Dossier Salute

Profiloplastica medica: acido ialuronico, biostimolatori e canula per un profilo naturale (senza bisturi) – Intervista al Dr. Donato Riccardi

PROFILOPLASTICA RICCARDI

Negli ultimi anni il termine profiloplastica è entrato nel linguaggio comune di chi si occupa di medicina estetica. A differenza di un tempo, quando l’idea di correggere il profilo del viso rimandava quasi automaticamente alla chirurgia, oggi la richiesta si orienta su soluzioni mininvasive, rapide nel recupero e capaci di rispettare fisionomia e stile personale. Lo conferma con chiarezza il dottor Riccardi, chirurgo estetico a Napoli, che mette subito un punto fermo: “Prima di tutto io mi occupo di profiloplastica medica. La profiloplastica medica è un insieme di trattamenti mininvasivi riguardanti la medicina estetica rigenerativa, volti a migliorare l’aspetto soprattutto dal punto di vista di profilo.”

L’attenzione alla naturalità e alla possibilità di tornare subito alle proprie attività è diventata decisiva. Non si inseguono più “maschere”, ma equilibri: si osserva il viso di tre quarti, si ragiona sul rapporto tra naso, zigomo, labbra, mento e linea mandibolare, e si lavora su quegli elementi che, anche con micro-ritocchi, cambiano la percezione d’insieme. È qui che la profiloplastica medica trova il suo terreno ideale.

Cos’è (e cosa non è) la profiloplastica medica

La profiloplastica è una strategia di armonizzazione del profilo, non il “nome” di un singolo trattamento. Significa combinare correttamente materiali, strumenti e piani di iniezione per ottenere un risultato tridimensionale ma discreto. Il dottor Riccardi lo spiega con semplicità: “La profiloplastica si avvale dell’uso e canula per veicolare acido ialuronico, idrossiapatite di calcio, acido polilattico.”

La canula – smussa e flessibile – consente, in mani esperte, un’azione più controllata e generalmente più confortevole rispetto all’ago in alcune aree, con il vantaggio di ridurre il numero di accessi cutanei. I materiali citati hanno razionali differenti: l’acido ialuronico modella e idrata, l’idrossiapatite di calcio ha un effetto di sostegno e biostimolazione, l’acido polilattico è un biostimolatore che lavora progressivamente sulla neocollagenesi. La scelta dipende dallo spessore dei tessuti, dal progetto estetico, dai tempi attesi e dalla storia del paziente.

È utile distinguere questa impostazione dalla profiloplastica chirurgica, che, come ricorda il dottore, “si avvale dell’utilizzo dei bisturi, di un’anestesia generale o a volte loco-regionale e dei tempi di recupero e di ricovero ospedaliero… Ecco perché oggigiorno viene sempre più richiesta la profiloplastica medica: permette al paziente di socializzare subito dopo.” Non è un confronto “contro” la chirurgia: ci sono indicazioni per entrambe; ma per una larga fascia di persone la via medica offre margini di miglioramento notevoli con downtime minimo.

Le aree più richieste: femminile e maschile, obiettivi diversi, stesso principio

Le richieste cambiano a seconda del sesso e dell’età, ma il principio guida resta il medesimo: valorizzare la geometria del volto. “Se parliamo dal punto di vista femminile i trattamenti più richiesti sono tutto ciò che lifta il volto, quindi la regione zigomatica, la regione mentoniera, il rinofiller e – come dice il dottore con un lapsus che tradisce la quotidianità della pratica – il ‘filerragua’ inteso come rimodellamento labiale,” cioè, un lavoro calibrato sul volume e sul contorno delle labbra per inserirle in un profilo coerente.

“Dal punto di vista maschile le richieste più ricercate sono soprattutto mascolinizzare sempre più il volto, quindi andare a trattare il duon mandibolare, la regione mandibolare, il mento e il naso.” La linea mandibolare netta, un mento più presente e un dorso nasale regolare intensificano i tratti considerati “maschili” senza irrigidire l’espressione.

In entrambi i casi la parola chiave è equilibrio: “Noi andiamo a migliorare ciò che crea squilibrio in un profilo mantenendo ovviamente l’identità della paziente e ovviamente senza andare a cambiare i propri tratti.” L’obiettivo è “far scomparire” il trattamento agli occhi di chi guarda: non si deve indovinare che cosa sia stato fatto, ma percepire che “qualcosa sta meglio”.

