Per chi ha rimandato il dentista per anni, telefonare e fissare una prima visita può sembrare un gesto piccolo ma rappresenta spesso il passaggio più difficile. La riabilitazione dentale non è solo una sequenza di cure: richiede diagnosi, ascolto, pianificazione, gestione dell’ansia, una scelta condivisa tra alternative e un rapporto che continui anche dopo l’intervento.
Ne abbiamo parlato con il dottor Piero Lazzari, odontoiatra e autore del libro Il sorriso ritrovato, dedicato al percorso che definisce “rinascita dentale”. L’espressione racconta un approccio centrato sulla persona: recuperare funzione ed estetica, ma anche accompagnare il paziente che arriva con paura, vergogna o sfiducia verso una nuova relazione con la propria salute orale.
Risposta rapida
La rinascita dentale comincia quando il paziente decide di chiedere aiuto. La prima visita deve unire ascolto delle paure e delle aspettative, esame clinico, radiografie e valutazione delle alternative. Nelle riabilitazioni complesse l’intervento può essere programmato, in molti casi, a circa quattro o cinque settimane dalla visita iniziale; la sedazione cosciente può aiutare le persone ansiose, ma richiede valutazione, personale formato, monitoraggio e indicazioni precise. Una riabilitazione ampia non implica automaticamente l’estrazione dei denti o l’uso di impianti: se alcuni denti sono stabili e recuperabili, possono essere conservati.
In breve
- Il primo passo può essere semplicemente telefonare e prenotare una visita: la paura va riconosciuta, non giudicata.
- La prima valutazione comprende ascolto, esame clinico, radiografie e definizione di ciò che il paziente desidera migliorare.
- Un piano riabilitativo serio espone prognosi, alternative, tempi, costi, rischi e necessità di mantenimento.
- La sedazione cosciente riduce ansia e stress in pazienti selezionati, ma non sostituisce anestesia locale, diagnosi e assistenza qualificata.
- Una grande riabilitazione può riguardare denti mancanti, ma anche denti molto usurati che sono ancora stabili e mantenibili.
- Il risultato dipende anche dai controlli, dall’igiene domiciliare, dalla gestione del bruxismo e dalla collaborazione nel tempo.
Quando comincia davvero la “rinascita dentale”?
«La rinascita inizia quando il paziente trova il coraggio di alzare il telefono per prenotare una prima visita. In quel momento il primo passo è stato fatto, e secondo me è quello più importante: i successivi diventano più facili da affrontare.» — dott. Piero Lazzari
La frase intercetta un aspetto spesso trascurato: molte persone non arrivano dal dentista soltanto perché hanno una carie o un dente mancante. Possono portare con sé anni di paura, esperienze negative, vergogna per l’aspetto della bocca, difficoltà economiche o il timore di sentirsi rimproverate. Il rinvio non è sempre disinteresse per la salute; a volte è una strategia per evitare un’emozione percepita come ingestibile.
Chiamare lo studio non risolve da solo il problema clinico, ma rompe l’evitamento. È il momento in cui il paziente torna a considerare possibile un cambiamento. Per questo la prima risposta dello studio è già parte della cura: informazioni chiare, tempi realistici e un’accoglienza non giudicante possono ridurre la distanza tra la paura e la visita.
L’espressione rinascita dentale, usata dal dottor Lazzari e al centro del suo libro, va intesa come il nome di un percorso professionale e umano, non come una tecnica scientifica autonoma o una garanzia di risultato. La scelta della terapia deve restare legata alla diagnosi, alla prognosi dei denti, alla salute generale e alle preferenze della persona.
Perché l’ascolto è una parte clinica della prima visita?
