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Rizartrosi: cos’è, come si cura e perché le infiltrazioni ecoguidate cambiano tutto – intervista alla Dott.ssa Elisa Silvestre

artrosi dell’articolazione trapezio-metacarpale alla base del pollice

 

⚡ Risposta rapida

La rizartrosi è l’artrosi dell’articolazione trapezio-metacarpale alla base del pollice. La cartilagine degenera, crea attrito a ogni movimento e produce dolore, perdita di forza e – negli stadi avanzati – deformazione visibile della mano. Colpisce il 25% delle donne in postmenopausa. Il trattamento conservativo si basa su infiltrazioni intra-articolari ecoguidate: cortisone (antinfiammatorio immediato), acido ialuronico (lubrificante), collagene (rigenerativo nelle fasi iniziali). La durata del beneficio varia da settimane a mesi. Fisioterapia e tutori completano il percorso. La chirurgia è l’ultima opzione.

 

Girare una chiave. Chiudere una zip. Aprire un barattolo. Gesti automatici che per chi soffre di rizartrosi diventano fonte di dolore ad ogni tentativo.

La Dott.ssa Elisa Silvestre, anestesista e terapista del dolore, spiega cos’è la rizartrosi, perché è diversa da un trauma comune, quali sono i trattamenti disponibili oggi e come le infiltrazioni ecoguidate con acido ialuronico e collagene stanno cambiando la gestione di questa patologia.

 

Rizartrosi: cos’è, come si manifesta e la differenza con un trauma

La rizartrosi è l’artrosi dell’articolazione trapezio-metacarpale della mano (CMC1), la base del pollice. La cartilagine che riveste i capi ossei si consuma progressivamente, generando attrito a ogni movimento. La prevalenza radiografica varia dal 45% al 60% della popolazione adulta; quella clinica è doppia nelle donne rispetto agli uomini, colpendo il 25% delle donne in postmenopausa.

“La rizartrosi è l’artrosi che colpisce la base dell’articolazione del pollice, il nostro dito di opposizione, quello che ci permette i movimenti fini della mano. La cartilagine degenera, si consuma e crea attrito a ogni movimento, e questo provoca dolore. Il primo sintomo è il dolore per movimenti semplici: aprire un barattolo, chiudere una zip, allacciarsi un bottone. Insieme al dolore vi è una perdita di forza. Nelle fasi più avanzate si rende visibile la deformazione dell’articolazione. L’artrosi invece è un costante attrito, un ingranaggio che lavora male. A volte si infiamma e ha più dolore. Più l’artrosi si infiamma più creerà artrosi.”

La distinzione tra rizartrosi e dolore da trauma è clinicamente rilevante. Il trauma produce un’infiammazione acuta con funzione protettiva: il dolore segnala di non muovere l’articolazione lesionata e si risolve in giorni o settimane. L’artrosi invece è cronica e progressiva: il dolore non segnala un danno recente ma riflette l’attrito costante di superfici cartilaginee deteriorate che, se trascurate, si infiammano sempre più spesso accelerando la degenerazione.

Questo circolo vizioso – attrito → infiammazione → più danno → più dolore – è la ragione per cui la Dott.ssa Silvestre sottolinea la necessità di trattare la rizartrosi: aspettare non la risolve, la peggiora.

Approfondimento

Lo studio pubblicato su PMC (PMC11355929, MDPI, agosto 2024) ha valutato 29 pazienti con rizartrosi trattati con cinque iniezioni settimanali di acido ialuronico intra-articolare. La prevalenza della rizartrosi radiografica varia dal 45% al 60% e la prevalenza clinica è doppia nelle donne rispetto agli uomini. I sintomi principali: dolore localizzato alla base del pollice, rigidità, perdita del range di movimento e significativa compromissione della funzione della mano intera.

Fonte scientifica: Effect of Intra-Articular Injections of Hyaluronic Acid for TMOA (PMC11355929, 2024) – pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC11355929

 

La revisione sistematica pubblicata su PMC (PMC11962971, marzo 2025, MEDLINE/Embase/WoS/Cochrane, 17 studi, 1.166 pollici) conferma che la rizartrosi è altamente debilitante e affronta le opzioni terapeutiche conservative e chirurgiche. Le infiltrazioni intra-articolari (cortisone, acido ialuronico, PRP) sono alternative valide alla chirurgia tradizionale nelle fasi iniziali e intermedie.

Fonte scientifica: Surgical Techniques and Joint Injections for Basal Thumb OA: Systematic Review (PMC11962971, 2025) – pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC11962971

 

Infiltrazioni ecoguidate: cortisone, acido ialuronico e collagene – quando usare quale

Le infiltrazioni intra-articolari ecoguidate è la tecnica di somministrazione di farmaci o sostanze bioattive direttamente all’interno della piccola articolazione CMC1, con guida ecografica in tempo reale. La visione ecografica garantisce precisione millimetrica nell’ago, riduce il dolore della procedura e aumenta l’efficacia del trattamento rispetto all’infiltrazione cieca.