Il progetto di profiloplastica: diagnosi, obiettivi, materiali

La diagnosi “a tre angoli”

Una profiloplastica ben eseguita parte da una diagnosi che osserva il viso frontale, di tre quarti e di profilo. Le asimmetrie non si leggono mai da un solo punto di vista. Il naso può sembrare importante frontalmente e risultare equilibrato di profilo, oppure il contrario. La zona zigomatica sostiene la palpebra inferiore e modula l’ombra della valle delle lacrime; il mento decide il rapporto naso-labbra; la mandibola incornicia l’insieme.

La scelta del materiale

Nel rinofiller il gel di acido ialuronico a medio-alta coesività consente di disegnare ponti, colmare piccole depressioni e sollevare la punta, sempre in condizioni di sicurezza e su casi selezionati. Nella linea mandibolare si lavora con gel strutturati o con idrossiapatite di calcio per definire il bordo senza eccessi. In mentonoplastica medica si cerca un equilibrio “di proiezione”, spesso con piccole quantità ben posizionate. Quando la qualità tissutale è al centro del problema – ad esempio perdita di spessore dermico o vuoti “di struttura” – si può programmare un supporto di biostimolatori come l’acido polilattico, che non agisce come filler ma come “allenatore” del collagene.

La canula e l’ago

La canula facilita percorsi lunghi con un punto di accesso; l’ago offre precisione millimetrica in aree specifiche. Spesso si combinano entrambi, scegliendo di volta in volta la soluzione più sicura ed efficace.

Durata dei risultati: da cosa dipende davvero

Qui è facile essere generici; il dottor Riccardi, invece, entra nel dettaglio anatomico. “Gli effetti sono variabili… varia in base al piano in cui lavoriamo: da un piano, diciamo, sovra-perios­teo il filler andrà incontro a viscizzazione (inteso come integrazione strutturale) e potrà durare circa 14–11 mesi; invece, se andiamo ad iniettare nel piano sottocutaneo lì abbiamo l’enzima endogeno, cioè la ialuronidasi, che andrà a degradare il filler e quindi abbiamo una durata di circa 6–8 mesi.”

La regola pratica, al netto delle differenze individuali, è semplice: più il prodotto è coeso e più è posizionato in profondità (quando indicato), maggiore è la durata; più è morbido e più è superficiale, più tenderà a svanire rapidamente. Anche la mimica dell’area conta: una punta nasale sostanzialmente immobile mantiene il risultato più a lungo di un labbro in continuo movimento. Abitudini di vita, esposizione solare, fumo e ritmo metabolico possono ulteriormente influenzare la longevità del trattamento.

Dopo il trattamento: le regole che aiutano (e i falsi miti)

Per la profiloplastica medica le indicazioni post-trattamento sono semplici, ma vanno seguite. Il dottor Riccardi le riassume così: “I pazienti dopo aver effettuato questi trattamenti devono ovviamente evitare esposizione al sole, evitare saune e bagni turchi almeno per 12 ore, evitare di fumare appena dopo avere eseguito le labbra ed evitare attività sportive per… (qui l’iperbole dell’intervistato ‘12 anni’ fa sorridere, ndr) per un breve periodo.” Tradotto: nella prima giornata si evita calore intenso e sport impegnativi; per 24–48 ore si privilegia un ritmo tranquillo; quando si trattano le labbra è saggio non comprimere, non massaggiare e non esporsi a sbalzi di temperatura.

Ghiaccio secco a pelle protetta nelle ore successive, se indicato dallo specialista, può ridurre l’edema; eventuali piccole ecchimosi sono transitorie. L’effetto definitivo si giudica dopo qualche giorno, quando il gonfiore si è riassorbito e il gel si è “posizionato”.

Sicurezza e selezione del paziente: perché l’esperienza conta

La sicurezza nasce da tre fattori: selezione accurata del paziente, conoscenza anatomica e tecnica corretta. Non tutti i difetti di profilo sono candidabili alla via medica: deviazioni nasali importanti, gibbi marcati, menti retrusi severi o mandibole iposviluppate possono richiedere la chirurgia per un risultato proporzionato. La profiloplastica medica non deve forzare i limiti: deve illuminarli, per scegliere la strada giusta.

Il dottor Riccardi insiste sulla personalizzazione e sul rispetto dell’identità: “Miglioriamo ciò che crea squilibrio… mantenendo l’identità della paziente… senza andare a cambiare i propri tratti.” Nella pratica significa dosi micro, progressione per step, controlli programmati e disponibilità a dire “no” quando una richiesta non è coerente con il benessere psicofisico della persona.

Profilo femminile: liftare senza irrigidire

Nell’universo femminile la priorità è spesso la “freschezza” del profilo. La regione zigomatica sostiene lo sguardo e alleggerisce i solchi naso-genieni; il mento armonizza la curva naso-labbra; il rinofiller rifinisce gobbette residue o piccole irregolarità. Il segreto è liftare senza “tirare”: una goccia in più nel punto sbagliato può irrigidire l’espressività. Si lavora “da lontano”: per ringiovanire l’area delle labbra, ad esempio, a volte comanda il posizionamento del mento o della base nasale più che il volume del vermiglio.