«Durante la prima visita mi concentro non solo sugli aspetti clinici, ma soprattutto su quelli emotivi che hanno portato il paziente a rimandare così tanto. Cerco di capire le sue aspettative, le difficoltà e ciò che lo ha tenuto lontano dal dentista.» — dott. Piero Lazzari
Ascoltare non significa sostituire la diagnosi con una conversazione motivazionale. Significa raccogliere informazioni che cambiano il modo di proporre e realizzare la cura. Un paziente che teme l’ago può avere bisogno di spiegazioni progressive; chi ha avuto dolore durante una seduta può richiedere una diversa strategia anestesiologica; chi si vergogna dei denti può temere soprattutto il giudizio e non l’intervento in sé.
La comunicazione centrata sulla persona permette di chiarire che cosa è prioritario: mangiare senza dolore, parlare meglio, migliorare il sorriso, tornare a una vita sociale, affrontare un’infezione o evitare che la situazione peggiori. Questi obiettivi non sono equivalenti e possono portare a piani diversi. Un percorso che non considera la priorità del paziente rischia di essere tecnicamente corretto ma difficile da accettare o da mantenere.
Le evidenze sulla gestione dell’ansia mostrano che la relazione con il team può essere affiancata da interventi non farmacologici. Una meta-analisi del 2023 su 11 studi randomizzati relativi all’estrazione dentale ha rilevato una riduzione dell’ansia con musica rilassante e realtà virtuale, ma ha anche sottolineato che i risultati riguardano un contesto specifico e non possono essere trasferiti automaticamente a ogni riabilitazione complessa. La comunicazione, quindi, non è un “extra” estetico: è una componente da personalizzare insieme alle altre misure.
Quali domande dovrebbe poter fare il paziente?
Il paziente dovrebbe poter chiedere quale problema è stato individuato, quali denti sono recuperabili, che cosa accadrebbe senza trattamento e quali alternative esistono. È utile domandare quali fasi sono indispensabili, quali opzionali, quanto può durare ogni fase, che cosa è incluso nel preventivo e quali controlli saranno necessari.
Anche esprimere paura, vergogna o dubbi economici è legittimo. Una risposta professionale non deve ridicolizzare la preoccupazione né trasformare l’urgenza emotiva in pressione commerciale. La decisione può richiedere più di un incontro, un secondo parere o una fase di preparazione prima della chirurgia.
Che cosa succede durante la prima visita?
«Durante la prima visita valutiamo la situazione clinica con l’esame e le radiografie, ma mi concentro in modo particolare sull’ascolto. Voglio capire qual è il desiderio del paziente e che cosa vorrebbe migliorare.» — dott. Piero Lazzari
La visita inizia dalla storia clinica e odontoiatrica: dolore, sanguinamento, sensibilità, difficoltà a masticare o parlare, denti persi, vecchie protesi, bruxismo, fumo, farmaci e patologie generali. Seguono l’esame dei denti e delle gengive, la valutazione dell’occlusione, della funzione muscolare e delle articolazioni temporo-mandibolari quando necessario.
Le radiografie aiutano a vedere ciò che non è osservabile direttamente: carie profonde, infezioni, perdita ossea, radici, denti inclusi, rapporti anatomici e condizioni degli impianti già presenti. In base al caso possono essere richiesti esami tridimensionali, fotografie, impronte digitali o altri accertamenti. Non ogni paziente necessita dello stesso numero di esami: la diagnostica deve rispondere a una domanda clinica e non diventare un passaggio automatico.
La fase diagnostica serve anche a distinguere un problema risolvibile conservando i denti da una situazione in cui la prognosi è compromessa. Un dente molto usurato non è necessariamente da estrarre; un dente apparentemente presente può invece essere non recuperabile se l’infezione o la perdita di supporto sono avanzate. La decisione dipende da struttura residua, parodonto, carico, igiene, abitudini e possibilità di mantenimento.
Perché la pianificazione richiede tempo?