“L’infiltrazione è un trattamento conservativo che ci permette di togliere l’infiammazione e il dolore andando a posizionare i farmaci antinfiammatori proprio lì dove sta il problema, all’interno di questa piccolissima articolazione con l’ecografia. Spesso all’inizio si usa il cortisone, che in maniera veloce toglie l’infiammazione. Il prodotto principe per la lubrificazione è l’acido ialuronico: aiuta non solo a diminuire il dolore ma a migliorare la funzione dell’articolazione. Poi c’è il collagene, in cui credo molto: è una via di mezzo tra l’antinfiammatorio e l’acido ialuronico. Fornisce alla cartilagine materiale per rigenerarsi. Quando l’articolazione ha ancora un po’ di cartilagine, possiamo puntare su questo trattamento.”

La scelta tra cortisone, acido ialuronico e collagene è guidata dallo stadio della rizartrosi e dall’obiettivo del trattamento. Il cortisone agisce rapidamente sull’infiammazione acuta ma non modifica la struttura cartilaginea. L’acido ialuronico migliora la lubrificazione articolare e riduce il dolore nel medio termine. Il collagene, approccio più recente, mira a supportare la rigenerazione cartilaginea residua: ha senso nelle fasi iniziali, quando c’è ancora tessuto da preservare.

La guida ecografica trasforma la tecnica infiltrativa: una piccola articolazione come la CMC1 è difficile da raggiungere con precisione senza imaging. L’ecografia mostra l’ago in tempo reale, permette di evitare strutture vascolari e nervose, e garantisce che il farmaco venga depositato esattamente dove serve.

Approfondimento

Lo studio su 29 pazienti con rizartrosi (PMC11355929) ha valutato cinque iniezioni settimanali di acido ialuronico con follow-up a 1, 3, 6 e 12 mesi. Risultato: riduzione significativa del dolore spontaneo e provocato, miglioramento della disabilità misurata con quick-DASH e SF-12. Nessun evento avverso sistemico grave. Il beneficio si mantiene fino a 12 mesi dalla fine del ciclo di iniezioni.

Fonte scientifica: Hyaluronic Acid Injections for TMOA: 1-Year Follow-Up (PMC11355929) – pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC11355929

 

Lo studio comparativo ecoguidato pubblicato su PMC (PMC6531173) ha confrontato acido ialuronico da solo vs. acido ialuronico + ketorolac su 74 pazienti con artrosi CMC1. I pazienti trattati con la combinazione hanno ottenuto un sollievo dal dolore più rapido nelle prime settimane. In entrambi i gruppi i punteggi DASH e VNS sono migliorati significativamente a 1, 3 e 6 mesi. L’ecoguidanza ha garantito precisione e sicurezza nell’infiltrazione di questa piccola articolazione.

Fonte scientifica: US-Guided Intra-Articular HA ± Ketorolac for CMC Thumb OA (PMC6531173) – pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC6531173

 

Quanto durano i benefici e perché fisioterapia e tutori sono indispensabili

Il percorso integrato per la rizartrosi è la combinazione di infiltrazioni intra-articolari, fisioterapia e utilizzo di tutori (ortesi). Nessuno di questi tre elementi è sufficiente da solo: l’infiltrazione riduce il dolore, la fisioterapia mantiene la mobilità e rinforza la muscolatura, il tutore scarica l’articolazione durante le attività quotidiane che la sollecitano di più.

“La durata nell’artrosi delle infiltrazioni è molto personale: dipende dal grado della patologia e dal tipo di farmaci utilizzati. Va da alcune settimane a diversi mesi nelle fasi iniziali. L’infiltrazione non è curativa e quindi l’artrosi rimane e nel tempo si farà sentire nuovamente. Per allontanare il più possibile la ripresa del dolore e il temuto intervento chirurgico, vanno associati fisioterapia – esercizi che aiutano a mantenere la motilità – e utilizzo di tutori per proteggere l’articolazione durante i movimenti quotidiani.”

La fisioterapia nella rizartrosi non mira a “guarire” la cartilagine, ma a mantenere il range di movimento, rinforzare i muscoli intrinseci della mano che supportano l’articolazione e rieducare i pattern di movimento per ridurre il sovraccarico sulla CMC1. Esercizi specifici per la mobilità del pollice, stretching e rinforzo progressivo rallentano la progressione della disabilità.

I tutori (ortesi pollice-mano) vengono indossati durante le attività che provocano maggior dolore: cucinare, aprire barattoli, scrivere, guidare. Scaricano meccanicamente l’articolazione CMC1 durante il movimento, riducono l’attrito e diminuiscono il rischio di episodi infiammatori. Esistono tutori rigidi (per protezione massima) e semirigidi (per uso durante le attività con meno limitazione della motilità).

Approfondimento

La revisione sistematica su iniezioni di PRP nella rizartrosi pubblicata su PMC (PMC11872445, 2025, Medline/Embase/Cochrane) ha valutato la sicurezza ed efficacia delle iniezioni di PRP come alternativa emergente. I risultati mostrano riduzione statisticamente significativa del dolore (n=98) e miglioramento della forza di pinch. Nessun evento avverso grave. Gli autori identificano PRP come opzione promettente da confrontare in RCT con cortisone, acido ialuronico e collagene.