Profilo maschile: definire senza appesantire

Nel maschile la richiesta si concentra su jawline e mento. La linea mandibolare si definisce in modo discreto, evitando spigoli innaturali e rispettando la cerniera mento-collo. Il naso beneficia spesso di un lavoro sulla radice e, talvolta, su una lieve proiezione della punta per dare slancio al profilo. L’intento non è “aggiungere massa”, ma scrivere una geometria più leggibile: il volto deve restare agile, non appesantito.

Profiloplastica medica vs chirurgica: scegliere con consapevolezza

La scelta tra via medica e chirurgica dipende dall’entità del difetto, dall’elasticità dei tessuti, dalla storia clinica e dal tempo di recupero che la persona è disposta a concedersi. Per irregolarità lievi-moderate, la via medica offre flessibilità, possibilità di modulare il risultato e, se serve, di correggere nel tempo. In presenza di deformità marcate, la chirurgia rimane la strada maestra, con risultati stabili e tridimensionali. Non esiste un “contro”: esiste un per – per il volto e per la persona che lo abita.

Cosa aspettarsi alla prima visita

Una prima visita seria non si esaurisce in un “prima-e-dopo” fatto con un filtro. Si misurano proporzioni, si scattano foto standardizzate, si ragiona su priorità e si costruisce un piano a step. Si spiegano benefici e limiti, si firmano consensi informati chiari, si offrono istruzioni precise per prima e dopo. Il linguaggio deve restare accessibile, le promesse realistiche. Anche questo è “profiloplastica”: prendersi cura delle aspettative.

Un caso tipo: il profilo che “respira”

Immaginiamo una donna di trentacinque anni che riferisce “profilo ingobbito” e stanchezza dello sguardo. L’esame mostra una lieve gibbosità ossea, un mento leggermente retruso e volumi zigomatici assottigliati. Il piano prevede rinofiller puntuale per camuffare il dislivello tra dorso e radice, mentonoplastica medica delicata per sostenere la curva naso-labbra, micro-supporto zigomatico per aprire lo sguardo. Tre gesti minimi che, insieme, cambiano la lettura del profilo. Risultato: niente “naso rifatto”, niente “mento finto”, ma un viso che respira.

Durabilità e manutenzione: una cadenza sostenibile

Una volta centrato l’equilibrio, si programma una manutenzione: piccoli richiami annuali, o semestrali nelle aree più dinamiche, mantengono il risultato con spese e tempi sostenibili. È un approccio “slow”: si previene l’effetto yo-yo, si accompagna il volto nel tempo, si evita la tentazione del “troppo” che, alla lunga, tradisce la naturalezza.

Per approfondire

Fonti degli approfondimenti

  1. American Society for Dermatologic Surgery – Dermal Fillers: indications, safety, longevity. https://www.asds.net/
  2. U.S. Food & Drug Administration – Dermal Fillers: benefits and risks (patient labeling). https://www.fda.gov/
  3. Aesthetic Surgery Journal – Nonsurgical rhinoplasty with hyaluronic acid: techniques and outcomes. https://academic.oup.com/asj
  4. Journal of Cosmetic Dermatology – Calcium hydroxylapatite and poly-L-lactic acid in facial rejuvenation: evidence and best practice. https://onlinelibrary.wiley.com/
  5. American Academy of Dermatology – Fillers: what to expect before, during, after. https://www.aad.org/

foto:freepik

La redazione in collaborazione con Dr. Donato Riccardi, medico estetico

FAQ

Dipende dal difetto. Per irregolarità lievi-moderate sì; per deformità importanti la chirurgia resta la via più efficace e stabile. L’obiettivo è scegliere l’indicazione giusta.

Variabile per area, materiale e piano di iniezione: mediamente 6–8 mesi nei piani superficiali, fino a 12 mesi (e oltre) in piani profondi e con gel più coesi. La mimica incide.

Con anestetico locale e canula l’esperienza è generalmente ben tollerata. Si avvertono pressione e lieve fastidio, non dolore intenso. Il ritorno alla vita sociale è spesso immediato.

Come per ogni procedura iniettiva: edema, ecchimosi, rare irregolarità. La sicurezza dipende dall’esperienza del medico, dalla selezione del caso e dal rispetto delle indicazioni.

Meglio attendere 24–48 ore e evitare calore intenso (sauna, bagno turco) nelle prime 12–24 ore. Per le labbra serve una cautela extra nelle compressioni.

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