«Dal giorno della prima visita al giorno dell’intervento, nella maggior parte delle grosse riabilitazioni implantari, passano circa quattro o cinque settimane. In questo periodo si raccolgono informazioni e si prepara il percorso.» — dott. Piero Lazzari
Quattro o cinque settimane non sono un tempo universale né una promessa valida per ogni caso. Rappresentano la tempistica riferita dal professionista per molte riabilitazioni complesse, quando servono esami, progettazione, confronto con il laboratorio, eventuale preparazione dei tessuti e organizzazione della sedazione. Alcuni pazienti possono essere pronti prima; altri richiedono trattamenti preliminari più lunghi.
La progettazione deve considerare la funzione oltre all’immagine finale. Il piano può comprendere terapia parodontale, cure conservative, endodonzia, estrazioni selettive, provvisori, rigenerazione ossea, protesi tradizionali o impianti. Stabilire in anticipo l’ordine delle fasi riduce sorprese e permette al paziente di sapere come sarà la transizione tra una condizione e l’altra.
Un preventivo trasparente dovrebbe distinguere ciò che è necessario per la salute da ciò che riguarda il risultato estetico, indicare le alternative e chiarire che la prognosi può cambiare se emergono nuove informazioni. La medicina non è un progetto edilizio con esito matematicamente garantito: un piano ben costruito riduce l’incertezza, ma non elimina la variabilità biologica.
Come funziona la sedazione cosciente dal punto di vista del paziente?
La sedazione cosciente è una modalità per ridurre ansia e stress durante alcune procedure. Il paziente resta in uno stato di coscienza sufficiente a rispondere agli stimoli e seguire le indicazioni, ma può percepire la seduta come più tollerabile e ricordarla in modo attenuato. Non equivale all’anestesia generale e non elimina automaticamente ogni sensazione: l’anestesia locale e il controllo del dolore restano parte del piano.
Prima di proporla servono anamnesi, valutazione dei farmaci e delle patologie, definizione della tecnica, spiegazione dei rischi e consenso informato. La procedura deve essere svolta da personale formato, con monitoraggio adeguato, attrezzatura per la gestione delle emergenze e un periodo di recupero. Le istruzioni dopo la sedazione possono includere accompagnamento, limitazioni alla guida e attenzione a farmaci o attività: vanno seguite esattamente secondo il protocollo del team.
Le linee guida dell’American Dental Association aggiornate nel 2025 distinguono livelli di sedazione e sottolineano che formazione, valutazione preoperatoria, monitoraggio e capacità di soccorso devono essere proporzionati alla profondità della sedazione e alla complessità della procedura. Il termine “cosciente” non significa quindi “senza regole” né “priva di rischi”.
La sedazione risolve la paura del dentista?
Può facilitare una seduta, ma non cancella la causa della paura. Alcuni pazienti hanno bisogno di un percorso graduale con visite brevi, segnali concordati per fermarsi, spiegazioni, tecniche di respirazione e supporto psicologico. Altri possono beneficiare della sedazione per affrontare un intervento che altrimenti rimanderebbero.
La scelta deve essere individualizzata. Una sedazione eccessiva o proposta senza una valutazione adeguata può aumentare i rischi e non costruisce necessariamente fiducia. Il risultato migliore è spesso l’integrazione di relazione, controllo del dolore, ambiente organizzato e tecnica farmacologica quando indicata.
Una grande riabilitazione dentale significa sempre mettere impianti?
«Una grossa riabilitazione non significa necessariamente utilizzare impianti. Ci sono pazienti con denti completamente usurati e abrasi che, allo stesso tempo, sono stabili, mantenibili e recuperabili. Anche quella è una riabilitazione importante, ma non prevede impianti dentali.» — dott. Piero Lazzari
La distinzione è fondamentale. Riabilitazione dentale descrive un percorso per recuperare funzione, comfort, estetica e stabilità della bocca; l’implantologia è una delle possibili tecniche, indicata quando mancano denti o quando un elemento non è recuperabile. Se un dente naturale ha una prognosi favorevole, conservarlo può essere preferibile all’estrazione, purché il paziente possa mantenerlo con igiene e controlli.
