaggio non è possibile. Queste misure, insieme a aspirazione e detersione ambientale, riducono il rischio di persistenza occasionale in fomiti.

Notifica dei focolai e ruolo dei Dipartimenti di Prevenzione

In Italia, la gestione di cluster di scabbia richiede collaborazione tra direzioni sanitarie e Dipartimenti di Prevenzione per l’inchiesta epidemiologica, la profilassi dei contatti e la comunicazione del rischio. Le basi normative di riferimento comprendono il DM 15/12/1990 che include la scabbia tra le condizioni per cui, in caso di focolaio, è prevista segnalazione entro 24 ore alla ASL.

Cosa sappiamo del caso di Settimo Torinese (riassunto verificato)

  • Data: conferme giornalistiche tra 20 e 22 agosto 2025.
  • Casi: 2 (una OSS e una paziente anziana).
  • Struttura coinvolta: reparto CAVS (circa 80 pazienti fragili) dell’ospedale di Settimo Torinese.
  • Misure adottate: quarantena del reparto, profilassi topica (es. permetrina) per operatori, trattamento antiparassitario a cadenza settimanale per i degenti, sanificazione.
    Fonti: La Stampa (articolo), Rai TGR Piemonte (servizio) e Sky TG24 (approfondimento). (La Stampa, RaiNews, Sky TG24)

Epidemiologia: cosa ci dicono i dati e perché non allarmarsi

La scabbia è globale ed è stata classificata tra le malattie tropicali neglette dall’OMS, con forte impatto qualitativo (prurito, sonno, sovrainfezioni), ma non è una patologia pericolosa di per sé se trattata correttamente. (OMS – fact sheet). In Italia, i focolai si osservano soprattutto in famiglia e, in minor misura, in ospedale, come riportato da documenti di sorveglianza epidemiologica nazionali (ISS/Epicentro).

Cosa fare se sei un contatto o sei stato nel reparto del CAVS di Settimo

Errori comuni da evitare

  • Sospendere la terapia troppo presto o non ripetere la seconda applicazione/dose.
  • Non trattare i contatti: principale causa di reinfestazione.
  • Confondere il prurito post-terapia con “terapia inefficace”: può durare 2–4 settimane anche a guarigione avvenuta.

Focus: perché a Torino e nel Piemonte serve attenzione mirata

Il caso del CAVS di Settimo Torinese inserisce la scabbia nella lista di eventi gestibili con protocolli standard: identificazione rapida, terapia adeguata, coordinamento con ASL TO4, formazione del personale e comunicazione ai familiari. In aree ad alta densità di RSA/strutture di lungodegenza dell’area metropolitana di Torino, investire su screening attivo dei contatti, check-list per la biancheria e audit sull’igiene delle mani (vedi prevenzione IAS) è strategico per ridurre il rischio di cluster. Le testate locali hanno sottolineato l’attivazione tempestiva delle misure a Settimo

Checklist pratica per strutture sanitarie e socio-sanitarie

  1. Identificazione immediata dei casi sospetti (prurito notturno + lesioni tipiche + contatto).
  2. Isolamento/Coorte dei casi e Piano DPI per operatori.
  3. Trattamento con permetrina 5% (8–12h, seconda applicazione a 7 gg) e/o ivermectina (0 e 7 gg) secondo indicazioni cliniche. (CDC – clinical care; OMS – ivermectina).
  4. Trattamento simultaneo dei contatti (familiari/coinquilini/operatori di turno).
  5. Gestione biancheria e materiali (lavaggi >60 °C/sigillatura 72 h).
  6. Sanificazione e audit su igiene delle mani (approfondimento IAS).
  7. Notifica del focolaio alla ASL secondo normativa (DM 15/12/1990). (CDC, extranet.who.int, Dossier Salute, EpiCentro)

Domande chiave dai cittadini di Settimo e area metropolitana di Torino

Conclusioni

L’allarme scabbia del CAVS di Settimo Torinese è stato gestito con rapidità attraverso quarantena del reparto, profilassi e sanificazione, come riportato dalla stampa locale. La scabbia in ambito sanitario richiede protocolli rigorosi ma consolidati: diagnosi precoce, terapia corretta (topica e/o sistemica), trattamento dei contatti, gestione biancheria e notifica dei focolai. Rimanere informati con fonti autorevoli (OMS, ECDC, ISS, CDC) e promuovere una cultura di igiene e prevenzione nelle strutture del territorio torinese è la chiave per contenere episodi simili e proteggere i pazienti più fragili.

Per approfondire

Se vuoi approfondire i temi di prevenzione, igiene e controllo dei focolai nelle strutture sanitarie, su Dossier Salute trovi articoli aggiornati e pratici. Ecco alcuni contenuti utili:

 

Fonti 

    1. OMS – Scabbia (scheda).
    2. ECDC – Scabies: prevention and control.
    3. CDC – Clinical care of scabies.
    4. Epicentro ISS – DM 15/12/1990 (notifica focolai).
    5. SIDeMaST – Scabbia non responsiva: fallimenti terapeutici e raccomandazioni.

Foto: freepik

La Redazione – Lavinia Giganti

FAQ

È curabile; il rischio principale è la diffusione se non si trattano casi e contatti con regimi corretti e simultanei.

Il prurito post-scabietico può durare 2–4 settimane: non indica necessariamente fallimento terapeutico.

Basta gestire biancheria/indumenti usati nelle 72 h precedenti (lavaggi >60 °C o sigillatura), più normale pulizia delle superfici.

Sì, secondo indicazione medica; nei più piccoli può essere coinvolto anche il cuoio capelluto.

In genere si preferiscono topici (es. permetrina 5%); la ivermectina va valutata caso per caso con lo specialista.

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