Fonte scientifica: PRP Injections in Basal Thumb Osteoarthritis: Safety and Efficacy (PMC11872445, 2025) – pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC11872445

 

La revisione sistematica (PMC11962971, 2025, 17 studi, 1.166 pollici) conferma che le infiltrazioni intra-articolari sono alternative valide alla chirurgia nelle fasi iniziali e intermedie della rizartrosi. I dati mostrano una variabilità negli outcome a lungo termine che sottolinea la necessità di personalizzare il trattamento. Fisioterapia e ortesi sono indicate come complementi irrinunciabili per prolungare i benefici delle infiltrazioni.

Fonte scientifica: Comparison of Surgical and Injection Interventions for CMC Thumb OA (PMC11962971, 2025) – pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC11962971

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

Intervista alla Dott.ssa Elisa Silvestre, anestesista e terapista del dolore  approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista

FAQ

La rizartrosi è l’artrosi dell’articolazione alla base del pollice (trapezio-metacarpale, CMC1). La cartilagine si consuma, crea attrito e produce dolore a ogni movimento fine della mano: aprire un barattolo, chiudere una zip, allacciarsi un bottone. I primi sintomi sono dolore localizzato alla base del pollice, riduzione della forza di presa e di pinch. Negli stadi avanzati può comparire una deformazione visibile dell’articolazione.

Il dolore da trauma è acuto, ha funzione protettiva e si risolve in giorni o settimane. La rizartrosi è cronica e progressiva: riflette l’attrito costante di superfici cartilaginee deteriorate. Il rischio è il circolo vizioso: più l’artrosi si infiamma, più danna la cartilagine e più l’infiammazione tende a ripresentarsi. Trattare tempestivamente riduce la velocità di progressione.

Le opzioni principali sono tre. Il cortisone: antinfiammatorio rapido, riduce il dolore acuto in giorni ma non modifica la struttura cartilaginea. L’acido ialuronico: lubrificante articolare, migliora la funzione e riduce il dolore nel medio-lungo termine. Il collagene: approccio più recente con effetto rigenerativo sulla cartilagine residua, indicato nelle fasi iniziali. La scelta dipende dallo stadio e dagli obiettivi del trattamento.

Perché la CMC1 è una piccola articolazione profonda, difficile da raggiungere con precisione senza imaging. La guida ecografica in tempo reale mostra l’ago mentre avanza, garantisce che il farmaco venga depositato esattamente nell’articolazione, riduce il dolore della procedura e minimizza il rischio di lesionare strutture vascolari o nervose circostanti. La precisione migliora l’efficacia del trattamento.

La durata è variabile e molto personale: da alcune settimane fino a diversi mesi nelle fasi iniziali. Le infiltrazioni non sono curative: l’artrosi rimane e nel tempo il dolore si ripresenta. Per allontanare il più possibile la ripresa e la chirurgia, le infiltrazioni vanno combinate con fisioterapia (per mantenere motilità e forza) e tutori (per scaricare l’articolazione durante le attività quotidiane).

Per approfondire

Fonti

L’artrosi è una patologia degenerativa cronica che colpisce le articolazioni, causando dolore, rigidità e riduzione della mobilità articolare.  https://www.dossiersalute.com/magnetoterapia-artrosi-dolore-articolare/

La gonartrosi, o artrosi del ginocchio, rappresenta una delle principali cause di dolore e limitazione funzionale nelle persone adulte, soprattutto a partire dalla mezza età. https://www.dossiersalute.com/terapie-rigenerative-per-la-gonartrosi-le-infiltrazioni-di-cellule-stromali/

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11355929/ Studio su 29 pazienti con 5 iniezioni HA settimanali. Follow-up a 1–3–6–12 mesi. Riduzione significativa dolore spontaneo e provocato. Miglioramento quick-DASH e SF-12. Nessun evento avverso sistemico grave. Beneficio fino a 12 mesi.

PMC – Safety and Efficacy of PRP Injections in Basal Thumb OA: Systematic Review and Meta-Analysis. PMC11872445 (2025). – https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11872445/ Revisione sistematica + meta-analisi (Medline/Embase/Cochrane): riduzione significativa dolore (n=98) e forza pinch con PRP. Nessun evento avverso grave. Opzione promettente emergente da confrontare in RCT con cortisone, HA, collagene.

Cureus – Corticosteroid vs Hyaluronic Acid Injections for Thumb Basal Joint OA: Systematic Review. Novembre 2025. – https://assets.cureus.com/uploads/review_article/pdf/400586/20251115-47950-2ojft2.pdf Revisione sistematica (novembre 2025): confronto CSI vs. HAI per dolore a 6 mesi nella rizartrosi. Framework PICO. Cortisone: effetto più rapido. HA: effetto più duraturo. Personalizzazione in base allo stadio e agli obiettivi del paziente.

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