Denti usurati possono richiedere ricostruzioni, corone, faccette o altre soluzioni protesiche, ma la scelta dipende da quantità di tessuto sano, occlusione, bruxismo, salute gengivale e aspettative. L’usura non va confusa con una semplice esigenza estetica: può modificare altezza, masticazione, sensibilità e carico sulle articolazioni. Al tempo stesso, non ogni dente consumato richiede una riabilitazione estesa.
Per i pazienti completamente edentuli, il consenso ITI del 2023 riporta miglioramenti importanti negli esiti riferiti dai pazienti e nella funzione orale con protesi supportate da impianti rispetto alle protesi complete convenzionali in diverse situazioni. Il documento sottolinea però che la scelta dipende da diagnosi, pianificazione, condizioni anatomiche, capacità di mantenimento e preferenze. Il beneficio descritto negli studi non significa che ogni paziente debba ricevere lo stesso numero di impianti o lo stesso tipo di protesi.
Quali sono i limiti e gli impegni dell’implantologia?
Un impianto non è un dente naturale e non è “a vita” per definizione. Richiede igiene, controlli, gestione dei tessuti e monitoraggio dell’occlusione. Fumo, parodontite non controllata, diabete non compensato, bruxismo e scarsa collaborazione possono aumentare le difficoltà. La protesi può scheggiarsi, allentarsi o richiedere manutenzione anche quando l’impianto è integrato nell’osso.
Il paziente dovrebbe chiedere chi seguirà la fase protesica, con quale frequenza saranno eseguiti i richiami e quali costi sono previsti per eventuali riparazioni. La qualità della riabilitazione si misura anche nella capacità di mantenere il risultato, non solo nella giornata dell’intervento.
Perché il rapporto continua dopo l’intervento?
«Il rapporto tra paziente e gruppo che lo segue continua anche dopo la chirurgia. Vediamo persone che arrivano terrorizzate e terminano la cura con il sorriso e con un nuovo slancio. Se manca l’aspetto umano, tutto questo viene meno.» — dott. Piero Lazzari
Il dopo-cura è il momento in cui il paziente impara a gestire il nuovo equilibrio della bocca. Servono istruzioni per l’igiene, controlli dei tessuti, regolazioni della protesi, protezione notturna se indicata, attenzione al bruxismo e monitoraggio di eventuali sintomi. Un percorso di mantenimento può intercettare un’infiammazione peri-implantare o un problema protesico prima che diventi più difficile da trattare.
La continuità ha anche una dimensione emotiva. Chi ha rimandato per paura può vivere ogni controllo come una possibile ricaduta nell’ansia. Riconoscere i progressi, spiegare ciò che si sta osservando e concordare il passo successivo aiuta a trasformare la cura in un’abitudine sostenibile. Il paziente non dovrebbe sentirsi seguito soltanto fino al pagamento o alla consegna dei denti.
Come capire se un percorso di riabilitazione è ben progettato?
Un progetto affidabile non si riconosce soltanto dal risultato mostrato nelle fotografie. Deve partire da una diagnosi documentata, spiegare la prognosi dei denti presenti, indicare perché una tecnica è indicata e quali alternative esistono. Deve inoltre chiarire tempi, fasi provvisorie, sedazione, rischi, manutenzione e gestione delle complicanze.
Prima di accettare una riabilitazione estesa è ragionevole chiedere una copia del piano, delle radiografie e del preventivo dettagliato, oltre a un tempo sufficiente per decidere. Un secondo parere può essere utile quando il trattamento è irreversibile, molto costoso o comporta numerose estrazioni. Chiedere non significa diffidare del professionista: significa partecipare alla decisione.
Il paziente dovrebbe diffidare delle promesse assolute, dei tempi identici per tutti e dell’idea che esista una sola soluzione. Anche il linguaggio conta: “sorriso nuovo” può essere un obiettivo, ma la terapia deve essere descritta con termini clinici comprensibili e verificabili.
In sintesi
La rinascita dentale non comincia dalla poltrona chirurgica, ma dal momento in cui il paziente decide di chiedere aiuto. Ascolto, diagnosi, radiografie, pianificazione e consenso trasformano una paura indistinta in un percorso comprensibile. La sedazione cosciente può rendere più affrontabili alcune procedure, ma richiede standard di sicurezza. Una riabilitazione complessa non coincide automaticamente con l’implantologia: denti stabili e recuperabili vanno valutati e, quando possibile, conservati. Il risultato resta efficace solo se prosegue con igiene, controlli e un rapporto di cura nel tempo.
Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo
Intervista al Dott. Piero Lazzari, odontoiatra specializzato in implantologia e grandi riabilitazioni orali con approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista della redazione
FAQ
No. Comprende anamnesi, ascolto di paure e aspettative, esame clinico e, quando indicato, radiografie o altri esami. Serve a definire problemi, priorità, prognosi e alternative prima di parlare della terapia.
Per molte riabilitazioni complesse il dottor Lazzari indica circa quattro o cinque settimane, necessarie per diagnosi, progettazione, laboratorio e organizzazione della sedazione. La tempistica reale dipende dal caso e dalle eventuali cure preliminari.
No. È una tecnica diversa, che riduce ansia e stress mantenendo un livello di coscienza sufficiente a rispondere. Deve essere eseguita da personale formato, con valutazione, monitoraggio, gestione delle emergenze e istruzioni per il recupero.
No. Può riguardare denti mancanti, ma anche denti molto usurati che sono ancora stabili e recuperabili. L’implantologia viene valutata quando un elemento non è recuperabile o quando serve sostituire denti assenti.
No. Richiedono igiene quotidiana, controlli periodici, manutenzione della protesi e gestione dei fattori di rischio, come parodontite, fumo, bruxismo e diabete non controllato.
Per approfondire
Fonti
Scopriamo gli impianti osseointegrati secondo Branemark: una soluzione avanzata e affidabile per il ripristino dentale duraturo. https://www.dossiersalute.com/impianti-osseointegrati-branemark-innovazione-in-odontoiatria/
La rigenerazione ossea in odontoiatria è diventata una pratica essenziale per il ripristino delle strutture ossee mancanti o compromesse. https://www.dossiersalute.com/rigenerazione-ossea-in-odontoiatria-tecniche-avanzate-per-il-successo-degli-impianti-dentali/
Il carico immediato in odontoiatria è un concetto che ha rivoluzionato il campo del ripristino dentale. https://www.dossiersalute.com/carico-immediato-in-odontoiatria-ripristino-istantaneo-dei-denti-persi/
Tac tomografie tridimensionali, scanner intraorali, chirurgia guidata al computer e protesi stampate in 3D https://www.dossiersalute.com/implantologia-avanzata-carico-immediato-chirurgia-guidata/
Negli ultimi anni, la chirurgia implantare ha conosciuto una vera e propria rivoluzione. https://www.dossiersalute.com/implantologia-zigomatica-sorriso/
aggiornamento 2025. Indicazioni su livelli di sedazione, valutazione preoperatoria, formazione, monitoraggio, gestione delle emergenze e recupero del paziente. Link diretto alle linee guida ADA
Clinical Oral Implants Research, 2023. Consensus internazionale basato su revisioni sistematiche sugli esiti riferiti dai pazienti, sulla funzione orale e sul mantenimento dei tessuti dopo riabilitazioni supportate da impianti. Link diretto alla fonte scientifica
BMC Oral Health, 2023. Meta-analisi di 11 studi randomizzati sugli interventi non farmacologici per ridurre l’ansia odontoiatrica; i risultati sono riferiti soprattutto alle estrazioni e vanno interpretati nel relativo contesto. Link diretto alla fonte scientifica





